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TV – Su Rai 1 la fiction “Il caso Enzo Tortora – Dove eravamo rimasti?” 30 settembre 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV.
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Questa sera e domani in prima serata Rai 1 propone “Il caso Enzo Tortora – Dove eravamo rimasti?”, una fiction in due parti diretta ed interpretata da Ricky Tognazzi che racconta la storia del noto conduttore televisivo che nel 1983, proprio all’apice della sua carriera, venne arrestato con l’ accusa di essere “affiliato” alla Camorra per poi, quattro anni dopo, essere assolto con formula piena da tutte le infamati accuse. Le vicende di un uomo baciato dal successo che, per un grave errore giudiziario, precipita nell’inferno dell’infamia.
Di seguito trama, note di regia e approfondimenti.

Il pubblico televisivo attendeva con ansia il suo ritorno in tv. E’ il 20 febbraio del 1987 quando, dopo una lunga e tormentata vicenda giudiziaria, che si è conclusa con un’assoluzione con formula piena, Enzo Tortora ritorna al suo amato lavoro e al suo Portobello.

Debilitato fisicamente e logorato nell’anima da quattro anni di calvario, in quella sua nuova “prima” puntata,  decise di salutare l’affezionatissimo pubblico con una frase che lasciò un segno indelebile nella memoria degli Italiani: “dove eravamo rimasti?”. Quella sera un Paese intero si commosse e lo studio televisivo si accese di applausi in una vera e propria standing ovation.  Quelle stesse parole, oggi, sono il titolo della fiction in due puntate “Il caso Enzo Tortora. Dove eravamo rimasti?”. Una miniserie, che Rai1 propone  domenica 30 settembre e lunedì 1 ottobre, in prima serata,  liberamente ispirata ai libri  “Applausi e sputi – Le due vite di Enzo Tortora” di Vittorio Pezzuto e  “Fratello segreto” di Anna Tortora (editi da Sperling & Kupfer Editori). Insieme alla vicenda giudiziaria, la fiction  vuole approfondire anche il lato più intimo e personale di Enzo Tortora. Dall’arresto con l’accusa di appartenere alla Nuova Camorra Organizzata, alla detenzione in carcere, dalla lunga battaglia legale per affermare la propria innocenza fino alla sentenza di assoluzione, passando attraverso alcuni dei momenti più salienti della sua carriera professionale e della stessa storia della televisione. Una storia che racconta anche la sofferenza di un uomo e della sua famiglia che, travolti da un’ingiustizia, hanno lottato senza sosta, rimanendo sempre fortemente uniti, alla ricerca della verità.

Una coproduzione Rai Fiction – Italian International Film, diretta e interpretata da Ricky Tognazzi. Firmano la sceneggiatura  Giancarlo De Cataldo, Monica Zapelli e Simona Izzo. Ad interpretare Enzo Tortora è proprio Ricky Tognazzi affiancato da un cast di altissimo livello. Bianca Guaccero veste i panni dell’ultima compagna di vita del noto conduttore, Francesca  Scopelliti, mentre Carlotta Natoli sarà l’amata sorella di Tortora, Anna, una donna forte e determinata che non lo abbandonerà mai. La figlia maggiore Silvia è interpretata da Eugenia Costantini, mentre Thomas Trabacchi è l’avvocato Della Valle e Luigi la Monica l’avvocato Dall’Ora. E ancora, due compagni di cella di Tortora sono interpretati da Tony Sperandeo (Siciliano) e da Francesco Venditti (Ruggero). Mariano Rigillo veste i panni del Presidente Di Leo ed Enzo Decaro, invece,  dà volto e corpo al giudice Marini, i magistrati del processo d’appello che nel settembre 1986 emisero quella sentenza di assoluzione  che restituì a Tortora la libertà e la dignità perduta. In onda su Rai1.

