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TV – Su Rai 2 arriva “Boss in incognito” 27 gennaio 2014

Autore: Antonio Genna
Categorie: Cinema e TV.
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BossInIncognito

“Boss in incognito” è un nuovo docu-reality in onda da stasera per quattro settimane ogni lunedì alle 21.10 su Rai 2. Si tratta della versione italiana di un format di successo in onda tra l’altro negli Stati Uniti su CBS con il titolo “Undercover Boss” (questa versione è stata trasmessa in Italia su La 7 e La7d): la sfida del protagonista di ogni puntata consiste nel lavorare per una settimana sotto mentite spoglie, nei “livelli più bassi” della propria società per toccare con mano ciò che funziona e ciò che non va. E, alla fine, migliorare le condizioni di lavoro dei dipendenti e l’azienda stessa.
A seguire e commentare la sua avventura lavorativa  ci sarà Costantino della Gherardesca: il programma è prodotto in collaborazione con Endemol Italia. Arianna Huffington, direttore del quotidiano online “Huffington Post”, lo ha definito “il programma più sovversivo della televisione”.

Il protagonista della prima puntata è David Hassan, proprietario e presidente di un’importante realtà nel campo dell’abbigliamento e della camiceria internazionale. David vive a Roma con sua moglie e i suoi cinque figli. E’ un uomo che ha tutto, fuorché una cosa fondamentale: il tempo. La sua famiglia lo vorrebbe di più a casa, ma il lavoro gli impedisce di dedicarsi a loro come vorrebbe. Hassan ha deciso di andare sotto copertura perché in questo momento di crisi anche le aziende che sono riuscite a tenersi a galla devono stare in guardia. L’unico modo per continuare a crescere è rendere la filiera produttiva impeccabile, dalla fabbrica alla vendita al dettaglio. David vuole ottimizzare ogni più piccolo particolare della sua azienda. E, per farlo, non può che calarsi in essa partendo dal basso. Ovviamente in incognito. Si spoglierà del suo completo firmato e vestirà i panni di magazziniere, di autista delle consegne, di operaio nella sua fabbrica e persino di commesso. E in questa veste non avrà più a che fare con business-men come lui ma con esigenti e incontentabili clienti che metteranno a dura prova la sua pazienza. David sarà ancora allenato fisicamente e mentalmente a questo genere di lavoro di prima linea? Riuscirà a trovare falle da correggere per rendere perfetto il suo sistema? Verrà riconosciuto? Ma gli obiettivi di David non sono solo questi. Tra i suoi compiti principali ci sarà quello di individuare tra i suoi impiegati delle persone meritevoli, che gli insegnino, man mano, un lavoro e che lo aiutino a scoprire i punti critici della sua azienda. Persone che alla fine, tornato nei suoi panni da Boss, premierà, perché una grande azienda non è nulla senza grandi dipendenti.

