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Edicola – “Storica National Geographic” n°44, ottobre 2012: “Costantinopoli, la seconda Roma” 28 settembre 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Storia, Storica NatGeo.
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E’ in vendita in edicola, al prezzo di 3,90 €, il numero 44 – Ottobre 2012 del mensile “Storica National Geographic”, edito da RBA Italia e certificato dal marchio “National Geographic”, autorevole in campo divulgativo storico e geografico e già presente in Italia con l’omonimo mensile.
A seguire, la copertina del numero, un’anteprima dei contenuti e l’editoriale del direttore Giorgio Rivieccio.

La città più antica del mondo
Nel IV millennio a.C. sorse in Mesopotamia Uruk, considerata la prima civiltà urbana della storia e, allo stesso tempo, il centro di una nuova aggregazione territoriale: lo Stato

L’oro millenario del re bambino
Nel 1922, dopo lunghe ricerche, l’egittologo inglese Howard Carter realizzò la più grande impresa archeologica del XX secolo: la localizzazione della tomba di Tutankhamon, con un incredibile tesoro funerario integro

L’oracolo politico di Alessandro
Per conquistare il mondo, il grande condottiero aveva bisogno di una legittimazione divina. La trovò in un’oasi sperduta del deserto egizio

La fondazione di costantinopoli
Dopo aver riunificato l’Oriente e l’Occidente, Costantino creò nel sito dell’antica Bisanzio la nuova capitale, che doveva eguagliare Roma per importanza politica e Gerusalemme per quella religiosa

I Longobardi, nemici obbligati
Dominarono il nostro Paese per oltre duecento anni. Ma a differenza di altri conquistatori della Penisola rimasero sempre un corpo estraneo senza entrare mai nell’identità nazionale

Il santo guerriero
Era un martire del primo Cristianesimo, che grazie alla leggenda del drago fu trasformato nel modello dei cavallieri cristiani all’epoca delle Crociate, per dimostrare che anche un santo può andare a combattere

A seguire, l’editoriale del direttore Giorgio Rivieccio.

La città ai confini di tutto

Quando Costantino I volle costruire in Oriente la nuova capitale dell’Impero esaminò diversi siti, compreso quello di Troia, e poi decise di rifondare Bisanzio, nella sua splendida collocazione geografica sul Bosforo, ultimo lembo d’Europa e primo avamposto dell’Asia. Una collocazione unica al mondo ma assolutamente incongrua per una capitale. Storicamente, e ancora oggi, le capitali sono state fondate all’interno di una nazione, ben protette dalle minacce di eventuali nemici: Babilonia, il Cairo, Parigi, Madrid, Berlino, Pechino, Kyoto, Mosca, Brasilia… oppure, se vicine al mare, mai sulla costa ma più all’interno, con un fiume come via di comunicazione facilmente difendibile: Roma, Londra, Stoccolma, Washington…Costantinopoli no. La sua meravigliosa collocazione la rendeva vulnerabile da tutte le parti, con minacce che potevano giungere via mare da Sud e da Nord (Mar di Marmara, Mar Nero) e via terra da Ovest e da Est, come poi avvenne in tutti i casi. Come sappiamo, Costantinopoli fu espugnata in effetti almeno tre volte, l’ultima delle quali, nel 1453, dai Turchi. Ma proprio questa sua collocazione ai confini di tutto, continenti, etnie, culture, l’ha resa una città unica al mondo. Una capitale della tolleranza. Basta l’immagine di copertina di questo numero a ricordarlo: il mosaico che raffigura la Vergine con il bambino che riceve la città di Costantinopoli dall’imperatore Costantino e la basilica di Santa Sofia dall’imperatore Giustiniano.
Un’immagine cattolica passata indenne, come tutti gli altri mosaici della basilica, attraverso i profondi cambiamenti subiti dalla città, e di riflesso da questa costruzione, in millecinquecento anni. Dapprima chiesa cattolica, poi bizantina, poi moschea islamica, oggi museo: lì ancora oggi convivono immagini cristiane di Gesù, della Madonna, di santi e arcangeli, con medaglioni islamici che riproducono i nomi sacri musulmani a iniziare da Allah. Già Costantino vi aveva stabilito la libertà di culto, ponendo fine alle persecuzioni dei cristiani, e analogamente fece Teodosio II. Con l’arrivo dei Turchi, poi, Costantinopoli divenuta Istanbul si trasformò in un “laboratorio multietnico”, in cui convissero per secoli musulmani, cristiani, ebrei, come avviene ancora oggi. Certamente, questa larghezza di vedute non si dovette solo a nobili moti dell’animo: ai Turchi gli ebrei erano utili per contrastare le spinte indipendentiste di Armeni e Greci, oltre che per la loro abilità nel commercio e per le tasse che versavano ai sultani; anche i cristiani furono tollerati e non islamizzati soprattutto per analoghi motivi fiscali. Una tolleranza interessata, ma vivaddio.