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Cinema Festival #303 – Venezia Cinema 2012, dalla nostra inviata (3) – In attesa del Leone, riflessioni sparse sui film della Mostra – Tutti i premiati di questa edizione: il Leone d’oro del 2012 è per Kim Ki-duk 9 settembre 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Cinema Festival, Festival, Film, Premi.
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cinemafestivalUn altro appuntamento speciale dello spazio “Cinema Festival” interamente dedicato alla 69a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che si è conclusa ieri pomeriggio.
Ecco un breve resoconto delle giornate conclusive di questa edizione, scritto dall’inviata di questo blog alla Mostra @KinoglazLulu.

In attesa del Leone…

Manca poco alla cerimonia di premiazione prevista per le 19.00 in Sala Grande, Lido di Venezia.

Qualche voce sparsa chiama favorito Kim Ki-duk con Pietà, ma l’unanimità è concorde nel vedere in “The Master” un capolavoro.
Il regista di Ferro3 ha raccontato una storia dura e dolorosa, sullo sfondo della metropoli coreana che cresce sulle spalle di una società di storpi, quella sotterranea, quella dimenticata dei sobborghi dove si batte il ferro che innalzerà i grattacieli, dove microscopiche vite tentano ogni giorno una faticosa sopravvivenza per servire a quel progresso verticalistico dove, come si sale in fretta, in fretta si cade e, cadendo, resta solo da morire. “Cos’è? La morte? Cos’è la vita? Cos’è il denaro?” Ci si chiede nel film.
La risposta è una scia di sangue che segna le strade.  Su questo sfondo, e profondamente legata a esso, la vicenda personale che fa la trama. E, proprio in questa, niente di nuovo, niente di incredibile, niente che non fosse almeno un po’ prevedibile o che non ci racconti qualcosa che abbiamo già conosciuto: che non dobbiamo fare mai un torno a un coreano, lo avevamo già capito ai tempi di Old Boy. Nella generale violenza, spesso inutilmente accentuata, dei temi, quello che resta di più forte è in realtà la tenerezza, la capacità di compenetrazione di sentimenti che ci avvicina al diverso, al diviso, al distante, perfino al nemico: la pietà, quella latina.

Voto: 7

Ma un Leone sarebbe forse troppo per una Mostra che ha presentato lavori affascinanti, eterogenei, ma con il filo comune di una tristezza lenta e spesso stratificata.
L’umanità nella sua miseria attraversa quattro stagioni di tragico ciclo vitale che sembra in realtà aver interrotto la sua ciclicità per bloccarsi in un non luogo-non avvenimento-non prosecuzione, una gigantesca carestia fisica e sentimentale che congela il cuore, polverizza la mente e rende mostruosi  in La cinquième saison: cinque stagioni più una per i fiamminghi Jessica Woodworth e Peter Brosens.
Straordinaria estetica di natura profondamente pittorica –spesso fiamminga anche in quel senso- cinema consumato nella lentezza disperante, negli spazi aperti e nell’apertura sull’intimità, un’intimità che si chiude fino a sbarrarsi e diventare pericolosamente anticomunicativa. Bellezza inquietante nei dettagli, nella messa in quadro, nella fotografia, negli occhi, questo film è segnato di presagi di una natura che si esprime nel silenzio e nei boati, tramite segnali incomprensibili in cui forse non c’è niente da comprendere, se non l’indifferenza verso il turbamento umano, l’inquietudine, dunque la follia.
La critica italiana si è schierata quasi unanimemente contro, ingiustamente sottostimando.

Voto: 8

Di contro ai tremendi grigi e bianchi de La cinquième saison, nelle Filippine di Brillante Mendoza i colori sono tanti e accesi, intrecciati negli stuoini di paglia, messi in festa nelle cerimonie nuziali. Storia di un grembo sterile di donna forte, ma che soffre e soffre e soffre mentre prega Allah con gli occhi alla luna, ma non per questo smette di cercare per il proprio marito una donna giovane, di buona famiglia, che gli darà un figlio. Camera mobile e piena di poesia triste tra imbarcazioni e palafitte, tra le acque trasparenti di villaggi nei quali ci si sposa e si procrea, mentre incursioni armante a mitra spianati sembrano turbare ormai relativamente una società che vi ha fatto l’abitudine. Bellissima narrazione di un dolore inevitabile questo Sina Pupunan (Thy Womb), merita.

