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I premi Nobel 2012 18 ottobre 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Nobel, Premi, Scienza e tecnologia.
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I premi Nobel vengono assegnati ogni anno dal 1901 ad alcune personalità o istituzioni che si sono distinte per il loro fondamentale contributo alla società: i premi sono stati istituiti dalle ultime volontà (firmate a Parigi il 27 novembre 1895) di Alfred Nobel, industriale svedese ed inventore della dinamite.
I premi Nobel vengono conferiti per le seguenti discipline: fisica, chimica (assegnati dall’Accademia Reale Svedese delle Scienze), fisiologia o medicina (assegnato dall’Istituto Karolinska), letteratura (assegnato dall’Accademia Svedese) e pace (assegnato da un comitato nominato dal Parlamento norvegese). Inoltre, nel 1968, la Banca di Svezia ha istituito un premio aggiuntivo, il Premio per le Scienze Economiche in memoria di Alfred Nobel.
Vediamo brevemente chi sono i premi Nobel dell’anno 2012, assegnati tra l’8 e il 15 ottobre scorsi. Ciascun premio Nobel ha ricevuto un premio in denaro di 10 milioni di corone (poco più di un milione di euro). Per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale dei premi, cliccando sull’immagine qui sopra.

FISICA
Il Nobel per la fisica è andato ai prestigiatori dell’infinitamente piccolo. Il francese Serge Haroche e l’americano David J. Wineland hanno congelato, intrappolato, osservato, teletrasportato singoli atomi e fotoni. Se un giorno le complessità del loro lavoro di laboratorio saranno superate, avremo computer quantistici che lavorano alla velocità della luce e strumenti per misurare il tempo centinaia di volte più precisi degli orologi atomici attuali.
Il comitato Nobel di Stoccolma ha premiato i due fisici, entrambi di 68 anni, per aver “indipendentemente inventato e sviluppato metodi per osservare e manipolare singole particelle senza alterare la loro natura quanto-meccanica con metodi giudicati impossibili fino ad allora”. Haroche lavora alla Ecole Normale Superieure, Wineland al National Institute of Standard and Technology.
Nel mondo dell’infinitamente piccolo, quando le leggi della fisica normale cessano di funzionare ed entrano in azione le bizzare leggi della fisica quantistica, era considerato impossibile osservare un fotone o una particella di materia senza distruggerla. Con dei trucchi da prestigiatore, i due fisici ci sono riusciti. Wineland, ha intrappolato degli ioni irretendoli con dei campi elettrici o raffreddandoli nel vuoto a una temperatura vicina allo zero assoluto (meno 273 gradi). All’interno della gabbia, li ha “domati” usando un raggio laser per poter studiare le loro sorprendenti caratteristiche (come quella di poter occupare due posizioni contemporaneamente).
Il trucco di Haroche per ingannare e catturare un fotone sfrutta invece due specchi così brillanti, piazzati a 3 centimentri l’uno dall’altro, che una singola particella di luce percorre 40mila chilometri prima di essere assorbita: l’equivalente di un viaggio attorno alla Terra. Disturbando il tragitto del fotone con degli atomi pesanti sparati tra gli specchi, Haroche è riuscito a studiarne alcune proprietà senza distruggerli.
Nel bizzarro e fragilissimo mondo della fisica quantistica, ogni scienziato intenzionato a condurre un esperimento sembrava destinato a comportarsi come l’elefante nella cristalleria. Gli stratagemmi di Wineland e Haroche hanno dimostrato che è possibile gettare un occhio su questo universo dalle regole capovolte con delicatezza e discrezione, senza sconvolgerlo.
Riuscire un giorno a controllare i minuscoli e imprevedibili abitanti del mondo subatomico ci porterebbe più vicini al teletrasporto o alla costruzione di un computer quantistico in grado di svolgere operazioni letteralmente alla velocità della luce. In un calcolatore simile, ogni bit può assumere contemporaneamente i valori di 0 e 1, moltiplicando la capacità di effettuare operazioni. Wineland è stato il primo a far funzionare un apparecchio di questo tipo, anche se con pochissimi bit e in condizioni di laboratorio impossibili da riprodurre in una casa o in un ufficio. Gli ioni chiusi in gabbia con il metodo del fisico americano, poi, oscillano in maniera così regolare che un orologio costruito ai tempi del Big Bang, oggi, dopo 14 miliardi di anni, avrebbe solo 5 secondi di scarto.

