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Cinema futuro (1.760): “Cogan – Killing Them Softly” 16 ottobre 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end “Cogan – Killing Them Softly”

Uscita in Italia: giovedì 18 ottobre 2012
Distribuzione: Eagle Pictures

Titolo originale: “Killing Them Softly”
Genere: thriller
Regia: Andrew Dominik
Sceneggiatura: Andrew Dominik (basato sul romanzo di George V. Higgins)
Durata: 97 minuti
Uscita negli Stati Uniti: 30 novembre 2012
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Brad Pitt, Ray Liotta, James Gandolfini, Richard Jenkins, Scoot McNairy,  Ben Mendelsohn, Ray Liotta, Trevor Long, Max Casella, Sam Shepard, Vincent Curatola

La trama in breve…
Jackie Cogan (Brad Pitt) è un duro che a New Orleans si dedica a un mestiere molto delicato. È uno specialista della sicurezza particolarmente apprezzato in  interventi  “non ufficiali”, richiesti da clienti che non vogliono farsi troppa pubblicità. L’ultimo incarico che gli è stato assegnato è una brutta gatta da pelare: deve trovare i responsabili di un colpo grosso ai danni della malavita locale, una rapina compiuta durante una partita di poker tra personaggi molto influenti nel giro. Pare che gli autori del colpo siano due criminali da strapazzo, e vanno trovati ad ogni costo.

Note di regia

Ho visto GLI AMICI DI EDDY COYLE in televisione e sono rimasto subito colpito dal realismo dei personaggi, delle situazioni e dei dialoghi. Sono andato a cercare informazioni su George V. Higgins su Internet e ho scoperto che era stato procuratore distrettuale per venti anni a Boston. La cosa mi ha molto interessato… qualcuno che conosceva bene la materia di cui scriveva. Aveva scritto altri venti romanzi, tutti ormai fuori catalogo, sembrava. Conoscendo la logica di Hollywood, quelli che comandano avrebbero scartato Higgins dopo che GLI AMICI DI EDDY COYLE aveva fatto fiasco al botteghino ma lì c’era questa potenziale miniera d’oro ancora inutilizzata. Ho ordinato dieci dei suoi libri di seconda mano e li ho letti appena mi sono stati consegnati. “Cogan” è stato il terzo e mi è sembrato subito perfetto per un adattamento cinematografico: grandi personaggi, grandi dialoghi e una trama molto semplice.

All’inizio l’ho immaginato come un film drammatico, ma più mi ci addentravo, più mi sembrava la storia di una crisi economica, una crisi dell’economia criminale basata sul gioco d’azzardo e provocata da una mancata regolamentazione. In altre parole, una versione in scala della situazione attuale in America.

Poi ho cominciato a pensare ad “Allarme Rosso”, il libro da cui sono stati tratti A PROVA DI ERRORE, un meritevole, ma trascurabile dramma su un incidente nucleare e IL DOTTOR STRANAMORE, un adattamento satirico della stessa identica trama. Kubrick ci ha fatto ridere delle nostre paure e io ho pensato che forse avrei potuto trovare un modo per far ridere della crisi economica che ha portato il mondo sull’orlo del disastro.

Credo che i film sulla criminalità siano fondamentali per il capitalismo, perché mostrano il funzionamento della teoria capitalista nella sua forma base. Inoltre è l’unico genere in cui viene totalmente accettato che i personaggi agiscano spinti solo dalla brama del denaro. Niente stronzate sulla morale come “i valori della famiglia” o “segui il tuo sogno”.

Ho immaginato un film popolato da persone sempre in cerca di soldi, senza una vaga idea di quanto siano infelici, che detestano il loro lavoro, vessate da capi indecisi e incompetenti che si anestetizzano con droga, sesso e alcol, che non guardano mai le loro vittime negli occhi e ho pensato: deve essere una commedia.

