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TeleNews #139 – Fazio presenta il suo Sanremo 2013 – Giuliano Ferrara dice addio a Radio Londra – Il flop di Frizzi fa litigare i vertici Rai – La scimmia dal 6 ottobre su Italia 1 – Diabolik e Gomorra nel futuro di Sky Italia – La7, tentazione di Cairo – E’ morto Brando Giordani – Critica: Per tutta la vita, Caruso la voce dell’amore, Italia Loves Emilia, La vita in diretta, The Apprentice Italia – Nei guai la nuova Velina Giulia Calcaterra – Telefilm: Modern Family e Homeland, gli Emmy politici 28 settembre 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, In Memoriam, TeleNews.
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Lo spazio “TeleNews – Notizie dal mondo della televisione” propone una rassegna stampa - segnalando le fonti di provenienza - di notizie ed argomenti vari legati al mondo dello spettacolo e della televisione italiana e straniera, e che non hanno trovato posto in altri appuntamenti abituali del blog.
Se avete segnalazioni da fare, cliccate qui per lasciare il vostro messaggio.

  • Fazio presenta il suo Sanremo: “Saviano? Non è detto che venga”
    «Mi rendo conto che bisogna fare i conti con le edizioni precedenti. Gli ultimi due festival sono stati molto forti dal punto di vista degli ascolti. Ma il record è mio, con l’edizione del 2000. Quindi la mia preoccupazione principale è non battere me stesso», ironizza Fabio Fazio, che dopo 13 anni tornerà a condurre il festival della canzone italiana. Si dice «tranquillo e sereno» e promette: «Il mio Sanremo avrà un spirito gioioso e scanzonato».
    Il regolamento, presentato oggi a Milano e in collegamento audio-video a Viale Mazzini, prevede che a votare i brani in gara non sarà più la giuria demoscopica ma, in tempi e percentuali diverse, i giornalisti, il televoto e la Giuria di Qualità. I 14 Big gareggeranno con due canzoni ciascuno e non ci saranno eliminazioni. Otto invece i Giovani, tra i 18 e i 33 anni. Nessun minorenne, quindi, ma «non ci sarà nessuna preclusione per chi arriva dai talent show». E, per la prima volta, sarà una donna a firmare la scenografia, Francesca Montinaro (già in “Vieni via con me” e “Quello che non ho”).
    Al fianco di Fazio ci sarà Luciana Littizzetto («uno dei più grandi talenti dello spettacolo italiano, vorrei fosse una vera co-conduzione», dice Fazio), anche se l’attrice «scioglierà la riserva domenica a Che tempo che fa, spero non ci siano sorprese», sottolinea il conduttore. Il quale spera anche nelle incursioni di un ospite speciale, Roberto Saviano: «Rappresenta il meglio del nostro Paese e sono felice che la Rai lo abbia riaccolto. Ma la sua non è al momento una presenza fissa né prevista». Per Fazio, le parole di Saviano «sono protette dalle istituzioni, sarebbe assurdo se non lo fossero anche dalla Rai. Se verrà, non canterà né farà “Vieni via con me” o “Quello che non ho”. Lo concorderemo insieme due giorni prima». Aggiunge: «Torno su Rai1, ho ritrovato un rapporto con la Rai nella sua totalità. Sono invecchiato e lavoro in Rai da 29 anni, quindi affronterò questo evento importante con più leggerezza, allegria. Sarà una grande festa popolare».
    E gli ascolti? «Gli ultimi quattro festival hanno avuto una share media del 47-48% – interviene Giancarlo Leone, direttore intrattenimento Rai -. Il tema è fare un bel festival, poi gli ascolti arriveranno». E Fazio: «Dopo il 48% è dura. Sarei stato più contento di arrivare dopo un 38% – scherza – . Ma c’è un gruppo di lavoro forte», che vede tra gli altri il regista Duccio Forzano, tra gli autori Pietro Galeotti e Michele Serra e la costumista Ester Marcovecchio. Per quanto riguarda i costi, Leone conferma che «c’è un tetto, e va considerato come il paese sta andando. Il festival dovrà spendere un pochino meno dell’anno scorso. Quanto meno dipenderà dalle scelte». Per quanto riguarda Fazio in particolare, il cachet e le condizioni per un’eventuale conduzione del festival da parte sua erano già stabilite nel contratto firmato con la Rai 5 anni fa, che venne poi rinegoziato un anno fa (e scade alla fine del 2014).
    Il Fazio-ter (dopo le edizioni 1999 e 2000) vuole mettere al centro la musica. Ecco quindi l’arrivo come direttore musicale di Mauro Pagani, polistrumentista, direttore d’orchestra, compositore e produttore. «Sono onorato e spaventato», dice Pagani, che tra l’altro sceglierà e arrangera’ i brani della serata del venerdì, intitolata Sanremo Story. Il venerdì Fazio dovrebbe essere affiancato da Claudio Baglioni, già al suo fianco ai tempi di `Anima mia´ («ci sta pensando, mi piacerebbe molto»). Tra i Big, l’unico nome che sembra sicuro è quello di Gino Paoli, mentre è certo che non ci saranno superospiti italiani. E i superospiti internazionali? «Mi piacerebbe che chi c’è abbia un perché – risponde Fazio -, non cedere alla promozione, ma portare anche chi fa parte della storia della musica. Non voglio che lo spettacolo fagociti il senso del Festival. Anche per questo abbiamo tolto l’eliminazione dei Big, una scelta anti-televisiva. Tenere tutti in gara fino alla fine – conclude – spero faccia sentire tutti i Big più sereni e rispettati».
