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TeleNews #132 – Cambio a Quinta colonna, Salvo Sottile cede il passo – Roberto Saviano a Sanremo con Fazio? – Il principe Filiberto sfida l’ex Santoro – Il monopolio Magnolia del giovedì sera – Cambia la domenica a Canale 5: Alessio Vinci sfida Giletti – Minzolini verso Mediaset – Critica: spot dei Villici, Marilyn, Scienza del crimine – L’intervista: Natascha Lusenti – Speciale Londra 2012 – Telefilm: l’autunno caldo della TV americana, I Soprano 10 agosto 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Interviste, TeleNews.
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Lo spazio “TeleNews – Notizie dal mondo della televisione” propone una rassegna stampa - segnalando le fonti di provenienza - di notizie ed argomenti vari legati al mondo dello spettacolo e della televisione italiana e straniera, e che non hanno trovato posto in altri appuntamenti abituali del blog.
Se avete segnalazioni da fare, cliccate qui per lasciare il vostro messaggio.

  • Cambio a “Quinta colonna”, Salvo Sottile cede il passo
    Dopo il lancio effettuato per tutta l’estate da Salvo Sottile, Quinta Colonna entra stabilmente in palinsesto e raddoppia le prime serate di informazione su Retequattro. Di fatto, su quella che sta diventando la rete di approfondimenti Mediaset, da settembre, ogni lunedì andrà in onda Quinta Colonna e il venerdì Quarto Grado . Sempre su quello che un tempo veniva identificato come il canale pensato per le famiglie e le casalinghe traslocherà anche Terra! di Toni Capuozzo e da quando Emilio Fede non è più alla sua guida, anche il TG4 firmato Giovanni Toti viaggia con un’altra marcia.
    Quindi Salvo Sottile riprenderà da venerdì 7 settembre a concentrarsi sul suo Quarto Grado (uno dei programmi campione di ascolti della scorsa stagione) e il testimone di Quinta Colonna passa a Paolo Del Debbio che dal 27 agosto esordisce in prima serata pur continuando l’impegno quotidiano di Mattino Cinque. Quali sono stati i motivi di tale avvicendamento e del cambio di rete? È colpa degli ascolti (abbastanza deludenti) o, come qualcuno su vari blog e qualche giornale si è affrettato a sottolineare, solo di Salvo Sottile? Dando un’occhiata ai numeri, visti gli ascolti che Canale 5 ha registrato durante l’estate, parlare di flop sarebbe scorretto. Mediaset ha provato a tenere accesa la rete ammiraglia con un programma di informazione a cui i telespettatori non erano abituati e non hanno capito. La prima puntata era somigliante a un minestrone informativo dove non si capiva se si stava assistendo a una puntata di Matrix, Quarto Grado , Mattino Cinque o cos’altro. La seconda, che ha creato un mare di polemiche, ha ospitato la famosa intervista al comandante Schettino capace di stuzzicare la curiosità dei giornalisti ma non altrettanto quella degli spettatori. A seguire si sono toccati argomenti come l’euro, il rapporto Germania-Italia, la crisi, rimanendo costantemente attorno al 9% di share.
    Salvo Sottile non si sente come uno cui hanno tolto il giocattolo prima del tempo. « Quinta Colonna traslocherà su Rete 4 dal 27 agosto e dopo soli undici giorni (il 7 settembre) ricomincerà Quarto Grado sempre su Rete 4. Va da sé che non avrei potuto e non me la sarei sentita di condurre due programmi in prima serata a pochi giorni l’uno dall’altro e di questa importanza. In più la direzione di Canale 5 si è detta contenta del mio lavoro. Ho dato il via a una nuova pagina dell’informazione e ringrazio l’azienda per l’opportunità. Detto ciò non nascondo che mi sarei aspettato ascolti più alti ma è andata così e la stagione estiva, le olimpiadi e la contro programmazione, il Superquark di Piero Angela competitor pressoché imbattibile, non ci hanno facilitato».
    A Paolo Del Debbio il compito di prendere in mano il timone di Quinta Colonna . «Sono onorato e un po’ teso ma nelle sei puntate previste cercherò di fare del mio meglio affrontando argomenti che conosco come l’economia e la politica. Aggiungo che mi sento di ringraziare Salvo Sottile che stimo e ritengo un ottimo giornalista».
    Del Debbio è stato fra coloro che hanno scritto il programma politico di Forza Italia per la discesa in campo di Berlusconi nel ’94. Le elezioni sono imminenti e si dice che proprio per questo affidargli una fetta di informazione su Rete 4 rappresenti una sorta di presidio. «Faccio l’economista e mi occupo di politica. In un momento di crisi come questo che non faccio fatica ad associare alla famosa crisi del ’29 perché di questo si tratta, sono felice di essere stato scelto per spiegare al telespettatore ciò che sta accadendo nella nostra società. I riferimenti politici li lascio a chi li vuole trovare mentre posso dire che ciò che mi interessa è la divulgazione. Lo studio cambierà e assomiglierà ad un’arena anche se su questa parola ci sarà chi vorrà trovare delle similitudini con altri. Il pubblico avrà facoltà di parola e gli ospiti saranno invitati per la loro expertise. L’economia fa la parte del leone e ci vuole qualcuno che la spieghi. Sono qui per questo».
    (fonte: “La Stampa”, 7 agosto 2012 – articolo di Luca Dondoni)
  • Il principe Filiberto sfida l’ex Santoro
    Raidue punta forte su Emanuele Filiberto. Il rappresentante di casa Savoia sarà dal 20 settembre il conduttore di “Pechino Express”, il nuovo programma “on the road” prodotto da Magnolia che andrà in onda il prossimo autunno sulla seconda rete della tv di stato.
    Un reality in cui l’avventura si snoda dalle sorgenti del fiume Gange fino a Pechino affrontando lungo un percorso di 10 mila chilometri da vivere con lo zaino in spalla numerose difficoltà di carattere economico e organizzativo.
    Tra i protagonisti ci saranno coppie di concorrenti più o meno vip: confermati intanto l’attrice Simona Izzo col figlio Francesco Venditti, le ex veline di “Striscia la notizia” Federica Nargi e Costanza Caracciolo.
    I dubbi erano nel giorno di trasmissione, il giovedì, riservato da Raidue dai tempi di Michele Santoro all’approfondimento di informazione. E, nonostante le perplessità di diversi consiglieri di amministrazione, contro lo stesso Santoro in tv nella prossima stagione televisiva insieme a Corrado Formigli su La7 si scontrerà la trasmissione del principe sulla cui verve e presenza scenica Raidue crede molto.
    (fonte: LaStampa.it, 6 agosto 2012)
  • Il monopolio del giovedì sera – Tre show, un solo produttore
    L’albero di Magnolia dà molti frutti. E ramifica in quasi tutti i giardini della televisione italiana. Il giardino di Viale Mazzini. Il giardino di La7. Il giardino di Sky. Nella polemica di questi giorni su Pechino Express, il nuovo reality game condotto da Emanuele Filiberto di Savoia (dieci coppie di vip e non vip che, con soli due euro al giorno, devono andare dalle sorgenti del Gange a Pechino), ci si è soffermati sulla collocazione al giovedì, nella serata che Raidue ha sempre dedicato all’informazione con Michele Santoro, ora passato a La7. Così, si è detto, la Rai rinuncia all’approfondimento dell’attualità e al ruolo di servizio pubblico. L’altro giorno, Giancarlo Leone, direttore per l’Intrattenimento della tv pubblica, ha twittato che «chi lamenta la presenza di Pechino Express contro Santoro, non considera che se Raidue avesse il programma informativo, mai andrebbe di giovedì». Fuochino. Anzi, acqua.Fino a qualche settimana fa, sia in Cda che alla presentazione dei palinsesti autunnali, si è sempre parlato di «spazio informativo». Solo da pochi giorni si è fatta la scelta, peraltro plausibile, di un programma di genere diverso per puntare a un pubblico più giovane e femminile. La mission è diversificare. Perfetto. Dove la parola d’ordine non vale è nella fabbrica dei programmi, in concorrenza nel fatidico giovedì sera. È qui che l’acqua, o anche il fuochino, si trasformano in un incendio. Se, per esempio, invece di parlare, a volte in modo maniacale di Santoro, si considera la Piazza Pulita di Formigli, ci si accorge che, insieme con X Factor in onda su SkyUno, i tre programmi di punta del giovedì sono tutti prodotti da Magnolia. Fondata nel 2001 da Giorgio Gori che nell’autunno scorso ha lasciato le cariche per dedicarsi alla comunicazione del rottamatore del Pd Matteo Renzi, Magnolia è, come si legge nel sito, la «società di produzione televisiva indipendente leader nella creazione, produzione, adattamento di format di intrattenimento per i principali network televisivi in Italia».
    Qualche settimana fa Antonello Perricone, ex amministratore delegato di Rcs, ne è stato nominato presidente al posto di David Frank, Ceo della capogruppo Zodiak Media, che aveva temporaneamente assunto la carica dopo l’abbandono di Gori. Il quale, tuttavia, conserva l’ufficio nello stesso palazzo dove ha sede la sua ex società e una quota di azioni nella Zodiak. Amministratore delegato dal marzo 2011, è invece Ilaria Dallatana, guida operativa dell’azienda. Sempre sul sito ufficiale della società si trova un Codice etico che dedica dei paragrafi alla «Correttezza in caso di conflitti d’interesse» e alla «Lealtà nella concorrenza».In vacanza all’estero, le polemiche sulla collocazione di Pechino Express Dallatana se le porta dietro dal giorno della partenza. Il conflitto d’interessi fra i tre programmi a firma Magnolia in onda in contemporanea, invece viene a galla nella telefonata con Il Giornale. «Non siamo noi a fare i palinsesti della Rai o delle altre reti – sottolinea l’ad della società -. All’inizio, Pechino Express era previsto in un’altra serata». Ma nessuno si è accorto che Piazza Pulita su La7, X Factor su Sky e ora il reality di Raidue sono tutta roba vostra? «Anch’io non sono convinta di questa situazione. Piazza Pulita c’era già l’anno scorso e speriamo che si consolidi. X Factor lo coproduciamo con Fremantle che è proprietaria del marchio. Prima lo producevamo con la Rai. Pechino Express è un format post-prodotto». Ma se una qualsiasi di queste tre emittenti vuole spingere il suo programma per affossare la concorrenza, cioè un altro programma vostro, come vi comportate? «Noi lavoriamo ad ognuno come se fosse l’unico. Sono format che si rivolgono a pubblici diversi. E ci sono squadre di autori e di tecnici diverse. Anche perché non tutti sono bravi a fare tutto». Anche lei concorderà che è un bel groviglio. «Messo così sì. Ma la definizione dei palinsesti è spesso complicatissima. Ci sono tante variabili, compatibilità e concorrenze di cui tener conto. E ci sono caselle ancora da riempire». Dunque? «Dunque, è stato comunicato il giovedì come giorno di Pechino Express, ma magari cambierà. A fine agosto dobbiamo incontrare nuovamente i dirigenti della Rai». Dove, però, nessuno ha voglia di esporsi. Anna Maria Tarantola e Luigi Gubitosi si sono appena insediati. E avranno anche questa grana da risolvere. Chissà se se la caveranno in modo tartufesco dicendo che non c’è conflitto perché si tratta di programmi di generi diversi.
    (fonte: “Il Giornale”, 9 agosto 2012 – articolo di Maurizio Caverzan)
  • Cambia la domenica a Canale 5: Alessio Vinci sfida Giletti
    Rivoluzione d’autunno in casa Mediaset. A cambiare completamente è la domenica di Canale 5: alla guida del contenitore pomeridiano, tutto in diretta, arriva Alessio Vinci.Basta infotainment e spazio all’attualità: obiettivo, informare il pubblico ed evidentemente lanciare la sfida all’Arena di Massimo Giletti e alla Domenica in di Lorella Cuccarini che presidiano il pomeriggio di Rai1. Al nuovo format lavorerà tutta la squadra di Matrix che resterà a riposo, lasciando probabilmente i due spazi di seconda serata a una night line di approfondimento affidata al Tg5. Su Italia 1, intanto, per motivi di budget slitta la partenza delle Iene. E non si escludono altre manovre prima dell’avvio della stagione autunnale. Nella domenica tutta nuova, basata su prodotti identitari ed esclusivi, come spiega il direttore di Canale 5 Massimo Donelli, in linea con gli interessi del pubblico ma anche con i confini di budget disegnati nel corso della generale revisione dei costi, spazio al grande cinema italiano in prime time; al preserale Avanti un altro con Paolo Bonolis e a Striscia la notizia, in edizione speciale per i 25 anni, con Ezio Greggio e Michelle Hunziker (entrambi in onda quindi sette giorni su sette); all’arrivo di Melaverde a fare da traino al Tg5 delle 13, seguito da Super-Meteo, un nuovo programma sul tempo realizzato in collaborazione con Meteo.it.
    Non solo domenica. Nel resto della settimana, partenza anticipata al 3 settembre per Mattino 5 e Pomeriggio 5. «Inizio il mio amatissimo Pomeriggio 5 una settimana prima: il 3 settembre!!! Meno vacanza ma prima con voi!!!!!», ha annunciato Barbara D’Urso su Twitter. Per il resto, il nuovo palinsesto di Canale 5 dovrebbe andare a regime dalla seconda settimana di settembre: il lunedì Squadra antimafia 4, (dal 10 settembre); il martedì L’onore e il rispetto 3 (dall’11), poi il nuovo Dallas; il mercoledì Ris; il giovedì Lo show dei record; il venerdì I Cesaroni 5; il sabato C’è posta per te. L’evento della stagione resta lo show live di Adriano Celentano dall’Arena di Verona, l’8 e il 9 ottobre. Dovrebbe slittare, invece, a ottobre-novembre l’appuntamento con Extreme Makeover Home Edition, con Alessia Marcuzzi team leader del gruppo di lavoro che ristruttura le case di famiglie meritevoli, nell’edizione italiana del format Endemol.
    Su Italia 1 si conferma la partenza posticipata per Le Iene. «Cari amici, il nostro editore ci ha comunicato che la prossima edizione del nostro programma andrà in onda a dicembre», si legge oggi sulla pagina Facebook del programma. «Saremmo dovuti ripartire la prima settimana di ottobre, ma la ripresa nel nostro paese ancora stenta e questo costringe tutti i network a rivedere i loro progetti. Poco male, avremo più tempo per prepararci». In via di definizione anche il cast: accanto a Ilary Blasi dovrebbe tornare Alessandro Gassman, cercasi ancora il terzo conduttore, mentre Enrico Brignano rivela di essere stato invece contattato per Zelig. La proposta, dice l’attore, è allettante e ci sto pensando, ma sostituire Bisio non è una passeggiata ed è di grande responsabilità. Al posto delle Iene la domenica su Italia 1 andrà in onda Archimede con Niccolò Torielli; il lunedì serata dedicata alla comicità con Colorado (con Belen Rodriguez e Paolo Ruffini) e Zelig Off (con la nuova coppia Katia Follesa-Davide Pagnate); il martedì serial cult con CSI Miami; mercoledì e giovedì grande calcio con Champions Leadue ed Europa League; il venerdì grandi film e il sabato pellicole per tutta la famiglia.
    (fonte: “Il Messaggero”, 3 agosto 2012)
  • Minzolini verso Mediaset, ma lui smentisce: “Non ne so nulla”