Ho mandato un SMS a Brad in cui gli spiegavo l’idea di base. Volevo tastare il terreno prima di procedere. Immaginavo che avesse qualche grosso progetto all’epoca e che non avrebbe mai prestato attenzione a un film a basso costo raccontato in un messaggio, invece mi ha risposto subito e 45 minuti dopo non solo aveva accettato, ma avevamo anche raggiunto un accordo. Non rimaneva che informare gli agenti, chiamare Dede (Gardner) e trovare un finanziatore. In realtà ne avevo uno, ma un budget così per un film con Brad Pitt gli sembrava troppo bello per essere vero e ha rinunciato. Hollywood è strana, se cerchi di fare un favore a qualcuno, è probabile che quello scappi via urlando. Il resto è andato piuttosto liscio. Volevamo filmare un’economia al collasso in uno stato che offrisse i prezzi migliori. New Orleans sembrava più funzionale di Detroit, così abbiamo assunto tutti coloro che avevano lavorato ne L’ASSASSINIO DI JESSE JAMES PER MANO DEL CODARDO ROBERT FORD che siamo riusciti a trovare, abbiamo ingaggiato i migliori attori disponibili, siamo andati là e abbiamo realizzato il film. Il risultato è COGAN.

Note del produttore Dede Gardner

Andrew mi ha detto di aver scovato un libro degli anni ’70 che era sostanzialmente una commedia noir, divertente nella sua disamina delle istituzioni e dei loro difetti. La sua intenzione era di mettere sullo sfondo il piano finanziario di salvataggio varato dal governo. La corruzione è sistematica. Non è un’eccezione. Si ripercuote su tutti noi e tutti ne siamo coinvolti. Metti la connivenza al centro della scena e vediamo che succede.

Il copione mi è piaciuto fin dalla prima parola. È scritto con un profondo amore per quello che i personaggi dicono e per come lo dicono. Ciò che ad Andrew sta più a cuore è raffigurare le persone come sono veramente, come realmente si esprimono. Ed è sorprendente quanto questo sia di conforto.

Lavorare con quel cast è stato come partecipare a una riunione di ex studenti a cui avevi voglia di andare. È stato un ritorno al passato, allo stesso tempo pieno di scoperte.

Ritrovare Patti (Norris) è stata una gioia e poi abbiamo rivissuto il ricordo privato e prezioso della nostra esperienza ne L’ASSASSINIO DI JESSE JAMES PER MANO DEL CODARDO ROBERT FORD.  Avere Patti con noi naturalmente è stata una vera manna per il film, lei si è rivelata la nostra salvatrice tante di quelle volte. Il fatto che Andrew e io abbiamo avuto quest’ opportunità è stata una sorpresa. Dopo JESSE JAMES pensavo che non avrei più lavorato, ma poi la vita ti dice che non è così. Tutto questo merita un sorriso, a dir poco.

Ammiravamo molto il lavoro di Greig Fraiser. Andrew lo aveva conosciuto in Australia e avevano molte conoscenze in comune. Lui è un temerario, pazzo e affascinante. È entrato in un gruppo di persone che si conoscevano già tutte tra loro e nonostante questo è riuscito ad alzare ancora di più il livello. Che si può volere di più?

Sono fortemente convinto che Andrew sia uno dei più grandi cineasti di oggi. L’ho sperimentato di persona. Forse il mondo sarà d’accordo, forse no. Ma per quanto mi riguarda, lavorare con Andrew mi dà la giusta definizione del mestiere che ho scelto di fare, il produttore. Lui è una gioia, complicato, assurdo, spassoso, profondo. E dà tutto se stesso quando lavora. Il fatto che da tutto questo sia nata una grande amicizia è la ciliegina sulla torta. Mi sento fortunato, ho imparato molto e ne sono orgoglioso. Ora siamo invecchiati e siamo più saggi e ci vogliamo più bene che mai. Che si può volere di più da un rapporto tra due esseri umani?

Credo che il lavoro parli da solo. Se c’è una cosa che ho imparato da Terry (Malick) è che sai già quello che pensi. Ciò che conta è quello che penseranno gli altri. Questo succede quando quello che fai, e quello che hai fatto, è aperto a tutte le possibili interpretazioni ed è l’unica ragione per continuare a farlo.

