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Disney in edicola #14 – SPECIALE: la chiusura di W.i.t.c.h. con interviste a Francesco Artibani e Teresa Radice 25 Marzo 2013

Autore: Francesco Gerbaldo
Categorie: Disney in edicola, Fumetti, Interviste.
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DisneyInEdicola

Disney in edicola speciale sulla chisura del periodico “Witch“.

witchban

Il 5 febbraio scorso, con un saluto sul sito ufficiale, ha chiuso W.i.t.c.h. (per comodità, da ora in poi indicato come “Witch”). In realtà le 5 streghette ideate da Elisabetta Gnone e create graficamente da Alessandro Barbucci, con il supporto di Barbara Canepa ai colori, avevano salutato il proprio pubblico quattro mesi prima, ad ottobre, witchr4quando i fascicoli inediti si conclusero con il numero 139. Le uscite seguenti, ripartite nella numerazione da uno, erano le ristampe, tre a fascicolo, delle prime storie della serie. Il 4 febbraio, intanto, aveva fatto la sua comparsa nelle edicole il quarto numero della ristampa (copertina a lato), contente le storie originariamente pubblicate sui numeri 10-12 della testata, e ne era preannunciato un quinto per il 4 marzo. Così non sarebbe stato, come detto in precedenza, la testata ufficializzò la chiusura, arrivata come un fulmine a ciel sereno, il giorno seguente.

Cercheremo quindi, in questo articolo di fare un po’ di storia di Witch intervistando due tra i più importanti sceneggiatori della testata: Francesco Artibani e Teresa Radice.

Una cosa da dire subito è che Witch deve la sua nascita e il suo formato grazie all’enorme successo che “PK New Adventures” aveva avuto presso il pubblico maschile. L’idea, quindi, era quella di fare un fumetto dello stesso formato, con più o meno gli stessi autori, per le ragazzine.

Witch esce con il primo numero della sua serie nell’aprile del 2001.  La storia che introduce i personaggi di Will, Irma, Taranee, Cornelia e Hay Lin si intitola “Halloween” e, come tutti i numeri 1, è decisamente importante per la serie dato che segna l’arrivo di Will a Heartfield, vede la nascita delle nuove guardiane e introduce i primi importanti nemici.  Le sessanta tavole sono scritte da Elisabetta Gnone e Francesco Artibani, illustrate da Alessandro Barbucci, inchiostrate da Donald Soffritti e colorate da Barbara Canepa. I primi anni della serie sono stati sviluppati con alcune saghe inframezzati da alcuni episodi di raccordo.

Sui primi anni di Witch, ecco la testimonianza di Francesco Artibani.

witch1– Come nacque Witch? E perchè decideste di creare personaggi nuovi e non utilizzare, come per Pk che ebbe grande fortuna, personaggi canonici o parzialmente tali (una versione più adulta delle nipotine di Paperina, per dire)?

Artibani:Il progetto era stato preparato da tempo ma non trovava ancora la sua forma definitiva. In una prima stesura preesistente al mio arrivo c’era anche Paperina con le cinque ragazzine ma poi i personaggi di Barbucci risultarono così forti da non aver bisogno di altre figure accanto. L’idea dell’editore era quella di provare a pubblicare qualcosa per andare a raggiungere il pubblico femminile (un pubblico enorme fino ad allora poco considerato) ma la serie finì per essere letta anche dai maschi. E’ stato un tentativo fortunato”.

– Come si sviluppavano le “saghe” annuali? Le idee erano degli sceneggiatori oppure arrivavano degli input di base dalla redazione?

Artibani: “Per quello che riguarda le saghe annuali io ero il supervisore (o lo story editor, per così dire) e con la redazione concordavo un plot per un certo numero di episodi. Questa macrotrama veniva poi suddivisa in soggetti e affidata ai diversi sceneggiatori.”

– Che ricordi hai di quel periodo sia artisticamente che professionalmente?