Voto: 8

In Austria, Anna Maria respinge invece il proprio marito, musulmano, al quale ormai preferisce il più biondo dei Gesù sul santino, ma anche il più sanguinante sul crocifisso. Religiosità spinta fino all’autoflagellazione nel nome di una missione: “Gesù, ti promettiamo un’Austria di nuovo cattolica”. In questo, il rifiuto della diversità, l’innalzamento di una barricata identitaria che si ripara dietro la fede religiosa, dalla quale trae forza. Scene disturbanti, dinamiche spesso paradossali eppure credibili e narrate nel più realistico dei modi, danno da pensare; insieme, non mancano di un senso dell’umorismo freddo e intelligente. Il risultato è un efficace e tremendo racconto di scontro e convivenza di culture che, così come si differenziano, si somigliano anche nell’elemento comune, se non dell’intolleranza, della tolleranza fino a un certo punto.
Il titolo è Paradies: Glaube, di Ulrich Seidl.

Voto: 7,5

Discorso sull’arte e sulla lotta nella straordinaria ricostruzione storica degli anni ’70 di Après Mai (Olivier Assayas), dopo quel famoso maggio del ’68, film pieno di cinema, di sogni, di desideri, di difficoltà e contrasti. “L’arte è solitudine”, l’artista è dunque solo: come farà a combattere una rivoluzione che richiede di essere insieme? E la lotta che si serve del mezzo artistico, quali la pittura, la letteratura, il cinema con cui filma i suoi documentari, ne impoverisce il linguaggio per porlo al servizio delle masse o ne fa l’uso migliore per un fine più alto? Così concretezza e astrazione, sogni, realtà, viaggi e progetti, nutrono e tormentano una gioventù che, se pure era girovaga, spesso confusa, piena di disomogeneità, traeva però dal contrasto e dai dibattiti la forza che il tempo ha spento nell’omologazione, nel cedimento, nell’abbandono sia del concreto che dell’utopico. Tutto è fatto vedere e vivere in modo così reale e partecipato che sembra di toccare con mano una realtà lontana fino alla dimenticanza; sarà per questo che il cinema torna così spesso a ripensarla. Ma non così spesso vi riesce tanto bene.

Voto: 8

Mentre siamo tutti presi nelle riflessioni esistenziali dei film impegnati, passa Spring Breakers (Harmony Korine) come un treno di donne seminude o, al massimo, in bikini, musica a tutto volume, alcol, spiagge, piscine, sesso e pistole. Naturalmente, per avere tutto questo, le attese vacanze di primavera, -due settimane di svago dal college e relativa follia- servono i fondi. Cosa meglio di una rapina? E se te la cavi ma, una volta in vacanza, trovi comunque il modo di finire in galera, cosa meglio di una cauzione? E se te la paga il pusher della zona e ti promette una vita di follie al suo fianco, perché dire di no? Domande esistenziali e un po’ fluo, come gli smalti, per quattro ragazze americane che vogliono solo divertirsi, staccare dalla vita ordinaria, sparare un po’ col mitra.
Fotografia ipersatura, orgia di colori, spiagge assolate e un finale al neon. Il film spiazza e entusiasma perché, oggettivamnte, diverte –la sequenza al ralenti in cui si canta Britney Spears al pianoforte è grandiosa- e così chi ha più voglia di ricordarsi che, in fondo, somiglia tanto a un lungo videoclip? Ma non sono in fondo i videoclip un bella cosa? E lo quallore di certe dinamiche emerge così smagliante tra le meches e il topless, che arriva dritto e efficace e fra un party e l’altro si avverte bene il vuoto colossale di questa gioventù né bruciata, né ustionata, ma sapientemente abbronzata –e questo è il massimo della sua scienza-. Le scene di sesso in piscina sono invece, diversamente dal prevedibile, di grande complicità, oserei quasi dire dolcezza, fra uno stupido e due matte. Da vedere.

Voto: 6,5

La sezione Orizzonti rivela una sorpresa: Leones.
Classe 1984 la regista argentina Jazmín López filma non luoghi letterari quali il bosco e un probabile approdo sul mare e, al centro, una sospirata casa: teatro del girovagare di cinque ragazzi che, cercando qualcosa, si ritrovano sempre negli stessi luoghi, senza trovarla; impassibili, non si agitano, né disperano, ma vagano, relazionandosi -amichevolmente, sentimentalmente, sessualmente- fino al punto in cui la cartina approssimativamente disegnata può bruciare senza che nessuno si scomponga. Solo una ha un comportamente sempre più strano. E il cielo sembra voler piovere…
Mai racconterò qui la trama -sarebbe irrimediabile spoiler-, ma è cosa tuttavia non complicata. La vera bellezza è nel modo, nelle atmosfere, nella sospensione dei tempi e degli spazi, nei bellissimi e faticosi long take. Nell’aria che si oscura poco alla volta, nello svelamento progressivo della storia.

