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Edicola – “Storica National Geographic” n°45, novembre 2012: “L’infernale aldilà degli Etruschi” 23 ottobre 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Storia, Storica NatGeo.
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E’ in vendita in edicola, al prezzo di 3,90 €, il numero 45 – Novembre 2012 del mensile “Storica National Geographic”, edito da RBA Italia e certificato dal marchio “National Geographic”, autorevole in campo divulgativo storico e geografico e già presente in Italia con l’omonimo mensile.
A seguire, la copertina del numero, un’anteprima dei contenuti e l’editoriale del direttore Giorgio Rivieccio.

L’infernale aldilà degli Etruschi
Per questo popolo profondamente religioso l’Oltretomba era abitato da demoni orrendi e mostri spietati. Nonostante ciò il defunto avrebbe goduto di una esistenza ultraterrena simile a quella compiuta da vivo

Anna Comnena, il primo storico donna
All’inizio del XII secolo, la figlia dell’imperatore bizantino Alessio I cercò di impossessarsi del trono. Il suo proposito fallì, ma conquistò ugualmente la fama grazie alla sua cronaca storica, l’Alessiade

La fine di Pericle
La Guerra del Peloponneso contro Sparta mise alla prova il primato politico di Pericle ad Atene. I suoi nemici lo portarono in giudizio, ma alla fine fu una epidemia di peste a dargli la morte

Erode, re e nemico degli Ebrei
Occupò il trono di Giudea con l’appoggio di Marco Antonio prima e di Ottaviano poi. E si distinse per la vita sregolata e le imprese efferate, preparando il terreno alla conquista romana del Vicino Oriente

Henry Morgan, terrore dei Caraibi
Nella seconda metà del Seicento i Caraibi pullulavano di predoni in cerca di fortuna, pronti a unirsi alle scorrerie contro i possedimenti spagnoli. Tra questi avventurieri spicca il nome di Henry Morgan

A seguire, l’editoriale del direttore Giorgio Rivieccio.

Il “mafioso” Pericle e il “meschinello” Plutarco

Ma insomma, chi era davvero Pericle? Lo stratego che portò al vertice la democrazia, la cultura, la potenza militare, la bellezza di Atene con la costruzione del Partenone e di altri templi dell’Acropoli, o un aristocratico populista che cercò di fare soprattutto i suoi interessi? Già Plutarco non era stato affatto tenero con lui: “Pericle governando si dedicò al popolo contro la sua natura che non era affatto democratica”. Oppure: “Avendo allentato le redini del popolo, si occupava di politica per ingraziarselo, provvedendo che in città ci fosse sempre qualche spettacolo pubblico, o banchetto o processione”. Il dibattito si è aperto a gennaio quando Umberto Eco, in un saggio apparso nell’Almanacco del Bibliofilo nel quale si è detto d’accordo con Plutarco, ha definito Pericle “un figlio di buona donna”, aggiungendo che “il suo discorso agli ateniesi è un classico esempio di malafede”. “Non so se dava pane”, ha proseguito il semiologo, “ma certamente abbondava in circenses”. E ha citato un altro passaggio del discorso agli Ateniesi nel quale Pericle sosteneva la necessità di fare favori agli amici allo scopo precipuo di guadagnarsi la riconoscenza del beneficato: “Il che”, ha sottolineato Eco, “francamente mi sembra un principio mafioso”. Ai toni accesi di Eco ha risposto sulla stessa linea il direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, Emanuele Greco, secondo il quale basarsi solo sul “povero meschinello Plutarco” è una visione parziale viste le “migliaia di pagine scritte sull’argomento da storici della Grecia di professione”. E sottolineando che l’Atene di Pericle era tutt’altro che populista ma “aperta, meritocratica, con una grande mobilità sociale verticale”. Quanto al populismo culturale di Pericle, Greco ha affermato: “C’è qualcuno sano di mente che possa contestare la superiorità della cultura ateniese del V secolo?”. “Il teatro, la tragedia e la commedia ateniese (sono) roba da circenses? Ma mi faccia il piacere”. Il fronte dei “periclisti” si è poi accresciuto con un intervento del politologo Luciano Pellicani per il quale Eco “nasconde ai suoi lettori che ad Atene la libertà di parola era assoluta; come assoluta era la libertà in tutte le manifestazioni. E tale libertà Pericle favorì e difese con la massima energia”. Il risultato fu “una rivoluzione spirituale di significato epocale: la creazione di una cultura laica centrata sull’uso pubblico della ragione”. Chissà dov’è la ragione (se ce n’è una sola) in questo dibattito appassionante, che ci fa amare ancora di più la storia come una disciplina in continua evoluzione. Possiamo dire che in realtà, a rimetterci le penne è stato soprattutto Plutarco: che fosse un “povero meschinello” non lo sapevamo proprio.