Artibani:  “Quello è stato un periodo molto divertente, direi quasi esaltante perché dopo Pikappa si tornava a creare dentro la Disney qualcosa di potente, con dei personaggi dalla grande personalità e inediti per lo standard disneyano dell’epoca. All’inizio non c’era molta fiducia e infatti avevo preparato uno storyline di soli 12 episodi che, in corsa, stavano diventando 9. Ma quando arrivarono i dati di vendita le cose cambiarono e in poco tempo Witch divenne quel fenomeno che è stato. Quando ho lasciato la serie Witch vendeva moltissimo ed era diffuso in tutto il mondo. E’ stata una grande soddisfazione proprio perchè la serie partiva con una serie di handicap (personaggi nuovi, serie femminile).

– Witch inizia con la morte della nonna di Hay Lin, e poi la morte del ghiro di Will; la mamma di Will separata, che poi si fidanza con l’insegnante della figlia; del padre di Irma che è sposato in seconde nozze con una donna che fa da madre ai figli della prima moglie, morta prima dell’inizio della serie; dell’amore interrazziale tra Cornelia e Peter, fratello di Taranee, con un fidanzamento osteggiato dalla madre di lui perchè di diversa razza. Cose decisamente difficili per un fumetto per bambini, soprattutto nascente dalla casa del Topo. Quali paletti ti ha (eventualmente) messo la Disney quando studiavi queste dinamiche? E, secondo te, se nel cast ci fosse effettivamente stata Paperina come mi hai rivelato, avresti avuto tutte queste libertà?

Artibani: “Con Paperina in scena Witch sarebbe stata un’altra serie, inevitabilmente. Per quelle scelte narrative non ci sono state resistenze, a tutti è sembrato molto normale e naturale mettere in scena personaggi simili a quelli che si incontrano nella realtà, arrivando a toccare serenamente anche il tema della morte. E’ stato, come ti dicevo, un bel momento anche per questo.”

– Hai smesso di scrivere Witch nel 2004, quando interrompesti le collaborazioni con tutta la Disney witch37a(ultima storia su Topolino “Paperino campione catodico” nel giugno 2004). Le “voci ben informate” dissero che qualcuno in Disney si arrabbiò con te perché ti accusarono di aver “contribuito a creare”  anche le Winx. Quasi 10 anni dopo ci vuoi raccontare le cose come andarono? 

Artibani: Allora, la questione è questa: ho smesso di collaborare con Disney perché nel 2004 era difficile andare d’accordo con la direzione di Topolino e con l’azienda. Ero alle prese con Kylion, avevo fatto Monster Allergy, Witch e molte altre cose (quindi non si può dire che fosse un periodo sfavorevole) ma la pressione generale era molto pesante. C’era stato il successo enorme di Winx esploso in quegli anni mentre le Witch erano rimaste al palo per quello che riguarda il cartone animato (due serie di successo contenuto). Prima di iniziare a scrivere le Winx avvisai la direzione di Witch per chiarire che stavo per lavorare a una serie con delle ragazze con poteri magici e che ero stato contattato dalla Rai – dove sapevano del mio lavoro su Witch – per differenziare il più possibile le Winx dalla serie Disney. Tutti erano d’accordo all’interno della Disney ma il “botto” delle Winx fu molto grande. La Disney provò a fermare il fumetto delle Winx con un’azione legale dall’esito sfavorevole e nel frattempo Barbucci e Canepa fecero causa alla Disney per i diritti di Witch, perdendo in tribunale con la Disney. Io ero un testimone a favore dei due autori e dunque, vista la situazione generale molto pesante, decisi di interrompere la collaborazione. Ci tengo molto a chiarire questo aspetto: me ne sono andato volontariamente e nessuno mi ha accusato di aver rubato o plagiato le Witch perché – e qui c’è una sentenza del tribunale di Bologna a mettere le cose nero su bianco – le due serie nacquero contemporaneamente; i tempi di produzione di una serie tv sono diversi da quelli del fumetto. Witch e Winx nascevano dalle Sailor Moon e da Harry Potter, che in quegli anni stava esplodendo come fenomeno mondiale. Me ne sono andato serenamente e mi sono dedicato ad altri fumetti fino a quando, sei anni dopo, Valentina De Poli mi ha chiesto di tornare. Se fossi stato un ladro o un plagiatore nessuno le avrebbe permesso di invitarmi di nuovo su Topolino (la Disney è molto severa da questo punto di vista). Sono tornato molto volentieri perché ero e sono molto legato ai personaggi Disney e questo è tutto quello che c’è da sapere sulla vicenda, senza dietrologie o complottismi vari. Qualcuno (anche qualche collega, diciamolo) ci ha sguazzato nella vicenda, un po’ per amore del pettegolezzo e un po’ per stupidità ma tant’è.”

