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Edicola – “Vanity Fair” #41/2012, 17 ottobre 2012: “Salma Hayek – La belva sono io” 10 ottobre 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Vanity Fair.
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Vi presento la copertina ed un’anticipazione relativa al numero 41 (del 17 ottobre 2012) del settimanale “Vanity Fair”, edito da Condè Nast e in vendita nelle edicole al costo di 2 € (salvo promozioni regionali).

Salma Hayek: «La belva sono io»
Si era arresa: dopo Frida, nessuno le offriva più personaggi interessanti, e lei progettava di ritirarsi. Poi, è arrivato Oliver Stone. E lei torna al cinema. Nei panni (sexy) di una boss che decapita i nemici con la sega elettrica
di S. Brant e I. Sischy

Nella vita, principessa consorte di un multimiliardario magnate del lusso – il francese François-Henri Pinault, capo della PPR, la holding che possiede, fra i tanti marchi, Gucci, Yves Saint Laurent e Bottega Veneta –, mamma felice di Valentina, che ha appena compiuto 5 anni, e accesa attivista in difesa delle donne che subiscono maltrattamenti domestici. Nella finzione, spietata boss di un cartello messicano di narcotrafficanti, capace di far decapitare i nemici con la sega elettrica.
Guardo Salma Hayek arrivare all’appuntamento per l’intervista, in una camera di albergo a Boston, elegantissima, curatissima, e fatico a conciliarla con Elena, protagonista del film Le belve, che Oliver Stone ha tratto dall’omonimo romanzo di Don Winslow, e che esce in Italia il 25 ottobre.

Belve davvero: il film è violento quanto e più del libro.
«Oliver Stone al suo meglio: capace di raccontare la violenza in modo sensuale. Non amo le storie eccessivamente brutali, ma il mondo purtroppo è fatto anche di questo».
Era dai tempi di Frida, la storia della pittrice messicana Frida Kahlo uscita al cinema dieci anni fa, che non interpretava un personaggio così convincente.

«Non sono parti che mi offrono spesso. Pensi infatti che non volevo neanche più recitare. Avevo deciso di iniziare a considerare quello di attrice un hobby, non un lavoro: avrei recitato solo per gli amici, e solo se mi proponevano buoni film. Avevo smesso di prendere sul serio la mia carriera. Diciamo pure che mi ero arresa. È stato François che mi ha convinto a cambiare idea».
La solita storia: mancano i bei personaggi femminili.

«Esatto. Ma poi è arrivato Oliver e mi ha offerto questa parte: sa che l’aveva scritta apposta per me? Quando abbiamo iniziato le prove, non faceva che chiedermi il mio punto di vista. Mi faceva improvvisare, registrava quello che dicevo, e ha avuto il genio di riconoscere le battute migliori e inserirle nel copione».
Per esempio?
«Per esempio, quando dico a O (la ragazza californiana interpretata da Blake Lively, ndr): “C’è qualcosa che non va nella tua vita amorosa”. Quella è una battuta che ho inventato io».