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TV – “Cesare Mori, il prefetto di ferro”, oggi e domani su Rai 1 16 settembre 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Comunicati.
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Questa sera e domani alle ore 21.10 Rai 1 propone la fiction in due parti “Cesare Mori, il prefetto di ferro”, diretta da Gianni Lepre ed interpretata da Vincent Perez, Gabriella Pession, Anna Foglietta, Adolfo Margiotta e Paolo Ricca.
Co-prodotta da Rai Fiction e Artis, la miniserie propone il ritratto di Cesare Mori (Perez), un eroico protagonista della lotta contro la Mafia nella Sicilia di fine anni 1920.
Di seguito, una breve presentazione e le note del regista.

Cesare Mori: il Prefetto di ferro
Domenica 16 e lunedì 17 settembre su Rai1

Il ritratto di Cesare Mori, un personaggio storico che, durante i primi decenni del Novecento, fu protagonista di una serrata lotta alla malavita siciliana. L’ideale continuatore dell’azione di Joe Petrosino, il poliziotto italo americano che per primo contrastò la mafia, nel racconto epico di una battaglia compiuta senza esclusione di colpi e senza mai guardare in faccia nessuno.
“Cesare Mori: il Prefetto di ferro”, una coproduzione Rai Fiction & Artis, prodotta da Giorgio Schöttler, per la regia di Giovanni Lepre. Firmano la sceneggiatura Pietro Calderoni, Gualtiero Rosella, Nicola Ravera Rafele, con la collaborazione di Carlo Carlei. Le musiche sono di Pino Donaggio.
Ad interpretare il Prefetto di ferro l’attore svizzero Vincent Pérez. Al suo fianco Anna Foglietta nei panni di Angelina, la sua dolce e cagionevole moglie. Gabriella Pession è invece la giovane e attraente baronessa Elena Chiaramonte, una donna risoluta e molto corteggiata che non mancherà di ammaliare, con il suo prorompente fascino, anche Cesare Mori. Adolfo Margiotta interpreta Francesco Spanò, amico e vecchio collega di Mori che, in Sicilia, lo affiancherà con grande devozione nella dura battaglia quotidiana contro la malavita, contro lo strapotere delle cosche mafiose e contro criminali di ogni genere.
Alla fine degli anni venti, il “Prefetto Mori” era un personaggio estremamente noto.
I cardini della sua azione furono subito chiari ed efficaci. Puntò a cogliere un primo importante successo con un’operazione in grande stile compiuta per riaffermare l’autorità dello Stato: la memorabile occupazione di Gangi. Riconquistò così l’appoggio della popolazione impegnandola direttamente nella lotta alla mafia e lavorò per creare un ambiente ad essa culturalmente ostile, combattendo l’omertà e curando l’educazione dei giovani. Il Prefetto Mori comprese che la mafia andava colpita nella consistenza patrimoniale e nella rete di interessi economici.
Elementi che costituiscono i punti di forza della storia sono una biografia ricca di eventi e di spunti narrativi, sia sul versante dell’azione pubblica e dell’attività investigativa, sia su quello della vita privata, attraverso la valorizzazione del suo intenso e sfortunato rapporto con la moglie malata e la profonda indagine sulle sue origini: Mori era cresciuto senza genitori, in un orfanotrofio. Sia sul rapporto travagliato con la classe politica dell’epoca, con il fascismo in particolare e con Mussolini stesso, che lo porterà, infine, ad essere richiamato a Roma per occupare un seggio nel Senato Regio.