    Augusto Minzolini a Canale 5? La notizia su un possibile arruolamento dell’ex direttore del Tg1 a Mediaset è stata lanciata ieri dal sito Dagospia di Roberto D’Agostino, ma per ora non ha trovato conferma dagli interessati. Né sul fronte Mediaset, né da Minzolini. «Non ne so proprio nulla. Nessuno mi ha chiamato e preferisco non commentare le voci», risponde il giornalista. Che, dopo essere stato “dimissionato” dall’ammiraglia dell’informazione Rai, ora è a capo del coordinamento degli uffici di corrispondenza della tv di Stato.
    Secondo Dagospia, però, Minzolini arriverà presto a Canale 5 per prendere in mano l’informazione della seconda serata per tutta la prossima stagione che, in vista delle elezioni, si annuncia molto calda sul fronte politico. Ed è forse per questo motivo, se la notizia verrà confermata, che Mediaset avrebbe preferito un giornalista che conosce meglio le sottigliezze della politica italiana come Minzolini rispetto ad Alessio Vinci. Ma Dagospia fa anche un’altra insinuazione: che il programma in sostituzione di Matrix servirebbe a Minzolini da ponte per poi arrivare, in futuro, alla direzione del Tg5, scalzando Clemente J. Mimun.
    La notizia che Vinci condurrà Domenica 5 era arrivata proprio una settimana fa. Con conseguente chiusura di Matrix. Possibile – era l’interrogativo che girava nelle redazioni – che Mediaset lasci il monopolio dell’informazione in seconda serata alla Rai, proprio nell’anno delle elezioni? Così in molti si aspettavano un asso nella manica. Qualche gossip aveva sussurrato il nome di Antonello Piroso, in sofferenza a La7 per la presenza di Mentana, Formigli e Santoro. Ieri, invece, è spuntato il nome di Minzolini. Anch’egli in rotta con Viale Mazzini. L’ex squalo del Transatlantico di Montecitorio (re del retroscena politico e creatore di un genere: il “minzolinismo”), infatti, è in attesa del processo per peculato e, se dovesse essere scagionato, potrà  reclamare il diritto di essere reintegrato sulla poltrona di direttore del Tg1. «Quello che mi preme è poter tornare al più presto a fare il mio lavoro, quello del giornalista», dice Minzolini.
    Alla direzione dell’ammiraglia Rai Minzolini è giunto nel maggio 2009, dopo essere stato nominato dal Cda di Viale Mazzini con i soli voti dei membri della maggioranza di centrodestra. Da lì sono iniziati due anni di polemiche, con l’opposizione ad accusare Minzolini di fare un Tg troppo vicino al governo e a Silvio Berlusconi. Tra le polemiche dopo i suoi editoriali, la rimozione dalla conduzione dei vecchi conduttori e qualche calo degli ascolti, per Minzolini si è aggiunta la faccenda della carta di credito, con spese per 68 mila euro, poi restituiti. Con la spiegazione che l’uso della carta di credito faceva parte degli accordi presi al momento del suo insediamento alla direzione. Sta di fatto, però, che il 6 dicembre scorso Minzolini è stato rinviato a giudizio per peculato e a breve arriverà la sentenza.
    Per quanto riguarda la trasmissione, ancora non si sa se verrà mantenuto il contenitore Matrix oppure se ne verrà creato uno nuovo. Ma se la notizia verrà confermata, la prossima stagione si annuncia molto ricca sul fronte dell’informazione televisiva, con tutti i numeri uno schierati: Vespa, Floris e Milena Gabanelli in Rai, Minzolini a Canale 5, Santoro, Floris, Formigli, Gad Lerner, Lilli Gruber e Luca Telese a La7.  In più sono confermate le trasmissioni mattutine Agorà (condotta da Andrea Vianello) e Omnibus. E poi Terra di Tony Capuozzo e Quarto Grado di Salvo Sottile. Polemiche a Viale Mazzini, invece, per la decisione di assegnare il giovedì sera al reality Pechino Express condotto da Emanuele Filiberto.
    (fonte: “Libero”, 8 agosto 2012 – articolo di Gianluca Roselli)
  • Roberto Saviano a Sanremo con Fazio?
    Firmato non ha ancora firmato. Ma questo, in Rai, è poco più che un dettaglio. Figuriamoci poi se di mezzo c’è Roberto Saviano, quello di «Gomorra» e della guerra ai Casalesi spiegata al presidente Obama con una articolessa su Repubblica. Perché quello che conta, nella tv pubblica dei tecnici che si muovono più dei politici – il direttore generale, Luigi Gubitosi, e il presidente, Anna Maria Tarantola, hanno già fatto il tour di tutti i palazzi del potere – sono le intenzioni e le idee.
    E Fabio Fazio, prossimo conduttore del Festival di Sanremo voluto dall’ex direttore generale Lorenza Lei, e dal direttore dell’intrattenimento, Giancarlo Leone, ha intenzioni e idee ben precise. Sul palco dell’Ariston, assieme a lui, ci saranno sia Luciana Littizzetto che Roberto Saviano.
    «O loro come me, o voi contro di me», ha fatto capire il conduttore ligure, consapevole di esser diventato il deus ex machina della Rai. I vertici di viale Mazzini sono pronti ad assecondare i suoi voleri, nonostante l’incremento dei costi. Saviano, per apparire a Sanremo, costerà all’azienda non meno di 200 mila euro a puntata. E questo sarà il primo Festival firmato da Giancarlo Leone, direttore dell’intrattenimento, visto che Rai Uno e il suo direttore, Mauro Mazza, staranno alla finestra a guardare.
    Ma siccome Fazio è uno che vuole far tutto a modo suo, in una intervista rilasciata a Sorrisi e Canzoni ha già fatto capire che programma dovremo aspettarci. «Il Festival è uno strumento talmente importante che può essere utile anche per parlare di cose interessanti», sostiene Fazio, intervistato dal settimanale, «la musica resterà sempre l’elemento narrativo fondamentale, ma Sanremo può diventare anche l’occasione per affrontare grandi temi».
    La legislatura sta per scadere, il voto è previsto per aprile, sempre che non si vada ad elezioni anticipate. A febbraio, quando va in onda il Festival, saremo nel pieno della campagna elettorale e Fabio avrà modo di far sermoneggiare Saviano di politica. Altro che Festival della canzone Italiana, nonostante la solita melassa faziesca: «Per me Sanremo è uno dei pochi valori televisivi veramente positivi», dice il conduttore nell’intervista concessa a Sorrisi e Canzoni, «un appuntamento affettuoso e popolare, sempre più nobile. È la memoria di un Paese, un’istituzione affettuosa, una vera festa popolare. Io lo vedo così».
    E sì come no. E gli affari, la gara, la pubblicità, i cantanti, cosa sono fastidiosi accessori? «Vorrei recuperare il valore nobile dell’aggettivo popolare, visto che la canzone è una delle cose più popolari che ci siano». Sempre che le canzoni trovino uno spazio decente fra un sermone e l’altro di Saviano. Che rischia di essere più devastante di Celentano, con la performance della passata edizione.
    Ma non c’è solo il Festival. Siccome Saviano è diventato l’arma da combattimento preferita da Fazio, Che tempo che fa, il programma di Rai Tre condotto dall’artista ligure, vedrà la presenza fissa dello scrittore nell’edizione del lunedì sera. Lo stesso Fazio ha chiarito che la puntata del primo giorno della settimana sarà «una sintesi di Che tempo che fa, Vieni via con me e Quello che (non) ho».
    Saviano interverrà, ma non avrà uno spazio fisso, potrà andare a ruota libera. Ci sarà anche Massimo Gramellini, editorialista de La Stampa, al quale Fazio ha concesso carta bianca. Difficile non pensare che Fazio si stia attrezzando per affrontare al meglio la prossima campagna elettorale.
    Ovviamente tutti questi contratti non dovranno più passare dalle forche caudine del consiglio di amministrazione della Rai. Con le nuove regole, che hanno stabilito un più ampio perimetro di firma per il presidente e il direttore generale della Rai, Gubitosi e la Tarantola potranno decidere in piena autonomia chi apparirà a Sanremo e chi gestirà gli spazi di approfondimento all’interno del programma di Fazio, in onda il sabato la domenica e il lunedì.
    (fonte: “Libero”, 8 agosto 2012 – articolo di Enrico Paoli)
  • Dal marzo 2013 un nuovo canale TV per le librerie Feltrinelli
    Gad Lerner terrà a battesimo i contenuti del nuovo canale tv delle librerie Feltrinelli, Paolo Ruffini contribuirà con i contenuti de La7 e Gianluca Paladini, ex presidente di Digicast (gruppo Rcs), sarà il direttore editoriale del canale sul digitale terrestre. Inizia a prendere forma la squadra che seguirà la nuova iniziativa televisiva del gruppo guidato dall’a.d. Dario Giambelli.
    Il debutto ufficiale è atteso per il prossimo marzo e i primi test partiranno all’inizio dell’anno prossimo. In pole position per la raccolta pubblicitaria, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, c’è la concessionaria Prs. Il progetto è già stato approvato dai rispettivi consigli di amministrazione ed è ora al vaglio dei comitati investimenti delle due società.
    Nei loro piani ci sono le trasmissioni sul digitale terrestre, grazie all’affitto della banda da T.I. Media Broadcasting per poi estenderci al satellite, con Sky se possibile, e al web.
    I contenuti e i format del palinsesto verranno definiti da settembre, ma è già deciso che la scaletta comprenda sia interviste a scrittori, comprese le firme emergenti, sia musica e concerti, collegamenti dalle librerie per esempio durante incontri con personaggi come Ivano Fossati, corsi di cucina, interventi a 360 gradi di politici e ministri o premi Nobel.
    Ci sarà spazio quindi, 24 ore su 24, per produzioni originali e per quelle acquistate all’estero, contributi (anche in replica) da La7 e contenuti presi da altri network, sullo stile per esempio del National Geographic. Insomma, «vogliamo fare un canale culturale d’intrattenimento», spiega a ItaliaOggi Giambelli, «che non sia noioso e si distingua dai canali generalisti. Produciamo tra gli altri circa 3.500 eventi culturali l’anno e possiamo valorizzarne ulteriormente i contenuti mandandoli in onda, seppur all’interno di format creati su misura. Abbiamo appena concluso, per esempio, il Mix Festival di Cortona, in provincia di Arezzo, spaziando da un concerto di chitarre elettriche e fisarmoniche di Emir Kusturica fino al ministro del lavoro Elsa Fornero».
    Il pubblico a cui Feltrinelli vuole rivolgersi è soprattutto giovane, dai 18-20 anni fino ai 35-40, con una prevalenza femminile.
    (fonte: “Italia Oggi”, 9 agosto 2012 – articolo di Marco A. Capisani – via Digital-Sat.it)

