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Nipponica #339 – Spiriti, mostri e demoni giapponesi (2) 16 Marzo 2021

Autore: Antonio Genna
Categorie: Nipponica.
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#339

Questa rassegna settimanale, curata da Paco Reale, analizza tutto ciò che proviene dal Giappone in materia di manga, pubblicati in Italia e all’estero, anime, libri e cinema.
Ad ogni appuntamento approfondiremo un titolo specifico o un argomento generico per quanto riguarda il mondo dell’editoria e delle produzioni cine-televisive giapponesi.

Spiriti, mostri e demoni giapponesi (2)

La letteratura giapponese, così come manga e anime, hanno molto spesso dei rimandi al folklore del Sol Levante , tra demoni, mostri, spiriti e fantasmi. Creature malvagie o comunque maligne che provocano problemi e fastidi a chi ha fatto loro del male o semplicemente a chi hanno attorno.
Con yōkai, da “yō”, “maleficio, stregoneria” e da “kai”, “manifestazione inquietante”, si intende un’ampia varietà di esseri sovrannaturali, dalle forme e caratteristiche più disparate. Spesso hanno attributi animali, altre volte assumono sembianze umane; non mancano quelli che sembrano oggetti  e quelli che non hanno una forma evidente. Gli yōkai sono dotati di grandi poteri, tra i quali quello della metamorfosi è il più comune. Anche se esistono spiriti che evitano gli uomini, preferendo aree selvagge lontane dai centri abitati, molti scelgono di vivere vicino a loro, attratti dal calore e dal fuoco. Di molti animali si pensa posseggano poteri magici: molti di questi sono mutaforma, spesso assumono sembianze umane, generalmente al fine di giocare brutti tiri agli esseri umani. In molti casi la trasformazione da animale a yōkai avviene quando raggiungono un’età veneranda.

Il bakeneko è una creatura sovrannaturale evolutasi dal gatto, quando l’animale raggiunge una certa età, un peso o una lunghezza particolarmente elevati. Solitamente ha l’aspetto di un comune gatto ma di dimensioni maggiori, può camminare sulle zampe posteriori, crea sfere di fuoco e assume sembianze umane. A volte può arrivare a divorare una persona per sostituirsi a questa. Il bakeneko ha inoltre la tendenza a rubare l’olio delle lampade delle case, forse per il fatto che le tradizionali lampade di carta erano alimentate con olio di sarde.
In un racconto il vecchio gatto di un uomo di nome Takasu Genbei scomparve improvvisamente. Nello stesso periodo la madre dell’uomo cambiò completamente carattere, diventando schiva e scontrosa al punto da consumare i suoi pasti sempre da sola nella propria stanza. Quando i familiari, preoccupati, decisero di spiarla, non videro un essere umano ma un mostro dalle sembianze feline che mangiava su una carcassa animale. Ripugnato, Takasu decise allora di uccidere la creatura dalle sembianze di sua madre, che, trascorso un giorno, riprese l’aspetto del vecchio gatto di cui non aveva più notizie. Successivamente, sotto al tatami della stanza furono ritrovate le ossa sbiancate dell’anziana donna.
Un altro racconto parla di un certo Hirase di Sakai (città dell’odierna prefettura di Osaka). Di notte, mentre era intento a leggere un libro, sentì aprirsi all’improvviso la porta alle sue spalle da cui entrò un braccio mostruoso che lo afferrò per i capelli. Spaventato, Hirase riuscì a colpire il braccio con la propria spada, facendo fuggire il proprietario. Il mattino dopo, in giardino, Hirase ritrovò l’arto che l’aveva attaccato, constatando che aveva l’aspetto di un enorme zampa felina. Da altri racconti, invece, emerge il rapporto che i bakeneko hanno con il mondo dei morti ed il forte legame coi propri padroni, conservato anche dopo la trasformazione. Secondo uno di questi, durante un corteo funebre apparve un mostro d’aspetto felino che, scendendo dal cielo, trafugò il cadavere per poi sparire con esso. In seguito si scoprì che era il gatto appartenuto al defunto che si era trasformato in bakeneko.