L’ultima storia per Witch, “La disputa” Francesco Artibani la scrive con Teresa Radice, la prima della sceneggiatrice con le cinque streghette. Un passaggio di consegne, se vogliamo. La Radice, in precedenza, aveva scritto alcune storie per Topolino e per X-Mickey, altra testata, questa volta con protagonista Topolino, con blande storie dell’orrore. Ecco la sua intervista.

witch37– Teresa, hai vissuto Witch dal terzo anno praticamente fino alla fine della sua vita artistica. Cosa ci puoi raccontare di questo periodo  professionale della tua vita?

Radice:Sì, la mia prima collaborazione con Witch risale al numero 37 (aprile 2004) e ricordo quell’ingresso nelmagazine come un momento particolarmente eccitante, ma anche carico di tensione e inevitabile ansia da prestazione. Il mio esordio in Disney era avvenuto all’insegna del Topo (“Zio Paperone e l’emù di sangue blu” su Topolino 2484, in edicola il 30 giugno 2003) meno di un anno prima e fino ad allora, di Witch, ero semplicemente stata un’accanita lettrice. Dopo le prime avventure per il Topo mi era capitato di fare già delle proposte per X-Mickey, rivista dai ritmi più liberi rispetto al settimanale, e le prove erano piaciute, tanto che qualche breve storia, scritta in realtà in seguito all’Emù, era stata pubblicata prima ancora di quella sul Topo. Sulla scia di questi esperimenti, la redazione di Witch mi invitò a farmi avanti anche da quelle parti; consegnai qualche tavola autoconclusiva giusto per far capire che in quel mondo mi trovavo più che a mio agio… e venni scelta, insieme ad altri due compagni di viaggio che poi seguirono strade un po’ diverse, per un minicorso intensivo tutto-Witch in Accademia Disney, sotto la guida di Paola Mulazzi. Mai mi sarei  immaginata che la mia prima storia mi venisse assegnata poi quasi subito, e che si trattasse non solo di una storia lunga (59 tavole), ma addirittura… di un episodio svolta, e da scrivere in fretta e furia, per giunta, senza un briciolo di tutta quella “calma meditativa” che mi illudevo si concedesse agli esordienti ;-). Avevo qualche linea guida tracciata da Francesco Artibani… e stop. Mi ci tuffai a capofitto, senza paracadute… non c’era molto altro che potessi fare. E ne uscì “La disputa”, meravigliosamente resa viva da Anna Merli e Paolo Campinoti (anche Anna era al suo esordio in Witch, credo): la storia in un certo senso “pasquale” di un dio che si scopre umano e affronta con umiltà e spirito di sacrificio una condanna ingiusta. Mi era sempre piaciuto l’Oracolo, mi elettrizzava aver l’onore di farlo passare  attraverso questo momento difficile che, come ogni cambiamento, porta sofferenza e crescita, e  ricordo distintamente che scrivevo… e mi  emozionavo. Lo dissi anche a Susanna e Veronica in redazione, ho negli occhi quella mail. Erano entrambe entusiaste dell’episodio. La storia piacque poi anche ai lettori che la commentavano sul Witch-forum: lessi le loro impressioni e mi sentii sciolta da un peso, come se avessi aperto la porta di uno spiraglio, come una pacca sulla spalla che ti dice “Ce la puoi fare!”; ogni nuovo incarico, ovviamente, si sarebbe trascinato dietro il suo bagaglio di ansia da prestazione, ma insomma… mi ero messa in cammino. Nella mia seconda storia (“L’ultimo segreto”, Witch #40) Matt scopre il segreto di Will e poi… la bacia per la prima volta (lui aveva già baciato la goccia astrale di lei, ma mai lei… in persona), quindi si fanno altri importanti passi avanti nella continuity. Mi dava un gusto particolare, questa cosa che la storia mi crescesse tra le mani, che potessi tracciare un tassello indispensabile e indelebile di quell’universo, e poi passare il testimone a un altro collega che avrebbe fatto altrettanto. Cominciai a lavorare più per Witch che per il Topo, poi per un certo periodo mi trovai a scrivere esclusivamente Witch; capitò più di una volta che mi venissero affidate due storie consecutive. Ebbi occasione di approfondire nuovi ambienti (la Jensen Dance Academy) e personaggi (Kevin e Sheila Jensen, Luke Pradd, la relazione tra Irma e Joel, tra TaraLuke…), di affrontare momenti decisivi (Susan che dice alla figlia di aver intenzione di sposare il suo prof di storia, tanto per dirne uno…) e anche di lavorare in tandem con Stefano (ricordo, ad esempio, “Oltre i confini”, Witch#69, uscito nel dicembre 2006, in cui Ste vestì le Witch e i loro amici con pezzi presi… dai nostri armadi! O la serie di 12 episodi da 12 tavole l’uno “Witch On Stage”, che poi è il racconto di quanto sia laborioso ma gratificante tentare di realizzare i propri sogni ): è stata una bella avventura, ci sguazzavo felice e riconoscente!