CRITICA TV

La Disfida dei «Villici» tra il Ministro e Tre Comici
Ha fatto molto ridere l’intervento del ministro delle Politiche Agricole, Mario Catania, contro lo spot di una compagnia telefonica interpretato da Aldo, Giovanni e Giacomo. Ha fatto più ridere dello spot medesimo che vede Aldo e Giovanni nei panni di due villici gestori di un agriturismo (modello «scarpe grosse e cervello fino») e Giacomo in quelli del cittadino sprovveduto che scopre la campagna.
Sinceramente, il trio ci aveva abituato meglio. Proprio nella campagna Wind ha avuto modo di esibire una comicità tutta fisica, quasi «slapstick», da cinema muto. Perché, non dimentichiamolo, Aldo, Giovanni e Giacomo sono comici. Una delle tecniche principali della comicità – anche un ministro dovrebbe saperlo – è proprio quella di giocare sui luoghi comuni, sulla loro forzatura fino all’esplosione finale. Quando il ministro Catania sostiene che lo spot gli fa venire un giramento di scatole «perché purtroppo vedo con fastidio che continua ad esistere lo stereotipo dell’agricoltore come soggetto marginale» dice una frase che starebbe bene dentro lo spot. Non fuori, non come osservazione critica, non come intervento ministeriale. L’osservazione di Catania è così inopportuna che verrebbe voglia di tirargli la giacca per non fargli dire altro. Lui invece insiste, con tono irritato: «Non capisco come si possa concepire soltanto una roba del genere, in questo Paese c’è stata una sottocultura dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione molto pesante e marcata».
È vero, come diceva Norman Douglas, che si possono capire gli ideali di una nazione dalla sua pubblicità, ma è altrettanto vero che in questi anni, a partire da «Carosello», la pubblicità ha accompagnato il rapidissimo passaggio della società, specie quella italiana, da uno stato di arretratezza culturale ed economica a uno stadio di benessere diffuso e scolarizzazione elevata, attraverso una serie di passaggi successivi. Di questo cambiamento la pubblicità è stata lo specchio, magari un po’ deformante; ma ha anche svolto una indubbia funzione di prefigurazione, anticipazione, legittimazione di modelli che, per la loro accessibilità, frequenza, piacevolezza, hanno finito con l’assumere lo statuto dell’ovvietà, della naturalezza.
Da un ministro delle Politiche Agricole, uno si aspetta che intervenga, tanto per fare degli esempi, sulla flavescenza dorata, una malattia delle viti, che ha già colpito negli anni scorsi molte regioni d’Italia e che secondo gli agronomi può distruggere circa un terzo delle coltivazioni (è la nuova filossera?) o sulla speculazione dei mega-impianti di biogas (la discrezionalità normativa delle Regioni sta causando non pochi problemi di sostenibilità e di corretta produzione agricola). Non sullo spot del noto trio. Ministro, per quanto abituata alla modestia di certi programmi tv, la gente sa ancora distinguere fra una pubblicità e un documentario! Altrimenti, in passato avremmo assistito a una class action contro il trio da parte dei sardi, degli svizzeri, dei bulgari e, soprattutto, dei tre tenori.
E non vorremmo che domani il professor Francesco Profumo, ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, intervenisse pesantemente contro gli spot della Tim sulla storia d’Italia e accusasse Neri Marcorè di lesa storia patria per la sua interpretazione di Giuseppe Garibaldi. Potrebbe rimanere offeso.
(fonte: “Corriere della Sera”, 8 agosto 2012 – articolo di Aldo Grasso)

