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TV – Su Rai 1 arriva “Terra ribelle – Il nuovo mondo” 21 ottobre 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Comunicati.
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Amore, odio, intrighi, tradimenti e vendette tornano da oggi in prima serata su Rai 1 con “Terra ribelle – Il nuovo mondo”, in un appassionante secondo capitolo che racconta le intriganti atmosfere della saga dei principi Marsili. I primi due appuntamenti andranno in onda questa sera alle 21.30 e domani alle 21.10, in seguito l’appuntamento proseguirà ogni lunedì.
Andrea (Rodrigo Guirao Diaz) ed Elena (Anna Favella) si troveranno ad affrontare un lungo e difficile viaggio che dalla Maremma dei briganti li condurrà nella selvaggia  America del Sud alla ricerca della loro unica figlia Giulia, rapita e strappata al loro affetto. Per loro sarà un viaggio verso la Verità.
Di seguito, un’ampia presentazione e le note di regista e sceneggiatori.

Primi anni del 900. Andrea è diventato un principe, ma il suo cuore resta sempre quello del buttero nato in Maremma. E’ molto legato alla sua famiglia, a sua moglie e alla piccola Giulia, che cresce di giorno in giorno sempre più vispa e intelligente. Elena, invece, divide il suo tempo tra lo studio della medicina e della biologia, l’impegno sociale e la famiglia. Andrea inizia a non gradirlo ed è deluso anche dal fatto che il sogno di avere altri figli non sembra realizzabile. Elena, infatti, non potrà avere un’altra gravidanza senza mettere a repentaglio la sua stessa vita. Così tra Elena e Andrea a volte si crea una lontananza, un’estraneità che raffredda, che evoca interrogativi. Finché un terribile evento, il rapimento della piccola Giulia, fa esplodere conflitti e paure, rancori e gelosie, che prima erano solo dei reconditi pensieri, delle sensazioni remote.
“Terra Ribelle. Il Nuovo Mondo”, una coproduzione Rai Fiction – Albatross Entertainment, prodotta da Alessandro Jacchia e Maurizio Momi, per la regia di Ambrogio Lo Giudice. Il soggetto è di Peter Exacoustos che insieme a Daniela Bortignoni firma anche la sceneggiatura. Con Rodrigo Guirao Diaz nel ruolo di Andrea, Anna Favella nelle vesti di Elena e Lando Buzzanca nei panni del Generale Alfredo Malagridas. I primi due appuntamenti, domenica 21 e lunedì 22 ottobre, i successivi il lunedì, dal 29 ottobre. In onda in prima serata su Rai1.
Dopo il rapimento della piccola Giulia per Andrea ed Elena inizia l’inferno delle ricerche. I sospetti cadono su Iacopo, il fratello di Andrea, fuggito anni prima dall’Italia in America del Sud giurando vendetta.
Alla disperata ricerca dei rapitori, i due protagonisti partono per il nuovo mondo, convinti che ritrovare Iacopo, quel fantasma mai davvero estinto nelle loro vite, significhi riabbracciare anche Giulia. Non sanno, però, che dietro il rapimento della piccola è nascosto un intrigo molto più ampio, legato allo sfruttamento dei giacimenti di argento e all’uso e alla vendita di esplosivi da parte di chi si arricchisce col commercio degli armamenti, strumenti di guerra e sterminio.
Così, arrivati in America del Sud, Elena e Andrea, insieme a uno sparuto gruppo di italiani, si ritrovano a dover affrontare una terra nuova e difficile, aspra e selvaggia. I loro occhi da aristocratici occidentali osserveranno con stupore e meraviglia lo spettacolo innocente e commovente di un territorio ancora tutto da conquistare, fatto di deserti e rocce impervie, indios e comunità di emigrati trapiantate ai confini allora più inaccessibili del mondo. E mentre il dubbio, il dolore della perdita, i sensi di colpa continueranno a insinuarsi tra Andrea e Elena, entrambi dovranno mettere insieme i tasselli del gioco economico e del piano di vendetta che li vede coinvolti, per poter ritrovare finalmente Giulia.
