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TeleNews #142 – La Rai accelera, Benigni è più vicino – Chiudono La scimmia (Italia 1) e Parliamone in famiglia (Rai 2) – ​Discovery Italia, ricavi per 46 milioni – Nek e Tiziano Ferro a The Voice Spagna – Speciale Politica e TV – Critica: TV2000, La 7, L’Arena, Chi l’ha visto? – X Factor: Nicola è il primo eliminato – Telefilm: Last Resort, Dallas 19 ottobre 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, TeleNews.
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Lo spazio “TeleNews – Notizie dal mondo della televisione” propone una rassegna stampa - segnalando le fonti di provenienza - di notizie ed argomenti vari legati al mondo dello spettacolo e della televisione italiana e straniera, e che non hanno trovato posto in altri appuntamenti abituali del blog.
Se avete segnalazioni da fare, cliccate qui per lasciare il vostro messaggio.

  • La Rai accelera, Benigni è più vicino
    Di materiale nel fascicolo intestato Benigni-Mediaset ce n’era abbastanza. Ma, quasi certamente, quel fascicolo andrà richiuso lo stesso. Del resto, per la nuova dirigenza Rai farsi soffiare dalla concorrenza, dopo Celentano, l’altro top-artist italiano sarebbe stato un disastro. Anna Maria Tarantola e Luigi Gubitosi si erano insediati da poche settimane in Viale Mazzini quando, in uno dei primi atti ufficiali da presidente e direttore generale si erano recati a Firenze insieme a Giancarlo Leone per assistere a una serata di TuttoDante dell’attore toscano. Dopo essersi tanto esposti non chiudere l’accordo avrebbe avuto il significato di una resa.L’altro giorno, dopo le anticipazioni del Giornale relative al forte interesse dei dirigenti del Biscione per uno show di Benigni, Gubitosi ha dato un’accelerata alla trattativa con il manager Lucio Presta decidendo di occuparsene personalmente. All’80/90 per cento, nel mese di dicembre Robertaccio sarà protagonista di una serata evento sugli schermi di Raiuno con uno show inedito tra satira e attualità.
    Ieri, rispondendo alla domanda di un follower che citava articoli di giornali sicuri dell’esibizione del premio Oscar nella Tv pubblica, Leone ha frenato gli entusiasmi: «È ancora prematuro parlarne. È un auspicio che speriamo si concretizzi. Ci crediamo tutti e molto», ha sottolineato calorosamente «ma occorre attendere». Dal canto suo Presta ha twittato un laconico «È ancora difficile dirlo». Tuttavia, la sensazione è che Benigni non cambierà casa televisiva nemmeno per un solo spettacolo. Anche perché tra le clausole dell’accordo c’è la possibilità che le serate fiorentine dedicate alla Divina Commedia siano trasmesse da Raidue nella primavera del 2013, forse addirittura in prima serata. Insomma, se come sembra, la nuova dirigenza di Viale Mazzini accetterà tutte le condizioni non solo economiche poste dal suo manager, a dicembre Benigni si esibirà su Raiuno. Le residue speranze di Mediaset sono alimentate dalla lentezza delle procedure tipiche della burocrazie della Tv di Stato. Anche nelle ultime ore i dirigenti di Cologno Monzese si sono detti pronti a subentrare in caso di problemi. E dunque il fascicolo è socchiuso ma non definitivamente chiuso. Però tutto fa pensare che problemi non ce ne saranno.
    (fonte: “Il Giornale”, 14 ottobre 2012 – articolo di Maurizio Caverzan)
  • “La scimmia” chiude, il reality sulla scuola non fa ascolti
    Poco più di un milione di spettatori per la prima puntata, solo 805 mila per la seconda. E così “La Scimmia”, il reality show in onda dal 6 ottobre scorso su Italia 1, si ferma senza arrivare alla terza puntata. A darne notizia è Pietro Valsecchi, amministratore delegato di Taodue e ideatore del programma: «Ho deciso che La Scimmia è da oggi sospeso. È stata una bellissima avventura che sicuramente rifarei e che non rinnego».
    Il programma, prodotto da Mediaset e dalla Taodue, si era posto l’obiettivo di aiutare alcuni studenti problematici, che hanno lasciato la scuola superiore al quarto anno, nel vincere la propria “scimmia”, ossia superare l’esame di maturità. E come in una vera e propria scuola, con insegnanti e alunni, il reality avrebbe dovuto seguirne la vita come in un college. Ma mentre altri programmi che seguono le vicissitudini dei giovani (ginnaste e calciatori, tanto per citarne due) viaggiano a gonfie vele, l’idea di seguire gli studenti non ha emozionato il pubblico da casa.
    Esperimento interessante, ma Valsecchi ha dovuto arrendersi ai risultati. «Ringrazio gli autori, i conduttori Giulia Bevilacqua e Niccolò Torielli e tutti quelli che hanno collaborato al programma – ha aggiunto l’ideatore del programma -. Ai ragazzi, che abbiamo conosciuto in queste settimane, va il mio pensiero e il mio affetto; troverò per tutti una soluzione. Ribadisco che per me aver fatto “La Scimmia” non è una sconfitta ma una vittoria, perché considero vittorioso il coraggio di aver tentato una strada difficile e di averci creduto fino in fondo. Mi sono comunque molto divertito e tornerò presto con un nuovo progetto».
    Una decisione, quella di chiudere il programma, che ha sorpreso anche il direttore di Italia 1, Luca Tiraboschi: «Noi saremmo andati avanti ancora per almeno altre due settimane. Ho parlato a lungo con Valsecchi per cercare di dissuaderlo, ma la sua posizione è stata irremovibile. Il progetto e sue altrettanto sono le decisioni».
    (fonte: LaStampa.it, 15 ottobre 2012)
  • Chiude “Parliamone in famiglia” su Rai 2
    Chiude oggi venerdì 26 ottobre solo dopo poche settimane dalla messa in onda il programma Parliamone in Famiglia firmato dal vicedirettore di Rai2 Roberto Milone. La trasmissione in onda nella fascia 14-16,20 ha sostituito in palinsesto il programma Italia sul 2 che, invece, l’anno scorso aveva fornito soddisfazioni in termini di ascolti.
    Proprio il crollo dell’audience ha convinto la rete allo stop in larghissimo anticipo rispetto alla scadenza fissata per giugno. Nel mirino, ora, sono finiti la mancanza di idee e la ripetizione di temi già trattati l’anno scorso (come suocere e nuore, le badanti che catturano i vecchietti, i sessantenni che si fanno le ventenni, i matrimoni gay, le famiglie che litigano per l’eredità) che hanno mostrato la corda fin dalle prime puntate. Il programma non ha saputo sfruttare, poi, al meglio le qualità di conduttrice di Lorena Bianchetti. Qualità dimostrate l’anno scorso con il successo di audience dell’Italia sul 2, una trasmissione che si occupava dell’attualità, con particolare attenzione ai temi economici e politici.
    A rischio ora anche il programma Sereno Variabile, sotto la responsabilità anche questo di Roberto Milone. La trasmissione di viaggi e turismo ideata e condotta da Osvaldo Bevilacqua ha ripreso la programmazione pomeridiana sabato 15 settembre. Da più di trent’anni parla agli italiani di vacanze, avventure, arte, cultura e natura.
    (fonte: “Italia Oggi”, 19 ottobre 2012)
  • Nek e Tiziano Ferro a “The Voice” Spagna
    Mentre in Italia si fa il totonomi su chi saranno i quattro giudici del talent show “The Voice” in onda agli inizi del 2013 sulla Rai (Morandi e Roby Facchinetti in pole position), in Spagna hanno già reclutato due dei nostri cantanti più amati. Nek e Tiziano Ferro saranno i vocal coach, assieme a Luis Fonsi e Antonio Carmona, che affiancheranno i giudici Malù, David Bisbal, Melendi e Rosario Flores.