    (fonte: LaStampa.it, 27 settembre 2012)
  • Giuliano Ferrara dice addio a “Radio Londra”
    “Sono oggetto di un grottesco e prolungato mobbing da parte di un funzionario Rai. Tutti lo sanno. E’ un problema piccolo piccolo, una perdita di tempo. Ho sempre detto che non voglio lavorare per un editore che non è dalla parte del mio lavoro. Mi sembra normale. Ho molte altre cose da fare che mi interessano. Non recrimino e non ho nulla da pretendere.
    Ringrazio i collaboratori e saluto cortesemente il pubblico della mia rubrica. Non chiedo altro che questo: essere lasciato in pace. Mi infastidisce anche solo l’idea di essere trascinato in una rissa a sfondo televisivo. Fine delle trasmissioni. Punto”.
    (fonte: IlFoglio.it, 27 settembre 2012 – di Giuliano Ferrara)
  • Il flop di Frizzi fa litigare i vertici Rai
    Inizio di stagione piuttosto caldo, in Rai. Lo show di Frizzi è stato un flop, «Affari tuoi» non funziona, tira brutta aria tra il direttore di Rai1 Mauro Mazza e il direttore dell’Intrattenimento Giancarlo Leone.
    «Il programma di Frizzi non durerà per tutta la vita, ma la prossima settimana andrà in onda». Ha risposto così, con una battuta, Mazza (che è a Torino per il Prix Italia) ad una domanda sul futuro di «Per tutta la vita…?», andato in onda mercoledì sera, condotto da Fabrizio Frizzi e Natasha Stefanenko (la coppia che lo condusse con successo nel ’97…. il vintage non sempre piace) e che questa volta ha totalizzato il 10,4% di share, con 2.598.000 di spettatori.
    Mazza è partito sì con una battuta, ma presto è passato alle polemiche. Velenose. «Il programma – ha sottolineato – ci è stato proposto ed è stato realizzato dalla direzione Rai Intrattenimento diretta da Leone. Ci aspettavamo molti elementi di novità in più rispetto alle altre edizioni». Dunque ancora una puntata, poi si chiude. E tra due settimane? «I programmi non si improvvisano – ha replicato Mazza -. Ma c’è uno show di riserva».
    E Leone, in tutto questo che fa? «Non sono abituato a discutere pubblicamente di questioni squisitamente interne all’azienda – commenta -. Preferisco un tavolo di lavoro interno che non mancherà di esserci nei prossimi giorni».
    Ma perché tanta frizione tra i due? Il punto caldo sembra essere Sanremo. Se gli si chiede di parlare del prossimo Festival, Mazza commenta freddamente: «Su Sanremo ho poco da dire. Da quest’anno sarà realizzato da Rai Intrattenimento, come deciso dall’ex dg Lorenza Lei». E ha aggiunto: «Rai1 è informata in progress sulle scelte e talvolta a decisioni già prese. Se vengo informato ex post, come successo per Fabio Fazio (conduttore del prossimo Sanremo, evidentemente non scelto da Mazza, ndr), non posso che prenderne atto. Mi auguro che abbia successo come le ultime tre edizioni (sottinteso: realizzate da Rai1, ndr). Anche su Saviano a Sanremo non so nulla».
    E Mazza mette sotto accusa anche «Affari tuoi» con Max Giusti, in onda subito dopo il Tg delle 20 (il cosiddetto «access prime time») «È in sofferenza – spiega -. Per questo stiamo immaginando un format che possa alternarsi con “Affari tuoi”. È in preparazione il numero zero, e la conduzione dovrebbe essere affidata ad un interno Rai e dovrebbe essere maschile».
    Ma c’è anche qualche buona notizia, che il direttore di Rai1 vuole dare pubblicamente con orgoglio personale. La prima è che all’inizio del 2013 dovrebbe andare in onda uno show di Roberto Benigni, la seconda è il ritorno in video di Raffaella Carrà.
    (fonte: “Corriere della Sera”, 21 settembre 2012 – articolo di Maria Volpe)
  • Canale 5 batte Rai 1 undici a tre
    L’inizio della stagione ha fatto registrare un’inversione di ruoli con dati sorprendenti. Oltre a vincere come sempre sul target commerciale, Canale 5 è la prima rete italiana sul pubblico complessivo. Dal 9 al 22 settembre la media è di 4 milioni 953mila telespettatori con il 19,2 per cento di share mentre Raiuno si ferma a 4 milioni 489mi¬la con il 17,4. In numero di serate, Ca¬nale 5 ne ha vinte 11 su 14.
    Stessa tendenza sul totale delle reti: Mediaset fa registrare il 38,4 per cento, Rai il 37,2. Motivazioni? Fermandosi alle reti ammiraglie forse si può dire che Canale 5 è partita con programmi più noti e identificabili come quello della De Filippi e l’inguardabile Show dei record, più le fiction di Squadra antimafia e L’onore e il rispetto. Mentre Raiuno, tra una lite e l’altra, è ancora in cerca d’identità.
    (fonte: “Il Giornale”, 24 settembre 2012 – articolo di Maurizio Caverzan)