Il teorema Monroe
Cominciava così, con una voce fuori campo che recita: «Marilyn Monroe viveva segregata in casa in un lussuoso quartiere spagnolo di Los Angeles. Ieri, alle 3 di notte, la signora Murray, vista la luce accesa e la porta chiusa, rompeva la finestra della camera e trovava l’attrice morta nel letto con il telefono in mano e un barattolo di sonniferi vuoto accanto».
Era il 5 agosto 1962. E il documentario trasmesso l’altro giorno da Diva Universal (canale 128 di Sky) partiva proprio da qui: dalle immagini in bianco e nero di quella notte, e dall’America che si preparava a salutare per l’ultima volta la sua stellina bionda e sofferente.
Un lutto dietro al quale si nascondeva molto di ciò che avremmo visto -nostro malgrado- negli anni successivi, arrivando un giorno a deglutire davanti alle starlette sedute in Parlamento, e in certi casi fregiate del titolo di ministre.
Marilyn, ricorda per la milionesima volta questo documentario, era il nome di facciata di Norma Jean Baker; una ragazza povera, orfana di padre e quasi di madre (schizofrenica), che della sua maschera bionda e carica di rossetto diceva: «È una sorta di mostro, di Frankenstein…», sottintendendo con ciò la sua assoluta sudditanza al personaggio.
Quello che Norma non poteva sapere, allora, era quanto la sua irrefrenabile smania di successo, e popolarità, sarebbe rimbalzata decennio dopo decennio fino a diventare uno stereotipo, una preghiera laica recitata da tutti coloro che inseguono fama e denaro a qualunque costo.
In questo senso, i suoi tre matrimoni falliti, le sue sbornie di sesso in compagnia dei potenti e il ricovero a inizio anni Sessanta in una clinica psichiatrica newyorkese, sono la sintesi di un suicidio umano, e professionale, che ancora oggi tiene banco per la sua contemporaneità.
Come altrettanto attuale, nella storia della triste Marilyn, è il trattamento ricevuto dalla famiglia Kennedy, che dopo averne apprezzato le qualità carnali ha fatto il possibile per rimuovere questo capitolo.
Certo, potrebbe dire qualcuno, il recente esempio berlusconide è di tutt’altra pasta, nel senso che nonno Silvio ha speso di tasca sua per sostenere le ronaldinhe che lo hanno accompagnato di notte.
Ma sarebbe un passo falso, puntare su questo distinguo: perché se un punto esiste, nella vicenda Marilyn, ancora carico di attualità, è proprio il modo in cui ha umiliato buona parte di sé concedendosi per sete di successo.
Non conta, in fondo, come l’uomo di turno abbia reagito o reagisca a tanta generosità, ricambiandola magari con una pioggia di monete, o assai meno generosamente con l’invito a levare il disturbo.
Alla fine trionfa l’importanza del cosiddetto teorema Monroe: quello, cioè, che partendo da un essere umano fragile e spregiudicato, porta in automatico alla distruzione di qualunque sogno.
(fonte: “Gli Antennati”, 8 agosto 2012 – articolo di Riccardo Bocca)

I detective BBC e il nuoto olimpico
In attesa della staffetta femminile azzurra (un altro bagno della Pellegrini!), per non perdere lo spirito della Swimming London, mi sono sintonizzato su Bbc Knowledge: la conoscenza non è mai troppa (Mediaset Premium, mercoledì, ore 21). Stava andando in onda la quarta puntata di una serie documentaristica su come la scienza forense aiuti a incastrare i criminali. Un tempo, c’erano solo i detective a inseguire i malfattori: cercavano prove, interrogavano persone, si affidavano al loro intuito. Per loro, insomma, valeva più la pratica che la grammatica. Negli anni Trenta, a New York, la polizia dà disperatamente la caccia a un bombarolo seriale, soprannominato dalla stampa «Mad Bomber», un tizio che ce l’aveva a morte con la ConEdison, la compagnia che provvede alla fornitura di energia elettrica, e disseminava il terrore con bombe e lettere farneticanti. Proprio l’analisi della scrittura da parte di un esperto riesce a delineare il profilo del criminale.
CRIMINOLOGI – Nasce così una scienza nuova – la scienza del crimine – incaricata di elaborare un ritratto psicologico degli assassini, seriali o no. I criminal profiler sono principalmente psicologi, psichiatri e criminologi; la loro professione è stata resa celebre dal film «Il silenzio degli innocenti» del 1991. I documentari della Bbc sono inconfondibili: intanto perché abbiamo imparato a conoscerli attraverso i nostri più celebri divulgatori (i quali, linguisticamente, hanno sempre fatto di tutto per appropriarsene) e poi perché sono estremamente seriosi, documentati e anche un po’ noiosi (a differenza di quelli americani che tendono alla spettacolarizzazione, spesso a scapito della scientificità). Il problema è che oggi le indagini sembrano affidate solo a criminologi, analisti comportamentali, psicologi con il risultato di generare investigazioni più adatte alla chiacchiera televisiva che alla fase processuale. Per dire: chi indaga sul fallimento del nuoto azzurro a Londra?
(fonte: “Corriere della Sera”, 3 agosto 2012 - articolo di Aldo Grasso)

L’INTERVISTA

Natascha Lusenti: “Aspetto Santoro che farà grande La7″
Tutte le sere è In onda su La7 alle 20,30, intervista con piglio svizzero i politici italiani, ma – anticipa – «Non mi sento una star, ma una ragazza coi piedi per terra». Natascha Lusenti, 40 anni, giornalista tv, porta con simpatia una “r” moscia molto naturale. «Mi viene da Bienne, la città dove sono nata nella Svizzera francese. Mio papà è di Reggio Emilia, mia mamma è della Svizzera italiana. I nonni lombardi. In questo caos, io sono cresciuta a Lugano, mio papà faceva il calciatore lì. Affascinata dall’Italia non vedevo l’ora di andarci. L’università è stata l’occasione: Lettere moderne con indirizzo cinema a Pavia, mai fatta la tesi. Intanto mi divertivo a posare per delle foto a Milano, lo dico sempre che non ho mai fatto la modella ma lo scrivono lo stesso. La verità è che non mi prendevano ai casting. Non ero mai abbastanza magra. Ma mi è rimasta qualche bella foto».
E il nome Natascha?
«L’ha scelto mia madre da Guerra e pace, solo che all’anagrafe c’è andato mio papà, di madrelingua tedesca, che ci ha messo la “c”. Di solito non lo racconto neanche più e dico che si sono sbagliati».
La ringrazio della sincerità!
«È una delle qualità che ho. Sono una fondamentalista della sincerità.
Dunque è single?
«Sì. Non per scelta ma sono consapevole che essere sincera comporti difficoltà».
Che giornalista è?
«Sono un buon cane da tartufo».
Che addestramento ha avuto?
«In Svizzera collaboravo con un mensile di economia e quando Enrico Deaglio ha fondato a Milano il settimanale Diario sono andata al colloquio. Sono rimasta tre anni. Poi ho lasciato e per amore sono andata a Roma. Ho lavorato con Santoro».
Un’altra discepola?
«Quando ho saputo che tornava in Rai con Sciuscià sono andata al colloquio con lui e Ruotolo. Avevo 29 anni, gli dissi che ero appassionata di cinema e di montaggio. Dopo un mese e partii come inviatina. Poi ci fu l’editto bulgaro e iniziò un andirivieni tra la conduzione di Atlantide su La 7 e di nuovo Santoro».
Annozero?
«Sì perché come Santoro la tv non la fa nessuno. Sono contenta che ora arrivi a La 7, dove già c’è Mentana e mi piacerebbe tornare a lavorare con lui. In Rai non c’era storia perché resta per i politici un mezzo di formazione del consenso».
Come vede il fatto che Vespa sia l’unico con tante serate?
«Diciamo che è diverso dalle persone citate fin ora e non trovo giusto che la Rai non faccia di tutto per avere Santoro o Saviano, non conceda spazio a giovani giornalisti e metta in discussione trasmissioni come Report».
Lei ha fatto anche un programma con Prodi.
«Abbiamo fatto una tv didascalica ma non noiosa. La gente ha fame di economia spiegata bene.
Lei conduce In onda in coppia con l’originale Filippo Facci.
«Non l’avevo mai visto prima. Pensavo fosse incazzoso. Ora penso che è anche simpatico».
Proposte di lavoro?