    Dunque settimana prossima su Telecinco andrà in onda “La Voz” condotto da Jesus Vazquez e i giudici saranno affiancati da quattro vocal coach speciali che non solo li aiuteranno nella scelta dei brani ma faranno da supporto ai cantanti che si confronteranno di settimana in settimana in un serrato duello canoro. Dapprima i protagonisti verranno scelti ‘al buio’, cioè i giudici sono voltati di spalle e con un buzz si girano quando vogliono quel cantante nella loro squadra. Poi iniziano le sfide e ogni giudice decide chi mandare allo sbaraglio per confermare il posto in squadra e nel programma.
    (fonte: TgCom24, 18 ottobre 2012)
  • Discovery Italia, ricavi per 46 milioni
    Il gruppo Discovery è in gara per l’acquisto di La7. C’è chi dice che sia interessato solo al tasto 7 del telecomando, più che a Mentana e co., c’è chi invece scommette sulla voglia degli americani di rilanciare il canale ora in mano a Telecom Italia. Di certo è che il polo televisivo controllato da Dni Europe Holdings ltd ci ha preso gusto a fare affari sulla Penisola. Proprio dal 2011 la società Discovery Italia è diventata editore di tv a tutti gli effetti (Discovery Communications Europe ltd, nel maggio 2011, le ha conferito il ramo di azienda Real Time ed è stata avviata l’attività di vendita di spazi pubblicitari e il lancio di World), e non solo una filiale che prestava servizi a gruppi con sede a Londra o in Irlanda, come per esempio fanno le consociate italiane di Google o Microsoft.
    Nel 2011 Discovery Italia ha fatturato 46,3 milioni di euro, di cui 32,3 mln da raccolta di pubblicità (nel 2011 era a cura della concessionaria Pk, dal 2012 è raccolta internamente dalla neonata Discovery Media), 6,8 mln da ricavi tv per attività di editore e 7,1 mln per prestazioni di servizio a società del gruppo Discovery a livello europeo. La sede milanese, infatti, da un paio di anni è creative hub per le operazioni Discovery in Italia, Francia, Spagna e Portogallo, sulle quali sovraintende Marinella Soldi, amministratore delegato di Discovery Italia. Nomen omen, la dottoressa Soldi di euro ne ha portati parecchi nelle casse della tv e ancora di più ne assicurerà a fine 2012 per la cresci-ta della raccolta pubblicitaria sul 2011, sia grazie al nuovo canale Dmax (lanciato nel novembre 2011) sia grazie all’incremento complessivo degli ascolti dei canali Discovery sia per la internalizzazione delle funzioni di vendita della pubblicità, che porteranno buone sinergie e ottimizzazioni. Tanto per dire, nel 2011 le commissioni di intermediazione riconosciute alle concessionarie di pubblicità esterne (ovvero Pk) erano state pari a 5,4 milioni di euro.
    Al momento Discovery sulla Penisola significa il canale Real Time, in chiaro sul digitale terrestre e presente pure su Sky in Hd, poi il maschile Dmax, prodotto free sul dtt e trasmesso anche nel bouquet Sky, poi quattro canali ad hoc per la pay tv di Murdoch (Discovery Channel, Science, Travel & living e Animal Planet) e uno per Mediaset Premium (Discovery World). Un portafoglio ricco che, grazie al cambio di modello di business, ha visto il fatturato Discovery Italia decollare dai 6,5 mln del 2009 ai 9,8 mln del 2010 e i 46,3 mln del 2011. Lo scorso anno gli utili sono cresciuti a 1,6 milioni di euro, con una struttura debitoria pari a 16,9 mln, a fronte di crediti per 13,4 mn e un patrimonio netto di 8,4 milioni.
    Fiore all’occhiello dell’offerta Discovery è Real Time, che già nel 2010 valeva 16 milioni di euro di raccolta, e che ha consolidato gli ascolti ben oltre l’1% di share complessivo. Proprio su questo canale, spiegano da Discovery, aumenternno gli investimenti in contenuti locali, in programmi italiani. Il tutto avrà certamente impatti sulla struttura del personale, destinata a crescere rispetto ai sette dirigenti, 13 quadri e 28 impiegati di fine 2011.
    (fonte: Italia Oggi”, 18 ottobre 2012 – articolo di Claudio Plazzotta)