  • “La scimmia” dal 6 ottobre su Italia 1
    “La scimmia” fa dietrofront: il reality “scolastico” di Pietro Valsecchi non sarà più solo per il web ma andrà in onda su Italia 1.
    Era stato lo stesso produttore di TaoDue, ideatrice del format, ad annunciare l’esordio via web della sua ultima creatura, smentendo quanti lo davano già nel palinsesto della prossima stagione tv.
    “Per non alimentare ulteriori voci inesatte e incomplete, ci tengo a precisare che ‘La Scimmia’ sarà un programma rivoluzionario che nascerà sul web, sfruttando tutte le potenzialità del mondo 2.0. – aveva detto Valsecchi in un comunicato stampa a inizio settembre – È un progetto che mi entusiasma e al quale credo così tanto da aver deciso di finanziarlo in prima persona. Se poi il progetto web, come sono certo, avrà successo, verranno vagliate insieme a Mediaset tutte le possibilità di trasportarlo in televisione”.
    “La scimmia” debutterà il 6 ottobre su Italia 1 e andrà in onda tutti i sabati dalle 14 (e fare concorrenza ad “Amici 12″?) e poi dal lunedì al venerdì alle 17.45.
    La conduzione sarà affidata a Alessia Marcuzzi.
    Tra i docenti che aiuteranno i concorrenti a superare l’esame di maturità dovrebbero esserci Walter Siti, Edoardo Camurri, Giorgio Grignaffini, Silvana Grasso, Federico Starnone, John Peter Sloan, Luca De Dominicis e Francesco Facchinetti.

    (fonte: Today.it, 24 settembre 2012 – articolo di Chiara Cecchini)

  • “Diabolik” e “Gomorra” nel futuro di Sky Italia
    Sky Italia si impegna sempre più sul fronte delle produzioni originali e ieri ha presentato ben sei titoli firmati Sky Cinema. «Innanzitutto – dice Andrea Scrosati affiancato da Eric Gerritsen, il nuovo vicepresidente dell’azienda – Diabolik che nell’anno in cui il fumetto creato dalle sorelle Giussani compie 50 anni, vivrà sullo schermo con una serie in 13 episodi. Pensate che solo per costruire la tuta del protagonista ci abbiamo messo due mesi. L’attenzione ai particolari sarà maniacale; cercheremo di realizzare un prodotto che non avrà problemi nel confrontarsi con i piú famosi blockbuster hollywoodiani e lascerà a bocca aperta». Diabolik vedrà la supervisione di Marco Gomboli che ha raccolto l’eredità delle sorelle Giussani e ne prosegue l’avventura curando la pubblicazione dei fumetti che ancora oggi conquistano 400mila lettori al mese e ha all’attivo circa 800 storie originali. «Volendo far le cose per bene – dice ancora Scrosati – ci prenderemo tutto il tempo che servirà. Il costo, come potete immaginare è di qualche milione di euro e lo trasmetteremo nel 2014».
    Un altro immaginabile tv-hit su cui i dirigenti di Sky hanno messo l’accento e ripongono molte aspettative è la serie Gomorra attualmente in fase di scrittura. Roberto Saviano firma la direzione artistica del progetto per un’ideale prosecuzione narrativa del film di Garrone. «Di fatto – dice il responsabile dei prodotti originali Sky Nils Hartman – Saviano si appresta a scrivere nuovi capitoli di una storia che ha colpito lo stomaco degli italiani. Il regista sarà Stefano Sollima che si era già occupato con successo di Romanzo Criminale; ad oggi sia la prima che la seconda stagione di Romanzo sono state vendute in 56 paesi nel mondo. Le riprese inizieranno nel 2013 e la sceneggiatura è affidata a Stefano Biase, Leonardo Fasoli e Ludovica Rampoldi con la collaborazione dello stesso Sollima».
    Ancora, la rete satellitare di Murdoch riproporrà l’appuntamento con il film di Natale ma stavolta al fianco di Alessandro Gassman non ci sarà Enrico Brignano ma Silvio Orlando. Il titolo sarà Un Natale con i fiocchi e i volti femminili saranno quelli di Valentina Lodovini e Carla Signoris. Anche Filippo Timi è coinvolto in una nuova produzione Sky, una mini serie gialla tratta dal libro di Marco Malvaldi I delitti del Barlume. A novembre Sergio Castellitto sarà invece il protagonista di In Treatment, versione italiana di una serie cult per cui è stato chiamato il regista Saverio Costanzo. Infine nel febbraio del 2013 inizieranno le riprese della serie 1992 sul tema di Mani Pulite: dall’arresto di Mario Chiesa fino all’avvento della II Repubblica .