Come un terribile esplosivo che frantuma la roccia, tradimenti e vendette, spedizioni per luoghi impenetrabili e attese estenuanti, fughe rocambolesche e duelli spericolati finiranno per dividere i due protagonisti. Solo alla fine di un lungo viaggio, di un’avventura dell’anima, Elena e Andrea si scopriranno diversi.
Sarà possibile ricominciare?

NOTE DI REGIA
di Ambrogio Lo Giudice

Quando mi hanno proposto la seconda serie di Terra Ribelle ho voluto leggere subito le sceneggiature e sono rimasto incuriosito dall’originalità e dalle potenzialità della storia, capace di raccontare i sentimenti esplorando però vari generi di scrittura.
Simile a un feuilleton ottocentesco, dominato quindi fortemente dal melodramma ma ricco di contaminazioni di genere, Terra Ribelle mi ha permesso di sperimentare in un’unica serie diversi approcci di regia, dall’action al dramma, dal film d’avventura al giallo.
Del resto è questo il punto di forza della fiction italiana, offrire un ventaglio di storie anche più vasto di quello che il cinema italiano ha offerto negli ultimi anni. Per un regista, una serie del genere,
per niente seduta ma fortemente dinamica, è diventata un vero e proprio laboratorio di idee e di allenamento allo sguardo. Ma prima e più di tutto la realizzazione di questa fiction mi ha permesso di rappresentare un mondo straordinario ed esotico, a volte vero e realistico, altre di pura fantasia, dove ogni dettaglio è il risultato di una scelta che mira a costruire un universo nuovo ma riconoscibile come specifico di Terra Ribelle e dove la storia può combinarsi con l’immaginazione, il possibile con l’incredibile, l’amore con l’odio, la vendetta con la passione. Ad aiutarmi in questo lavoro di definizione di una geografia immaginaria e vera alla stessa maniera, la scelta produttiva audace di accedere a scenari mai banali e mozzafiato dove i protagonisti si perdono dietro mille insidie reali e dell’anima per ritrovare la propria bambina: dalla Roma austera e regale alla Maremma dimenticata; dalla Buenos Aires dei primi del Novecento ai deserti aridi e sabbiosi di Mendoza; dai canyon pietrosi alla Pampa riarsa; dai boschi impenetrabili alle cascate di Iguazu; dall’inferno tutto ricostruito delle cave per l’estrazione dell’argento ai villaggi desolati e fuori dal mondo; tutto girato tra l’Italia e l’America del Sud, nella convinzione che raccontare una storia significhi anche raccontare dei luoghi. Solo la partecipazione al progetto da parte di molte professionalità vivaci mi ha permesso di affrontare con la giusta serenità e un pizzico di leggerezza, un’impresa così anomala e complicata nel panorama televisivo italiano: prima fra tutte quelle di due produttori come Alessandro Jacchia e Maurizio Momi; l’insostituibile presenza del direttore della fotografia Marcelo Camorino; l’attenta ricerca della scenografa Cristina Nigro; l’instancabile cura dei dettagli da parte della costumista Francesca Brunori. Senza tutti questi tasselli non saremmo mai riusciti a condurre lo spettatore in una dimensione lontana dall’esperienza quotidiana, dove sognare insieme ai nostri eroi.
Anche con gli attori è stata una scommessa da vincere, la posta in gioco stava nel raccontare la “sottile linea d’ombra” che i personaggi sono chiamati ad attraversare per crescere davvero, compiendo prove estreme e rinunce dolorose, superando il timore di abbandonare una vita serena e protetta per intraprendere una strada ignota e pericolosa.
Andrea ed Elena non sono più gli stessi giovani ragazzi della serie precedente, sono cresciuti, sono diventati adulti eppure il viaggio alla ricerca di se stessi non è ancora finito.
Quando la storia ha inizio si amano, hanno una vita felice, una figlia, progetti per il futuro, ma d’improvviso un’oscura vendetta fa deflagrare il loro mondo e devono partire per un viaggio che li porterà a cercare lontano, molto lontano, il senso della loro unione.