SPECIALE POLITICA E TV

  • Ora sfila la talk-politica
    C’è vita nel pianeta dei talk show. Qualcosa si muove. Per carità, niente di che: timidi segnali di mutamento. In qualche caso di aggiornamento. In altri di semplice riposizionamento. Un mese fa, alla ripresa della stagione televisiva, sembrava che anchorman e conduttori non si fossero accorti di quello che stava succedendo là fuori.
    Veniva da dar ragione a Grillo: i talk show con i loro cerimonieri parevano una propaggine del Palazzo. Stessi ospiti, stesse liturgie. Parlamentini più o meno educati. Ora la calma piatta inizia a incresparsi. Qualche nuovo esperimento, qualche conduttore che cambia look e si ricicla, qualche aggiustamento in corsa.
    La novità più evidente è la metamorfosi di Gianluigi Paragone (venerdì, terza serata di Raidue). Il cambio di look è cambio di linea. La sua Ultima parola è una band che intona canzoni antisistema, da Gli spari sopra di Vasco Rossi a Bandiera bianca di Battiato. L’ultima spiaggia è riposizionarsi come conduttore-rockstar con l’orecchino sul lobo destro. Lontano dagli abiti con pochette nel taschino e dal mood filoleghista. Vicino all’antipolitica di moda. Ma anche lontano dall’agognata vetrina della prima serata.
    Più che di antipolitica, a Quinta colonna spira un vento antigoverno Monti (lunedì, prima serata di Retequattro). Qui l’annosa scom¬messa della ricerca del famigerato «Santoro di destra» è… pareggiata. La media del 7-8 per cento in prima serata per una rete poco abituata al talk show è promettente.
    Semmai il punto debole sta nella distanza tra l’aplomb professorale di Paolo Del Debbio e le storie ruspanti che popolano i tanti servizi e collegamenti in scaletta sulla malasanità o le tasse. I quali hanno il pregio di limitare le chiacchiere dei troppi ospiti in studio. Purtroppo i gessati sartoriali grigioperla mal s’intonano col populismo. Immutabile è invece il Ballarò di Giovanni Floris (martedì, prima serata, Raitre). Certo, format che vince non si cambia. Ma si logora. Crozza e Pagnoncelli bucano sempre il video.
    È lo studio bipolarista, con le due posizioni che si fronteggiano specularmente, a mostrare la corda. E anche un certo vespi¬smo impeccabile di Floris, conduttore che ha sempre fatto tutti i com¬piti a casa, comincia a fare il suo tempo. In un momento in cui sale la protesta e le piazze ribollono, forse converrebbe stare meno in studio a discutere con politici e giornalisti e fare qualche servizio in più.
    Qualche sommovimento si registra invece su La7 che è un po’ «il Pd dell’informazione politica». Non quanto a numeri, ovviamente, essendo una rete outsider. E nemmeno quanto a linea politica. Però anche nel canale di TI Media, in un certo senso sono in corso le primarie. Formigli è il Renzi del talk show.
    Maniche rimboccate della camicia, accento toscano (è fiorentino d’adozione sebbene nativo di Napoli), si sta facendo largo nella selva della telepolitica, arrotondando gli ascolti del suo Piazzapulita prodotto dalla Magnolia dell’ora renzianissimo Giorgio Gori. Un talk show corretto, più di sinistra-centro che antagonista. Rottamare Michele Santoro, leader storico dell’approfondimento politico, non è certo il suo obiettivo dichiarato come lo è per il sindaco di Firenze mandare a casa Bersani.
    Ma è la strana coabitazione nella prima serata del giovedì a rendere oggettivo il parallelo con le primarie democratiche. Anche perché, destino dei quarantenni, come Renzi, Formigli deve crescere un tantino di carisma e autorevolezza, veri punti di forza di Michelone, peraltro sponsorizzato da Mentana come Bersani lo è da D’Alema.
    Lo stesso programma di lavoro attende più o meno la coppia di In Onda , Nicola Porro e Luca Telese. Rispetto all’anno scorso hanno guadagnato un’ora di trasmissione al sabato sera con buoni riscontri di audience. Tra i gemelli diversi di La7 è in atto una sorta di ribaltamento di ruoli. Giacca e cravatta, ora Porro interpreta rigore e precisione. E richiama il neodirettore di Pubblico, colletto sbottonato, a non cazzeggiare e infrangere le regole.
    Piccoli spostamenti, si diceva. Qualche timida novità. Meglio di niente. Ma ancora troppo poco rispetto a tutto quello che sta succedendo là fuori.
    (fonte: “Il Giornale”, 17 ottobre 2012 – articolo di Maurizio Caverzan)
  • Difficile per Santoro fare “Piazza pulita” dell’allievo Formigli
    Adesso il salto di Michele Santoro sarà un tantino più impegnativo. Da qualche settimana Corrado Formigli ha fissato l’asticella sul 7 per cento. E dunque, per ribadire primato carismatico e di audience, il conduttore di Servizio pubblico avrà vita dura. Già da qualche giorno La7 sta mandando in onda gli spot, in una lunga volata promozionale per avvertire il pubblico che Michelone sta tornando.
    Giulia Innocenzi si aggira per Roma issando un cartello: «Loro rubano e tu che fai?». È una sorta di piano editoriale del talk più antagonista della tv italiana che, dopo un anno in multipiattaforma, torna visibile su una rete in chiaro. Che facciamo per mandare a casa la Casta? Per cambiare il Paese? Qualcuno risponde, in perfetto romanesco, «lavoramo», qualcun altro «io m’incazzo», qualcun altro ancora «li buttiamo fuori a calci», oppure «io l’ammazzerei». E via estremizzando. Sarà questa la linea di Servizio pubblico?
    Parafrasando il promo, Formigli fa il 7 per cento e Santoro che farà? Dal prossimo 25 ottobre con il debutto stagionale di Servizio pubblico – mancano 13 giorni e un’ora, ricordava ieri alle 20 il count-down del sito – andrà in onda anche il confronto continuo, una sorta di derby in differita tra i due talk show di punta di La7.
    E, come in tutti i derby che si rispettino, la tifoseria si divide: Luca Telese sta con Formigli, Enrico Mentana con Santoro, tanto per citare due capicordata. Comunque sia, Piazzapulita è il programma più in salute della rete, altrimenti in calo, favorito anche dalla scarsa concorrenza, in particolare di Raitre (la serie Boss è bellissima, ma più adatta alla seconda serata).
    Tuttavia, passi avanti Formigli ne ha fatti parecchi. Da qualche puntata ha scelto la monografia, superando l’abituale suddivisione della serata in più temi. Segno che è diventato più forte e autorevole nella costruzione del copione. Non a caso riesce ad avere ospiti sempre di qualità (l’altra sera Tremonti e il ministro Barca, qualche puntata fa Renzi, la Polverini nel pieno del Lazio-gate).
    Poi ha imparato a sceneggiare gli argomenti, per esempio facendo l’editoriale a lume di candela per commentare il decreto spegni-lampioni del governo. «Chi ci salverà dai corrotti?», si chiedeva la puntata di giovedì. E, dopo le interviste volanti a Formigoni salvato dalla Lega, si vedeva Grillo nuotare con la muta, le pinne e gli occhiali. Forse uno dei punti deboli di Piazzapulita è la mancanza di un polemista abrasivo com’è Travaglio per Michelone. L’altra sera hanno funzionato bene sia Oscar Giannino che la rediviva Sabina Ciuffini…
    Dal canto suo, Santoro deve decidere da dove cominciare. Ci sono ancora dieci giorni abbondanti e di cose ne possono succedere. La prima puntata dovrà essere il manifesto della stagione. Già consumato il fenomeno Renzi, già sviscerato il caso Grillo-Casaleggio, il tema sarà individuato solo alla vigilia del debutto. Intanto si sa che qualche cambiamento verrà introdotto nello studio di Cinecittà, dove Santoro realizzerà con i suoi collaboratori le puntate messe in onda da La7.