    (fonte: “La Stampa”, 27 settembre 2012 – articolo di Luca Dondoni)
  • La7, tentazione di Cairo
    Sulla vendita de La7 si sta dipanando un appassionante romanzo; e dietro s’incrociano verità, mezze verità e leggende.
    Scaduto il termine delle offerte non vincolanti, si sa per certo che gli interessati sono pochi dopo il ritiro anche di Sky. In campo al momento c’è il fondo Clessidra dell’ex amministratore delegato di Fininvest Claudio Sposito, che sembra aver offerto una cifra da capogiro: oltre 450 milioni di euro, di cui una parte direttamente nelle tasche di Telecom Italia media e l’altra per pagare i debiti accumulatisi.
    Ma ci sono anche Discovery Channel, l’editore di Real Time che vorrebbe piazzarsi al numero «7» del telecomando, Rtl e H3g ovvero il gestore telefonico 3 Italia.
    Infine, in lizza, ci sarebbe anche Urbano Cairo, il concessionario della pubblicità de La7 che comunque sarebbe legato al nuovo compratore ancora per quattro anni.
    In Borsa la tensione sulla gara si è allentata, dopo i violenti strappi al rialzo sul titolo visti nei giorni scorsi.
    L’ADDIO DI STELLA A FINE ANNO.
    Queste le note ufficiali. Dietro tutto ciò, però si registrano tre fatti che meritano riflessione. Giovanni Stella, ex amministratore delegato di Telecom Italia media e ora vicepresidente mollerà, indipendentemente dall’avvenuta vendita, entro il 31 dicembre 2012. Ormai è quasi cosa fatta. L’ha imposto Generali a Telecom Italia media nella lotta furiosa tra l’amministratore delegato Marco Patuano e il presidente della società di Tlc Franco Bernabè (che non vuole vendere), sta prevalendo il primo.
    NEL FUTURO SPAZIO A DISCOVERY.
    Stella è uomo di Bernabè. Quindi, in questa strana prova di forza, o va via l’uno o va via l’altro. E va via Stella. Al quale pare, sul foglio di dimissioni sia stata addirittura apposta in calce una clausola manoscritta del tipo «qualunque cosa accada, tu te ne vai».
    Stella è arciconvinto che siano in molti a volerlo far fuori, specie da Mediaset. E si sta guardando comunque intorno: tira, molla, rilancia e intanto, in forza della sua esperienza, si propone come prossimo amministratore delegato di Discovery nel caso la società americana avesse la meglio.
    Ma ci sono altre due fatti su cui riflettere. Per esempio l’interessamento di Cairo è molto più di un gesto formale. L’editore e presidente del Torino è l’unico veramente liquido in circolazione; e, tentato dalla novità, vorrebbe buttarsi sulla tivù.
    Lo stanno sconsigliando, però, i suoi collaboratori più stretti, come quando gli uomini di Silvio Berlusconi sconsigliarono al Cavaliere di scendere in campo nel 1994. Anche perché il consistente ‘tesoretto’ che Cairo ha accumulato potrebbe servire alla creazione del leggendario quotidiano popolare, il Sun italiano che dovrebbe essere diretto da Andrea Biavardi, oggi a capo di una mezza dozzina di testate della Cairo Editore.
    Il quotidiano popolare di colui che fu l’assistente personale di Berlusconi è una leggenda metropolitana da sei-sette anni. Ma sembra che, da qualche mese, siano ricominciati i colloqui per arruolare capiservizio e capiredattori; molti dei quali potrebbero provenire dalla Gazzetta dello Sport.
    MURDOCH SI APRE AL DIGITALE.
    Poi c’è un ultimo aspetto. Sky si è ritirata dall’asta per La7. Ma dicono anche che Rupert Murdoch, dato il mancato raggiungimento degli obiettivi della rete satellitare a pagamento (era arrivata a 5 milioni di abbonati e oggi, per le disdette frutto della crisi economica, scesi di nuovo a circa 4,7 milioni), abbia intenzione di aprire al digitale terrestre.