CHIMICA
Può una cellula matura tornare bambina? E può un organismo adulto ritornare embrione? I due esperimenti che sembrano capovolgere le regole della logica oltre che della biologia sono stati portati a termine a oltre 40 anni da distanza l’uno dall’altro dallo scienziato inglese Sir John B. Gurdon,79 anni, e da quello giapponese Shinya Yamanaka, 50 anni, che oggi hanno vinto il Nobel per la medicina.
Gordon è il padre storico della clonazione, che tanto fermento ha causato sul fronte della bioetica. Yamanaka quegli stessi malcontenti ha invece contribuito a sedarli, inventando una tecnica che permette di ottenere cellule staminali senza bisogno di toccare gli embrioni. Entrambi sono riusciti a invertire le lancette del tempo della vita “riprogrammando” individui e cellule adulti per riportarli allo stato embrionale.
Con un esperimento che è diventato un classico dei manuali di biologia, Gurdon nel 1962 clonò una rana. Prese una cellula da un individuo adulto. Ne isolò il nucleo e lo inserì all’interno di una cellula uovo dopo aver rimosso il nucleo originario di quest’ultima. Ne nacque un girino in piena salute. Il nucleo di una cellula di una vecchia rana era stato in grado di guidare la cellula uovo verso la formazione di una rana giovane. “Gordon  -  scrive oggi l’Accademia delle Scienze di Stoccolma che assegna il Nobel  -  aveva scoperto che la specializzazione delle cellule è reversibile”.
Dagli anni ’60 a oggi la clonazione venne replicata su molte specie animali (famosi la pecora Dolly e il cane Snuppy) e divenne quasi un fenomeno da baraccone, con la setta dei raeliani intenta a clonare un essere umano e speculazioni sul modo migliore per riportare in vita un dinosauro.
Difficilmente questa tecnica avrebbe potuto dare una mano concreta alla medicina senza l’aiuto di Yamanaka, che nel 2006 prese delle cellule adulte di topo e inserendovi una manciata di geni le trasformò in staminali dalle caratteristiche del tutto simili alle cellule di un embrione. L’esperimento di Yamanaka era estremamente semplice ed elegante. Come una sorta di pietra filosofale, il suo metodo forniva ai medici staminali in quantità per tentare di curare le malattie più svariate, e senza bisogno di distruggere embrioni.
Le staminali di Yamanaka (chiamate ips, induced pluripotent stem cells) sono oggi il cuore dell’attività della maggior parte dei laboratori di medicina rigenerativa. Non sono ancora state usate in esperimenti sull’uomo perché si è notato che il loro Dna non è in ordine al 100 per cento. Ma gli scienziati giudicano questi problemi in via di risoluzione. Le cellule di un paziente malato potranno un giorno essere prelevate, trasformate in staminali grazie al metodo di Yamanaka e poi fatte specializzare nel tipo di tessuto richiesto per correggere diabete, lesioni al midollo spinale, distrofie muscolari e tutte le malattie che la medicina rigenerative promette un giorno di trattare.
Il Nobel al tandem Gurdon-Yamanaka dimostra come una scoperta di biologia fondamentale apparentemente inutile (la clonazione di un girino) possa portare un giorno a delle applicazioni reali in medicina. Anche se nel mezzo ci sono ben 40 anni di sforzi e di ricerche, un tempo infinito per chi ha una malattia da combattere oggi.