NOTE DI REGIA
di Ricky Tognazzi

Quando mi offrirono il progetto di un film su Tortora, mi resi conto di sapere molto poco della vicenda giudiziaria che travolse Enzo. Anche quelli con cui ne parlavo ricordavano Enzo come vittima di un grave errore giudiziario ma quasi nessuno, soprattutto tra i più giovani, rammentava le battaglie da lui intraprese per migliorare le condizioni di detenzione dei carcerati o l’umiltà e la forza con la quale Enzo aveva combattuto le sue battaglie. Alcuni accostavano il ricordo di tale vicenda alla diatriba politico-giudiziaria che imperversa, ancora oggi, nel nostro paese. Davanti a questa memoria fragile e facilmente manipolabile mi sono reso conto che con questo film, forse, avrei potuto riportare alla luce aspetti di quella vicenda che la polvere del tempo stava lentamente cancellando: la storia di un uomo che non fugge dai processi, che rinuncia a privilegi quali l’immunità parlamentare e che usa il suo nome per dare voce a chi con lui ha condiviso l’inferno del carcere e della detenzione preventiva. La storia di un uomo nato libero e morto libero, portato via da un male che lui stesso dichiarava conseguenza delle vicende giudiziarie che dovette subire. “Mi hanno messo una bomba dentro”, così usava dire parlando del dolore inflittogli dal “tritacarne” giudiziario di allora. Un dolore, quello provato da Tortora, che non gli ha impedito di continuare a lottare e  credere in un ideale di giustizia e che lo ha trasformato, suo malgrado, nella vittima esemplare di un sistema imperfetto. Ma quella di Tortora è anche la storia di un uomo baciato dal successo che improvvisamente sprofonda in un incubo dal sapore kafkiano, vittima dell’infamia e della violenza di una delle più terribili organizzazioni criminali con la quale il nostro paese abbia avuto a che fare: la Nuova Camorra Organizzata con a capo Raffaele Cutolo. Nel film c’è una frase che il padre dice ad un Enzo ancora giovane: “quando si è in cima ad una vetta si è sull’orlo di un precipizio”. Chi è alla ribalta sa che la popolarità può rivoltarglisi contro. Non c’è nulla di più effimero del successo e questo Enzo Tortora, suo malgrado, lo ha imparato sulla propria pelle. Tutto questo è stato valorizzato da un grande cast, una squadra di attori eccellenti che ha messo sul piatto interpretazioni di grande spessore e qualità: da Carlotta Natoli, nel ruolo di Anna, a Thomas Trabacchi che impersona l’avvocato Raffaele Della Valle a Bianca Guaccero che ha prestato il suo volto e il suo cuore a Francesca Scopelliti, ultima compagna di Enzo Tortora.E ancora Francesco Venditti e Tony Sperandeo; compagni di cella; Enzo De Caro e Mariano Rigillo, che indossano le vesti dei giudici del processo d’appello; Eugenia Costantini, che interpreta Silvia, una delle amate figlie. Giovanni Esposito e Antonio Pennarella e tutta Napoli, fucina di talenti incredibile e scenario naturale della nostra storia. Ringrazio la Cinerapa che ci ha accolto con professionalità e passione e in particolar modo ringrazio il Comune di Napoli nella figura del Sindaco Luigi De Magistris, per l’ospitalità e per aver dedicato una strada a Enzo Tortora proprio in occasione delle riprese. Era una Italia diversa quella della vicenda Tortora ma in fondo nemmeno tanto. Molti problemi ancora devono essere risolti: 28.000 detenuti sono in attesa di giudizio, esattamente la cifra che denunciava Tortora trent’anni fa, circa dieci milioni di provvedimenti pendenti, tra civili e penali, compromettono seriamente la  regolare celebrazione dei processi. Il numero dei detenuti non è mai stato elevato come al giorno d’oggi; lo Stato Italiano viene ripetutamente condannato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per la violazione di diritti umani fondamentali. Enzo Tortora venne infine assolto nel processo d’appello che ribaltò la decisione dei primi giudici. Nella ricostruzione della vicenda abbiamo voluto sottolineare questo aspetto centrale anche allo scopo di evitare che la drammatica vicenda giudiziaria di Enzo Tortora sia strumentalizzata a fini politici, come in passato è più volte accaduto. È importante mantenere viva la memoria sulla vicenda di Enzo Tortora, perché il suo sacrificio può diventare lo stimolo per affrontare questa emergenza che uno stato democratico di diritto non può tollerare.