Simile al bakeneko è il nekomata, un gatto dalla coda biforcuta o una doppia coda, con la capacità di camminare sulle zampe posteriori. La distinzione tra nekomata e bakeneko è molto sfumata, tanto che secondo alcuni racconti l’uno potrebbe trasformarsi nell’altro avanzando ancora con l’età, oppure per aiutare una persona cara. In ogni caso, diversamente dal bakeneko, nel nekomata il legame col mondo dei morti è molto forte, tanto che si dice si nutra di carogne e possegga poteri necromantici e sciamanici come la capacità di far muovere i morti a proprio piacimento, semplicemente agitando le sue code. Di solito usa questo potere per puro divertimento oppure, essendo vendicativo, è solito rianimare i parenti defunti di coloro che l’hanno maltrattato per perseguitarli e punirli per ciò che ha subito fino a che non venga placato con offerte in cibo, scuse e attenzioni. Un’altra caratteristica avvicina i nekomata ai bakeneko, sarebbe quella di possedere la capacità di trasformarsi in donne umane. Rispetto ai bakeneko però, essi appaiono come donne più mature, meno raffinate e circondate da un’atmosfera tetra e malsana.
Una storia racconta che nella casa di un samurai di punto in bianco cominciarono a verificarsi inspiegabili fenomeni notturni: una strana fiammella vagava a qualche centimetro dal pavimento e fuggiva verso gli alberi dei vicini quando si cercava di prenderla, il filatoio prendeva a girare da solo, oggetti venivano trovati lontano da dove erano stati lasciati. Il padrone di casa, che non si era lasciato impressionare da nessuna di quelle stranezze, notò un grosso gatto rossiccio appollaiato sul grande albero in giardino. Convintosi che fosse in qualche modo collegato a quanto accadeva la notte in casa, decise di porre fine al tutto prendendo il proprio arco e scagliando una freccia contro l’animale. Il colpo fu preciso e per l’animale non ci furono speranze. Accorso ad esaminare il corpo del gatto, il samurai notò che aveva dimensioni enormi, forse raggiungeva il metro e mezzo di lunghezza, ma soprattutto aveva due code. Da quel giorno nella casa  non si verificò più nulla di anomalo.
Non tutti i baneko comunque sono cattivi: in alcuni racconti sono infatti spiriti buoni e fedeli ai padroni. Si tratta dei maneki-neko, che troviamo spesso nei negozi dei souvenir.
Il baku è una creatura che rimanda al tapiro per molte caratteristiche fisiche anche se non mancano storie che lo descrivono in termini chimerici, con corpo di orso, zampe di tigre, occhi di rinoceronte e coda di bue. Un’altra descrizione di origine cinese lo vede invece come una capra a nove code, quattro orecchie e occhi sul dorso.

Al baku, una creatura benigna che rimanda al tapiro, sono attribuite le capacità di allontanare il male, di divorare gli incubi degli esseri umani e la sfortuna che li accompagna. In alcune zone è d’uso che una persona che si risveglia da un incubo reciti tre volte la frase “cedo il mio sogno al baku perché lo mangi”. Le immagini della creatura (o il suo ideogramma) erano considerate ornamenti di buon auspicio per gli arredamenti delle camere da letto, e anticamente venivano cuciti in oro sui cuscini delle famiglie nobili. Il baku è anche considerato capace di divorare gli spiriti cattivi che causano le epidemie, e dormire sulla sua pelliccia preverrebbe le malattie e la malasorte.