Gli attori

“Le partite sono interrotte finché non troviamo chi ha fatto questo”, spiega Richard Jenkins che nel film è l’Autista, un avvocato che fa anche da intermediario per Jackie Cogan, il killer assoldato per indagare su una rapina avvenuta durante una partita di poker protetta dalla mafia. “La gente non tornerà a giocare finché i tizi che hanno fatto questo sono ancora a piede a libero”. Dobbiamo dimostrare che facciamo sul serio e così ingaggiamo Cogan che è un vero esperto in queste cose”, continua Jenkins parlando del personaggio di Pitt. “È un uomo molto intelligente a suo modo, ha quella scaltrezza che viene dalla strada, ma poiché non abbiamo mai lavorato con lui, ci andiamo cauti”.

“Ci sono lunghi dialoghi in macchina”. È stato bello perché non dovevamo muoverci, dovevamo solo stare seduti e parlare.”. Jenkins e Pitt hanno trascorso più di una settimana a girare le loro scene insieme chiusi nella macchina. “Noi ci incontriamo in macchina. È stata una settimana fantastica, davvero bella”, rivela Jenkins. “Adoro lavorare con lui, è un grandissimo attore.”

Appena ha letto il copione, Jenkins ha pensato “che tutti parlavano come complicati esseri umani e non come personaggi di un film”. In un primo momento ha parlato del suo ruolo con Dominik per telefono ed è stato travolto dalla passione del regista per il suo lavoro. “Andrew è un creativo, ha molto da comunicare e ha trovato il mezzo per farlo. Lui sta in paradiso e noi insieme a lui. È uno di quei registi che non cerca qualcosa di specifico. Guarda quello che fai, si pone come uno spettatore.” Disse che sarebbe rimasto a guardare qualcosa per sempre se ne avesse avuto interesse, ricorda Jenkins.

Recentemente Jenkins ha lavorato con i produttori Dede Gardner e Pitt in MANGIA, PREGA, AMA. “Ricordo Brad che parlava di Andrew e di come gli fosse piaciuto lavorare con lui, così ho pensato che dovevo essere matto a rifiutare di fare questo film”, dice l’attore.

“Jackie pensa che questa non sia una nazione, ma un business”, suggerisce Jenkins, rifacendosi alla riflessione di David Mamet sul senso morale racchiuso in AMERICAN BUFFALO. “Lui diceva che una cosa è l’amicizia e una cosa sono gli affari ed è di questo che tratta il film. È tutto un business, ognuno per sé”.

“Andrew è il tipo di regista a cui non importa quanto tu abbia fatto, lui vuole sentirlo e vederlo”, spiega Ray Liotta, che ha sostenuto i provini per vari ruoli nel film, ma quello che voleva veramente era il ruolo di Markie Trattman. “Io sono il più simpatico del film. Io sono quello che gestisce la bisca, che ha sempre una donna tra le braccia, in sostanza piaccio a tutti. Ci tenevo a questo ruolo perché mi piaceva l’idea di fare il ragazzaccio simpatico.”

Markie è il primo a essere sospettato quando la mafia comincia a puntare il dito dopo la rapina durante il poker. “Io sono uno che non vale niente, assisto alle partite e vedo tutti quei soldi. A loro non importa se sono stato io oppure no, vogliono un capro espiatorio per poter ricominciare a giocare”, spiega Liotta.

“Chiamano James Gandolfini (Mickey) per occuparsi di me, ma lui ha troppo da fare con la bottiglia”, ride Liotta.  Per ironia, Markie viene pestato da due tizi che lui chiama per riscuotere i debiti di gioco, i suoi “scagnozzi” si rivoltano contro di lui e “questo è uno shock per me e naturalmente è spiacevole. In più io so cosa hanno intenzione di fare e di cosa sono capaci. Quindi, sì, mi pestano per bene”.

Era un ruolo molto fisico e lui sapeva bene che Dominik “predilige il realismo” e che aveva un’idea molto specifica in mente. Liotta ha voluto fare tutto da solo quando si è trattato di lottare e sfondare vetri. Il suo lavoro con la squadra degli stunt diretta da Darrin Prescott e Wade Allen, è stato fondamentale. “Come ho detto prima, non ho problemi a dare un pugno, ma prendere un pugno è tutta un’altra cosa”, ammette Liotta. “Gli stunt mi hanno insegnato a fare questo. Ero determinato a fare ogni mossa della scena e in qualche modo farmele suonare è stato divertente. È stato bello ricevere pugni piuttosto che darli.”