 LA STORIA E I PERSONAGGI
Quando si realizza un film su un personaggio realmente esistito si teme spesso di violarne la sfera intima: pensiamo di aver raccontato con discrezione e rispetto anche l’uomo, i suoi difetti, i suoi pregi, le sue manie, i suoi affetti, le sue debolezze… aiutati anche dai libri dai quali abbiamo attinto, come l’accuratissimo Applausi e sputi di Vittorio Pezzuto, dalle persone che lo hanno conosciuto e che ci hanno parlato di lui, tra i tanti Giampaolo Carrozza, vedovo di Anna Tortora, le cui parole ci hanno guidato nel disegnare il profilo di Enzo, oltre, naturalmente, al preziosissimo libro Fratello Segreto della stessa Anna. Quando Enzo viene spogliato della sua celebrità e strappato dal grande palcoscenico della televisione quello che rimane è un uomo esattamente come noi.  Se avessero potuto vederlo come tale, al tempo, la frangia dei colpevolisti di sarebbe notevolmente ridotta, credo. Abbiamo cercato di trovare un equilibrio tra cronaca e sentimenti raccontando la storia di un fratello e una sorella uniti indissolubilmente da un rapporto, anche professionale, che percorrono insieme un cammino che va dall’infanzia fino ai successi della maturità e che si proteggono l’uno con l’altra, discutono, litigano, amano, fino alla Via Crucis dell’ultimo periodo quando il destino, per la prima volta, li separa fisicamente. Per il personaggio di Enzo ho provinato moltissimi attori ma sembrava quasi che ci fosse un sortilegio sul ruolo… tutti quelli che mi piacevano non erano, per un motivo o per l’altro, disponibili: chi impegnato con le riprese in altri film, chi a teatro … insomma mentre cercavo senza sosta un protagonista, mi calavo nella storia, studiavo, preparavo il film, a seguito di un suggerimento di Giancarlo De Cataldo, ho cominciato a valutare il fatto che forse, avrei potuto interpretarlo io, l’età c’era e anche la settentrionalità… E così è stato, con un po’ di incoscienza forse… perché curare la messa in scena e, allo stesso tempo, interpretare un ruolo di tale spessore non era impresa facile… fortunatamente al mio fianco c’è sempre stata Simona che, oltre a scrivere la sceneggiatura con Giancarlo De Cataldo e Monica Zapelli, mi ha accompagnato in questo lungo viaggio, come da sempre accade. Oltre a Simona, ringrazio la squadra di grandi professionisti che mi ha messo in condizione di operare al meglio: una troupe, ci tengo a sottolinearlo, tutta italiana, questo grazie ai produttori Fulvio e Paola Lucisano che si sono adoperati perché il film venisse girato in Italia, scongiurando la delocalizzazione e dando spazio ai nostri tecnici, alle nostre maestranze in un periodo così difficile per il cinema italiano. Un particolare ringraziamento va alla RAI nelle figure di: Fabrizio Del Noce, Tinny Andreatta e Francesco Nardella, con i quali il dialogo è stato appassionato e costruttivo.