Note di regia
di Gianni Lepre

Cesare Mori. Un uomo tutto d’un pezzo, coraggioso, sempre pronto all’azione. Deciso e incorruttibile. Tanto nella lotta contro la mafia, quanto nel contrastare, da Prefetto di Bologna, l’ascesa squadrista che si faceva beffe delle istituzioni.
La figura, quindi, di un integerrimo funzionario dello stato. Certo una utile chiave di lettura per inquadrare correttamente un personaggio storico conosciuto ai più come nemico giurato della mafia.
“Non può essere perfettamente forte nel mondo se non chi è solo” è, d’altro canto, uno dei pensieri del Prefetto di Ferro che più mi ha fatto riflettere per cercare di costruire, anche visivamente, una figura che certo non è possibile inquadrare soltanto in una dimensione di risoluto servitore dello stato. Le azioni, anche quelle più controverse, e le motivazioni più profonde di Cesare Mori si possono delineare con una luce più chiara attraverso lucide e consapevoli convinzioni come quella sopra citata. Perché, dopotutto, tutto ciò che ha mosso l’operato di Cesare Mori, offre il destro ad una riflessione sul potere e sulla sua gestione ma, dal mio punto di vista, soprattutto sull’ingenuità dell’ideale e sulla strumentalizzazione stessa dell’ideale. Cosa si è disposti a fare, a che compromessi si è costretti a scendere pur di raggiungere il proprio obiettivo? Mori è certo stato un acerrimo nemico della mafia, contro la quale ha sempre lottato, è sceso a patti con il fascismo per avere totale mano libera nella conduzione della sua battaglia? E quanto il fascismo e lo stesso Mussolini hanno potuto sfruttare questa spinta ideale per assecondarla ai propri obiettivi? Su questo dualismo tematico si articolano volutamente molti dei momenti di racconto della miniserie.
Mori è un precursore di tutti coloro che, a iniziare da Joe Petrosino, hanno fatto della guerra alla mafia una ragione di vita. Le sue note operazioni in Sicilia restano una lezione di dedizione e determinazione.

Di seguito, la trama dettagliata delle due parti della fiction.

 Prima puntata

E’ il 1916. In Sicilia le bande di disertori e delinquenti la fanno da padrone. A dar loro la caccia c’è il commissario Cesare Mori che ha fatto una promessa alla vedova dell’appuntato Morelli, ucciso dalla banda capeggiata dal bandito Carlino: consegnare alla giustizia i responsabili. Mori tiene fede alla promessa fatta, bracca e uccide Carlino.

Cesare è un uomo duro, all’apparenza inflessibile, cresciuto in un orfanotrofio. E’ sposato con Angelina. Un matrimonio felice ma senza figli. Carlino, il bandito ucciso, aveva un figlio: Saro. Il ragazzino ha perso la madre il giorno che è nato, Mori lo vede e decide che sarà lui il figlio a lungo atteso.

Mori, alle prese con una delle sue inchieste, incontra la baronessa Elena Chiaramonte nella sua masseria. Lei è bellissima. Mori ne resta colpito. La donna però sembra subire la presenza del massaro Cuccia. L’incontro tra lui e Mori si trasforma subito in scontro: c’è lui a tirare le fila della banda Carlino. Lo arresta.

Intanto Saro va a vivere con Mori e la moglie. Lui non riesce a confessargli di aver ucciso suo padre. In Tribunale inizia il processo alla banda Carlino e a Cuccia. L’avvocato difensore accusa Mori di non avere prove contro Cuccia e di aver ucciso a tradimento Carlino. Mori protesta, ma quello che non sa, è che in Tribunale, portato lì con l’inganno, c’è Saro. Quando Mori torna a casa, affranto per il verdetto che ha assolto Cuccia, scopre che il ragazzino è scappato di casa. Mori lo cerca, inutilmente. La sconfitta in tribunale lo conduce al trasferimento.

E’ il 1922. Mori è Prefetto a Bologna. Il rispetto della legalità lo rende inviso ai fascisti. Nel corso di una sommossa Angelina si sente male. Il suo cuore è sempre più debole. Pochi mesi dopo Mussolini diventa Presidente del Consiglio. Il duce lo convoca offrendogli un nuovo incarico in Sicilia. Angelina lo sprona ad accettare. Potranno ritrovare Saro. Lei, appena starà meglio, lo raggiungerà.