    Forse spariranno le gru e i tubi Innocenti. Confermatissima invece la squadra. Oltre a Travaglio, Vauro e Sandro Ruotolo ci sarà Giulia Innocenzi e il ritorno in redazione di Massimiliano Lenzi, già ad Annozero e poi autore di programmi per Sky e La7. Raggiungere la doppia cifra di share in una rete outsider come La7 sarebbe un successone. Tanto più in un momento in cui non c’è più il Nemico pubblico numero Uno da abbattere. Ne sa qualcosa anche Mentana.
    Ma le elezioni si avvicinano. Le tifoserie, ai vari livelli, cominciano a preparare gli striscioni. E la temperatura politica e sociale del Paese va surriscaldandosi. Buon derby.
    (fonte: “Il Giornale”, 13 ottobre 2012 – articolo di Maurizio Caverzan)
  • Paragone e la svolta rock: la chitarra fa salire lo share
    Da talk show a rock show. Cosa non si fa per un pugno di share. Direttore della Padania , poi passa a Libero , quindi entra in Rai con il metodo più antico di Viale Mazzini – spoil system all’inglese, spintarella politica all’italiana – che lo vede tra i premiati nel grande carrozzone, subito vicedirettore insieme ad altri dieci. Se lo chiamavano il «Santoro di destra», lui ribatteva arrabbiato «io sono il Santoro del nord». Ora deluso da Berlusconi e Bossi, Gianluigi Paragone vive la sua ennesima reincarnazione, dopo un’adolescenza nell’Agesci, gli scout cattolici.
    Nel suo programma, L’ultima parola (venerdì, 23.30, Rai2), si presenta con la chitarra a tracolla, l’orecchino al lobo e propone editoriali in musica. Una intro di venti minuti che venerdì scorso l’ha visto parlare di derivati, spread, precari e tasse sulle note di Vasco Rossi («Gli spari sopra»). Spiega il giornalista varesino, classe 1971: «Ascolto più musica di quanto guardo la tv. Ho sempre suonato, ho una batteria, un pianoforte e due chitarre. La svolta musicale è una tappa di un’evoluzione iniziata l’anno scorso, quando avevo scelto la via del cantautorato, con pezzi di Guccini e Gaber. Scelgo una canzone come diapason per accordare la puntata». Scusi ma che c’entra lei con Guccini e Gaber, con Bennato e Rino Gaetano? «Ho un’infanzia negli scout, certa musica appartiene a tutti, non è di destra o sinistra. Guccini piaceva anche a destra, come De André, hanno scritto canzoni che sono patrimonio di libertà. L’aria che sprigiona una canzone è di tutti». Nell’ultima puntata le ha letteralmente cantate ai parlamentari che si son salvati il portafoglio: «Siamo stati ripuliti dei nostri soldi e dei nostri sogni. Loro chi li tocca. Pure il tetto agli stipendi son riusciti a salvarsi». Lei però proprio grazie alla Lega gode di uno stipendio da vicedirettore Rai, soldi pubblici: «L’ho sempre detto, io sono entrato in Rai per una vicinanza politica». Un po’ in contraddizione per uno che cavalca l’antipolitica… «La Lega la abbracciai proprio perché era un movimento antipolitico, ma non ho mai preso la tessera. La Padania , dove sono stato solo un anno e due mesi, è stato un bel trampolino di lancio, ma credo di non aver mai sbracato». E ora da che parte sta? «Ho un passato leghista e un presente di nulla. Non sono pentito di quello che ho fatto, io sono uno sconfitto, ho sposato teorie giuste – l’economia liberale, le riforme -, ma ora siamo arrivati al capolinea e la somma per me è una sconfitta».
    Così la svolta. Chitarra e orecchino, una band che lo accompagna (Gli scassacasta), gli ospiti – imprenditori, economisti, politici – che parlano sul sottofondo musicale. E poi pure il comico di sinistra, Paolo Hendel che riporta in tv il personaggio di Carcarlo Pravettoni, parodia di un cinico uomo d’affari: «È il miglior rappresentante dell’età della crisi». Gli ascolti rispondono: il programma, partito all’8% di share, ora ha superato il 14%. L’orecchino? «È legato al Boss, a Bruce Springsteen. Dopo il suo ultimo meraviglioso concerto, ho deciso di rimettermi l’orecchino che avevo da ragazzo. Sa molto di ribellione, di rottura». Se le dicono che sembra un programma della Dandini? «Beh la prima Dandini ancora ancora… Mi sono ispirato al Funari di A bocca aperta , ma anche Santoro mi è rimasto addosso per come racconta il sociale. Il mio punto di riferimento però è il Paolo Rossi di Su la testa! ». Se lo sa Paolo Rossi si rivolta nella tomba pure da vivo.
    (fonte: “Corriere della Sera”, 17 ottobre 2012 – articolo di Renato Franco)
  • Nel mirino dei vertici del partito le TV: Berlusconi bersagliato di telefonate
    Che a Berlusconi tocchi di tanto in tanto spupazzarsi gli sfogoni di questo o quel leader di partito che si lamenta del trattamento ricevuto dai cosiddetti giornali «d’area» non è certo una novità.
    Il più bersagliato, la cosa è nota, è stato proprio questo quotidiano, con Fini e Monti che – in occasioni diverse – si sono presentati agli incontri con il Cavaliere con tanto di cartellina ad hoc contenente i ritagli incriminati. Ma non solo loro se più volte – ancora la scorsa settimana durante un vertice a Palazzo Grazioli – tutti i big di via dell’Umiltà hanno definito «delirante» la linea de il Giornale. Solo l’ultima puntata di una lunga telenovela durante la quale nei mesi scorsi più di un dirigente del Pdl è arrivato a chiedere a Berlusconi la testa di Sallusti.Il problema è complesso. E soprattutto è piuttosto articolato il rapporto che alcuni esponenti di punta di via dell’Umiltà hanno con i media. Tanto che le lamentele non si sono fermate al Giornale ma nelle ultime due settimane si sono allargate alla tv. Colpa soprattutto delle note vicende regionali, prima il Laziogate e poi il caso Lombardia. Che hanno scatenato telefonate di fuoco a Berlusconi per puntare il dito chi contro Del Debbio e la sua Quinta colonna (Rete4), chi contro Vinci e Domenica Live (Canale5). Un vero e proprio fuoco di fila, con la richiesta esplicita di far saltare i due programmi.Berlusconi – che come usa dire spesso sa farsi «concavo e convesso» – ha convenuto e cercato di capire le ragioni di deputati, ex ministri e governatori che chiamavano Arcore fuori dalla grazia di Dio. In qualche caso le ha comprese davvero, in altri deve aver fatto buon viso a cattivo gioco. Perché lamentarsi – come fanno in molti a via dell’Umiltà – che Del Debbio «cavalchi l’antipolitica» è piuttosto curioso se si considera che Quinta colonna (alla prima edizione e non certo sull’ammiraglia Mediaset) conta un milione e 700mila spettatori, doppiando largamente L’Infedele di Lerner su La7 e assestandosi con il suo 7-7,5 di share ai buoni livelli di Piazzapulita di Formigli (sempre La7). Chiedere la chiusura di un programma del genere è piuttosto bizzarro. Il problema è che nel Pdl non hanno affatto gradito l’approccio di Del Debbio sul Laziogate. Perché non solo ha invitato in studio Fiorito (il mitico «er Batman») ma ha pure illustrato con perizia e cura le foto della festa in maschera di De Romanis (maiali compresi). Per il povero Cavaliere è stato un calvario di telefonate arrivate da big romani del partito. «Così ci sputtaniamo da soli», era il leit motiv. Quasi la colpa fosse di Del Debbio. Ma non solo questo, visto che pare ci sia anche chi si è molto lamentato di un invito in studio alla De Girolamo dopo che la deputata pidiellina aveva detto che «Renzi è molto meglio di Gasparri e La Russa».Non bastasse, Berlusconi s’è dovuto pure sorbire varie reprimende per la prima puntata di Domenica Live. Con Vinci che intervista prima De Romanis e poi la Minetti. È il 7 ottobre e il clima di un bel pezzo del Pdl lo dà Corsaro su Twitter: «Oggi si discute su come ridare contenuti al Pdl e la principale tv del capo ospita #DeRomanis e #Minetti. Tafazzismo o sabotatori?». Che detto dal vicecapogruppo vicario alla Camera non è proprio un dettaglio. Ma il vero cortocircuito arriva con Formigoni domenica scorsa. Vinci polemizza con il governatore uscente che alla fine sbotta: «Lei è un comiziante da strapazzo e avrà la sua bella querela».