MEDICINA
Il corpo umano è un insieme di miliardi di cellule che parlano in continuazione tra loro. La scoperta delle “antenne” che le cellule usano per comunicare e ricevere le informazioni dall’ambiente esterno è stata appena premiata con il Nobel della chimica, assegnato ai due scienziati americani Brian K. Kobilka, 57 anni, e Robert J. Lefkowitz, 69 anni.
Sono stati loro i primi a scoprire una categoria di recettori (chiamati recettori della proteina G) che permettono alle cellule del nostro corpo di svolgere due funzioni basilari per la vita: comunicare e adattarsi alle condizioni del mondo esterno. Le “antenne” svelate dai due ricercatori dalla fine degli anni ’60 permettono alle cellule di reagire a stimoli come luce, calore, odori e sapori. Ma sono anche alla base del “servizio postale” in funzione all’interno del nostro corpo, composto da sostanze come serotonina, adrenalina, istamina, dopamina e tante altre. Paura, gioia e sonno al finire della giornata sono tutte sensazioni mediate da questa classe di recettori, che ha svolto il loro lavoro nel corso di buona parte dell’evoluzione dell’uomo.
“Circa la metà dei farmaci in uso attualmente  -  ha scritto il comitato dei Nobel nella sua motivazione  -  sfruttano il meccanismo dei recettori della proteina G”. Ogni medicina infatti e un “messaggio” introdotto dall’esterno per spronare l’organismo a reagire. Non è un caso che questo settore di studi sia al centro degli sforzi delle aziende farmaceutiche e di biotecnologia per affinare la produzione di beta-bloccanti (usati per il cuore), antistaminici, psicofarmaci e tanti altri medicinali più efficaci e con meno efftti collaterali.
La coppia di scienziati americani si dividerà i circa 900mila euro associati al Nobel (il premio è stato decurtato di circa il 20% negli ultimi 10 anni a causa della crisi finanziaria e dell’inflazione). Il comitato selezionatore ha avuto qualche difficoltà a rintracciare Lefkowitz, che ha l’abitudine di dormire con i tappi nelle orecchie, nella sua casa alla periferia di Washington. C’è voluto l’intervento della moglie per svegliarlo e far arrivare la buona notizia a destinazione.
Il più anziano fra i due vincitori ha iniziato a fare ricerca in questo settore nel 1968. Per capire come potessero le cellule percepire le variazioni del mondo esterno le ha messe in contatto con alcuni ormoni legati ad atomi radiattivi (osservabili al microscopio grazie alla loro fosforescenza), riuscendo a scovare i recettori che li accoglievano. L’allievo Kobilka, figlio dell’era della genomica, ha una quindicina di anni più tardi individuato quale frammento del Dna si occupa di assemblare le “antenne” delle cellule. E ha concluso la sua opera nel 2011 con quella che il comitato dei Nobel nella motivazione del premio ha descritto come “un’opera d’arte molecolare”: l’immagine di un recettore nel momento esatto in cui entra in contatto con un ormone, si attiva e invia il segnale all’interno della cellula.

LETTERATURA
Mo Yan, l’autore di Sorgo rosso, opera dalla quale è stato tratto il film omonimo di Zhang Yimou, vince il Nobel 2012 per la Letteratura. Ma le reazioni sono contrastanti. C’è chi, come l’artista Ai Weiwei, voce tra le più scomode per il governo di Pechino, sottolinea: “Fa parte del sistema”.
Considerato uno dei più importanti scrittori e sceneggiatori cinesi, Mo Yan ha alle spalle una vita di privazioni. Come tutti quelli della sua generazione – è nato nel 1955 nella provincia dello Shandong – con la rivoluzione culturale ha dovuto interrompere gli studi per dedicarsi al lavoro manuale. Ha fatto il guardiano di mucche e pecore e per fuggire alla solitudine e alla fatica si è rifugiato nella fantasia. In seguito, dopo avere lavorato in una manifattura di cotone, si è arruolato nell’Esercito di Liberazione Popolare e, mentre era ancora un soldato, ha cominciato a seguire la sua vocazione di scrittore, tanto da guadagnarsi un posto di insegnate nell’Accademia Culturale dell’esercito. È diventato così uno degli scrittori più amati in patria, pubblicato in Italia da Einaudi, autore di storie reali e magiche che lo hanno fatto paragonare a Garcia Marquez e anche a William Faulkner.
Tra le sue opere più importanti, oltre a Sorgo Rosso, ambientato nella Cina rurale degli anni Venti, ricordiamo Supplizio del legno di sandalo (nel 2005 premio Nonino per la letteratura internazionale) e il colossale Grande seno, fianchi larghi. Un diluvio di parole,cento personaggi da seguire nell’arco di oltre mezzo secolo, dalla società feudale degli anni Trenta al capitalismo di stato di oggi, passando attraverso i rivolgimenti dell’era maoista. Un romanzo monstre di 904 pagine, censurato in patria per la crudezza delle testimonianze e i toni corrosivi, in apparente contraddizione con il significato del suo nome. Mo Yan è infatti  lo pseudonimo di Guan Moye. Si può tradurre con “non parlare”, imperativo che allude agli anni della Rivoluzione culturale quando, una parola sbagliata, poteva stravolgere una vita. L’uomo “che non vuole parlare” pronuncia pochissime parole, ma molte, moltissime, le riversa sulla carta. Si esprime nella scrittura dove la sua voce diventa un fiume potente, riconosciuta come tale in Cina e ora anche nel mondo. Perché? “Per il suo realismo magico che mescola racconti popolari, storia e contemporaneità”, spiega l’Accademia reale svedese che per la prima volta assegna un Nobel a un intellettuale cinese non dissidente.
Infatti, al contrario di Gao Xingjian, premio Nobel per la letteratura nel 2000, Mo Yan vive in Cina e più volte è stato accusato di essersi piegato al governo: è vicepresidente di una discussa associazione di scrittori sostenuta da Pechino, nel 2009 si è rifiutato di partecipare alla fiera del libro di Francoforte per la presenza di alcuni autori dissidenti in esilio e ha partecipato alle commemorazioni per Il discorso del 1942 di Mao Zedong, quello che ha plasmato la letteratura dei primi anni del partito comunista.