    La legge Gasparri che aveva messo paletti alla concentrazione editoriale sull’analogico, non impone infatti limiti sul digitale. E così può accadere, a differenza di tutti i Paesi occidentali, che un unico editore straniero molto liquido possa concentrare su di sé molto più che un bouquet in cielo.
    Il passaggio dei gol domenicali sul canale Cielo dà un’idea di una prossima nuova strategia di Sky in chiaro. Per la tivù satellitare sarebbe la prima volta al mondo. Anzi, la seconda: la prima è stata in Turchia. Non è detto che non ci voglia riprovare.
    (fonte: Lettera43.it, 27 settembre 2012 – articolo di Clemente S. Longorni)
  • E’ morto Brando Giordani
    Con Brando Giordani, morto martedì 25 settembre a Roma dopo una breve malattia, scompare un pezzo di storia della tv italiana. Aveva 81 anni e nella sua cinquantennale carriera in televisione aveva ideato programmi “rivoluzionari” come “Odeon”, “Variety” e di grande successo come “Pronto Raffaella?” e “Carramba”, spostandosi con lo stesso entusiasmo (e successo) un genere all’altro: dall’informazione ai programmi culturali, dal teatro-inchiesta agli sceneggiati, dal varietà ai contenitori in diretta.
    Nato nel 1931 a Roma, figlio di Igino, giornalista e deputato dell’Assemblea costituente, Brando Giordani a 20 anni entra in radio, per poi passare al primo tg dell’era televisiva, quello diretto da Vittorio Veltroni. Collabora con Enzo Biagi per ‘RT’, il primo rotocalco televisivo, e con Ugo Zatterin. Nel ’69 Fabiano Fabiani lo chiama prima a dirigere Tv7, poi lo porta con sè ai Programmi speciali e culturali, insieme a Furio Colombo, Emmanuele Milano, Golino, Augias e Minoli. E’ l’incubatore dove nasce il progetto della Tv dei ragazzi, ma soprattutto delle grandi inchieste a puntate firmate da scrittori come Flaiano e Moravia o dirette da registi come Rossellini, Olmi, De Sica, Blasetti, Pasolini. In questo periodo, Giordani mette la firma sull’idea de “La vita di Gesù” di Zeffirelli e sulla regia de “La violenza” e la “Pietà”, sul restauro della Pietà di Michelangelo, danneggiata da un folle a San Pietro, che si chiude con l’immagine della madre del Vietnam con il figlio in braccio, che si sovrappone a quello di Maria che sorregge il Cristo.
    Dopo la riforma Rai, Giordani torna al giornalismo come vicedirettore del neonato Tg2, e inventa e realizza con Emilio Ravel uno dei programmi più innovativi del dopo-riforma: “Odeon – Tutto quanto fa spettacolo”, primo esempio italiano di infotainment. Nel ’78 lavora al lancio della Terza rete e un anno dopo, diventato capostruttura a Rai1, crea il settimanale di spettacolo “Variety” e segue la realizzazione del kolossal Marco Polo, che vince l’Emmy come miglior film dell’anno.
    Per Rai1 inventa “Italia Sera”, contenitore quotidiano che apre la strada ai format del preserale, e il mitico “Pronto, Raffaella?”, che nel 1982 inaugura la fascia di mezzogiorno e diventa un caso televisivo. Ancora una volta, però, arriva il richiamo del giornalismo; passa alla vicedirezione del Tg1 di Demetrio Volcic e nel 1994 Giordani viene nominato direttore di Rai1, dove conclude la sua carriera in viale Mazzini con programmi come “Il fatto” di Enzo Biagi e “Credere non credere” di Sergio Zavoli, ma anche “Carramba”, uno dei format più imitati della storia della tv.
    In pensione, Giordani non è riuscito ad allentare il suo legame con la televisione, lavorando a Tmc, realizzando programmi per RaiSat e collaborando con il settimanale del TG1 “Frontiere” e con “Speciale Tg1″; e poi ancora con Sky e TV2000 dove ha seguito direttamente fino all’anno scorso il programma “Formato Famiglia”. Manco a dirlo, una sua creatura.
    (fonte: Repubblica.it, 25 settembre 2012)