Dovranno chiedersi se il vero amore esiste davvero, se la felicità dura per sempre, se sono pronti ad affrontare ciò che il destino ha in serbo per loro e non avranno risposte certe ad attenderli. Perché, pur se personaggi, in fondo sono un po’ come tutti noi davanti all’ignoto, in balia insieme della paura e dell’eccitazione per quello che ci aspetta.

NOTE DEGLI SCENEGGIATORI

di Peter Exacoustos
Terra Ribelle è stato un primo tentativo nell’ambito della fiction italiana di coniugare il genere western al racconto melò, alla commedia dei sentimenti di ambientazione storica. La Maremma di fine Ottocento, con la sua natura incontaminata ma ostile, vissuta tra butteri e briganti, raccontata attraverso gli occhi di una giovanissima contessina. Un grande romanzo d’amore tra mandrie allo stato brado, cavalli, boschi e una infida palude che nascondeva segreti e misteri legati al passato, ma anche la storia di due fratelli e due sorelle, in cui il bene e il male trovavano nel destino un incrocio fatale. Alla fine il trionfo della verità e dell’amore, lasciava dietro di sé alcuni terribili lutti e la fuga verso l’ignoto di uno dei nostri giovani protagonisti.
Se nella prima serie, Elena perde per sempre suo padre e sua sorella Luisa, inghiottita nel finale dall’infida palude, Andrea resta con la minaccia incombente di un fratello malvagio, Iacopo, fuggito appunto oltre oceano, con la promessa di tornare e vendicarsi.
Terra Ribelle finisce con questa inquietante prospettiva lanciata nel futuro. “Un giorno tornerò e mi iprenderò ciò che è mio” dice Iacopo vedendo la terra in cui è nato, perdersi all’orizzonte, mentre il bastimento affronta il mare aperto diretto nel nuovo continente.
In America del Sud si è giunti infine a trovare le condizioni produttivamente vantaggiose ma anche paesaggisticamente ideali a ricreare la natura selvaggia della Maremma ottocentesca. Zone boscose ancora incontaminate, grandi mandrie di cavalli selvaggi, ma anche ottimi attori per completare il cast artistico.
E’ stato così, che la realtà e la finzione ci indicavano nel Sud America il destino futuro del sequel della nostra serie. Perché non ambientare ora davvero, il prosieguo della nostra storia, nel Nuovo Mondo, nell’America del Sud, appunto, sia in virtù del fatto che uno dei nostri protagonisti l’aveva già scelta come meta della sua fuga, sia perché produttivamente vantaggiosa per il genere di racconto western che si voleva comunque confermare?
Un’ulteriore riflessione sulla realtà storica ha poi rafforzato quest’ipotesi. Molti italiani e in particolar modo maremmani, emigrarono tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento in America del Sud in fuga dalla fame e alla ricerca di un futuro migliore per i loro figli e nipoti. Il lavoro del gaucho della Pampa non era molto dissimile da quello del buttero, con la grande differenza però che quel paese sconfinato, sotto quel cielo australe, era ancora terra di conquista, di frontiera, dove ogni uomo, a dispetto della sua nazionalità e condizione sociale, poteva ancora sognare di diventare qualcuno, di costruire ricchezza e benessere. Almeno questa era l’illusione che spingeva i più a partire, ad abbandonare la patria.
Senza forzature ci stavamo riavvicinando sempre di più al genere ispiratore della prima serie, il western. Se nella realtà storica Buffalo Bill portò gli indiani della prateria e i cowboy nordamericani in Maremma per un’epica sfida contro i nostri butteri, ecco che nella finzione si prospettava l’occasione di narrare il viaggio inverso: dall’Italia alla Pampa, dalla riforma agraria al selvaggio ‘Desierto del Sur’, popolato non di bande di briganti, ma di tribù indios, che l’uomo bianco considerava scomode e superflue in quella terra che secondo lui era di nessuno. Ecco che lentamente iniziavano a prendere corpo le idee e le suggestioni per un nuovo racconto, una nuova Terra Ribelle da scoprire e narrare…
Ritenendo di mantenere la centralità della storia d’amore tra Elena e Andrea, abbiamo cercato di indagare a livello tematico su quelli che sono gli sviluppi di un sentimento, nato nella prima serie, da un grande slancio passionale, affermatosi oltre ogni difficoltà e finalmente coronato nel matrimonio con la nascita di un figlio.
