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Cinema Festival #757 — Box Office USA del 2-4 aprile 2021 — Notizie — Media Center: poster e trailer 6 Aprile 2021

Autore: Antonio Genna
Categorie: Cinema e TV, Cinema Festival, Classifiche, Film, Video e trailer.
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Cinema Festival #757

Questo spazio amplia le informazioni già presenti negli altri appuntamenti dedicati al Cinema di questo blog e propone tra l’altro le classifiche del box office dello scorso week-end, le nuove locandine di film prossimamente in uscita ed i trailer originali dei film in uscita nel prossimo week-end negli Stati Uniti (per i film in uscita in Italia visitate lo spazio settimanale Al cinema…).

usa
BOX OFFICE USA
Incassi del 2-4/4/2021

Mentre i cinema italiani sono ancora chiusi per le disposizioni anti-Covid, negli Stati Uniti svetta con oltre 27,9 milioni di dollari su 3.064 schermi il film di fantascienza Godzilla vs. Kong con Alexander Skarsgård e Millie Bobby Brown; al secondo posto arriva l’horror The Unholy con Jeffrey Dean Morgan e Cricket Brown; scende in terza posizione il film action Nobody con Bob Odenkirk e Connie Nielsen.
Gli incassi sono basati su dati forniti da BoxOfficeMojo/iMDbPro. Tra parentesi, accanto al titolo originale dei film, è indicata la posizione della precedente classifica; NE indica una nuova entrata.

  1. Godzilla vs. Kong (NE) 11.600.000 $ (Tot. 27.900.000)
  2. The Unholy (NE) 3.153.456 $ (Tot. 3.153.456)
  3. Nobody (1) 2.999.810 $ (Tot. 11.804.105)
  4. Raya and the Last Dragon (2) 2.039.116 $ (Tot. 32.172.036)
  5. Tom & Jerry (3) 1.400.000 $ (Tot. 39.500.000)
  6. The Girl Who Believes in Miracles (NE) 546.000 $ (Tot. 546.000)
  7. The Courier (5) 448.718 $ (Tot. 4.254.384)
  8. Chaos Walking (4) 369.377 $ (Tot. 12.222.445)
  9. The Croods: A New Age (6) 224.055 $ (Tot. 56.358.613)
  10. French Exit (NE) 174.378 $ (Tot. 181.459)