CRITICA TV

Se torna la coppia e vince la banalità…
Che senso può avere riproporre, più di dieci anni dopo la sua prima edizione, un programma che si era dimostrato già molto modesto al suo esordio televisivo? Rai1 dev’essere proprio a corto di idee per andare a ripescare nel fondo del magazzino «Per tutta la vita…?», un vecchio format incentrato su vita di coppia e matrimonio, e affidarlo alla stessa coppia di conduttori che l’ha tenuto a battesimo negli anni 90, Fabrizio Frizzi e Natasha Stefanenko (mercoledì, ore 21.25). La grande innovazione sta tutta nell’aver aggiunto un punto interrogativo alla fine del titolo, a simboleggiare l’insostenibile precarietà dei sentimenti ai tempi della crisi.
Ma c’era proprio bisogno di una pletora di autori per partorire un programma che più vecchio, slabbrato e noioso non si potrebbe? L’idea di partenza è questa: ci sono due coppie di fidanzati pronti a convolare a nozze, che decidono di raccontare la loro storia di fronte alle telecamere (accompagnati da alcuni parenti) e sottoporsi alla valutazione di tre coppie «vip», in questo caso i prezzemolini Francesco Pannofino (!), Emanuele Filiberto (!!) e Antonio Caprarica (!!!), con relative consorti (!!!!).
In palio un viaggio ai Caraibi. L’intento dovrebbe essere quello di raccontare la costruzione di un amore, ma i problemi sono due. Il primo è di ordine linguistico. Il racconto dei sentimenti in tv sembra ormai funzionare in due forme: quella del docu-reality, per intenderci i format molto in voga sui canali tematici «mini-generalisti».
Oppure, sulla generalista, nell’emotainment di Maria De Filippi. In entrambi i casi, alla base c’è un’importante lavoro di scrittura che trasforma la materia grezza in racconto. Proprio quello che manca a «Per tutta la vita». Il secondo problema, molto più grave, è l’abisso di banalità che attorciglia i concorrenti, il loro vissuto, il loro essere coppia, le loro dichiarazioni d’amore.
(fonte: “Corriere della Sera”, 21 settembre 2012 – articolo di Aldo Grasso)

Su Enrico Caruso la fiction Rai prende una stecca
Lezione fondamentale per chi lo voglia avere, un pubblico. La fiction di Raiuno Caruso – La voce dell’amore, in onda ieri e stasera su Raiuno, se ne è dimenticata. È diventato un melodramma qualsiasi, con personaggi come Arturo Toscanini, tratteggiati alla stregua di Zampetti nei Ragazzi della terza C. Ennò. Enrico Caruso è stato il padre di tutti i tenori del Novecento. Potentissimo, istrionico, passionale. Ha avuto una vita pazzesca (era il primo figlio dopo 17 tutti morti), una carriera esaltante (dalla fonderia di Napoli fino al Metropolitan di New York), un merito incontestabile: è stato il primo. A incidere dischi. A vendere un milione di copie (di Vesti la giubba incisa nel 1904). A diventare il termine di paragone: dopo la Bohéme alla Scala nel 1900 si iniziò a cercare l’erede di Caruso. È stato anche il primo a portare all’estero la musica napoletana. E a iniziare quel lento distacco dal manierismo che tuttora appesantisce la lirica. Ecco, ci siamo capiti: Caruso è un tesoro italiano. E, a prescindere dagli ascolti (5.463.000 spettatori con 22.8% di share) è la sua voce, il tono tra tenorile e baritonale, la possenza seduttiva dell’acuto e il drammatico imbrunimento del colore a meritare il proscenio di una fiction. Invece no. Qui l’epopea Caruso è stata ridotta alla banale storia con la soprano Ada Giachetti e alle conseguenti pinzellacchere cronachistiche. Umiliante. E avvilente per chi sa bene che, senza Caruso, la musica ora sarebbe diversa. Tutta. Per davvero. Anche il rock.
(fonte: “Il Giornale”, 25 settembre 2012 – articolo di Paolo Giordano)

«Italia loves Emilia»: non solo emozioni
Ancora due o tre cose sul concerto «Italia loves Emilia». Il concertone è stato un evento mediatico che ha aperto una nuova strada alle forme della beneficenza in tv. Per la prima volta un broadcaster, Sky Italia, ha messo a disposizione pro bono le sue professionalità per seguire l’evento in diretta e trasmetterlo in pay per view, attraverso la funzione Primafila. Il simbolico ingresso a Campovolo dal divano di casa costava dieci euro, interamente devoluti in beneficenza, e gli spettatori hanno potuto seguire il concerto in diretta, oppure accedervi per tutta la settimana successiva, sempre sui canali Primafila.
La miseria della discografia italiana ha rischiato di rovinare tutto. I troppi momenti di talk, pur condotti molto bene dal volto Sky Alessandro Cattelan con Carolina Di Domenico, che per volere dei discografici hanno coperto alcune esibizioni, non sono stati il massimo per chi voleva gustarsi la musica.
«Italia loves Emilia» è stato in primo luogo un concerto di beneficenza, dove i più importanti e amati cantanti pop e rock italiani si sono esibiti di fronte a 150mila persone per raccogliere fondi a favore delle popolazioni emiliane. Al di là della retorica che coinvolge sempre eventi di questo genere, è stata una serata emozionante, si percepiva che il gruppo di artisti era mosso da un’intenzione sincera, guidato soprattutto da alcune personalità trascinanti che hanno saputo trasmettere al concerto il senso di un abbraccio ideale all’Emilia.
Quando Sky mette il suo brand su un evento fa le cose per bene, e la resa televisiva del concerto è stata accurata ed elegante (lontane certe trascuratezze delle charity Rai), valorizzata anche dalla regia di Cristian Biondani. Era questa una manifestazione da Servizio pubblico, ma il Servizio pubblico forse non esiste più. Per una volta meglio lasciarsi la polemica alle spalle e cedere all’effimero senso di consolazione della solidarietà mediatica.
(fonte: “Corriere della Sera”, 25 settembre 2012 – articolo di Aldo Grasso)