Quali sono gli ostacoli, soprattutto quelli interiori, e le tentazioni, quelle del mondo, che una coppia, e cioè un uomo e una donna che hanno deciso di condividere la vita fondando una famiglia e procreando, incontrano sul loro cammino? Volevamo che fossero sentimenti contemporanei, vicini al nostro pubblico, scevri da ogni diaframma legato al ‘costume’, al ‘passato’. Insoddisfazione, stanchezza, a volte estraneità, come anche rivalità e gelosia, tutti fattori che normalmente, due individui sani e presenti a se stessi, riescono a padroneggiare, tornando magari dopo una crisi, sempre a quell’equilibrio sereno che gli ricorda l’origine e la forza del loro sentimento. Ma quando sopraggiunge un evento tragico, traumatico a sovvertire questo equilibrio, a distruggere questa serenità di base, cosa accade? Quali tempeste deve attraversare chi si ama Per continuare ad affermare il proprio amore, nonostante la forza dirompente del dolore?
In questo secondo capitolo della serie di Terra Ribelle, Elena e Andrea in seguito al rapimento della loro piccola Giulia, pur lottando fianco a fianco per riaverla tra le loro braccia, si allontanano l’uno dall’altra, al punto da non sapere più se c’è ancora qualcosa che li tiene legati. Andrea lotta per non cambiare, per non diventare un altro uomo, un uomo che Elena non riconoscerebbe più. Ma è solo con l’aiuto di lei, che Andrea ce la farà. Elena al contrario di suo marito, è più vittima di se stessa, dei suoi dubbi, dei suoi sogni e delle sue ossessioni, che del mondo esterno. Anche se la confidenza e l’amicizia che la legherà ad un altro uomo giungerà ad un punto estremo, tale da toccarle il cuore, Elena si aggrappa con tutta se stessa a quel sacro sentimento che la commuove ancora, l’amore per Andrea e per la sua famiglia. La contrapposizione metaforica tra gli enormi spazi aperti della Pampa e il deserto sconfinato che tutti ci portiamo nell’anima, dunque l’amore che teme il vuoto e il dolore, diviene così il leit motiv della linea sentimentale della nostra serie. Nel progredire delle scrittura però un altro tema portante è emerso: il sopruso e la violenza, imposti nel nome di un falso progresso. Il Generale Malagridas (Lando Buzzanca), vuole cancellare gli indios per impadronirsi della loro terra, una malvagità che vede nell’avidità, nella sete di ricchezza e potere, la sua origine. Interrogativi come: cosa è civile e cosa è selvaggio accompagnano costantemente il lungo viaggio dei nostri personaggi. Infine, un ulteriore spunto di riflessione sarà legato alla vicenda della miniera, dove sempre il Generale sfrutta e vessa dei bambini derelitti costretti a scavare con le mani nude in cerca del ‘suo argento’. Sembrerà incredibile ma realtà analoghe e assolutamente non dissimili per crudeltà e violenza sono ancora attuali in Sud America, in Bolivia e Cile. Terra Ribelle vorrebbe avere la piccola ambizione di raccontare con una fiction ambientata nel passato anche le ingiustizie e i soprusi che continuano ad essere compiuti nel presente.

di Daniela Bortignoni
Quando ho letto il primo soggetto di Peter, come sempre d’un fiato, alla fine ho pensato: “No! Questa volta sarà ancora più dura”. E così è stato.