    (fonte: “Il Giornale”, 17 ottobre 2012 – articolo di Adalberto Signore)

CRITICA TV

Quando la religione fa buoni ascolti
Lunedì scorso, in una serata televisivamente molto densa – con l’ascolto catalizzato da Celentano, Ferilli, Fazio – è andato in onda un curioso esperimento di sinergia fra reti molto differenti per vocazione e missione. Il pubblico colto e laico dell’«Infedele» di Gad Lerner, su La7, s’è incontrato con quello più popolare e religiosamente orientato di TV2000, la rete diretta da Dino Boffo. La serata era ricca di alternative «facili» e il tema decisamente alto, il «Cinquantenario del Concilio».
Se La7 ha così potuto sperimentare una formula inedita, in proporzione è TV2000 ad aver conseguito i risultati più ragguardevoli. Non solo in termini numerici – toccando picchi di oltre 160 mila spettatori, con una media di quasi 80 mila (0,35% di share) – ma soprattutto di visibilità, navigando con un suo volto (Lucia Ascione, che affiancava Lerner) nel mare magnum della tv generalista. Da alcuni mesi TV2000 è riuscita a inserirsi con una propria fisionomia nel panorama dei canali «nativi digitali».
I contenuti strettamente religiosi – come la Messa o il Rosario da Lourdes – raccolgono stabilmente ascolti interessanti, con picchi di oltre il 4,5% di share. Ma il restyling complessivo della rete è stato in grado di costruire «ponti» verso temi (e pubblici) più variegati: il contenitore daytime «Nel cuore dei giorni» – una tv di flusso e compagnia – viaggia ormai regolarmente sopra la quota dell’1%, con picchi del mattino superiori al 3%; «Quel che passa il convento», il programma meridiano condotto dal monaco ortolano padre Domenico, oscilla fra l’1% e il 2% di share; il Telegiornale, riprogrammato alle 18.30, raccoglie regolarmente più di 200 mila spettatori.
La forza della rete sta nell’offrire una tv diversa, vocata a temi religiosi ma insieme aperta al confronto, al sociale, alla quotidianità.
(fonte: “Corriere della Sera”, 15 ottobre 2012 – articolo di Aldo Grasso in collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione Geca Italia su dati Auditel)

