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Edicola – “Vanity Fair” #35/2012, 5 settembre 2012: “Vittoria Puccini – Come sono diventata una donna d’acciaio” 29 agosto 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Sport, Vanity Fair.
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Vi presento la copertina ed un’anticipazione relativa al numero 35 (del 5 settembre 2012) del settimanale “Vanity Fair”, edito da Condè Nast e in vendita nelle edicole al costo di 2 €.

CAROLINA KOSTNER A VANITY FAIR:
DOPO, SIAMO TUTTI PIÙ FURBI. AVREI POTUTO, AVREI DOVUTO

«Ci sono domande nella mia testa a cui non so trovare una risposta. Ma sa come si dice: dopo, siamo tutti più furbi. Avrei potuto, avrei dovuto». Carolina Kostner racconta a Vanity Fair – in edicola dal 29 agosto – nella sua prima intervista dopo la bufera olimpica, il suo rapporto con il campione olimpionico di marcia Alex Schwazer, risultato positivo a un test antidoping durante Londra 2012. Alex a un certo punto ha detto: «Carolina ama quello che fa, io no». «Io l’avevo visto soffrire tantissimo negli ultimi tempi. Lui è una persona molto chiusa e introversa, anche per questo aveva scelto di fare quello sport in cui passi ore e ore da solo per strada. Sempre, sempre solo. Sono tante le cose che credo gli abbiano fatto male. Come quando ha vinto l’oro a Pechino e la notizia più importante sembrava non la sua medaglia, ma il fatto che io fossi la sua fidanzata. Le cose poi montano. Io non mi permetterò mai di analizzare i suoi problemi in pubblico, ma nemmeno con lui da solo. Nessuno può sapere cosa gli sia passato nella testa». Lui lo dice chiaramente che non è facile essere «il fidanzato di Carolina». «Lo so. E non so perché. Io posso solo dire che lui, la sua intelligenza e la sua passione per lo sport sono spesso stati per me un grande esempio di tenacia. È triste vedere così da vicino come una passione ti possa mettere talmente tanta pressione addosso da portarti a farti del male. Poteva anche finire molto peggio. Io posso solo augurargli di essersi davvero liberato». Si è mai rimproverata, poi, di non aver capito, di non aver colto i segni del suo disagio? «L’ho visto soffrire tantissimo, l’ho visto non divertirsi nemmeno più quando eravamo fuori insieme, con gli amici, però io l’ho sempre interpretata come una forma di tensione, c’era l’Olimpiade che si avvicinava e io quella tensione so bene che cos’è, perché la provo ogni volta prima di qualcosa di importante. Non gliel’ho mai chiesto se era proprio quello, perché io per prima, quando sono tesa, non sopporto che le persone mi stiano addosso. Così ho fatto finta di nulla, stavo in pista cinque, sei ore al giorno, ci vedevamo nei weekend, io cucinavo per lui, così quando tornava era tutto pronto: era il mio modo di stargli vicino». Adesso è pentita di non aver mai chiesto? «Sicuramente ci sono domande nella mia testa a cui non so trovare una risposta. Ma sa come si dice: dopo, siamo tutti più furbi. Avrei potuto, avrei dovuto». Lei ha detto di essere arrabbiata con lui, ma di volere continuare a stargli vicino. È davvero possibile? «Fuori dal ghiaccio io sono una ragazza di 25 anni e lui un ragazzo di 27. Facciamo i nostri errori, soffriamo o non soffriamo. Nelle storie ci sono sempre gli alti e bassi: si litiga, ci si vuole bene. Siamo giovani, la vita cambia e ci cambia». Il prossimo appuntamento con Karolina Kostner è all’Arena di Verona il 22 settembre per Opera On Ice.