Mori in Sicilia, insieme al suo vecchio collega Spanò, ricomincia da dove ha lasciato: da Gangi, dalle Madonie, lì dove comanda ancora Cuccia. E soprattutto il temuto Don Virzì. Una sera a teatro Mori rivede la baronessa Chiaramonte. La donna, ancor più affascinante, è in compagnia dell’onorevole De Giorgi. E’ lui ora a starle accanto, a occuparsi della masseria e soprattutto dei lavori del nuovo acquedotto. Quella notte, fuori dal teatro, un’ombra osserva Mori nel buio: è Saro. Adesso vive con Cuccia. Dall’America, nel frattempo, sono arrivati gli uomini del boss Vito Cascio Ferro. Un nuovo affare si profila all’orizzonte: far transitare a Palermo l’oppio e la morfina provenienti dalla Turchia. Mori intanto decide di sferrare il decisivo attacco ai suoi acerrimi nemici. Lui e i suoi uomini circondano Gangi. Perlustrano casa dopo casa alla ricerca di latitanti e ricercati. Mori fa arrestare tutti. Solo Cuccia, grazie ad un cunicolo sotterraneo, riesce a fuggire. Mori lo insegue ma arriva troppo tardi, appena in tempo però, per vederlo salire sul cavallo di Saro.

Seconda puntata

La notizia della retata di Mori a Gangi occupa le pagine dei più importanti quotidiani. Il prefetto è un simbolo della rinascita della Sicilia. Intanto i rapporti tra Cuccia e Don Virzì si fanno sempre più tesi proprio mentre Mori ha ripreso le operazioni contro le bande mafiose e le allarga a tutta la Sicilia.

Mori continua a ricevere le avances, sempre più esplicite, della baronessa Chiaramonte anche dinanzi ad Angelina, tornata in Sicilia, spinta dal desiderio di poter ritrovare Saro. Ma il Prefetto è completamente assorbito dal suo lavoro investigativo. Punta in alto e arriva ad arrestare Levati, l’emissario del regime fascista in Sicilia. Niente lo può ormai fermare. Intanto alla masseria Chiaramonte compare un’ombra: è don Virzì. Il boss, ferito, ha bisogno dell’aiuto di De Giorgi. Virzì lo minaccia. De Giorgi non ha alternative.

Mori ha raccolto gli indizi  che  lo portano a una nave e a un carico di droga. In quell’imbarcazione Cesare ha un sorprendente incontro: Saro. Uno scontro e il ragazzo viene ferito.

A Palermo, De Giorgi fa un nuovo accordo, questa volta con Cuccia. I lavori per l’acquedotto stanno orami terminando. E l’acquedotto rappresenta il vero potere. A questo obiettivo è legato l’improvviso rapimento della baronessa Chiaramonte. E’ stato Virzì, per vendicarsi di De Giorgi, e del suo cambiamento di alleanze. Mori la cerca ovunque. Una notte Don Virzì lo avvicina offrendogli un accordo. E’ disposto a raccontare tutto, gli spiegherà gli affari dell’onorata società con la Palermo bene, lascerà libera la baronessa e in cambio Mori gli farà avere un trattamento speciale. Mori dà la sua parola d’onore. Qualche giorno dopo, a Roma, riesce a strappare a Mussolini un salvacondotto per Don Virzì. E il boss onora la promessa: racconta tutto. Dei notabili siciliani, del presidente del Banco di Sicilia. Ma soprattutto parla di De Giorgi. Dell’acquedotto. E questa volta Mori non può far altro che credere alle accuse contro di lui. La baronessa gli crederà? Dovrà credergli.

Saro non ha seguito gli accorati consigli di Cesare Mori e torna da Cuccia. Da lui riceve l’ordine di uccidere il Prefetto. Saro comincia a pedinare il Prefetto. Aspetta il momento opportuno, e finalmente lo affronta. Ma quando sta per sparare non riesce a premere il grilletto. E’ un confronto commovente. Mori fa per abbracciarlo, quando all’improvviso, un colpo di pistola, uccide Saro. E’ proprio Cuccia a sparare, il boss non si fidava più di lui, e lo ha seguito. Ora Mori e Cuccia sono di nuovo uno di fronte all’altro. Cuccia spara. Mori, colpito, cade a terra ma riesce ad afferrare la pistola di Saro e spara a sua volta. Quando Spanò raggiunge Mori trova il boss in un lago di sangue. Il Prefetto invece è ancora vivo. I giorni successivi, Mori scrive a Mussolini: le indagini questa volta sfiorano Roma, il governo stesso. E Mussolini decide di fare di testa sua. Costringe alle dimissioni De Giorgi, e trasferisce Mori a Roma, dove lo aspetta un seggio da senatore, allontanandolo così definitivamente dalla Sicilia.