Il soggetto – che sarebbe il succo della storia che andiamo a raccontare – era bellissimo, pieno di idee e sorprese. Ma anche denso di sfide. La prima: portare la storia dalla Maremma al Nuovo Mondo. Un salto mortale, con doppia capriola, conservare il fascino di una storia tutta nostra, italiana, e insieme inseguire i passi dei nostri personaggi in un altrove così lontano e così vicino insieme, perché riproduceva i viaggi e i flussi dell’emigrazione della nostra gente nelle Americhe. La seconda sfida: dare spazio e respiro a tutti e quattro i protagonisti, che il pubblico aveva amato, Elena e Andrea, ma anche Luisa e Iacopo, creando per loro delle storie che potessero ridare vita e sviluppi. E infine: maneggiare la nitroglicerina, già inventata qualche anno prima del fatidico Novecento – in cui inizia la nostra storia -, senza permetterle di scoppiarci in faccia. In faccia a noi ma anche in faccia ai bambini della miniera, al buon professor Sebrero, al crudele generale Malagridas (un sorprendente Lando Buzzanca), al misterioso Capitan Italia e alla regina Madre…
E’ stata una gran fatica e un gioco sul filo del rasoio, tirare le fila di tutti questi passi e questi passati, ma è stato un gran divertimento. E adesso, con queste righe che segnano la definitiva chiusura di un’avventura, ho un po’ di malinconia. Malinconia a vedere Zifolo cresciuta essere davvero un’altra, nelle foto e nelle scene girate, che arrivano dal set. Ed Elena essere così cambiata, ormai madre e non più ragazza, vivere e soffrire per la propria figlia. Come mi riconosco in lei. E come si riconosceranno in lei tante madri come me. Sua sorella Luisa è ora ancora più affascinante e pericolosa, un’ombra nera e pallida che insegue sin nell’aldilà il suo desiderio senza speranza.
L’amore che Lucio le porta la fa rivivere nei suoi deliri e nei suoi incubi, e li unirà fino agli ultimi passi. Iacopo è il motore di tutta la storia, ma è diventato qualcosa di molto diverso nei sette anni che ci separano dalla sua fuga dall’altra parte del mondo: sarà una sorpresa scoprire cosa davvero vuole e dove lo porterà la sua guerra personale combattuta con disperata determinazione. Andrea, il buttero diventato principe, è bello come la prima volta, e farà innamorare di nuovo svariate ragazze ed ex ragazze, ma ha negli occhi la consapevolezza della fatica di crescere, di diventare adulto. Quegli occhi hanno ancora i lampi del seduttore, ma hanno acquisito la tristezza di chi la vita l’ha conosciuta. Ha conosciuto l’amore ma anche l’ingiustizia, la sfida ma anche la sconfitta. E ora deve giocarsi il tutto per tutto per vincere ciò che più di tutto è importante. Sua figlia, ma anche se stesso. In questo lungo viaggio al di là dell’oceano, Andrea perderà e ritroverà se stesso. E con se stesso ritroverà Elena, la donna che un giorno ha scelto di amare per tutta la vita.

APPENDICE DEGLI SCENEGGIATORI

La nostra serie televisiva non vuole essere assolutamente una ricostruzione storica, né ha l’ardire di rappresentare avvenimenti realmente accaduti. Il nostro è un racconto di finzione, che attraverso emozioni e sentimenti, intende ricostruire certamente il sapore di un’epoca, come i suoi temi fondamentali, senza però perseguire la veridicità storica a tutti i costi. Vogliamo essere fedeli soprattutto ai nostri protagonisti, ai fatti, da noi inventati e romanzati, che sconvolgono i loro cuori, che mettono in moto quel gioco di peripezie, di gioie e dolori che si chiama rappresentazione.
La Storia è fredda, implacabile e lontana. Per farla rivivere bisogna strapparla dal passato e renderla il più aderente possibile al nostro presente. Solo così, solo attraverso i nostri personaggi in qualche modo a noi contemporanei, forse riusciremo anche a raccontare qualcosa di quell’Italia appena fondata, di quell’umanità di inizio ‘900 alle prese con l’amore, l’odio, la povertà e il sopruso.