Voto: 7,5

Questi sono solo alcuni dei numerosi titoli presentati, ma sono quelli su cui ho scelto di porre l’attenzione in attesa del verdetto. Il resto si vedrà.

Chiudo segnalando il delizioso Tango Libre (di Frédéric Fonteyne). Ottima sceneggiatura e riuscita realizzazione con personaggi efficaci, brillanti, malinconici. Film intelligente e con le sue delicatezze, racconto di strane vite e strani amori che finiranno in un improbabile quanto adorabile intreccio. Galeotto fu il tango argentino; e non si potrebbe definirlo tale più a ragione, dal momento che il tutto si svolge in un penitenziario…

Voto: 7

Si chiama “Pietà”, ma ruggisce: il Leone d’oro del 2012 è per Kim Ki-duk

“Solo dal sacrificio nasce la verità del cuore”recita la locandina italiana. Una cosa che c’entra molto poco col film, ma lo pubblicizza meglio, naturalmente.
Perché i sacrifici ci sono, eccome, ma sono sacrifici umani, anche autoinflitti. E il cuore anche c’è: spezzato. Cuore a pezzi di una madre, cuore a pezzi di un figlio, società senza cuore. Progresso edificato su un sottosuolo di fitte sofferenze dimenticate da dio e dagli uomini, ma non da un creditore; men che meno da una madre.
Storia piena di dolore e di durezza, Pietà non è il migliore del suo autore e competeva a Venezia con titoli non da meno, ma la sua intensità colpisce e affonda e lo porta al trionfo.
Presto in tutte le sale italiane. Da vedere? Senza dubbio.
Per un commento più approfondito, vedere qui in alto a questo post…

 

Tutti  i premi
Premi ufficiali della 69. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

VENEZIA 69

  • LEONE D’ORO per il miglior film a PIETA di Kim Ki-duk (Corea del Sud)
  • LEONE D’ARGENTO per la migliore regia a THE MASTER di Paul Thomas Anderson (Stati Uniti)
  • PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a Paradies: Glaube di Ulrich Seidl (Austria, Germania, Francia)
    COPPA VOLPI per la migliore interpretazione maschile a Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix
    nel film THE MASTER di Paul Thomas Anderson (Stati Uniti)
  • COPPA VOLPI per la migliore interpretazione femminile a Hadas Yaron nel film LEMALE ET HA’CHALAL di Rama Bursthein (Israele)
  • PREMIO MARCELLO MASTROIANNI a un giovane attore o attrice emergente a Fabrizio Falco nel film BELLA ADDORMENTATA di Marco Bellocchio (Italia) e nel film È STATO IL FIGLIO di Daniele Ciprì (Italia)
  • PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a Olivier Assayas per il film APRES MAI di Olivier Assayas (Francia)
  • PREMIO PER IL MIGLIORE CONTRIBUTO TECNICO, PER LA FOTOGRAFIA, a Daniele Ciprì per il film È STATO IL FIGLIO di Daniele Ciprì (Italia)
  • LEONE DEL FUTURO – PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA (LUIGI DE LAURENTIIS) a:
    KÜF
     (MOLD) di Ali Aydin (Turchia, Germania) SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA
    nonché un premio di 100.000 dollari statunitensi, messi a disposizione da Filmauro di Aurelio e Luigi De Laurentiis, che saranno suddivisi in parti uguali tra il regista e il produttore

ORIZZONTI

  • PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR FILM (riservato ai lungometraggi) SAN ZIMEI di Wang Bing (Francia, Hong Kong)
  • PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ORIZZONTI (riservato ai lungometraggi) TANGO LIBRE di Frédéric Fonteyne (Francia, Belgio, Lussemburgo)
  • PREMIO ORIZZONTI YOUTUBE PER IL MIGLIOR CORTOMETRAGGIO a CHO-DE di Yoo Min-young (Corea del Sud)
  • EUROPEAN FILM AWARDS 2012-EFA TITLOI TELOUS di Yorgos Zois (Grecia)
  • LEONE D’ORO ALLA CARRIERA 2012
    Francesco Rosi
  • JAEGER-LECOULTRE GLORY TO THE FILMMAKER AWARD
    Spike Lee
  • PREMIO PERSOL
    Michael Cimino
  • PREMIO L’ORÉAL PARIS PER IL CINEMA
    Giulia Bevilacqua

Per approfondire quali nuovi film potete trovare ogni settimana in uscita nei cinema italiani visitate gli spazi “Cinema futuro” e “Al cinema…” del blog.