Il reality
Tutti i quattro “boss”, a capo di importanti realtà imprenditoriali, camufferanno il proprio aspetto, si creeranno un’identità fittizia e passeranno dall’altra parte della barricata, come lavoratori alle prime armi. Seguiti da una troupe televisiva che finge di girare un documentario sul mondo del lavoro, i “boss in incognito” verranno istruiti sulle nuove mansioni dai loro stessi dipendenti, che ovviamente ignorano l’identità del neoassunto. E, durante la settimana, al boss potrà capitare di ricoprire posizioni differenti, di spostarsi in diverse aree produttive, cimentandosi in varie mansioni, tutte di tipo pratico-manuale, ma anche di dover chiedere aiuto ai propri dipendenti per imparare il nuovo mestiere e di essere esposto a situazioni difficili, non senza risvolti anche comici. Nel corso dei sette giorni potranno, inoltre, incontrare lavoratori che non svolgono al meglio i loro compiti, ma il più delle volte si imbatteranno in dipendenti che amano il proprio lavoro e che danno ogni giorno il massimo. Al termine della settimana, il boss convocherà nella sede centrale dell’azienda tutti i lavoratori con cui è entrato in contatto e, dopo aver svelato la sua vera identità, potrà premiarli e migliorare le loro condizioni di lavoro.
“Boss in incognito – dicono gli autori – si propone di raccontare l’operatività di persone che vivono serenamente la loro vita e con soddisfazione il loro lavoro, per quanto umile o ordinario: un’Italia nuova, diversa, fatta di realtà semplici ma importanti, che la tv solitamente non mostra e che difficilmente hanno anche altre ribalte. E’ un programma che sovverte la realtà e che dimostra che non sempre chi ha grandi responsabilità (e guadagna molto) è in grado di svolgere mansioni teoricamente più semplici (e con guadagni molto più bassi). Fa incontrare due universi separati e distanti: da un lato i boss che, decidendo di mettersi in gioco, hanno l’opportunità di cercare delle soluzioni di crescita e di miglioramento per il futuro all’interno della società stessa conoscendo meglio chi ci lavora, le condizioni in cui lo fa e le loro storie; dall’altro lato i dipendenti hanno l’opportunità di scoprire il lato “umano” del boss, spesso considerato inarrivabile e lontano anni luce dai loro problemi quotidiani”.

“Undercover Boss”, da un’idea ispirata a un fatto di cronaca al piccolo schermo
L’idea di Undercover Boss nasce nel 2008 ispirata a un fatto di cronaca. Stephen Lambert, creatore e produttore televisivo inglese, stava leggendo alcuni articoli di giornale che parlavano dell’apertura del nuovo terminal della British Airways e di tutti i problemi che stavano avendo. Il giornalista del pezzo ipotizzava che se Will Walsh, boss di British Airways, avesse lavorato in maniera anonima in prima linea, alle prese con lo smistamento dei bagagli e altre mansioni di base, avrebbe potuto prevedere alcuni di questi problemi e correggerli. Lo stesso giornalista, però, ammetteva subito dopo che questa ipotesi non sarebbe stata realizzabile perché Walsh sarebbe stato riconosciuto troppo facilmente dai suoi dipendenti. Stephen Lambert si chiese se il giornalista avesse ragione. Davvero qualcuno sarebbe in grado di riconoscere il proprio capo, fuori dal suo ruolo e mentre lavora ‘in trincea’? La sua risposta fu no e non fu l’unico a pensarlo: il canale inglese Channel 4 fu d’accordo con lui e gli commissionò una puntata pilota di questo nuovo programma.
La prima serie di Undercover Boss ha debuttato in Inghilterra l’anno successivo, 2009, su Channel 4 e, al momento, ne sono andate in onda già cinque edizioni. Anche in America, dove il programma ha debuttato nel 2010 su CBS, ne sono andate in onda cinque edizioni (la quinta è in corso), con un incipit che è diventato famoso in tutto il mondo: “L’economia attraversa un periodo difficilissimo. Molti americani accusano i ricchi capitani d’industria di avere perso il senso di quello che accade tra la gente normale. Ma alcuni di questi capi sono disposti a tutto pur di migliorare la situazione”. Alla versione americana hanno partecipato boss come Dan Rife, proprietario di una catena fast food che con i panini non se l’è cavata proprio bene; Larry O’Donnell, presidente di un’azienda di smaltimento rifiuti, addirittura ‘licenziato’ da un suo dipendente perché troppo lento nel raccogliere la spazzatura. Il format è andato in onda con un’edizione locale anche in Francia, Spagna, Olanda, Australia, Norvegia, Germania, Portogallo, Israele, Turchia, Svizzera, Danimarca, Svezia, Canada.

“Boss in incognito”, basato sul format “Undercover Boss” creato da Studio Lambert e licenziato da All3media International Limited, è un produzione di Rai 2 in collaborazione con Endemol Italia. “Boss in incognito” è un programma scritto da Cristiana Farina, con Alessia Ciolfi, Yuri Grandone e Giona Peduzzi. La regia è di Giorgio Romano.