«No ma non ho paura. Credo che chi semina bene, raccoglie. Intanto risparmio, non ho l’auto, vado in giro per Roma in motorino. Ho già avuto momenti di vuoto ma sono una combattiva. Amo il mio lavoro e non intendo rinunciarvi».
(fonte: “La Stampa”, 7 agosto 2012 – intervista di Francesco Rigatelli)

SPECIALE LONDRA 2012

VARIE DA LONDRA

  • Anche le ragazze del fioretto si esibiscono su Sky in uno show cantato e ballato. Contrariamente ad altre, lo fanno dopo la gara. E dopo averla vinta. Sono quei particolari che si notano.
  • Rispondendo a precisa domanda Federica Pellegrini si è detta favorevole a un’eventuale partecipazione a un reality e soprattutto chissenefrega.
  • Daniele Molmenti va a celebrare l’oro a Buonanotte Londra, Rai, Pagnozzi racconta che alla Messa degli atleti Molmenti ha letto un passo delle Scritture, lui esprime timido il desiderio di andare a cena con la Pennetta e aggiunge che vuole tanto la moto. E’ tutto perfetto, tutto nel posto giusto, di là a Sky continuano a macinare i loro torrenziali Giochi 2.0, di qua in Rai si celebra il vecchio strapaese intramontabile.
  • “E’ stato un bel colpo di gluteo, ci voleva” (Andrea Lucchetta spiega che gli azzurri del beach volley hanno avuto un colpo fortunato). “Vai col Mameli!” (E una margherita al dodici. Franco Bragagna ordina l’Inno per l’oro di Molmenti). “Tra poco dovremmo dare la linea al Tg, ma niente paura” (Andrea Fusco cerca di rassicurare i telespettatori)
  • Il Tg2 è in effetti la vera mina vagante delle Olimpiadi tv. Appena si avvicina l’ora, si diffonde il panico tra addetti e telespettatori, se c’è una gara importante subito il telecronista inizia ad annunciare che dopo andrà in onda il Tg2, poi partono le scritte in sovrimpressione, insomma il mondo intero si adopera in qualche modo per far sì che nemmeno per un secondo a qualcuno venga in mente che il Tg2 possa non esserci. E’ quasi commovente.
  • “Sono quei momenti di massima concentrazione in cui sei lì da solo, tu e il tuo attrezzo” (Igor Cassina. E che sarà mai)
  • “Scusate il termine: tocchiamoci gli attributi, ma io spero che arriviamo prime nel girone” (Una spiazzante Simona Gioli, Buonanotte Londra, Raidue)
  • L’Inter debutta in Europa League su La7 e viene richiamato in servizio Bruno Pizzul. Da subito, lo stadio è gremito in ogni ordine di posti. A metà gli scappa un “Nagamoto” ma la classe – e la visione di gioco – è sempre d’altri tempi.
  • “30 sul campo li ha solo Mudingayi” (Enigmatico striscione dei tifosi dell’Inter a Spalato. Che avranno voluto dire?)

(fonte: “La Repubblica”, 3 agosto 2012 – articolo di Antonio Dipollina)

  • Se esistesse il dio della tv olimpica l’Italia di sciabola sarebbe andata in finale. E la Rai avrebbe potuto offrire il piattino consistente nella strepitosa vittoria dei due azzurri del beach volley sugli Usa e, a seguire, gli sciabolatori finalisti. Invece Montano e gli altri hanno lottato per il bronzo, vincendolo, in contemporanea con i due del beach e per la Rai è finita a sovrapposizione sanguinosa. Per tutto il resto, pagando, c’è ovviamente Sky.
  • Essendoci in ballo la medaglia, la scherma ha avuto molta prevalenza nell’occasione. La qual cosa ha oscurato a viva forza la vera coppia stellare di questi Giochi, ovvero il duo di commentatori Rai del volley formato da Alessandro Antinelli e Marco Lucchetta. Per rendere l’idea, tra i due quello normale è Lucchetta.
  • I due sono in una tale estasi giovanil-goliardica che a tarda sera, commentando il beach volley, se il giudice di gara deve prendere una decisione e poi dà il giudizio, i due affermano che: “Il grande capo Estiqaatsi ha deciso che…”. Il tutto viene da una celebre gag del duo comico Lillo& Greg, che nella vita vengono pagati per far ridere. Va inoltre segnalato che per quanto si produca in sforzi notevoli per far passare la cosa in secondo piano, Lucchetta a novembre compirà 50 anni.
  • Federica Pellegrini ha difeso il fidanzato Magnini dalle critiche di tutti mentre la judoka di bronzo Forciniti ha detto che vorrebbe tanto andare all’Isola dei Famosi e soprattutto chi se ne importa.
  • Commentando su Twitter le medaglie azzurre ottenute tutte tra armi, tiro, archi, spade e canoe, Enrico Mentana ha scritto più o meno: “E chi siamo, Indiana Jones?”. Si aspetta con trepidazione il primo podio in uno sport passabilmente universale e tendenzialmente pacifico.
    Per dire che la gara dei 50 stile libero si svolge in unica soluzione da una parte all’altra, Tommaso Mecarozzi vara l’ossimoro – o quello che è – “Una gara in vasca secca”.
  • Per scommettere sul Dream Team Usa contro la Nigeria, giovedì notte, l’unico modo era decidere se i primi avrebbero vinto con più o meno 45 punti di scarto. Hanno vinto di 83.
    “L’azione si sviluppa per la forza centripeta, anche se si dovrebbe dire centrifuga: sembra un controsenso ma è così. Oppure non è così”. (Un immenso Franco Bragagna commenta il lancio del martello, Rai)
  • Come si era ipotizzato, l’unica cosa che conta in questi giorni è il Tg2. L’edizione delle 13 irrompe sfolgorante, Franco Bragagna non può nemmeno invitare gli appassionati di atletica a girare su Raisport 1, niente, oscuramento totale pro-Tg2. Che dura mezz’ora intera, chiude con un devastante servizio su Marilyn (santi numi), finisce che si farebbe anche in tempo a dare la linea alla prima batteria dei 100 metri. Invece parte una sequenza terrificante di spot e promo autunnali e la batteria non va in diretta. Niente, non ce la possono fare.
  • Nel pomeriggio, oro per la Rossi, ci sarebbe da dare la linea ai tuffi e invece cosa c’è? Esatto, il Tg2. Che inizia così: “Buon pomeriggio. Grande afa in tutta Italia e domani sarà anche peggio”.
  • Sky organizza in tarda mattinata il briefing pubblico tra nuotatori litigiosi. Ci sono Federica Pellegrini, Magnini e Orsi. Li intervista Fabio Caressa, che decide con la Pellegrini un approccio informale: “Perché Fede, lo sai cosa dice la gente: ma cosa si lamenta sempre? Ha tutto, è bella, è giovane, ha i soldi,è figa…”
  • L’atletica dilaga e stasera va a livelli planetari: i telespettatori della Rai però ormai non possono fare a meno del termine “lattàcido”, ripetuto costantemente da Stefano Tilli. Ultimo esempio: l’atleta in disagio lattàcido.
  • C’è un oscuro ciclista in gara che, senza conseguenze apparenti, perde il sellino della bici in piena pedalata e si ferma. Quei burloni di Raisport ne approfittano e costruiscono subito un promo-spot affiancando alla scena una celeberrima gag di Fantozzi ciclista dove succedeva la stessa cosa, con effetti molto più traumatici.
  • “Penetro io, scarico. Penetri tu, scarichi. Penetro io, scarico. Penetri tu, scarichi”. (Franco Casalini spiega nel dettaglio gli schemi del basket. Sky)
  • “Ora Paltrinieri ha smesso di perdere acqua. Cioè, di perdere terreno, metaforicamente parlando” (Tommaso Mecarozzi, Rai). “L’unica volta che con altri colleghi fui invitato a pranzo a corte mi accorsi che Elisabetta mi guardava in modo strano. Pensai: forse ho fatto colpo sulla Regina. Poi più tardi mi spiegarono che lei detesta gli uomini con la barba” (Antonio Caprarica, Buonanotte Londra, Rai). “Un po’ massonico questo attacco P2 dell’Italia, con Papi e Parodi” (Quel burlone di Andrea Lucchetta, Rai)

(fonte: “La Repubblica”, 4-5 agosto 2012 – articolo di Antonio Dipollina)

  • I soldi non danno la felicità, alla fine si va sempre alla ricerca di qualcos’altro che renda la vita degna di essere vissuta. Per esempio, sulle tribune del beach volley femminile, intento ad ammirare le fasi di gioco, è stato avvistato Bill Gates.
  • Ormai già famoso il tremendo lapsus di Franco Bragagna alla partenza della maratona femminile. C’era inquadrato il Ponte londinese dei Frati Neri e Bragagna ha detto “dove venne trovato il cadavere di Licio Gelli”. In attesa di scoprire le oscure origini del lapsus, a Bragagna hanno comunicato l’errore pochi secondi dopo e lui si è scusato con enorme imbarazzo.
  • Commentatori tecnici micidiali sui destini azzurri, con equa spartizione tra Rai e Sky. Sulla pay-tv il tuffatore Tommaso Marconi vede il tuffo decisivo della Cagnotto e prorompe: “Mi sbilancio, è bronzo!”. Passerà il resto della sera a scusarsi. Nel pomeriggio sulla Rai Igor Cassina si era lanciato in previsioni sicure di medaglia per Busnari anche a cose quasi fatte, inutilmente Andrea Fusco ha cercato di frenarlo. È andata così.
  • Ieri sera, con tre grossi eventi in contemporanea è entrata in scena Raisport 1 per dare pallanuoto e beach volley (ma allora si può? E perché non si può sempre?). La prima semifinale dei 100 è andata in diretta interrompendo i tuffi, quella con Bolt no, la terza sì. L’unica certezza rimane la linea al Tg2, che ieri ha chiuso così una delle sue edizioni: “La sonda scenderà su Marte. Troveranno i marziani?”.
  • “Di una cosa sono certo, nella vita non vorrei essere l’ex di Jessica Rossi” (da Twitter). “Il coreano ha una caratteristica precisa: non si taglia mai le unghie prima del match, per scaramanzia” (telecronaca di badminton, Sky). “In gara per una medaglia la Cragnotto” (Scritta ripetuta in sovrimpressione al Tg2). “Ripartiamo con l’uomo in più” (telecronaca di Italia-Usa di pallanuoto femminile, Sky).
  • Stefano Bizzotto: “Riesci già a mettere ordine nei tuoi pensieri o è troppo presto?”
    Tania Cagnotto: “In che senso?”
  • “Blake non ha grandi speranze. La sua unica chance è quella di stargli davanti ai quaranta metri e sperare che Bolt si indurisca vedendolo lì”. (Stefano Tilli, Rai)