Notizie dal mondo del cinema

  • Scorsese, Nolan & Co a fianco degli archivisti di Hollywood: “Salviamo le pellicole immortali”
    La fine degli archivisti di Hollywood: mito o realtà? Le petizioni di Martin Scorsese e Christopher Nolan per salvare le sale dall’estinzione, e con loro gli archivi del cinema, sembravano intraducibili, fino a poco prima della pandemia, in un vero atto collettivo. Un movimento che andasse oltre la passione per la pellicola infiammabile e i reperti del 35 o 70mm. La rivolta contro la cancellazione della storia del cinema ha finito invece per toccare parecchi dipartimenti di Hollywood, dai più polverosi a quelli che, da remoto, stavano soppiantando l’analogico con “digitale maestria”. Se dal ’90 Scorsese è in prima linea per il recupero e il restauro di pellicole senza tempo, grazie alla sua Film Foundation, non profit dedicata alla conservazione e salvaguardia dei classici, anche i suoi allievi (i giovani fratelli Safdie, registi di Good Time e Uncut Gems) e partner come Netflix e il Directors Guild of America (Dga) si sono schierati a favore della preservation.
    Si legge nel programma: “Insieme ad archivi e studios, la fondazione ha aiutato a restaurare circa 900 film, fruibili attraverso la programmazione di festival, musei e istituti educativi in tutto il mondo”. Grazie al World Cinema Project sono stati restaurati 43 film da 25 paesi diversi. Quando su cinema e teatri si è abbattuto il Covid, dietro le quinte diversi professionisti hanno fatto partire il countdown, convinti che la loro posizione in archivio non sarebbe durata. C’è chi dopo la fusione Fox-Disney, al posto di una buonuscita, tenta ancora il passaggio al digitale (il catalogo on-demand e il servizio di streaming Disney+ avranno bisogno prima o poi di un archivista?) e chi, come Christophe Dupin, direttore operartivo dell’International Federation of Film Archivists (Fiaf), ha subito lanciato un appello. “Da storico e archivista, devo guardare avanti al futuro del cinema, pensare a come evolverà la professione e a che tipo di eredità lasceremo” fa sapere Dupin. La Fiaf esiste dal 1938 e ha deciso di creare un forum, il maggio scorso, sperando di raccogliere idee e contributi dalla comunità.
    Abbiamo notato che la pandemia ha cambiato il nostro modo di pensare all’eredità dell’audiovisivo. Io sono il punto di contatto di colleghi da 169 istituzioni mondiali e resto convinto che una piattaforma che ci tenga tutti uniti, come un sindacato, possa aiutare. Alcuni di noi sono preoccupati, altri non intendono parlare in pubblico perché hanno paura di ripercussioni da parte delle istituzioni per cui lavorano”.
    La crisi degli archivisti non è finita sulle prime pagine dei giornali specializzati ma è un timore strisciante che intacca, in primis, il salario di professionisti: da Warner Bros. a Paramount, c’è chi fa questo mestiere da quarant’anni e conosce ogni graffio di ciascuna pellicola conservata. Ora potrebbero essere cacciati. Da alcuni mesi comincia a pesare la mancanza di fondi e di assistenza da parte del governo. Inoltre, non tutte le mansioni di un archivista possono essere svolte da remoto: Angela Doane, Director of Collections al British Film Institute (BFI) si dice preoccupata per il mantenimento delle pellicole e, con tutte le restrizioni e i lockdown, i film rimasti sigillati a lungo nella camera di sicurezza potrebbero essere danneggiati per sempre. La pensa allo stesso modo Paula Félix-Didier, a capo Museo del Cine “Pablo Ducros Hicken” a Buenos Aires, che aveva sempre potuto contare su uno staff pronto ad entrare in soccorso ad ogni sovraccarico elettrico o allagemento. Oggi non è più così.
    Già dieci anni fa il mito della Kodak si era piegato al digitale, con il valore delle azioni giù del 93 per cento. E fu necessario l’intervento di Kim Snyder, ex presidente dell’Entertainment Imaging Division di Kodak, per rassicurare l’industria di Hollywood. “Tranquilli. Abbiamo deciso di sviluppare una nuova pellicola a colori, la Color Asset Protection Film 2332 disponibile in formato 35mm. Sappiamo che le pellicole hanno bisogno di manutenzione e devono essere continuamente rimasterizzate per non finire nel dimenticatoio. Il nostro obiettivo è quello di creare un prodotto che agevoli il lavoro dei restauratori e degli archivisti”. Durante il Film Restoration Summit della Hollywood Foreign Press era intervenuta anche l’attrice e attivista Jane Fonda, sottolineando quanto le risorse rese disponibili per preservare la storia di Hollywood fossero “tristemente inadeguate”, incoraggiando produttori e filmmaker a investire “tanto nel fare film quanto nel salvarli”. Una call to action che aveva risvegliato la radioattiva, astrattissima Los Angeles. “Più del 50 per cento dei film, girati prima del 1950, sono da considerare persi per sempre” aveva aggiunto l’ex presidente HFPA Meher Tatna, ricordando che l’associazione, nel tempo, ha comunque salvato 125 film dall’oblio.