La vita è aMara
Forse li considerano cittadini di serie B, figure opache della società civile che non meritano il dovuto rispetto, e anzi possono essere umiliate senza problemi ogni giorno dell’anno.
Forse è per questo, appunto, che il pubblico dei pomeriggi televisivi viene maltrattato oltre qualunque lecito nel nome del solito, detestabile share.
E ciò che dovrebbe stupire -assai-, e forse anche offendere, è che in prima fila a strapazzare questi teleinnocenti pomeridiani c’è la televisione di viale Mazzini, incurante del suo presunto ruolo di servizio pubblico.
«Ma come vi permettete!?», è l’unica esclamazione lecita per commentare la puntata de “La vita in diretta” andata in onda su Rai 1 due giorni fa.
«Ma vi rendete conto», sarebbe il caso di aggiungere, «del baratro di old-tv in cui vi crogiolate mentre tutto attorno la nazione frana, e cerca disperatamente di rinconvertirsi in un Paese (almeno un po’) virtuoso?».
No, è evidente: non si rendono conto.
Altrimenti non sarebbe stato possibile, nell’arco di una singola puntata, infilare uno dopo l’altro argomenti come l’ormai consunto nudo della principessina Kate, il ritorno in scena a Roma di nonno Peppino Di Capri, la frettolosa preparazione di un risotto all’uva rossa, la meraviglia di Elisabetta Gregoraci che parla del suo bimbo che l’aspetta sempre dietro le quinte, il pancione di Raffaella Fico forse dovuto all’esuberanza di Mario Balotelli, l’enigmatica scomparsa da casa di Roberta Ragusa, il duplice omicidio dei pensionati di Lignano, e poi…
E poi… Basta! Veramente.
Si finisca, nelle stanze di viale Mazzini, di considerare la fascia pomeridiana come una discarica abusiva di amorazzi e morti e feriti senza soluzione di continuità.
Non è possibile, che nel quadro catodico appena ricostruito, lunedì abbia trovato spazio anche la storia della povera Alessia, 15 anni, investita da un pirata della strada sulle strisce pedonali, con suora misericordiosa in studio pronta a commentare: «Ho pregato perché il rimorso non lasci un secondo l’investitore», in modo che «impari che c’è una giustizia che tocca tutti. Ricordate Caino e Abele? Quando Caino ha ucciso, se n’è andato vagabondando per il mondo e non ha più trovato pace…».
Ecco: dopo questo sermone, «La vita in diretta» ha pensato bene di infilare un servizio sulla «terribile estate sulle strade», in modo che altro sangue e retorica grondassero dai teleschermi.
Quanto basta per applaudire a piene mani i conduttori Mara Venier e (il comunque apprezzabile) Marco Liorni, i quali alterando in scioltezza gli spazi rosa rosa e quelli neri neri, riescono a confezionare in poche ore un’aMara testimonianza di questi anni dimenticabili.
Evviva.
(fonte: “Gli Antennati”, 27 settembre 2012 – articolo di Riccardo Bocca)

Briatore, una lettura in chiave ironica
Se «The Apprentice» targato Donald Trump, il più costoso parrucchino d’America, il più ricco imprenditore immobiliare di New York, era una versione giocosa dell’American Dream, «The Apprentice», l’apprendista imprenditore, targato Briatore è pura parodia. «Questo non è uno show – tuona mister Billionaire – e io non faccio sconti a nessuno. Chi lavora con me deve avere due palle così».
Per lavorare con lui servirebbe piuttosto
uno stomaco così, ma questi ragazzi in cerca di un’opportunità non vanno troppo per il sottile. Del resto anche loro sono una parodia: del bocconiano, del rampante, del post-paninaro, dello stile preppy, della Ivy League sottocasa (Cielo, martedì, ore 21.15). «Siete dieci caproni», avverte Flavio Briatore da Verzuolo, provincia di Cuneo (il paesino non è nelle Langhe). «Siete dieci capre, ma non voglio offendere le capre» insiste il Boss. I ragazzi lo chiamano proprio così, Boss, come il sindaco della contea di Hazzard, quello che in «The Dukes of Hazzard» cerca sempre di incastrare i due cugini.
Ci sono ormai molti programmi
che si parano dietro una seconda lettura, quella ironica. Che ci sia infatti uno spettatore che segua con serietà questo gioco di strategie aziendali sembra improbabile, visto anche il grado di antipatia dei concorrenti. È più probabile invece che si segua «The Apprentice» perché si ride delle spacconate di Briatore, della caricatura del piccolo imprenditore o del futuro capitalista. Il momento più esilarante è stato quando Briatore ha incontrato Enrico Preziosi (Briatore e Preziosi, il gatto e la volpe) per proporre ai ragazzi la realizzazione del giocattolo del futuro.
Chi vincerà la gara sarà assunto
per un anno dal Billionaire, «il maggior punto di ritrovo del jet set internazionale», secondo uno slogan della casa. Uno studia tutta la vita per finire al Billionaire, coraggio ragazzi! Il grattacielo della Regione Lombardia viene usato come location: ecco a cosa servono i soldi pubblici!
(fonte: “Corriere della Sera”, 27 settembre 2012 – articolo di Aldo Grasso)