NOTE DI SCENEGGIATURA
di Giancarlo De Cataldo e Monica Zapelli

Enzo Tortora ha lasciato un segno profondo nella storia recente del nostro Paese. Aggredito da accuse fantasiose e inesistenti, sbattuto su tutte le prime pagine come camorrista e mercante di morte, precipitato nel girone infernale delle patrie galere, trovò dentro di sé, nei saldissimi legami familiari e affettivi, nell’apporto determinante del suo collegio di difesa, la forza per reagire, riuscendo a trasformare un’allucinante vicenda personale in un grido d’accusa capace di influenzare la coscienza di un’intera nazione. Ciò che più ci ha colpito, mentre studiavamo quello che, da ormai trent’anni siamo abituati a definire – a volte sbrigativamente, a volte maliziosamente – “il caso Tortora”, è stata la determinazione, a tratti anche ossessiva, con la quale l’imputato Tortora combatté perché la sua innocenza fosse riconosciuta senza ombre e senza pregiudizi, rifiutando il ricorso a furberie ed espedienti, sfidando a viso aperto i suoi accusatori, un ambiente ostile, il gossip degli sciacalli che si avventavano con livore sul “personaggio” di fama caduto in disgrazia. Per tutta la durata del suo tormento, in altri termini, Enzo Tortora pretese e ottenne, a volte contro la stessa opinione dei legali e dei familiari, di difendersi “nel” processo, e non di fuggire “dal” processo. Rifiutò orgogliosamente di chiedere la libertà provvisoria, perché l’innocenza e la coscienza pulita non possono mai essere provvisorie. Fu scarcerato e mandato agli arresti domiciliari non in virtù di una qualche clemenza esercitata in favore di un personaggio pubblico, ma perché il carcere aveva compromesso le sue condizioni di salute. Si candidò alle elezioni europee assicurando che, in caso di vittoria, avrebbe rinunciato all’immunità: e, caso alquanto raro nella vita nazionale, una volta trionfalmente eletto, mantenne la promessa, consegnandosi alla giustizia. Ciò fece di lui un imputato scomodo, imbarazzante, se non apertamente antipatico: ma anche questa lezione dobbiamo a Enzo Tortora. Non è raro che l’innocenza risulti antipatica: perché problematica, inquietante, quando ha l’effetto di sgretolare teoremi nati dal nulla e gonfiati dal cattivo governo del senso comune.Alla fine, Enzo Tortora ottenne giustizia. E la ottenne da giudici diversi da quelli che lo avevano inquisito, prima, e condannato, poi, in primo grado. La sentenza della Corte di Appello di Napoli che mandò assolto l’imputato Tortora, restituendogli la dignità di cittadino e persona per bene, è stato uno dei testi-guida del nostro lavoro, insieme alla puntuale e documentatissima biografia Applausi e sputi di Vittorio Pezzuto e allo struggente Fratello Segreto della sorella Anna. A dimostrazione che un’altra giustizia, una giustizia veramente “giusta”, è possibile. Quella giustizia per la quale Enzo Tortora spese gli ultimi anni della vita, in una serie di battaglie forse non tutte pienamente condivisibili, ma sicuramente nobili, e affrontate con grande slancio e autentica passione civile.