La 7, sempre più “tutto in famiglia”
A La7 sta andando forte la tendenza casa-bottega, tra endogamia e «tutto in famiglia». Dopo le sorelle Parodi e Michela Rocco di Torre Padula è arrivato anche Luca Bonaccorsi, promesso sposo di Geppi Cucciari, «valletto giornalistico» del pomeriggio di Cristina Parodi e ora anche conduttore di «Arriva Mr. Green” (su La7d, venerdì, ore 21.10). Manca qualcuno? Ma certo, Fabio Caressa, ospite d’onore del romantico menù tête-à-tête presentato dalla Parodina proprio venerdì ai «Menù di Benedetta»!
Chissà da cosa nasce questo impulso endogamico. Da un desiderio di viversi come clan o da un progetto politico? Direttive superiori o semplice comodità? Tornando a «Mr. Green», le intenzioni di partenza saranno anche state lodevoli, ma il risultato finale è un misto tra un’esaltazione dei più radicali eccessi ecologisti e una debolezza complessiva nella scrittura del programma.
Nei panni di Mr. Green, Luca Bonaccorsi, ex banchiere ora giornalista convertito all’ecologia, si stabilisce per una settimana in casa di una famiglia poco attenta alle questioni ambientali (definita un «tempio degli eccessi») e lì, come una Tata Lucia specializzata in eco-sostenibilità, cerca di raddrizzarne la condotta ecologica, eliminando gli sciali energetici non necessari ma soprattutto colpevolizzando con predicozzi e faccine scandalizzate gli «spreconi» per i loro comportamenti a rischio, dall’abuso di olio di frittura all’eccesso di idromassaggio, dal debole per una rombante Ferrari a un guardaroba troppo fornito.
Il momento più involontariamente comico è quello in cui Mr. Green cerca di convincere la stilosa madre di famiglia bresciana protagonista della puntata ad abbandonare le paillettes in favore dell’abbigliamento in canapa. L’effetto dovrebbe essere anche divertente ma Mr. Green si prende troppo sul serio e a dominare è un fastidioso registro punitivo in cui per l’ironia rimane davvero poco spazio. Geppi, stai attenta!
(fonte: “Corriere della Sera”, 15 ottobre 2012 – articolo di Aldo Grasso)

Il Massimo semplificatore
L’unico commento spendibile su Massimo Giletti, vate domenicale de “L’arena” su Raiuno, è che rappresenta un prodotto perfetto. Semplicemente perfetto per quello che sta facendo.
Non è frutto del caso, quando si incassano solidi ascolti e si veleggia verso ulteriori ambizioni, tipo uno spazio serale che tanto ormai non si nega a nessuno.
Dietro al successo gilettoso, insomma, c’è un’identità globale che si riassume nella figura del Facilitatore.
Un post opinionista che, a differenza dei predecessori, non esaspera con approfondimenti la complessità del reale, ma al contrario la riassume premasticandola per il pubblico pomeridiano.
Tutto, in Giletti, è proprio del Facilitatore.
A partire dalla lingua italiana, che a tratti archivia l’uso del congiuntivo -troppo intellettuale, dai- a favore dell’indicativo: «Io credo che “Chi l’ha visto?” fa un percorso molto importante della nostra azienda», ha per esempio dichiarato l’altro giorno in diretta, tratteggiando così al meglio il suo profilo di massmediatore.
Ed ha potuto confezionare, questo piccolo gioiello di affettuosità (Rai) e disinvoltura (verbale), perché alle spalle non ha decenni di inutile autorevolezza.
Al contrario, libero da condizionamenti, il conduttore de “L’arena” può tuffarsi a peso morto su ciò che meglio smuove il sentimento collettivo, saltellando tra il video del bambino conteso a colpi di polizia tra i genitori, al traffico di voti in sapore di ‘ndrangheta, fino alla meraviglia della Regione Lazio, dove Pdl e Italia dei Valori hanno condiviso il piacere della sottrazione.
Materia che consente al Facilitatore di mostrare da una parte il broncio dell’indignato, ancora più carino grazie al capello color sarchiapone, e dall’altra di lanciare dibattiti cannibali, dove il senso intimo dei fatti -tanto ostico da cogliere- viene fagocitato dall’urgenza di semplificare sempre e comunque.
Non a caso Giletti si rivolge al padano Salvini con un casereccio «Mi dica la verità…», e ancor meno è un caso se in studio si citano le «mele marce» della politica, e lui precisa da bravo fruttivendolo che in realtà è «il cesto, a essere marcio».
L’obiettivo, nel complesso, è costruire uno show che non strida con le luci rosse e blu da luna park che circoscrivono “L’arena”, ma s’innesti nell’atmosfera farsesca alternando le baruffe degli ospiti ai tripudi demagogici: come l’ultimo, sacrosanto, scagliato contro gli amministratori non soltanto ladri, ma anche colpevoli di «sottrarre soldi al sociale, a chi fatica ad arrivare a fine mese, o a chi ha un figlio handicappato».
Quant’è servito, domenica, a garantire oltre il 20 per cento di share.
(fonte: “Gli Antennati”, 16 ottobre 2012 – articolo di Riccardo Bocca)

Cronaca morbosa e Sciarelli dolente
Da tempo non seguivo più «Chi l’ha visto?», un po’ per noia (lo confesso), un po’ perché il volto dolente di Federica Sciarelli (in video almeno, nella vita di tutti i giorni sarà allegra e spiritosa) mi mette angoscia. E poi non so più cosa sia la trasmissione: una ricerca di scomparsi? Una serializzazione di casi umani, come la triste vicenda di Angela Celentano? Un talk su clamorosi episodi di cronaca, come la storia del bambino di dieci anni portato via il 15 ottobre a forza dalla scuola elementare di Cittadella? Di tutto, di più (Rai3, mercoledì, ore 21.10).
Non immaginavo che «Chi l’ha visto?» fosse così simile, in termini drammaturgici, a «Quarto grado» di Salvo Sottile. La fortuna della Sciarelli è di far a meno della compagnia di giro degli opinionisti, ma la morbosità per la cronaca nera è identica. L’ho sottolineato più volte, «Chi l’ha visto?» è un programma metamorfico: cambia aspetto mimetizzandosi nella fisionomia della conduttrice. È stato aggressivo e poliziottesco con Donatella Raffai, problematico e ambulatoriale con Alessandra Graziottin, amorevole e solidale con Giovanna Milella, teatrale e «scritto» con Daniela Poggi, giornalistico con Federica Sciarelli. Non è più (forse non lo è mai stato) quel grande racconto popolare immaginato da Angelo Guglielmi e dal suo ideatore Lio Beghin.
Sì, c’è ancora la signora abbandonata da bambina in un brefotrofio, che ora, da adulta, vuole conosce la sua madre naturale, ma la narrazione è opaca, stile Barbara D’Urso o Mara Venier. Gli scomparsi sono soltanto la marca di riconoscimento del programma, che ormai punta a essere l’ultimo baluardo della «tv verità» (basta vedere con quale attenzione la conduttrice legge la sua interpretazione dei fatti, da assistente sociale più che da giornalista), l’ultima tribuna dove il quotidiano escluso dalla politica ritrova una sua voce, l’ultimo qualcosa, da rintracciare ogni volta.
(fonte: “Corriere della Sera”, 19 ottobre 2012 – articolo di Aldo Grasso)