VELINE

Giulia Calcaterra hot, la nuova Velina è nei guai
Giulia Calcaterra hot. La Velina bionda è nei guai per delle foto apparse sul web che lasciano poco all’immaginazione. Ecco che cosa è successo.
LE IMMAGINI SUPER HOT – Sta succedendo di tutto intorno a Giulia Calcaterra, la Velina bionda incoronata appena sette giorni fa, e in onda da lunedì a Striscia la notizia. Sono spuntate improvvisamente sul web alcune immagini “hot”, evidentemente realizzate in passato e ora messe in circolazione per il popolo degli internauti.
LA SCELTA DELLA GIURIA – Giulia Calcaterra, insieme alla collega mora Alessia Reato, era stata scelta giovedì 20 settembre da una giuria di cui faceva parte anche il direttore di Oggi, Umberto Brindani. Né lui, né gli altri membri della giuria, né – immaginiamo – tantomeno la produzione di Striscia sapevano dei trascorsi fotografici della neo-velina.
L’IRA DEGLI ANIMALISTI – Nel frattempo, sul Web sono comparse anche altre foto di Giulia avvolta da una morbida pelliccia. Foto pubblicitarie, sembra. Ma c’è di più. Sei mesi fa la Calcaterra aveva messo un annuncio su Internet per mettere in vendita il suo cane, un rottweiler. Aveva accompagnato l’annuncio con una foto in cui il cane appare legato da una corda molto tesa e da un cappio molto stretto. I siti e i blog degli animalisti si sono ovviamente scatenati nelle critiche.
GIULIA A RISCHIO SOSTITUZIONE – Va ricordato che Striscia è in prima linea nella battaglia contro i maltrattamenti degli animali. E quindi, sia per questa ragione che per le regole rigidissime di comportamento da sempre imposte da Antonio Ricci, a nostro avviso la velina bionda, a pochissimi giorni dal debutto, appare adesso fortemente a rischio di sostituzione. Chissà: un sogno che svanisce per lei, un sogno che si avvera per qualcun’altra…
(fonte: “Oggi”, 27 settembre 2012)

TELEFILM

“Modern Family” e “Homeland”, gli Emmy politici
Gli Emmy segnano di solito il trionfo della leggerezza e della vanità. Ma siamo sotto elezioni, così domenica sera, al Nokia Theater di Los Angeles, anche gli Oscar della tv sembrano essersi adattati al clima politico. I pronostici davano per scontato che nella categoria del miglior dramma, avrebbe trionfato per la quinta volta consecutiva Mad Men , lo show che riporta i suoi spettatori all’America innocente e maschilista degli Anni 60. A emergere è stata invece la serie Homeland , sull’America un po’ paranoide del dopo 11 settembre, che si è portata a casa statuette anche per i suoi due protagonisti, Claire Danes e Damian Lewis. Scelta di tipo politico anche nella categoria miglior miniserie, andata a Game Change , storia dell’imbarazzante campagna elettorale di Sarah Palin. «Mi sento vendicata perché la Palin invece mi ha bocciato», ha esclamato Julianne Moore nel ricevere il suo Emmy (la miniserie ne ha vinti quattro) per avere impersonato l’ex-Governatore dell’Alaska. Un Emmy anche per Julia Louis-Dreyfus, che in Veep recita la parte di una vicepresidentessa.
Niente sorprese, invece, nella categoria della commedia: Modern Family, una serie su tre famiglie perlomeno insolite, ha vinto per la terza volta consecutiva e si è portata a casa quattro statuette. E ancora meno sorpresa nella categoria reality, dove The Amazing Race ha vinto per la nona volta. In questi ultimi anni si sente spesso dire che la tv ha compiuto un grande salto di qualità. «E migliore che mai» dice Tom Hanks nell’accettare un Emmy come produttore di Game Change . Una prova viene dal fatto che la tv t riesce ormai ad attrarre nomi di alto calibro come Kevin Costner vincitore come protagonista di Hatfields & McCoys . «Siamo dovuti andare sino in Romania per raccontare questa storia così americana», ha ironizzato l’attore. Grazie a quella stessa serie, Tom Berenger è stato votato migliore attore non protagonista, Maggie Smith ha finito la serata con un Emmy grazie a Downton Abbey mentre Jessica Lange ne ha vinto uno per la sua interpretazione in American Horror Story.
(fonte: “La Stampa”, 25 settembre 2012 – articolo di Lorenzo Soria)


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