(fonte: “La Repubblica”, 6 agosto 2012 – articolo di Antonio Dipollina)

  • Sotto il colpo della tremenda notizia rimane soprattutto Franco Bragagna, telecronista Rai. Che ammette: «Abbiamo il morale in cantina». Purtroppo non c’è niente da bere. Poi lancia ipotesi poco chiare sul passato ciclistico di Schwazer e fa arrabbiare tutti gli appassionati di ciclismo e così deve precisare il pensiero, poi dice «E’ davvero una notizia bomba e mai avremmo voluto usare questo termine nel 67esimo anniversario di Hiroshima». E in più, dello statunitense squalificato per cannabis spiega: «Beh, quella è un’altra cosa, una canna è un peccato veniale». 
  • Prima che arrivasse la pessima notizia, Bragagna sarebbe passato alla storia della giornata olimpica per la sua intemerata mattutina: il nostro si era lasciato andare sulla Cerimonia olimpica, definendola la peggiore di sempre o quasi. Siccome Bragagna era stato escluso all’ultimo momento (e davvero ingiustamente) dalla conduzione della cerimonia medesima c’è caso che eccetera: ma almeno ora siamo più tranquilli e sappiamo che mai e poi mai avrebbe voluto commentare una cerimonia così brutta.
  • Prima che succedesse eccetera eccetera, ci si era deliziati con la medaglia d’oro di Campriani e soprattutto con la sua risposta a una domanda live subito dopo: «Guardate, non è che mi ero preparato cosa dire in un caso simile: se tornate domani ci penso e vi dirò qualcosa di intelligente». Immenso e preciso.
  • Tg2 trionfante anche ieri, e niente Raisport 1 nemmeno per l’edizione della sera. E’ il tg dell’obbligo. Ma ha un sacco di cose, compreso un servizio su una serata in cui è stato assegnato un buffo premio al direttore del Tg2.
  • “P…. Eva, ma perdiamo il set per due c…ate così, p…. Eva”. (Il time-out in diretta di Camillo Placì, tecnico o quasi della Bulgaria. I bulgari lo ascoltano, compunti. Il set comunque non lo perderanno. Antinelli cerca di metterci una pezza: “Il timeout in diretta è così, prendere o lasciare, e lo spirito del salentino Placì può comprendere queste cose)
  • Antinelli: «Questa pubblicità la dobbiamo mandare in onda per pagare te». Lucchetta: «Ragazzi, io posso devolvere tutto il mio stipendio alla cassa giornalisti e nuovi commentatori» (La magnifica coppia Rai della pallavolo. A quel punto si sono accorti di essere già in onda) «La strada è tutta in salita per l’equipaggio italiano» (Giulio Guazzini, telecronaca della vela, Rai). «Bolt mentre correva guardava il Tg2» (da Twitter). «La barca va a una velocità proverbiale» (Giulio Guazzini, Rai).

(fonte: “La Repubblica”, 7 agosto 2012 – articolo di Antonio Dipollina)

  • Nella gara di sbarra maschile fa effetto ascoltare il commento di Igor Cassina: appena un atleta esegue l’azione inventata da lui, dice “Ed ecco che fa un Cassina”. E’ come se Fosbury in persona sottolineasse il fosbury di quelli del salto in alto, come se Pasteur commentasse il latte pastorizzato, come se Simone ballasse il ballo di Simone.
  • Lo stesso Cassina domenica si era sbilanciato troppo sul mancato bronzo di Busnari, ieri grande rivincita alla trave femminile. L’americana Raisman potrebbe essere bronzo, Cassina ne è di nuovo convintissimo ma stavolta la prende alla lontana, va lentissimo: “Credo che per lei ci siano ottime possibilità….. (esce il punteggio) di arrivare quarta”. Ma poi, colpo di scena, gli americani fanno ricorso e le danno il bronzo, Cassina esulta più di tutti.
  • Il Tg2 viene facilitato in tutti i modi, gli viene lasciata l’esclusiva dell’annuncio che fa caldo, oscura ancora i Giochi sia alle 13 che alle 20, niente Raisport in alternativa, e poi l’intervista a Schwazer ce l’ha il Tg1. Niente, non ce la fanno.
  • Il mosaico di schermi (12) di Sky dà dipendenza, alla Rai si consolano con gli ascolti ed escogitano l’idea del podio in tema, per cui la medaglia d’oro è la Pellegrini con quasi otto milioni eccetera. Tutto merito di chi trasmette, ovvio, non di chi va in finale e attira attenzione.
  • Ciclisti in azione sul caso Schwazer. “Tutto lo sport dove c’è giro di quattrini è uguale” (Twit di Riccardo Riccò. E quando si andava di più a scuola ci si dopava di meno). “Mi sono autosospeso da solo e sono partito per l’Africa senza dire niente a nessuno, lo sapeva solo il giornale Avvenire” (Filippo Pozzato, assente ai Giochi per controversa questione doping, spiega la discrezione della sua scelta)
  • Aldo Montano che si è esibito con la scritta “God Save The Queen” stampata nei capelli, ha pubblicato su internet un fotomontaggio della regina Elisabetta con la scritta “God Save Montano” sulla cofana. E il punto è che è vero.
  • “Non tutti sanno quante volte Tilli va in Giamaica. Senza equivocare, s’intende” (Franco Bragagna). “In questi momenti la corda è tesissima, non puoi andare a disturbare un atleta, cristo!” (Appello a tutto il circo olimpico, non fate arrabbiare ancora Bragagna, da qui in avanti gli può scappare l’irreparabile)

(fonte: “La Repubblica”, 8 agosto 2012 – articolo di Antonio Dipollina)

  • Bastano le squillanti vittorie e tutto sembra meraviglioso. Nel volley la coppia Rai Antinelli e Lucchetta si adegua al passo trionfale, Lucchetta dice cose del tipo “Eccone un altro col ferro da stiro caldo in mano”, oppure anche, su un bagher riuscito “Ha fatto un bel bagherozzo” e tutto sembra bellissimo. Per non dire della pallanuoto, la voce di Failla, solitamente cartavetrata passata su una lavagna scheggiata diventa all’improvviso soffice come quella di Nando Gazzolo e ogni tanto pare anche di sentir pronunciare qualche vocale. Avanti così.
  • “Se hai fatto la resistenza lattacida è un conto, altrimenti la paghi” (Stefano Tilli. Ora e sempre resistenza lattacida)
  • Ma quanto dura la glicolisi lattacida anaerobica? Ce lo svela sempre Stefano Tilli, venti-trenta secondi. Chissà che ci credevamo.
  • Diverso atteggiamento tra Sky e Rai sulla conferenza stampa di Schwazer (una cosuccia che se fosse andata in diretta in prima serata avrebbe fatto il novanta per cento di share). Sky tiene integri, quasi illibati i suoi molti canali olimpici e dirotta sul canale Sky Sport, Rai la manda integrale su Rai-Sport1 ma ne manda ampi brani anche su Raidue dividendo lo schermo a metà: di qua Schwazer nel dramma di lacrime, di là gli atleti allo stadio pimpanti e gagliardissimi in azione. Effetto indefinibile.
  • Franco Bragagna insieme agli altri della Rai in postazione allo stadio si è molto divertito in mattinata a prendere in giro la definzione di “Talent” con cui “altri” – indovinare chi – identificano i commentatori tecnici dei vari sport.
  • Penuria forte di medaglie ultimamente, sui vari canali ci si affanna parecchio a ricordare con enfasi che Cammarelle e Russo comunque ne vinceranno una. Per consolarsi col medajetto.
  • Il governatore della Lombardia Formigoni ha gridato all’ingiustizia contro la lombarda Vanessa Ferrari privata del bronzo e le ha assicurato un risarcimento con un premio tutto lombardo. Speriamo bene.
  • “Il cubano ha visto spezzarsi il suo attrezzo in tre parti e rotolare a terra” (Un pulpissimo Valerio Iafrate, Tg Olimpico, Raidue)

(fonte: “La Repubblica”, 9 agosto 2012 – articolo di Antonio Dipollina)