Robbie Williams apre X Factor: Nicola è il primo eliminato
Francesca Michielin, vincitrice della scorsa edizione, inaugura la fase attiva di X Factor accompagnata sul palco dai suoi dodici protagonisti che rompono il ghiaccio cantando insieme a Robbie Williams, grande padrino del primo appuntamento live. Il cantante inglese manda in delirio il Teatro della Luna ma lascia subito spazio ai giudici e al loro ingombrante look. La cresta di Elio arriva al soffitto.
Morgan apre la gara con la sua incognita, ICS, il primo concorrente a portare l’hip hop ad X Factor con una versione personalizzata di “Sex Machine”. La performance supera le attese e raccoglie il favore di tutti e quattro i giudici, anche se Elio vede nella perfezione lo spettro della freddezza.
Di tutt’altro genere Nicola, il primo araldo della squadra di Simona che lo presenta al pubblico come un giovane Lucio Battisti e per ribadire il concetto gli affida il brano “Io vivrò senza te”. La prova è accademica e sacrifica le potenzialità vocali del giovane cantante. Elio e Morgan lo sottolineano accendendo immediatamente la disputa sul banco dei giudici.
La ruota gira e tocca a Elio che schiera Cixi, l’artista che malgrado la giovanissima età aveva già un notevole successo su YouTube. Fresca, sicura, elegante, la sedicenne conquista cantando “You got the love” di Florence and the machine.
Arisa risponde con gli Akmè che si esibiscono sulle note di “My kind of Love” di Emily Sandè raccogliendo il parere positivo di Morgan ed Elio.
Il giro ricomincia da Simona che mette in pista Daniele sulle note di “Strange World”, il cantante è emozionato ma il suo timbro originale, già chiaro fin dai casting, non si smentisce e Morgan si spertica in complimenti sulle doti canore di colui che per adesso considera il cavallo di razza di questa edizione.
E tocca proprio a Morgan chiudere la prima manche con Chiara che travolge con la sua personalità naif e stralunata fuori dal palco e implacabile davanti al microfono dove affronta l’insidiosa “Purple Rain” di Prince uscendone senza un graffio.
Mentre il televoto fa la sua parte, Robbie Williams torna ad esibirsi e arriva anche l’annuncio: ci sarà un ripescaggio tra i ragazzi esclusi durante gli home visit. Intanto Nicola della squadra di Simona paga il primo bilancio candidandosi all’eliminazione. Ma c’è la seconda manche. Arisa presenta le gemelle Donatella che puntano su una coreografia pop ad effetto (Luca Tommassini c’è) sulle note di “Time Bomb” di Kyle Minogue.
Elio prosegue la maratona presentando Yendry che canta “Per sempre” di Nina Zilli. La prova corretta ma contenuta non genera troppo entusiasmo. E tocca al terzo candidato della categoria Over: la sofferente Romina in gara con “Duel” dei Propaganda. Il Dr. Morgan, come lo chiama Elio, scommette sugli anni Ottanta e l’esperimento riesce.
Simona introduce nel gioco Davide che fino a ieri aggiustava caldaie e oggi si misura con l’impressionante meccanismo di una diretta portando in dote la faccia di Massimo Ranieri e una ballata dei Blue. La sua purezza vecchio stampo viene però spazzata via dagli insoliti Frères Chaos, ultimo gruppo in gara di Arisa, che portano sul palco una dimensione raffinata che disorienta e affascina sull’onda della hit di Gotye “Somebody that I used to know”.
Ultima ma non ultima arriva Nice, della squadra di Elio, che ha meno di vent’anni e viaggia disinvolta sulle note altissime di “L’ultima Occasione” di Mina. Ed ecco il ripescaggio. Vengono promossi in gara quattro concorrenti che torneranno sul palco la prossima settimana e si sfideranno per salire in corsa sul treno di X Factor. Gaya rappresenterà la categoria di Elio, gli Up3Side quella di Arisa, Michele canterà per Morgan e Alessandro per Simona.
Il televoto consegna finalmente i risultati della seconda manche spingendo verso il ballottaggio Yendry. La cantante di Elio affronterà in uno scontro diretto Nicola della squadra di Simona, rimandato al primo turno. La parola va ai giudici per stabilire il primo eliminato della nuova edizione di X Factor. Simona, in difesa, vota Jendry e per chiara simmetria Elio boccia Nicola. Arisa e Morgan si allineano su questa scelta ed è Nicola a lasciare lo show.
(fonte: LaStampa.it, 19 ottobre 2012 – articolo di Ludovica Sanfelice – NEXTA)