LA STORIA

Sono trascorsi otto anni dalla fine della prima serie. Andrea ed Elena sono ormai una coppia consolidata. Hanno un’unica figlia,  una bambina di nome Giulia, concepita già nel corso del primo racconto. Il vecchio Principe è morto da qualche anno e tutti gli averi e le terre sono ora di Andrea, suo legittimo erede diretto. L’altro nipote, Iacopo, è sparito fuggendo dall’Italia e facendo perdere le sue tracce. Del resto una condanna in contumacia lo priva d’ogni diritto ereditario. Iacopo, ovunque egli sia, non ha più nulla da pretendere e, semmai si ripresentasse in Italia, verrebbe arrestato all’istante e incarcerato per scontare la condanna all’ergastolo per i suoi crimini passati, come l’omicidio del latifondista Vincenzi, suo padre adottivo. Per Andrea e, soprattutto, per Elena è sempre più una figura sfocata, volutamente relegata negli angoli più bui della memoria, come se solo evocare il suo nome portasse sventura e malanimo.
È una stagione storica abbastanza travagliata che Andrea ed Elena vivono in prima persona, ognuno impegnato sul suo fronte. Andrea, forte del suo nome e del suo valore, avrebbe potuto rappresentare la gente Maremmana in Parlamento, ma ha preferito tirarsi indietro e restare nel suo territorio a contatto con i suoi uomini, butteri e contadini, cercando di risolvere i problemi dal basso. È molto legato alla sua famiglia, a sua moglie e alla piccola Giulia, che cresce di giorno in giorno sempre più vispa e intelligente. Elena invece, spinta dalla sua irrefrenabile curiosità, dalla voglia di partecipare e di far sentire la sua voce, si è impegnata in opere filantropiche, seguendo lo stile e la corte della Regina Margherita, per la quale è diventata una persona di fiducia. Il suo fervore scientifico e intellettuale crea però non pochi problemi alla vita di coppia. Che Elena fosse una donna speciale gli era chiaro fin dall’inizio, e forse anche per questo Andrea se n’era innamorato. Però, con il passare del tempo, un senso d’inadeguatezza e di silenzioso risentimento si sono impadroniti di lui.
Elena divide il suo tempo tra lo studio della chimica e della biologia, l’impegno sociale e la famiglia, a volte proprio in quest’ordine, e questo Andrea inizia a non gradirlo. Troppo spesso la vede partire, troppo spesso tornare stanca e con mille pensieri, interessata soprattutto alle nuove sconvolgenti scoperte scientifiche e solo alla fine a lui e a quello che avviene tra le mura della loro casa. E poi a corte Elena ha stretto nuovi rapporti, amicizie che generano gelosie in Andrea, come quella con Lord Graves, un uomo di grande cultura, ambasciatore di sua maestà britannica in Italia, che ad Andrea sembra corteggiare Elena. Graves sembra sempre molto presente nella vita di Elena, si informa degli studi scientifici che la donna segue per conto della regina e da buon amico si interessa a tutto ciò che impegna la principessa a corte. Ma le attenzioni di Graves nei riguardi di Elena hanno ben altre ragioni nascoste che sembrano collegate alla formula di un micidiale esplosivo a cui uno scienziato della corona sta lavorando segretamente da qualche tempo. Molti sono gli uomini che incontrando Elena rimangono colpiti dalla sua bellezza e dalla sua aria angelica, da quegli occhi blu, profondi e intelligenti, che hanno incantato anche il colonnello Alberto Dell’Arco, a capo delle guardie reali, che la stessa regina ha presentato ad Elena. L’amore che la principessa Marsili ha ispirato nel cuore di Alberto, conscio dell’impossibilità di amare una donna sposata, è di una tenerezza struggente.