  • Serata memorabile per una determinata categoria di telespettatori, diciamo gli appassionati di Olimpiadi ma al tempo stesso tifosi dell’Inter. Bolt vince i 200, riscrive per l’ennesima volta la storia di questo sport, fa vibrare d’emozione l’intero pianeta. E in assoluta contemporanea l’Hajduk Spalato raddoppia a San Siro.
  • Atletica e tuffi in piena azione verso le 20.25, quando l’orribile mostro della laguna nera si profila all’orizzonte. E’ il Tg2. Stefano Bizzotto, fino a quel momento brillante e scoppiettante, dice “Linea al Tg2″ con il tono mesto di uno che sta entrando in una farmacia turca.
  • E anche in questo caso (si suppone per proteggere gli ascolti del Tg2, così possono vantarsi al bar con gli amici) niente linea a Raisport 1. Nel pomeriggio fantastica scena, la linea va a una delle tante edizioni, l’atletica di Londra rimane sospesa ma girando su Raisport 1 compare una pedana di salto in alto con un atleta biondo. E’ l’americano Dwight Stones nella telecronaca (di Paolo Rosi) di un Gala a Roma nei primi anni Settanta.
  • Nei commenti tv viene raccontata una mutazione epocale. Oscar Bertone, tuffi, invita l’azzurra in gara a “tirare fuori gli attributi”. Fabrizio Failla dal canto suo fa notare che la pallanuotista Tania Di Mario “senza tanti giri di parole ha detto che le azzurre non hanno avuto le palle per questa Olimpiade”. Solo pochi giorni fa la pallavolista Gioli si era lanciata in un peraltro dannosissimo scongiuro: “Tocchiamoci gli attributi ma speriamo di arrivare prime nel girone”. E’ il momento di profonde riflessioni e, forse, di un passo indietro.
  • “I non più giovanissimi e chi vi parla fa parte di questa categoria – ricordano benissimo queste note” (Claudio Icardi si commuove mentre il cavallo di Valentina Truppa è costretto a zampettare sulle note di “Marina” di Rocco Granata. Un momento meraviglioso)
  • “In campo c’è ‘O fenomeno de Falconara” (Antinelli richiama l’attenzione su Samuele Papi). “Ieri la pallavolo è andata al di là del muro” (Le metafore ficcanti di Valerio Iafrate, Tg Olimpico). “Il peggior lanciatore del disco di tutti i tempi è il produttore dei Modà” (da Twitter). Jacopo Volpi: “Lucchetta fa tutta la telecronaca in piedi”. Lucchetta: “E’ vero, e faccio anche delle fotografie”. “Dopo Messico ’68 un’altra grande medaglia nel salto triplo!” (Paolo Bellino, Rai. Bravi ma lenti)

(fonte: “La Repubblica”, 10 agosto 2012 – articolo di Antonio Dipollina)

TELEFILM

Capolavori in serie: l’autunno caldo della TV americana
L’ESTATE non si addice alla tv. Una tradizione da anni, ormai, proporre palinsesti esangui e repliche su repliche delle serie già andate in onda nella stagione che si è appena conclusa o addirittura nelle precedenti. In attesa che si riequilibrino i parametri della normalità, fra clima e programmazione televisiva, si può dare un’occhiata alla stagione che verrà, ricca di appuntamenti in particolare per gli appassionati di serie tv. Fra debutti e ritorni.
La prima serie a rompere il digiuno sarà, a settembre, Glee, che torna con la quarta stagione. Ormai prodotto cult, non fosse altro che per il numero e il livello delle guest appeareance. La serie musicale, come sempre, sarà trasmessa a poche ore dalla messa in onda negli Usa. I giovani talenti della McKinley High affronteranno il loro futuro, soprattutto quelli come Rachel (Lea Michele) che, freschi di diploma, sono pronti a lanciarsi in nuove sfide. Poco si sa della nuova trama, salvo il fatto che Rachel studierà a Broadway e che Sarah Jessica Parker, icona di Sex and The City, sarà la protagonista dell’ennesimo, blasonatissimo, cameo.
Si piazzano secondi nella gara dei ritorni – a dispetto dell’andatura traballante – gli zombie di The Walking Dead. I sedici episodi della terza stagione andranno in anda sulla Amc – negli Usa – dal 14 ottobre prossimo ed in contemporanea in molti Paesi, compresa l’Italia. “Combatti i morti, temi chi vive” è il poco allegro monito che conclude il trailer presentato in anteprima al Comic-Con di San Diego, lo scorso luglio. La terza stagione avrà una nuova ambientazione e vedrà l’ingresso di un nuovo personaggio chiave (interpretato da David Morrissey), il Governatore. Nel video – soddisfazione per quanti non vedono l’ora di tornare a godere di qualche ora di sano splatter casalingo – si vede l’arrivo del gruppo guidato da Rick (Andrew Lincoln) nella prigione abbandonata di Woodbury. Un rifugio sicuro dagli zombie o un posto denso di insidie?
Sempre a ottobre torna su FOX un’altra serie fantasy molto amata: True Blood. Creata dal premio Oscar Alan Ball, nella sua quinta stagione vede l’ingresso nel cast dell’italiana Valentina Cervi che affianca i protagonisti Anna Paquin e Stephen Moyer (i due, nella vita reale, aspettano due gemelli proprio in autunno). Nuovi vampiri entrano in ballo: oltre a Salome, figlia di Re Erode, interpretata dalla Cervi, c’è Nora, generata da Godric; Kibwe, membro del Concilio dell’Autorità, Alexander trasformato in un infante-vampiro all’età di nove anni e Christopher Meloni, nel ruolo dell’Autorità dei vampiri.
Bisognerà invece aspettare novembre, sempre in contemporanea con gli Stati Uniti, per rivedere in azione uno degli attori più amati, Kiefer Sutherland (Jack Bauer in 24). Alla fine della prima stagione della serie Touch lo abbiamo visto emozionarsi per il primo contatto fisico con il figlio autistico. Un’emozione per il pubblico che tenta inutilmente di decifrare quel che si cela dietro le lunghe liste di numeri che il veggente ragazzino scrive e interpreta.
Il mese di dicembre si tinge di rosso sangue grazie al ritorno, per il settimo anno consecutivo, di Dexter, il perito ematologo della Scientifica di Miami che però, impeccabile professionista di giorno, è un implacabile serial killer di notte, interpretato da Michael C. Hall. Il trailer della serie presentato in anteprima nelle scorse settimane ha già donato brividi ai numerosi fan: si vede infatti Debra, sorella di Dexter nel film (e nella realtà ex moglie del protagonista Michael C. Hall) sorprendere il serial killer nel corso di uno dei suoi sacrifici umani.
Siamo al 2013. I Maya farebbero bene a rinunciare alle loro previsioni. Il nuovo anno vede infatti il ritorno di alcune delle serie più attese, e per almeno un paio di queste non si sbaglia se si usa il termine cult. Un gigantesco mix delle fiabe di tutti i tempi rilette in chiave moderna: questo in sintesi il senso di C’era una volta, serie che torna con la sua seconda stagione in prima visione a gennaio 2013. Capitan Uncino (Colin O’Donoghue) è uno dei nuovi personaggi della stagione, insieme a Mulan e alla Bella Addormentata.
Sempre a gennaio ritroveremo anche la serie che quest’anno si è guadagnata i più prestigiosi riconoscimenti, oltre che la fiducia di molti telespettatori nel mondo: Homeland. Vincitrice del Golden Globe come miglior serie drammatica e come migliore interpretazione femminile, con Claire Danes, l’attrice che ha vinto anche il premio della critica televisiva americana. La storia riprende dopo sei mesi dai fatti raccontati nella prima stagione. Carrie, l’agente della CIA – affetta da sindrome bipolare – che sospetta che il reduce dall’Afghanistan Brody sia in realtà un terrorista, è al termine della sua riabilitazione;  ma dopo che la patologia mentale si è rivelata sarà costretta a lavorare ai margini dell’intelligence della CIA. Riuscirà a provare la fondatezza dei suoi sospetti?
Il 2013 porterà anche la nuova stagione di American Horror Story (in onda in autunno negli Usa). E’ il ritorno più curioso e intrigante. Come sapranno quelli che hanno perso il sonno dietro alla famiglia Darmon, le vicende che la riguardavano si sono “concluse”, per così dire. La novità che riguarda la seconda stagione è la trasformazione totale dell’ambientazione, dell’epoca e della storia, ma mantenendo gli stessi interpreti nei panni di nuovi personaggi. A cominciare dalla straordinaria Jessica Lange (Golden Globe come miglior attrice non protagonista), che diventa la suora direttrice di un istituto per malattie mentali. Il titolo della seconda stagione è infatti Asylum. Tra i nuovi interpreti, il cantante Adam Levine nei panni di uno sposo in viaggio di nozze, l’atrice francese Lizzie Brocheré nei panni di una femme fatale di nome Gia, personaggio ispirato a quello per il quale Angelina Jolie vinse l’oscar con Ragazze interrotte.
Ultima, ma sicuramente prima nel gradimento dei telespettatori, la terza stagione di Game Of Thrones, che tornerà in onda il 31 marzo 2013 negli Stati Uniti. Molti nuovi personaggi arriveranno nelle terre di Westeros, dodici di loro sono stati ufficialmente presentati con un video. Ma l’attenzione, come al solito, è per quello che inizialmente non appariva. Si tratta di Iwan Rheon, il Simon di Misfits. La HBO ha confermato la sua partecipazione alla terza stagione nei panni di Ramsay Snow, figlio “bastardo” di Roose Bolton. Personaggio già citato, assicurano gli esperti della serie, molte volte nel corso della precedente stagione, ma mai mostrato.
Insomma, un bel programma aspetta gli appassionati. Con, però, un grande assente: Mad Men. La serie, ormai alla quinta stagione negli Usa, osannata da critica e pubblico, in Italia è un’occasione persa. Le vicende dei pubblicitari di Madison Avenue, inizialmente trasmesse su Cult, sono poi passate su Fx e approdate in chiaro su Rai4. In collocazioni sempre difficili e imprecise. Senza crederci troppo. I cultori confidano in una soluzione con la quinta stagione, in onda su Fox.
(fonte: “La Repubblica”, 9 agosto 2012 – articolo di Anna Lupini)