PACE
Il premio Nobel per la pace 2012 è stato attribuito dal comitato norvegese all’Unione Europea.
“Il Comitato ha deciso di assegnare il premio Nobel per la pace 2012 all’Unione Europea. L’Unione e i suoi membri per oltre sei decenni hanno contribuito al progresso della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa”, si legge nel testo di assegnazione del premio Nobel per la pace all’Ue.
“Durante gli anni della guerra, il comitato norvegese per il Nobel ha assegnato il riconoscimento a persone che hanno lavorato per la riconciliazione tra Germania e Francia. Dal 1945, la riconciliazione è divenuta realtà. La sofferenza terribile patita durante la Seconda Guerra mondiale ha dimostrato la necessità di una nuova Europa. In 70 anni Germania e Francia hanno combattuto tre guerre. Oggi un conflitto tra Berlino e Parigi è impensabile. Ciò dimostra come, attraverso sforzi ben mirati e la costruzione di una fiducia reciproca, nemici storici possano divenire partner.
Negli Anni ’80, Grecia, Spagna e Portogallo sono entrati nell’Unione. L’instaurazione della democrazia è stata la condizione per la loro adesione. La Caduta del Muro di Berlino ha reso possibile l’ingresso a numerosi Paesi dell’Europa centrale e orientale, aprendo una nuova era nella storia d’Europa. Le divisioni tra Est e Ovest sono in gran parte terminate, la democrazia è stata rafforzata, molti conflitti su base etnica sono stati risolti.
L’ammissione della Croazia, il prossimo anno, l’apertura di negoziati con il Montenegro, e il riconoscimento dello status di candidato, sono passi per rafforzare il processo di riconciliazione nei Balcani. Nell’ultimo decennio, la possibilità di una adesione della Turchia hanno fatto progredire la democrazia e i diritti umani nel Paese.
L’UE sta affrontando una difficile crisi economica e forti tensioni sociali. Il Comitato per il Nobel vuole concentrarsi su quello che considera il più importante risultato dell’Ue: l’impegno coronato da successo per la pace, la riconciliazione e per la democrazia e i diritti umani. Il ruolo di stabilità giocato dall’Unione ha aiutato a trasformare la gran parte d’Europa da un continente di guerra a un continente di pace. Il lavoro dell’Ue rappresenta la “fraternità tra le Nazioni”, e costituisce una forma di “congressi di pace” ai quali si riferiva Alfred Nobel nel 1895 come criterio per il premio Nobel per la pace”.

ECONOMIA
Il premio Nobel all’economia è stato assegnato agli americani Alvin Roth, classe 1951 e professore ad Harvard, e Lloyd Shapley, classe 1923, professore all’Università della California. L’Accademia reale svedese delle scienze ha premiato i due economisti per i  loro contributi “alla teoria della stabile allocazione” e per le analisi sulla configurazione dei mercati.
Nelle motivazioni la giuria ha spiegato che Shapley utilizzo la teoria dei giochi di John Nash  per studiare e comparare diverse soluzioni al fine di trovare la migliore per le parti in causa. Lo studio dell’economisa dell’Università di California ha prodotto anche uno speciale algoritmo. Roth è partito dai risultati Shapley per produrre una serie di studi empirici ed aiutare la ridefinizione dei modelli esistenti: Roth è riuscito ad applicare il principio di domanda e offerta a casi come la ricerca delle facoltà da parte degli studenti o la disponibilità di organi da trapianto per i pazienti.

(fonte: Repubblica.it)