Dominik è molto attento sia alla parte fisica che a quella cerebrale. “Anche i dialoghi hanno un ritmo specifico”, dice Liotta, che conosce il regista fin dai tempi di CHOPPER. “È un grande regista ed è fantastico vedere qualcuno che si esalta nel rendere le situazioni credibili. Sono stato fortunato a lavorare con registi che mettono una grande passione nel realizzare le loro idee.

“Johnny Amato non è uno che eccelle”, spiega Vincent Curatola a proposito del suo personaggio, è uno che traffica e che a stento si tiene lontano dalla prigione. “Lui vuole essere qualcuno. Vuole stare con quelli che contano, quelli che non lavorano, quelli che mettono a segno i colpi. Quelli che possono rapinare sei tir domani notte e fare la bella vita per sei anni.”

“Johnny pensa sempre che domani sarà meglio di oggi.” Ha un piano ed è qui che entra in scena Frankie, interpretato da Scoot McNairy. I due si sono conosciuti in prigione e Johnny si considera un po’ il mentore del ragazzo, per questo gli affida la responsabilità di un lavoro. “Mi piace quando un attore non esce mai dal suo personaggio”, ricorda Curatola a proposito di quando girava con McNairy a New Orleans. “Capitava che mi mandasse messaggi del tipo: ’Capo, sono Frankie. Ho fame, vorrei comprare qualcosa da mangiare, ma non ho soldi’. Naturalmente scherzava”, sorride Curatola. “Scoot è sempre molto concentrato. Qualunque suggerimento gli lanciassi, lui lo raccoglieva e lo riproponeva elaborato a modo suo. Molto abile!”

È l’amico di Frankie che distrae Johnny. “Frankie si porta dietro Russell (Mendelsohn), un disastro totale. Arrivano questi due begli esemplari, io li guardo e dico a Frankie che Russell sembra appena uscito di prigione. Capite cosa intendo? Non me li sono andati a scegliere a Yale per fare questo lavoro. Il punto è se saranno in grado di realizzare il colpo. Ed è qui che comincia la parte eccitante”, assicura Curatola.

“Jackie Cogan è un uomo fermamente intenzionato a raggiungere la perfezione in ogni cosa. Mi ricorda un generale dei tempi dell’Impero Romano”, osserva Curatola. “Lui deve avere ragione e se qualcuno non agisce come vuole lui, è meglio che si tolga dai piedi. Ma Jackie fa tutto questo in modo così elegante, che sembra quasi normale che possa uccidere dieci persone e andare a cena subito dopo.”

Curatola è rimasto affascinato dallo studio sottile della condizione umana e dall’umorismo nero che ha riscontrato nel copione di Dominik. “I dialoghi erano così intensi, era come studiare in seminario”, scherza. “Ho lavorato per nove anni ne I SOPRANO. Tutti noi conoscevamo così bene i nostri personaggi, che quando arrivava qualche nuovo regista, era come se neanche ci sfiorasse. Ma Andrew ha capito subito l’essenza di Amato. Lavorare con lui è stato come andare a scuola il primo giorno e l’insegnante arriva e ti dice di fare la tavola pitagorica 4’800 volte.

Frankie è appena uscito di prigione, nel mezzo di una crisi finanziaria e delle elezioni presidenziali del 2008.  Il mondo è in rovina ed è cambiato, la gente intorno perde tutto quello che possiede. “Frankie vuole una casa, vuole una macchina e vuole una ragazza”, spiega McNairy. “Farà qualunque cosa per ottenere quello che vuole e Johnny Amato è l’uomo che ha un’idea. Architettano il piano, un’idea geniale e praticamente il film comincia da questo punto.”

McNairy si trovava nello Utah quando è stato convocato per un provino con Dominik. “Mi ha dato un monologo di tre pagine da imparare”, ricorda l’attore. “Io l’ho letto tutto in una volta, Andrew mi ha ringraziato e ci siamo salutati. Così ho pensato: ‘Ho volato fin qui dallo Utah solo per leggere il pezzo una volta?’ Qualche ora dopo mi ha chiesto di tornare e la sera mi ha chiamato per dirmi che avevo ottenuto la parte.” Durante il mese successivo i due si sono parlati al telefono e Dominik gli ha fatto leggere il copione originale che era di circa 400 pagine. “Era tutto spiegato molto bene e in questo modo avevi il quadro generale della storia… e quando avevo delle domande su Frankie, io e Andrew ne abbiamo parlato ancora.”