NOTE DI PRODUZIONE

Il caso Enzo Tortora – Dove eravamo rimasti? è stato un progetto al tempo stesso affascinante e difficile, che ha richiesto un lungo lavoro di ricerca e scrittura prima e un accurato lavoro di preparazione poi. Traendo spunto dai libri Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora di Vittorio Pezzuto e Fratello segreto di Anna Tortora, gli sceneggiatori che abbiamo incaricato, Giancarlo De Cataldo e Monica Zappelli, hanno dato vita a un racconto teso e appassionante. Racconto che, grazie anche alla revisione fatta da Simona Izzo in collaborazione con Ricky Tognazzi, si è trasformato in un viaggio più intimo all’interno della sofferenza di un uomo e una famiglia travolti da un’ingiustizia più grande di loro. La scelta di girare l’intero film in Italia, tra Napoli e Roma, che ha significato uno sforzo produttivo ulteriore, è stata dettata dal desiderio di restituire al racconto la massima aderenza e verosimiglianza con la realtà dell’epoca. Molte scene, per esempio, sono state girate nel vero tribunale di Napoli, a Castel Capuano. Così come estremamente fedele è stata la ricostruzione dell’aula bunker, in scala leggermente ridotta, all’interno della quale, prendendo in prestito gli arredi originali, si è potuto riassaporare il clima vissuto da Enzo Tortora in quel lungo, drammatico periodo della sua vita. Tra le altre cose, in particolare, sono stati fedelmente ricostruiti il bancone dei giudici e le gabbie dei pentiti. Tanto verosimili da sbalordire il fotografo di scena, allora fotoreporter di cronaca inviato a seguire il maxi processo, che si è ritrovato, trent’anni dopo, a rifare esattamente le stesse foto. Per cercare di restituire tutta la sofferenza e il dolore provati dai carcerati, molte scene sono state girate all’interno dei veri carceri di Poggioreale e Regina Coeli, mentre l’intero braccio carcerario e la cella che hanno ospitato Enzo Tortora e i suoi compagni di sventura sono stati ricostruiti in modo mirabile dal nostro scenografo.Un lavoro altrettanto attento e minuzioso è stato fatto sia sull’abitazione milanese di Enzo Tortora che sullo studio televisivo di Portobello, grazie anche alla possibilità di girare intere sequenze negli originali studi RAI. Grande sforzo di tutti i reparti produttivi magnificati dallo straordinario lavoro fatto da Ricky Tognazzi, sia come regista che come protagonista di una miniserie su cui IIF ha puntato molto in termini di impegno produttivo e di passione.

Ed ecco una trama sintetica delle due parti.

Prima puntata

E’ il 17 giugno 1983 quando Enzo Tortora, all’apice della sua carriera televisiva, viene arrestato e trasferito nel carcere di Regina Coeli dove trascorre sette lunghi mesi di detenzione con l’accusa di essere un “affiliato” alla Nuova Camorra Organizzata. In un lampo Tortora perde tutto: fama, libertà e l’affetto della gente. Provato fisicamente e ferito nell’anima dalle accuse di alcuni pericolosi pentiti, sarà grazie all’affetto della sorella Anna e delle figlie Silvia e Gaia, all’amore della compagna Francesca e all’amicizia dei compagni di cella che Enzo troverà la forza necessaria per lottare conto l’ingiustizia subita.

Seconda puntata

Spalleggiato dall’avvocato e amico Raffaele Della Valle e successivamente anche dall’avvocato Dall’Ora, Tortora individua nella lotta per migliorare le condizioni di detenzione dei carcerati una motivazione in più per continuare quella battaglia che – come lui stesso amava ripetere – “non è contro la giustizia ma per la giustizia”. Saranno in molti a voltargli le spalle, ma anche tante le voci del panorama intellettuale dell’epoca che si schiereranno in suo favore come i Radicali, che vedono in Tortora un testimone eccezionale per le campagne contro le ingiustizie del sistema giudiziario. Eletto deputato europeo, rinuncerà all’immunità parlamentare per affrontare la giustizia e la calunnia a volto scoperto. Condannato a dieci anni di detenzione, Enzo non fugge, si fa arrestare durante un comizio del Partito Radicale e torna ad affrontare le aule di tribunale nel processo d’appello. Questa volta, però, le cose vanno in modo diverso: le accuse dei pentiti crollano sotto i colpi della difesa, cominciano a emergere innumerevoli contraddizioni e nel settembre 1986 il giudice Mariani lo assolve con formula piena restituendogli la libertà e la dignità perduta. Seppur debilitato fisicamente e logorato nell’anima Enzo torna al suo lavoro e all’amato pubblico di Portobello che saluterà con quelle parole che lasceranno un segno indelebile nella memoria degli italiani: “Dunque… dove eravamo rimasti?”. Insieme alla vicenda giudiziaria, la miniserie sarà l’occasione per approfondire il lato più intimo e personale di Enzo Tortora e rivivere alcuni dei momenti salienti della sua carriera professionale e della storia della televisione.