– Come mai si è deciso di passare da una serie di storie a continuazione (come erano all’inizio) a storie pressoché autoconclusive? Quando è stata presa questa decisione quanto e come hai cambiato, se l’hai cambiato, il tuo modo di scrivere?

Radice: “Alla prima parte di questa domanda non so rispondere esattamente: si è trattato di decisioni prese a livello
della redazione, credo più che altro per favorire l’avvicinamento a Witch di nuove, piccole lettrici che per
ragioni di età non avrebbero potuto conoscere a menadito il passato della serie. La rivista cominciava ad
avere già una certa storia e, se c’era chi ne abbandonava la lettura perché ormai “diventata grande”, c’era
allo stesso tempo chi ci si accostava per la prima volta. Certo, posso comprendere che alle lettrici e ai lettori
“storici” questa cosa sia parsa azzardata e possa aver dato fastidio. Da parte mia, anche io preferivo
lavorare “a saghe”, per quei motivi che ti ho già detto sopra; le storie autoconclusive, pur se ancora di una
certa lunghezza, avevano necessariamente meno respiro epico e c’erano più limitazioni nella creazione di
relazioni durature tra i personaggi; tuttavia, si trattava di una nuova sfida e, per quanto ho potuto, ho
cercato di seguire le richieste della redazione raccontando comunque storie con le quali mi sentissi in
sintonia. Mi sono sempre trovata più a mio agio con gli aspetti “day by day” delle ragazze piuttosto che non con le loro imprese magiche, quindi ho avuto modo di focalizzarmi su quelli. Ricordo addirittura di aver scritto una storia, “La giusta distanza”, che aveva a che fare con l’arrivo a casa Vandom dei suoceri di Susan e con le dinamiche bizzarre, buffe e imbarazzanti al tempo stesso, che si creavano tra i membri di questa famiglia witch116temporaneamente “allargata”… e dopo averla scritta tutta, e aver avuto l’ok dalla redazione… mi sono accorta che era una storia senza magia! L’ho aggiunta poi, qua e là, altrimenti non sarebbe stato Witch… ma, per come la vedo io, la vera magia di questa serie stava nell’aver catturato quell’attimo di vita in cui si sta lì, in bilico, tra l’essere bambini e il diventare grandi, tra il dichiararsi indipendenti e l’aver bisogno degli altri, tra lo slancio a spiccare il volo e il bisogno di un luogo a cui tornare.”

– Quanto di te e delle tue esperienze di ragazzina hai messo nelle storie che hai scritto per Witch?