Quando torna dai suoi viaggi a Roma, Elena è la migliore delle madri. Adora Giulia e le trasmette tutto il suo entusiasmo per i segreti della natura. Gioca con lei come una bambina e la sua gioia di vivere riempie di sole anche le giornate d’inverno. Questo Andrea lo deve ammettere, quando si ritrovano tutti e tre insieme sono davvero l’immagine della felicità domestica. E allora lui sente di amarla e stimarla profondamente e di non desiderare altro dalla vita che di stare con lei e la sua bambina.
La piccola Giulia è stata affidata da poco ad una educatrice e governante, la signorina Adele, che segue la famiglia sia a Roma, che nei soggiorni alla Roccaccia in Maremma, dove ad attenderli c’è sempre Zifolo, che ormai è diventata una ragazza. Cavalca come un buttero, ma il suo sorriso già malizioso fa innamorare tutti i giovanotti di Montebuono. Andrea ed Elena sono ormai la sua famiglia, e per la piccola Giulia è una specie di zia/sorella spericolata, che le insegna tutti i trucchi per vincere sui maschietti del villaggio.
Intanto, Andrea dentro di sé spera di avere presto un altro figlio, di allargare la famiglia, ritenendo egoisticamente di poter così frenare le imprese di Elena. Ma ormai sono alcuni anni che nessun lieto evento viene annunciato. Il parto di Giulia è stato pieno di difficoltà e una seconda gravidanza potrebbe costare la vita ad Elena. È lo stesso dottor Tonali a visitarla nel suo studio a Roma e a confermarle quanto lei sospettava. Il medico è rimasto negli anni un caro amico dei principi Marsili, e dopo aver superato non senza difficoltà i suoi problemi con l’alcolismo, ha cominciato a esercitare la professione a Roma. Tonali ama lavorare negli ospedali a contatto con le persone, la carriera universitaria non fa per lui, ed è per questo che ha rinunciato alla cattedra di anatomia che gli ha offerto l’università di Torino.
Elena decide di tacere ad Andrea il responso negativo della visita, temendo di infrangere il sogno di lui di avere un erede maschio, ma nel momento dell’amore si ritrae lasciando un profondo turbamento sul marito. Sono sentimenti inconfessati che turbano gli animi dei nostri due protagonisti, forse solo nubi passeggere o naturali conseguenze di una vita di coppia tutt’altro che monotona, ma tra Elena e Andrea a volte si crea una lontananza, un’estraneità che raffredda, che evoca interrogativi. Finché un terribile evento giunge a far deflagrare conflitti e paure, rancori e gelosie, che prima erano solo dei reconditi pensieri, delle sensazioni remote. Innescate dal panico, esse saranno in grado di far crollare certezze e giuramenti di fede. Mentre Elena si trattiene a Roma per indagare sulla misteriosa morte di uno scienziato di cui seguiva gli studi per incarico della regina, affiancata come un’ombra da Lord Graves, in maremma Giulia scompare misteriosamente durante una passeggiata con la sua istitutrice. Il Colonnello Dell’Arco viene incaricato di occuparsi del caso. Presto sembra che il rapimento di Giulia sia legato a Iacopo, tornato a vendicarsi del fratello e della moglie. Ma c’è dell’altro: Dell’Arco ha scoperto che Lucio, rinchiuso da anni in un penitenziario, sembra conoscere il luogo dove è nascosto Iacopo. Lucio è vittima di stati di delirio in cui rivede Luisa, la crudele sorella di Elena, di cui è ancora innamorato. Elena non si fida di Lucio, ma, non avendo altri indizi, non le resta altra scelta che affidarsi a lui nella ricerca di Iacopo.
Identificata nell’America del Sud la terra dove la bambina è stata portata, Elena e Andrea partono immediatamente per Buenos Aires accompagnati in questo lungo viaggio da Tonali, Zifolo, Dell’Arco e il tenente Belmonte. E come un terribile esplosivo che frantuma la roccia, gli accadimenti che seguiranno, divideranno i nostri due protagonisti. Solo alla fine di un lungo viaggio, di un’avventura anche interiore, uno scavo doloroso alla ricerca della verità, Elena e Andrea si scopriranno diversi. Il loro amore riuscirà a sopravvivere?