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Edicola – “Storica National Geographic” n°43, settembre 2012: “L’Italia dei comuni contro Barbarossa” 20 agosto 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Storia, Storica NatGeo.
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E’ in vendita in edicola, al prezzo di 3,90 €, il numero 43 – Settembre 2012 del mensile “Storica National Geographic”, edito da RBA Italia e certificato dal marchio “National Geographic”, autorevole in campo divulgativo storico e geografico e già presente in Italia con l’omonimo mensile.
A seguire, la copertina del numero, un’anteprima dei contenuti e l’editoriale del direttore Giorgio Rivieccio.

Machu Picchu, santuario nel cielo
Scoperta dallo storico americano Hiram Bingham nel 1911, la città sacra inca, costruita a circa 2400 metri di altezza sulle vette andine, continua a custodire gelosamente i segreti sulla sua natura e sulla sua funzione.

Geroglifici, lingua degli dei
Per gli Egizi la scrittura, e le parole, non erano dei semplici mezzi di comunicazione, bensì l’essenza stessa di un individuo, di un faraone o di una divinità, la forza creatrice che infondeva la vita alle cose dell’universo.

Sennacherib spietato architetto
Figlio del grande conquistatore Sargon II, Sennacherib regnò sugli Assiri tra l’VIII e il VII secolo a.C. Feroce con i nemici, fu anche il costruttore che trasformò la capitale Ninive in un luogo di delizie e di giardini.

Salamina, battaglia per la libertà
Trasformatasi da città agricola in potenza navale, Atene riuscì a sconfiggere le forze persiane ponendo fine così all’invasione asiatica della Grecia.

L’italia contro Barbarossa   
Mettendo da parte le antiche rivalità, e in difesa della propria autonomia, i Comuni italiani si allearono contro l’Impero, riportando una storica vittoria su Federico I di Svevia nella famosa battaglia di Legnano.

Il navigatore visionario
Convinto di essere uno strumento nelle mani di Dio, Cristoforo Colombo partì alla volta delle Indie con il desiderio di convertire gli indigeni e di procurarsi le ricchezze per finanziare la riconquista di Gerusalemme.

A seguire, l’editoriale del direttore Giorgio Rivieccio.

La spada e il diritto

Senza dubbio, per noi italiani era il nemico, l’imperatore tedesco che voleva imporre il suo dominio a casa nostra. Salvo poi ricorrere al suo aiuto quando alcuni Comuni intendevano limitare la potenza di altri.
Sta di fatto che Federico I di Hohenstaufen, più noto come Barbarossa, non fece altro che approfittare delle divisioni interne dell’Italia per perseguire il sogno, mai avverato, di un dominio totale sulla Penisola. Ed è passato alla storia, appunto, come un barbaro conquistatore. Conquistatore lo era, ma tutt’altro che barbaro (come non lo erano Attila, che conosceva il latino, o Annibale). Entrato nella lunga contesa della lotta per le investiture, invece di usare la spada per aver ragione della Chiesa di Roma, usò un’arma nuovissima: il Diritto. Si rivolse così alla più prestigiosa scuola di Diritto dell’epoca, quella di Bologna, da poco creata da Irnerio, considerato il fondatore delle moderne scienza giuridiche, basate sullo studio approfondito e rimodernato del Corpus Iuris di Giustiniano. E tre dei quattro doctores di Bologna (Bulgaro, Jacopo e Ugo di Porta Ravegnana) allievi di Irnerio, con sottili argomentazioni riuscirono a dimostrare che l’unica Legge esistente era quella romana, affidata all’Impero e non alla Chiesa. In cambio, Federico I promulgò nel 1158 la Constitutio Habita, un provvedimento che avrebbe avuto un effetto dirompente nel mondo degli studi. Barbarossa stabilì infatti che ogni università si sarebbe dovuta costituire come una società di socii (allievi) presieduta da un dominus (maestro), compensato con le quote pagategli dagli studenti. Così ai professori bolognesi fu attribuito un potere giurisdizionale, civile e penale, sugli studenti, che di fatto erano sottratti sia alla giurisdizione ecclesiastica sia a quella del Comune. Non solo, gli studenti ebbero altri tre privilegi fondamentali: il diritto di circolare liberamente in tutto il territorio dell’Impero, grazie a un salvacondotto che nessuna autorità cittadina avrebbe potuto infrangere; l’esenzione dal pagamento di qualsiasi imposta; e, soprattutto, l’abolizione della cosiddetta Rappresaglia. Questo costume consentiva a un cittadino bolognese, danneggiato da uno studente straniero (generalmente per debiti non pagati), di rivalersi su un qualsiasi altro connazionale residente in città. Una “perversa consuetudine”, scrisse Barbarossa, che “offendeva gli studenti”. La Constitutio Habita non si limitò però a Bologna, ma fu estesa anche negli altri territori italiani dell’Impero. Così, per la prima volta nella storia, l’università divenne per legge il luogo in cui la ricerca si sviluppa liberamente, indipendentemente da ogni altro potere. Niente male, da parte del barbaro imperatore rossiccio.