Radice: “Tanto. Ma non di me “ragazzina”, di me e basta. Ecco perché questa affermazione non vale solo per Witch, ma per quel che faccio in generale. Alla fine, scrivo di ciò che conosco, di quello che sento, che provo o ho provato, che mi sta a cuore. All’interno di regole prestabilite o in totale libertà, con personaggi “presi in prestito” o miei, riesco a raccontare solo se sono in sintonia con quel mondo, con quelle scelte, se divento per poco ognuno di quei personaggi e guardandomi allo specchio vedo anche un po’ loro. In fondo, viviamo una marea di vite, noi narratori: è un gran regalo. Certo, è capitato di trovarmi a dover scrivere cose in cui non credevo pienamente: fa parte di questo lavoro, e non mi è piaciuto, è una specie di sottile sofferenza. Ma è stato poche volte, per fortuna, e sull’altro piatto della bilancia ho viaggi in miriadi di avventure affrontate davvero “a cuore aperto”.
Se proprio vogliamo trovare un legame tra le Witch e me ragazzina (e anche più grandicella), devo
ammettere che mi sono sempre sentita molto Irma: “la simpa della compa”, quella che in mezzo agli altri fa
il giullare col sorrisone, che sdrammatizza e ascolta le storie di tutti, che ha mille amici maschi ma nessuno
pensa neanche lontanamente di mettersi con lei, perché è considerata la confidente. Ecco perché mi sono
particolarmente divertita ad intessere il timido ma sincero interesse tra lei e Joel, con lui così impacciato ed
arruffato ed occhialuto, che in fondo assomiglia un po’ al mio “Ste”.

– A proposito di “Ste”… E’ vero che Witch ti ha permesso di conoscere Stefano Turconi, tuo marito e padre dei tuoi figli? Galeotta fu Will?

Radice: “No, qui devo smentirti. Galeotto fu il Topo, sempre e solo il Topo. Un giorno di fine gennaio del 2004,
Stefano Petruccelli chiamò in redazione uno sceneggiatore e un disegnatore perché partecipassero alla
registrazione, in sede, di una puntata di Disney Channel in cui si raccontava come nasce Topolino. Io ero
la sceneggiatrice e Stefano il disegnatore. Quelli del Channel tardarono ad arrivare e noi cominciammo a
conoscerci un po’. Nel settembre del 2005 ci siamo sposati. Il nostro sodalizio artistico è iniziato poco dopo,
prima con il diario, per parole e immagini, di un viaggio con i Tuareg nel deserto algerino (realizzato nel
2006, selezionato al Festival di Clermont-Ferrand del 2011, ha ispirato la storia “Topolino e il grande Mare di
Sabbia”) e poi, accanto a qualche numero di Witch appunto, tornando insieme a Topolino, con la proposta di
Pippo Reporter… e tante altre avventure, già pubblicate e di futura pubblicazione.
Abbiamo due bambini, sì: la ricciolona Viola (2008) e il biondissimo Michele (2012), detto – ma guarda unwitch139
po’! – Mickey J. Chi avesse voglia di venire a trovarci nella Casa senza Nord (il posto in cui nascono tutte le nostre storie), può farlo visitando – e commentando, magari – il nostro blog LA CASA SENZA NORD. A proposito, noi quella galeotta puntata di Disney Channel non l’abbiamo poi mai vista.”

– Infine, una domanda ad entrambi sulla chiusura della saga di Witch.  Se avessi potuto scrivere tu le vicende conclusive delle Witch cosa ci avresti proposto?

Francesco Artibani: “Se avessi potuto concludere la saga mi sarebbe piaciuto portarle in scena trasformate, nel senso di donne adulte. Nella serie il tempo era sospeso e le ragazze non crescevano mai; mi piacerebbe scrivere un’ultima storia delle Witch ormai grandi, magari sposate e con dei figli, una sorta di ultima avventura (dopo Zio Paperone ci ho preso l’abitudine) con un ritorno in scena delle cinque ex-ragazzine”

Teresa Radice:Guarda, mi è un po’ difficile rispondere a questa domanda. Forse, tanto per cominciare, avrei chiuso la rivista con un numero tondo, il 100 tipo, che in sé dava già un’idea di definitivo. Poi, in un mondo mio immaginario, forse avrei tolto alle Witch i loro poteri, sempre sulla scia di quanto abbiamo detto in precedenza sulla vera magia che sta altrove: nella serenità della vita di tutti i giorni, nella spalla su cui piangere e la risata insieme alla quale ridere, in una famiglia in cui sentirsi di casa anche quando c’è trambusto, nella primavera che sempre ritorna, nel fare della tua vita quello per cui ti senti chiamato… insomma, queste cose qui. Suona un po’ retorico, ne sono consapevole, ma credo davvero che la serenità stia in questo. E dunque la magia, se vogliamo chiamarla così.”