    A fine 2020 è stata la novantatreenne Lillian Michelson a dare una mano ai registi di Hollywood con i loro archivi di ricerca: dopo aver fatto la volontaria alla film library nel lot dei Samuel Goldwyn Studios, nel 1961, ha donato la Michelson Cinema Research Library (un milione di libri, copie, mappe, riviste) all’Internet Archive, una non profit dedicata alla costruzione di una biblioteca digitale accessibile da ogni parte del mondo, senza limiti. Il gesto della Hollywood Archivist più famosa dell’industria rende di buone speranze un altro veterano del settore, lo storico curatore del Museum of Modern Art, Laurence Kardish. Ci dice: “Quella degli archivisti sul viale del tramonto è una leggenda. Nell’era dello streaming, la domanda di archivisti è salita alle stelle e posso confermarlo perché sono un membro della Fiaf, vedo ogni giorno archivisti al lavoro sulla digitalizzazione di film. Con il supporto di strutture come la Cinémathèque Française in Francia o il bellissimo lavoro che sta facendo il governo indiano per la preservazione e il mantenimento delle opere cinematografiche su una piattaforma web, Internet è ancora più affamato di film. L’American Academy of Arts and Sciences sta assumendo sempre più personale grazie ai magnifici sforzi della Cineteca di Bologna e all’Immagine Ritrovata, un laboratorio specializzato nel campo del restauro che molti paesi vi invidiano. La vera domanda da porsi è: come preserveremo tutto questo materiale digitale in futuro? E, gli autori che amiamo, sapranno davvero custodire la storia del cinema digitale?”.
  • Dario Franceschini: “Abolita definitivamente la censura cinematografica”
    ”Abolita la censura cinematografica, definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisi”: con queste parole, il ministro della Cultura Dario Franceschini ha firmato il decreto che istituisce la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche presso la Direzione Generale Cinema del Ministero della Cultura con il compito di verificare la corretta classificazione delle opere cinematografiche da parte degli operatori.
    Un intervento ai sensi della Legge Cinema che introduce il sistema di classificazione e supera definitivamente la possibilità di censurare le opere cinematografiche: non è più previsto il divieto assoluto di uscita in sala né di uscita condizionata a tagli o modifiche.
    La Commissione è presieduta dal Presidente emerito del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, ed è composta da quarantanove componenti che sono stati scelti tra esperti di comprovata professionalità e competenza nel settore cinematografico e negli aspetti pedagogico-educativi connessi alla tutela dei minori o nella comunicazione sociale, nonché designati dalle associazioni dei genitori e dalle associazioni per la protezione degli animali.
    Nel corso della storia sono stati numerosi i film colpiti da censura: dalle denunce a tutti i film di Pier Paolo Pasolini fino alla condanna con distruzione delle bobine di Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, passando per i tagli a Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti e il sequestro di Il pap’occhio di Renzo Arbore nel secondo dopoguerra la censura cinematografica in Italia, sulla base di una legislazione potenziata dal fascismo, mise nel mirino ogni opera non convenzionale, accomunando capolavori a film di modesta levatura.
    Amputazioni e rimaneggiamenti forzosi non risparmiarono, tra gli altri, Gioventù perduta (1948) e Il cammino della speranza (1950) di Pietro Germi, Fuga in Francia (1948) di Mario Soldati, Adamo ed Eva (1950) di Mario Mattoli, Totò e i re di Roma (1952) di Steno e Mario Monicelli, Anni facili (1953) di Luigi Zampa, Senso (1954) di Luchino Visconti, Totò e Carolina (1955) di Mario Monicelli, Le avventure di Giacomo Casanova (1955) di Steno, I vinti (1953) e Il grido (1957) di Michelangelo Antonioni, L’assassino (1961) di Elio Petri. Per ottenere il visto subirono tagli pellicole come Rocco e i suoi fratelli (1960) di Visconti, I dolci inganni (1960) di Alberto Lattuada, L’avventura (1960) di Antonioni, La giornata balorda (1960) di Mauro Bolognini.
    Nel 1962, con l’avvio dei governi di centro-sinistra, fu varata una riforma che soppresse parecchie limitazioni e circoscrisse l’azione censoria ai film in cui si fosse identificata l’offesa al buon costume. La prudenza dei censori dette tuttavia origine a un nuovo fenomeno. Contro i film approvati dall’apposita commissione del Ministero del Turismo e dello Spettacolo insorsero procuratori, singoli cittadini e associazioni che, appellandosi al codice penale, chiesero il sequestro delle opere ritenute indecenti.
    La lista dei film denunciati per offesa alla morale è lunghissima: Mamma Roma (1962), La ricotta (1963), Teorema (1968), Il Decameron (1971), I racconti di Canterbury (1972), Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pasolini, Blow-up (1966) di Antonioni, I diavoli (1970) di Ken Russell, Soffio al cuore (1971) di Louis Malle, La proprietà non è più un furto (1973) di Elio Petri, La grande abbuffata (1973) di Marco Ferreri, Novecento (1976) di Bertolucci, Il portiere di notte (1974) e Al di là del bene e del male (1977) di Liliana Cavani.
    La condanna ingiunse di distruggere tutte le copie di Ultimo tango a Parigi (1972): il film di Bernardo Bertolucci fu scagionato da una sentenza riparatrice solo nel 1987. A Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pasolini venne negata la nazionalità italiana mentre per “vilipendio della religione di Stato” ebbe luogo il sequestro di Il pap’occhio (1980) di Arbore; nel 1998 un capo di imputazione analogo toccò al film Totò che visse due volte di Daniele Ciprì e Franco Maresco.

(fonte: Repubblica.it)

MEDIA CENTER

Ecco il poster del film thriller Above Suspicion, diretto da Phillip Noyce ed interpretato da Emilia Clarke, Jack Huston e Sophie Lowe.

Tra i film in uscita venerdì negli Stati Uniti, ecco il trailer del film di fantascienza Voyagers con Colin Farrell e Lily-Rose Depp.


Tutte le informazioni riportate risultano corrette alla data di pubblicazione di questo post: per i film distribuiti nelle sale statunitensi è sempre indicato il titolo originale.