Il poeta moderno del cinico sogno americano
Difficile trovare parole appropriate per tessere l’elogio di Matthew Weiner, l’autore di Mad Men, una serie di rara raffinatezza che usa il mondo della pubblicità per scandagliare l’animo umano come raramente cinema e romanzo sanno oggi fare, espressione del cinismo che si fa letteratura, governato da una cauta, maliziosa intelligenza.
Le biografie raccontano che è nato nel 1965 a Baltimora, da una famiglia benestante ebrea, padre medico, madre avvocatessa. Poi insieme ai genitori si sposta a Los Angeles, segue un percorso di studi tradizionale, molto impostato su quelle che gli anglosassoni chiamano humanities, letteratura, storia, filosofia.
Dopo la laurea alla UCS e i primi guadagni ottenuti partecipando come concorrente al celebre quiz tv Jeopardy, c’è subito il piccolo schermo, l’ingresso nella writer’s room, l’officina – simbolica prima che fisica – dove gli sceneggiatori scrivono le serie televisive: Weiner si fa le ossa con il più «quotidiano» dei generi, la sit-com. Parte dalle seconde linee, alla metà degli anni Novanta, come autore di battute per Party Girl, una commedia al femminile che però non ha fortuna e viene presto cancellata.
In quel periodo è accreditato come sceneggiatore e produttore in altre sit-com poco conosciute in Italia, come The Naked Truth con Thea Leoni (passata da noi in sordina nell’allora Tele+), Baby Blues e Andy Richter Controls the Universe, tutta scritta intorno al protagonista Andy Richter, a lungo spalla comica del Late Show e degli altri programmi di Conan O’Brien.
La più famosa delle sit-com che scrive e produce è forse Becker, in onda su CBS dal 1998 al 2004, impersonata da Ted Danson (il George di Bored to Death) nei panni di un dottore misantropo ma molto benvoluto dai suoi pazienti. Curioso come dopo aver a lungo lavorato sulla comicità, la vera svolta professionale arrivi per lui da tutt’altro versante, dai toni riflessivi e profondi del drama. Mentre è al lavoro su Becker, Weiner inizia a studiare gli anni Sessanta come terreno di coltura di molte delle tendenze simboliche e materiali della società moderna, tra sviluppo economico ed emancipazione sociale e personale.
Ma gli anni Sessanta lo interessano soprattutto come il decennio che incrocia la storia privata della sua famiglia, il matrimonio dei suoi genitori, le radici comuni della sua generazione.
Ha dichiarato in molte interviste: «Da quando ero nello staff di Becker ho iniziato a dedicarmi anche a un altro progetto, che era diventato la mia amante notturna. Avevo quest’idea – non so dire da dove mi fosse venuta, non so neanche come abbia preso progressivamente forma nella mia mente – di costruire uno show ambientato negli anni Sessanta. Quello che volevo davvero fare era scrivere una storia su qualcuno che fosse come me, che avesse trentacinque anni, possedesse tutto quello che poteva desiderare e fosse molto, molto infelice».
Così scrive la puntata pilota di una serie ambientata nella New York dei primi anni Sessanta, usando il mondo della pubblicità per mostrare una società sospesa fra sogno e disprezzo, fra «persuasori occulti» e il sacrosanto bisogno di lasciarsi persuadere. Lo script arriva nelle mani di David Chase, lo showrunner di una delle serie che ha più influenzato i destini del telefilm americano, che ha restituito alla serialità televisiva lo statuto di un oggetto meritevole di attenzione critica oltre che di un investimento passionale, I Soprano. Del progetto non se ne fa nulla, ma Chase è talmente impressionato che chiama Weiner ad affiancarlo ai Soprano, del canale via cavo HBO.
Weiner lavora come sceneggiatore e produttore per la quinta e la sesta stagione della saga della famiglia di mafiosi italoamericani, forse le più buie, cupe e malinconiche della serie. L’epopea di Tony Soprano è anche il più grande affresco su una delle grandi malattie della modernità, la depressione.
Un boss mafioso, l’ultimo erede delle famiglie che spadroneggiano nel New Jersey, diventa un caso clinico, un fragile depresso che ogni settimana deve incontrare una psicoterapeuta. Quando Weiner approda alla serie, l’impero si sta sfaldando, i padri storici rincoglioniscono in qualche casa di riposo, la polizia ha in mano elementi per incastrare la «famiglia», altre bande si fanno avanti…
Chi conosce il genio di David Chase sa che il compito di tutti gli autori che lavorano con lui è in fondo solo quello di seguire il suo progetto, di assecondare il suo disegno narrativo sui personaggi e i loro destini. Weiner ricorda il lavoro ai Soprano anche come un periodo molto frustrante: come ha raccontato lo stesso Chase al «New York Times», il rapporto tra i due è stato a tratti molto turbolento e conflittuale.
A Weiner venivano assegnate le storyline più difficili e problematiche, le più eccentriche rispetto all’evoluzione della trama principale. Come quella volta che Chase lo incarica di lavorare alla storia di Christopher Moltisanti, il nipote di Tony Soprano, che in viaggio per Los Angeles scopre l’esistenza delle luxury lounge, gli spazi promozionali dove i vip americani vengono ricoperti di doni dalle più prestigiose marche. Weiner se la cava egregiamente e il tutto finisce con Lauren Bacall colpita e rapinata della sua ricca «goodie bag».
Poi I Soprano finiscono, con quella conclusione ambigua e volutamente irrisolta. Dopo sette anni dalla prima scrittura, Weiner ritorna sul pilota della serie sugli anni Sessanta: il piccolo canale via cavo AMC ha deciso di avviare un nuovo ciclo di produzioni originali per la tv. Serve un’idea che sia originale e, al tempo stesso, abbia un’alta qualità di scrittura, per conquistare il pubblico esigente della televisione via cavo: Mad Men debutta nel 2007, la domenica sera, ed è arrivata oggi alla sua quinta stagione (ma in Italia siamo fermi alla quarta), nonostante i recenti dissapori tra Weiner e il canale AMC.
I suoi protagonisti sono i creativi di Madison Avenue a New York, il centro nevralgico dell’estro pubblicitario dell’epoca: determinati fino al cinismo, ambiziosi, politicamente scorretti, hanno dato forma all’immaginario dell’«American Dream» così come lo conosciamo ancora oggi. Mad Men parla dei pubblicitari, della loro vita privata e di quella professionale negli uffici dell’immaginaria agenzia Sterling & Cooper: colpi bassi, orari lavorativi senza limiti, sesso, droga e rock’n’roll. Il loro motto? «Non importa chi sei, cosa vuoi o quali siano i tuoi valori. L’unica cosa che conta è come ti vendi».
Il protagonista indiscusso della serie è Don Draper (interpretato da Jon Hamm), creativo e vincente, spietato ma con stile, ambiguo quanto basta, cinico ma di cuore. Sempre circondato dalle donne più belle, ha una fila di camicie bianche perfettamente inamidate nel primo cassetto della scrivania, e mente – a se stesso e agli altri – con la stessa facilità con cui dà fondo al pacchetto di immancabili sigarette. Nel susseguirsi delle stagioni abbiamo assistito alla sua discesa agli inferi, a quella caduta libera anticipata dalle linee stilizzate della sigla della serie, con il successo professionale sempre affiancato al tormento privato.
Accanto a lui c’è la (ex) moglie Betty, prigioniera della sua bellezza e della sua tristezza. C’è la pupilla Peggy Olsen, plasmata dall’ego di Don. Ci sono soci dell’agenzia, lo strambo Bert Cooper, Roger Sterling, il compassato Lane Price e il giovane e ambizioso account Pete Campbell, pronto a tradire chiunque per la carriera. La bellissima rossa Joan Holloway, una donna che vive secondo le sue regole.
Sullo sfondo, l’età kennediana, il Vietnam, i trionfi dei Beatles, l’emancipazione femminile, la fine della segregazione razziale, i brand più celebri del sogno americano, da Lucky Strike all’American Airlines, e il dilagare nei salotti americani del nuovo focolare elettronico, il televisore.
La serie divide, chi ne capisce la rarefatta perfezione la ama, gli altri la trovano lenta, noiosa, senza trama. Per comprenderne la rilevanza basta però pensare che è finita a pochi mesi di distanza sulla copertina di «Rolling Stone America» e dei prestigiosi «Cahiers du cinéma», che per la prima volta hanno degnato d’attenzione la televisione.
Matthew Weiner è un perfezionista quasi maniacale, scrive gli episodi, lavora come produttore esecutivo, si occupa anche di supervisionare dettagli minuti come i costumi e l’arredamento del set, perché Mad Men deve essere anche un ritratto cristallino dell’America degli anni Sessanta, ogni oggetto al suo posto, ogni abito cucito perfettamente addosso ai personaggi.
Non ama gli spoiler (ha gelato una giornalista del «New York Times» che si era permessa di anticipare alcuni temi di una stagione inedita), filma rigorosamente solo su pellicola. A differenza di J.J. Abrams, il suo essere autore passa necessariamente attraverso l’esaltazione della scrittura, la capacità di rendere il ritmo, il timbro del parlato, di raccontare i fatti, anche i più insignificanti, nella loro ordinaria sequenza, con la sublime capacità di elevare un dettaglio ad allegoria.
Ogni episodio è una piccola miniera di citazioni da appuntarsi. Folgorante e definitiva quella con cui Don spiega nel «pilota» della serie che cos’è la pubblicità: «La pubblicità è basata su una sola cosa, la felicità. E sai cos’è la felicità? È il profumo di una macchina nuova. È la libertà dalla paura. È un’insegna al lato della strada che ti grida rassicurante che qualsiasi cosa tu stia facendo va bene. Che tu vai bene».
(fonte: “La Lettura del Corriere della Sera”, 5 agosto 2012 – articolo di Aldo Grasso e Cecilia Penati)


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