TELEFILM

“Last Resort”, onore e adrenalina
La nuova stagione di telefilm è iniziata a pieno regime negli Stati Uniti, tra conferme delle serie più amate e qualche novità. In Italia come al solito dobbiamo rimanere in paziente attesa che qualcosa attraversi l’Oceano e sbarchi, con mesi di ritardo, nei nostri palinsesti. Un’eccezione è «Last Resort», ultima creatura seriale di Karl Gajdusek e di Shawn Ryan, acclamato showrunner della serie poliziesca «The Shield», in onda su Fox in contemporanea con gli USA (lunedì, ore 21).
«Last Resort» punta su un classico dell’immaginario mediale, raccontando le vicissitudini del sottomarino americano Colorado. Mentre è impegnato in una navigazione di routine, il Colorado riceve l’ordine di colpire il Pakistan con due testate nucleari.
Ma qualcosa non torna, la provenienza del mandato è incerta e la sua finalità ambigua, così l’equipaggio, guidato dal capitano Marcus Chaplin mette in discussione l’autorità dei suoi vertici a Washington e rifiuta di lanciare l’attacco missilistico. Il sottomarino è subito bombardato da «fuoco amico» e si rifugia nel porto di una misteriosa isola nell’Oceano Indiano dove l’equipaggio, per gran parte ammutinato alle gerarchie militari, fa base per svelare e combattere le oscure trame che stanno destabilizzando gli Stati Uniti. L’obiettivo è quello di provare la propria innocenza per tornare a casa senza il marchio infamante di «nemici della propria patria».
Vero che la serie è ancora all’inizio, ma in «Last Resort» s’intravedono degli aspetti interessanti. Sicuramente il tentativo di conciliare, grazie a risorse produttive adeguate, l’action (per appassionati di adrenalina e scenari bellici) a uno sguardo più riflessivo su temi come il senso dell’onore, la difesa della patria a ogni costo, il senso di incertezza di un’America in cui la lotta al terrorismo sta lasciando cicatrici profonde, che la tv prova a raccontare.
(fonte: “Corriere della Sera”, 17 ottobre 2012 – articolo di Aldo Grasso)

“Dallas”, la delusione supera la cattiveria
L’aspetto più divertente del sequel di «Dallas» è che all’inizio sembra un raduno zombie, un festa di revenants, un’adunata familiare di sopravvissuti: J.R. (Larry Hagman) con il deambulatore, Bobby (Patrick Duffy) con una brutta malattia da debellare, Sue Ellen (Linda Gray) incapace di sopire il suo istinto di «femme maudite», di adultera alcolizzata, tra uomini che, come bambini, si ostinano a portare il cappello da cowboy (Canale 5, martedì, ore 21.15). Si rivede persino la nostra grande passione, Lucy Barnes (Charlene Tilton), la nana di Dallas, la «figlia illegittima di Mae West»! I loro corpi ultrapop si muovono solo nell’acquario dei ricordi, con la colonna sonora di Adele che gli arriva per via endovenosa, grandi decrepiti fiaccati da loro passato, affossatori del loro stesso futuro narrativo.
Le prime puntate sono un passaggio di staffetta: l’odissea del rancore che ha sempre animato il ranch più famoso della tv americana, Southfork, è tenuta in vita dai vampireschi rampolli Ewing condannati dagli sceneggiatori a ripetere all’infinito la parte di Caino e Abele: John Ross (Josh Henderson), il figlio di J.R, contro Christopher (Jesse Metcalfe), il figlio adottato di Bobby. In mezzo giovani donne ambiziose, che in vita loro non si non mai perse una puntata di «Beautiful», a scaldare i cuori, e non solo i cuori, di questi trivellatori dell’odio.
Sono passati trentacinque anni da quando anche il pubblico italiano cominciò a fare i conti con un mondo normalmente popolato di «cattivi», con modelli di comportamento fondati sulla prevaricazione. Poi, come sempre, la realtà e una buona dose di ottime serie, ci hanno insegnato che la profondità di una passione si misura dai sentimenti bassi che racchiude, e che ne garantiscono intensità e durata.
La nuova serie promette ancora perfidie, ricatti, intrecci sessuali, sepolture della bontà. Ma più forte della cattiveria c’è solo la delusione.
(fonte: “Corriere della Sera”, 18 ottobre 2012 – articolo di Aldo Grasso)

Canale 5 non è più una rete per Dallas
E dunque è ancora lotta là a Dallas. Sono tornati gli Ewing, e siamo rimpiombati negli anni ’80. Ecco Dallas il sequel in prima serata (!) su Canale 5 (!): adesso sono i figli di Bobby (malato di cancro) e JR (in un ospizio, ma l’idea del denaro lo risveglia) a farsi la guerra. Bobby vuole rinunciare all’oro nero perché teme lotte fratricide e vuole creare un’oasi di verde, il di lui figlio invece si affligge per aver provocato con l’estrazione del metano un terremoto in Cina (!). Così, viste ‘ste fregnacce, non puoi che tenere per JR, padre e figlio (John Ross). La trama è melodramma puro, pure un po’ retro, non paragonabile ad altri grandi melò americani degli ultimi anni, figli proprio del precedente Dallas (portò infatti in prima serata l’idea di continuità interepisodica).
Perché questo nuovo Dallas? Perché è un brand con una sua storia da riportare in vita per catturare nuovi e vecchi fan. Già, ma vecchi e nuovi in che modo? In Usa va in onda su Tnt, rete via cavo dai drammi solidi, moderatamente moderni e indirizzati anche a un pubblico maturo, allevato da anni di tv series, capace di apprezzare il vecchio insieme al nuovo (per esempio Falling Skies o The closer).
Quel che stupisce è invece la scelta della prima serata di Canale 5. E infatti, Dallas si è fermato all’8%. Certo c’era la partita, ma forse c’è dell’altro. Dopo aver nutrito, negli anni ’80, il proprio pubblico a telefilm, il canale lo ha disabituato in questi ultimi decenni proprio a questo prodotto, mandando in onda fiction stra-italiane (per carità, alcune anche buone). Adesso ripesca con fare nostalgico il titolo che gli diede lustro, sperando che il pubblico lo segua ancora. Il pubblico dei 30 di allora, si intende, l’unico in cui crede la rete. E invece no: la fascia 55-64, di solito forte per Canale 5, risulta molto bassa (va meglio tra i 45-55). Abituati a Cesaroni, Onore&Rispetto, Distretti, che se ne fanno di Dallas? Eppure, questo Dallas era anche per la generazione degli allora bambini, per i quali rappresenta un passato mitico: bastava vedere i commenti ieri su Twitter. E infatti è tra 35-44enni che va meglio il telefilm. Ma ovvio, questo pubblico non basta. Perché questa fascia d’età ormai ciba la sua fame seriale altrove, non più su Canale 5, forse forse su Italia 1 o Rete4, di certo su Raidue, dtt free con Rai4, Sky, download illegale. No, Canale 5 non è più la rete di Dallas. E nemmeno della generazione Dallas. Come disperdere il proprio capitale in 30 anni: JR perdonali, perché non sanno quello che fanno.
(fonte: “Europa Quotidiano”, 18 ottobre 2012 – articolo di Stefania Carini)


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