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Edicola – “Vanity Fair” #39/2012, 3 ottobre 2012: “L’altra Minetti (Annalisa) – Dedicato a chi diceva: Ha vinto perchè è cieca” 26 settembre 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Musica, Sport, Vanity Fair.
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Vi presento la copertina ed un’anticipazione relativa al numero 39 (del 3 ottobre 2012) del settimanale “Vanity Fair”, edito da Condè Nast e in vendita nelle edicole al costo di 2 €.

ANNALISA MINETTI A VANITY FAIR
“SPERO DI TORNARE A SANREMO. QUEL PALCO MI MANCA”

Alla vigilia dell’uscita del nuovo album Nuovi giorni e dell’autobiografia Iride e dopo lo straordinario trionfo alle Paralimpiadi di Londra – dove ha conquistato il bronzo nei 1500 e stabilito il record mondiale della categoria non vedenti – Annalisa Minetti si racconta a Vanity Fair, che le dedica la copertina del numero in edicola dal 26 settembre. La corsa è anche una rivincita sulle difficoltà della sua carriera musicale? «Una bella rivincita, sì. La pista è uguale per tutti, lì non potevano polemizzare, dire di me quello che hanno detto a Sanremo (vincitrice delle Nuove Proposte 1998 ndr): “Ha vinto perché è cieca e ha impietosito il pubblico”. Ecco, questa vittoria la sento più giusta e mia di quell’altra. Infatti mi sento più atleta che cantante. Cantare per me è come respirare. Correre è frutto della mia volontà. In pista le mie fragilità non esistono più, mi sento tranquilla, forte, serena. La più figa del mondo». E se potesse prendersi una rivincita anche come cantante, che cosa vorrebbe? «Un varietà in Tv dove poter finalmente far sentire e vedere quello che so fare. Cantare un pezzo di Jovanotti, duettare con la Pausini… Insomma, avere più soddisfazioni. Mentirei se dicessi che ho avuto quello che meritavo. Anche se mi considero comunque fortunata, la verità è che mi sono accontentata: canto nelle piazze e non vendo un disco». Che cosa non ha funzionato? «Puoi essere bravo, ma se sei gestito male non ce la fai. I miei manager sono stati pessimi, cavalcando la mia condizione di non vedente mi hanno danneggiato, perché la gente dopo un po’ si è giustamente stufata. Avessi avuto una produttrice come Caterina Caselli, avrei sicuramente fatto una carriera diversa». Dopo Londra qualcosa sarà cambiato. «Sembra di sì. Tanta gente si è appassionata per me, forse mi immaginavano meno combattiva, meno simpatica. Non vorrei esagerare, ma oggi sento di essere molto stimata. Ho ricevuto anche qualche sms dai colleghi. Il mio mito Claudio Baglioni è stato molto affettuoso. Mi ha scritto anche Panariello: mi ha fatto molto piacere, dopo quello che era successo». Si riferisce al 2006, quando a condurre il Festival c’era Panariello, e lei lo accusò di averla esclusa perché cieca. «Fu il mio manager dell’epoca a riferirmi, probabilmente esagerando, che non mi volevano perché sul palco ho sempre bisogno di un accompagnatore. Mi arrabbiai, e la pagai cara: non solo non andai al Festival ma Gianmarco Mazzi, il direttore artistico, mi disse in faccia che – finché ci sarebbe stato lui – io con Sanremo avevo chiuso». Quante volte ha provato a tornare? «Ogni anno, spesso consapevole che non mi avrebbero preso: la mia credibilità discografica è ai minimi termini. Ora che Mazzi non c’è più, spero di tornare. Quel palco mi manca». Nel 2013 per chi voterà? «Non voto da quando avevo 19 anni, nessuno mi ha mai convinta. Eppure, se mi dessero la possibilità, e avessi la certezza che fosse un ambiente onesto, farei politica. Mi vedrei benissimo alle Pari Opportunità». Le hanno mai proposto una candidatura? «Sì, in passato, e anche in questi giorni. Pdl e Udc: non ho accettato». Grillo le piace? «Tantissimo, perché dice grandi verità e mi sembra coerente: ecco, per il Movimento 5 Stelle potrei anche tornare a votare». Prima di avere Fabio, di fronte alla prospettiva di partorire un figlio con la stessa malattia, aveva pensato di adottare, e scoperto che in Italia, per un disabile, è praticamente impossibile. Com’è questo Paese, per un disabile? «Scomodissimo. Se i nostri politici facessero un giro a Berlino, capirebbero che cosa vuol dire vivere in un Paese davvero civile».