jump to navigation

Edicola – “Focus” n°239, settembre 2012: “Perché si cambia partner. E perché no!” 15 agosto 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Focus mensile.
trackback

Ecco la copertina, il sommario e l’editoriale del numero 239 – Settembre 2012 del mensile di divulgazione “Focus”, edito da Gruner+Jahr/Mondadori ed in vendita in edicola al prezzo di 3,90 €.

Perché si cambia partner. E perché no!

Perché cambiamo partner? Per cercare quello giusto. Per una nuova libertà. Ma anche per l’eredità dell’evoluzione. Perché, spiegano gli antropologi, siamo monogami, sì. Ma seriali.
D’altro canto, la coppia stabile fa vivere meglio, riduce lo stress, consente nuove sfide e… allunga la vita.

Di seguito, il sommario dei principali articoli di questo numero.

Cinque Terre, la rinascita
Nove mesi dopo l’alluvione è tornato il turismo. Ma per evitare altri rischi c’è ancora molto da fare.

Un astronauta al cinema
Paolo Nespoli ha visto per noi Prometheus, il nuovo film di Ridley Scott in sala dal 14 settembre.

Speciale
Perché cambiamo partner
Siamo monogami, sì. Ma seriali. Tutta colpa dell’evoluzione.
Uniti e contenti
l vantaggi di una relazione stabile: equilibrio, salute e altri traguardi.
Animal House
Le stupefacenti relazioni di coppia nel mondo animale.

Focus è in tv!
Tutte le curiosità e le passioni al canale 56 del digitale terrestre.

E tu che cosa crei oggi?
La rivoluzione della stampa 3D cambia produzione e distribuzione.

La spesa di un povero è…
Quanto cibo compra chi è alla soglia della povertà nei diversi Paesi.

DOSSIER
Dopo il bosone

Le nuove sfide per gli scienziati nella fisica delle particelle.
Cosa resta da scoprire
Le nuove frontiere su cervello, Dna, astrofisica, geologia.
Intervista
L’Europa e i tagli dei finanziamenti alla ricerca.

Lezioni d’acqua
Le campagne di sensibilizzazione contro le spreco delle risorse idriche tra ironia e messaggi choc.

L’Italia di pietra
Il poster per conoscere e riconoscere le rocce del nostro Paese.

Allenati a non perdersi
Abbiamo un Gps nel cervello che ci aiuta a orientarci. Ma lo usiamo talmente poco che…

Camere con vista
Un progetto polacco per un nuovo hotel subacqueo a Dubai.

Pettegolezzo
Il veleno che (a volte) fa bene. Perché ci piace, perché è utile.

Cyber Attack
Il racconto giallo sui virus informatici tra criminali e missioni segrete.

Digestione
L’incredibile viaggio di un boccone di pizza lungo il nostro apparato digerente.

L’Amazzonia che affonda
La costruzione della diga di Belo Monte sul fiume Xingu minaccia (ancora) le tribù indigene.

Infine, l’editoriale del direttore responsabile Francesca Folda.

Cartoline per riflettere

Ci sono immagini capaci di trasmettere un’emozione speciale. E quelle di Monterosso e Vernazza pubblicate in questo numero sono molto più che cartoline da un luogo di vacanza. A pochi mesi dall’alluvione che il 25 ottobre 2011 nelle Cinque Terre cancellò strade, case e anche molte vite umane, sono spariti il fango e i detriti, sono tornati i turisti e quei borghi hanno trovato un nuovo splendore.
Dedichiamo spazio a questa rinascita (senza dimenticare le altre zone alluvionate lo scorso autunno, dalla Lunigiana, a Genova, al Messinese) per raccontare una storia simbolica di fatica e coraggio, di volontari arrivati da tutta Italia e dall’estero, di carriole usate in questi mesi per rimuovere migliaia di tonnellate di fango dai vicoli e dalle abitazioni che oggi sono state trasformate in fioriere lungo le strade del centro. Ma la buona volontà dei singoli e l’orgoglio di un paese non bastano. Politiche più assennate del territorio e dello sviluppo dovrebbero fare in modo che una tragedia del genere non possa ripetersi. Non è soltanto questione di finanziamenti e di grandi opere. Tutto può partire dalla cura di un bosco, dal rispetto di una tradizione, dall’equilibrio tra interessi economici e sostenibilità ambientale, come spiega bene l’articolo di Amelia Beltramini. Perché popolazioni che sono state capaci di lottare e rinascere come quelle delle Cinque Terre meriterebbero di guardare le nuvole cariche di pioggia e le montagne alle loro spalle senza avere più paura.