Forse uno dei più noti yōkai è la kitsune, ovvero la volpe. Secondo la mitologia giapponese è un essere dotato di grande intelligenza, in grado di vivere a lungo e di sviluppare con l’età poteri soprannaturali, tra cui l’abilità di cambiare aspetto ed assumere sembianze umane, in particolare quelle di una bella donna. In alcuni racconti utilizzano queste abilità per ingannare il prossimo, mentre in altri le ritraggono come amiche, amanti e mogli. E’ spesso associata a Inari, la divinità della fertilità, dell’agricoltura e del riso. Sono al suo servizio in qualità di messaggere e per questo, considerate quasi esse stesse delle divinità. L’origine è incerta, essendo presenti racconti sulle volpi nel folklore di Cina, Corea, India e persino Grecia. Molti studiosi però ritengono di poter affermare che possa inserirsi in quello giapponese, mentre dalle tradizioni cinesi avrebbero preso gli aspetti negativi che le vogliono seduttrici, portatrici di sventura e inganni.
Vi sono due principali tipi di kitsune. Le zenko sono volpi celestiali e benevole, associate appunto al culto del dio Inari. Le yako invece, posseggono un carattere malizioso e intenzioni malvagie. Le tradizioni locali prevedono ulteriori tipi di kitsune: la ninko, per esempio, è uno spirito di volpe invisibile, capace di interagire con gli esseri umani attraverso la possessione. Altre tradizioni suddividono le kitsune in tredici classi distinte, ognuna delle quali possiede uno specifico potere soprannaturale.
La principale caratteristica fisica che contraddistingue le kitsune è la grande quantità di code che esse possiedono. Maggiore è l’età di una volpe, maggiore sarà il numero delle code cui essa potrà disporre, fino a un massimo di nove. Di conseguenza, un gran numero di code sta a indicare una volpe più anziana e potente. Quando una kitsune ottiene la sua nona coda, il suo manto diviene di colore bianco o oro. Queste kyūbi no kitsune (volpi a nove code) acquisiscono anche l’abilità di vedere e sentire qualsiasi cosa accada in ogni parte del mondo e un’infinita saggezza.
Le volpi possono trasformarsi in qualsiasi persona, senza limiti di età o di genere. Un buon metodo per scoprire la vera natura delle kitsune è cercarne la coda, in quanto esse hanno difficoltà a nasconderla quando assumono forma umana. Mentre sono in forma umana, mostrano ostilità verso i cani, tanto da esserne terrorizzate ed essere costrette in alcuni casi a ritornare alla loro forma originaria e fuggire. Altre abilità sono la capacità di sputare fuoco o fulmini dalla bocca o dalle code, il potere di entrare nei sogni, l’invisibilità, la capacità di volare e di creare illusioni. Le kitsune possono arrivare a modificare il tempo e lo spazio, rendere le persone folli, oppure assumere altre forme oltre a quelle umane, come un albero d’incredibile altezza o una seconda luna nel cielo. Altre kitsune hanno caratteristiche simili ai vampiri e si nutrirebbero dell’energia vitale degli esseri umani, generalmente attraverso un atto sessuale. Il kitsunetsuki è la capacità delle volpi di possedere le persone, entrando nel corpo della vittima attraverso un’unghia o il petto. In medicina, il kitsunetsuki è una vera e propria sindrome: coloro che soffrono di questa malattia – i più colpiti sono uomini con poca cultura, religiosi e donne – credono di essere posseduti da una volpe. Tra i sintomi vi sono l’ossessione per il riso e i fagioli rossi dolci, apatia, irrequietezza e avversione al contatto visivo.
Tra i comportamenti negativi tipici della kitsune abbiamo la condotta amorale, il furto di cibo, la vendetta, truffano samurai orgogliosi, persone vanitose, mercanti avidi.
Altre kitsune usano la magia a beneficio degli esseri umani finché questi le trattano con rispetto. Tuttavia, non condividono la moralità umana e può capitare che una volpe stabilitasi in una casa vi porti all’interno denaro e altri oggetti rubati a vicini. Di conseguenza, le famiglie in cui si pensa alloggi una kitsune sono trattate con diffidenza e sospetto. Dalle kitsune non bisogna accettare ricompense come denaro o beni materiali, in quanto questi diverranno carta, foglie, rami, pietre o altri oggetti senza valore, camuffati in oggetti preziosi grazie alla magia. Le ricompense delle kitsune sono solitamente beni immateriali come protezione, conoscenza e lunga vita.


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