“Lavorare con Vinny (Curatola) è stato emozionante”, ricorda McNairy. “Lui è un grande, è un vero talento ed è divertente. Sembra un mafioso, se ne va in giro con il sigaro in bocca e quando ti si avvicina, hai sempre la sensazione che voglia ammazzarti.”

Il pistolero di Frankie, Russell, non può stare un giorno senza farsi e Amato dubita seriamente che sia il caso di farlo partecipare al colpo. È convinto che non ci si possa mettere in affari con un tipo così, sia che si tratti di un crimine oppure no. “Ma a Frankie serve quel lavoro e non gli importa. Vuole soltanto andare avanti”, dice McNairy. Infatti i due, miracolosamente, mettono in atto il piano.

“E poco dopo Frankie ha i soldi, ha le macchine e una ragazza. Tutto va alla grande fino a un incontro casuale in un bar”, dice McNairy. “Ho detto a Andrew che non volevo incontrare Brad (Cogan) fino a quel momento, quindi non ci sono state presentazioni, né prove né altro. Io sono seduto al bar, lui entra e cominciamo la scena. Cogan dà una sua impostazione per vedere qual è la mia reazione e Frankie si trova in mezzo a tutto questo senza sapere che cosa succederà nei due secondi successivi, nelle successive 48 ore. Gli spettatori ci vedranno incontrarci per la prima volta, sia nel film che nella realtà. “Andrew capisce al volo cosa pensiamo mentre lavoriamo”, dice McNairy. “Gli piace questo turbinio di idee che vengono fuori a caso e che danno come risultato delle perfomance molto naturali. Andrew ti stimola e realizza un sacco di riprese, ma ognuna è un’opportunità.”

Frankie era stato in carcere con un tizio di nome Russell, un australiano che adesso ruba i cani per rivenderli. “L’unica cosa che sogna è avere abbastanza soldi per comprarsi abbastanza droga e sballarsi il più possibile”, dice Ben Mendelsohn dell’intraprendente Russell. “Lui non è uno particolarmente pulito né a livello fisico, mentale, emotivo e nemmeno se parliamo di rispetto della legge. Lui è quel tipo di persona sporca e maleodorante.” O come Andrew lo ha descritto a Ben, lui è “un maiale godereccio”.

“Nessuno dei due ha intenzione di cambiare e di abbracciare il classico sogno americano di quello che puoi diventare e di lavorare sodo per riuscirci”, spiega Mendelsohn a proposito del modo di affrontare la vita di Frankie e Russell. “Questo non è certo il loro caso, ma a turno si prendono cura uno dell’altro. Russell aveva tirato fuori Frankie da un paio di brutte situazioni in prigione per certi suoi atteggiamenti nei confronti di alcuni detenuti. Fanno tutto quello che possono uno per l’altro e per quanto ne sappiamo questo potrebbe essere un bene.”

“I dialoghi sono fantastici. Andrew ha fatto un ottimo lavoro nell’adattare il libro per lo schermo”, dice Mendelsohn che ha un’amicizia ventennale con il regista. “Spesso i due personaggi parlano tra loro, a entrambi stanno succedendo varie cose e quasi non riescono a rendersi conto di quello che gli succede intorno. Eppure hanno una visione molto chiara di come dovrebbe funzionare il mondo.”

“Il film si basa su una rapina messa in atto da persone che non hanno una particolare abilità in questo genere di cose”, spiega Mendelsohn. È una commedia sulle relazioni e i punti di vista del mondo criminale, e sulle usanze e le regole che si pensa lo caratterizzino. Quello che cerchiamo di fare è gestire un affare in barba a tutto quello che ci succede intorno. Poi arriva Cogan e riporta un certo ordine, ma non è un granché”.

Il trailer italiano:


Trame ed altre informazioni sono tratte dal materiale stampa relativo al film.
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