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TeleNews #131 – Fabio Fazio e le novità di Sanremo 2013 – Mediaset crolla a Piazza Affari – Quinta colonna, troppe volgarità sulla crisi – Linea Blu a costo zero – Critica: Fabio Caressa, SuperQuark, gli spot delle sorelle Parodi – L’intervista: Giovanni Toti – Speciale Londra 2012 – Telefilm: Shameless 3 agosto 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Interviste, Olimpiadi Londra 2012, TeleNews.
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Lo spazio “TeleNews – Notizie dal mondo della televisione” propone una rassegna stampa - segnalando le fonti di provenienza - di notizie ed argomenti vari legati al mondo dello spettacolo e della televisione italiana e straniera, e che non hanno trovato posto in altri appuntamenti abituali del blog.
Se avete segnalazioni da fare, cliccate qui per lasciare il vostro messaggio.

  • Fabio Fazio: stavolta a Sanremo si eliminano brani, non i big
    Il Festival cambia faccia, basta con la solita liturgia: non poteva essere altrimenti con Fabio Fazio richiamato al timone (dalla Rai) dopo 12 anni. Niente eliminazione dei big e (soprattutto) ciascuno presenterà due brani inediti. Sarà il televoto a decidere quello con cui i cantanti arriveranno fino in fondo.
    «È questa la vera novità», sottolinea il conduttore-direttore artistico nelle anticipazioni concesse al settimanale Tv Sorrisi e Canzoni . «Sotto certi aspetti faremo la rivoluzione a Sanremo – aggiunge – I big partiranno in 14 e in 14 arriveranno alla finale. Sette in gara nella prima serata, ognuno con due canzoni inedite, e gli altri nella seconda. Saranno, in pratica, dei mini concerti. Finita l’esibizione, il pubblico da casa dovrà votare la canzone preferita per ciascun interprete. E dal giovedì, sfida con i brani superstiti. In questo modo si dà la possibilità ai cantanti di rischiare qualcosa, di non presentare soltanto quello che spesso viene definito il pezzo sanremese, proponendo quindi anche qualcosa di più originale e bizzarro. Un meccanismo che ha il vantaggio di costringere tutti a ragionare di canzoni, per riportare la musica al centro del Festival. In un certo senso, torneremo al vecchio 45 giri, con lato A e lato B».
    Affiora così la vena nostalgica di Fazio, da miscelare con il divertimento, ingrediente indispensabile per la sua tv: «Voglio essere io il primo a portare allegria. Spero che ci sia Luciana Littizzetto: immagino per lei una co-conduzione. Se accetterà, sarà sorprendente il modo in cui interpreterà il ruolo della valletta mora e di quella bionda». E si parla pure del ritorno di Saviano: ci sarà pure lui? «Vedremo. Il Festival è uno strumento talmente importante che può essere utile per affrontare grandi temi, anche se la musica deve restare l’elemento fondamentale».
    (fonte: “La Stampa”, 30 luglio 2012 – articolo di Gianni Micaletto)
  • Mediaset crolla a Piazza Affari, a rischio pubblicità e dividendo
    Mediaset crolla in Borsa arrivando a perdere anche oltre l’8% a 1,3 euro per azione prima di ritracciare. A spingere le vendite del colosso televisivo della famiglia Berlusoni i commenti degli analisti di Mediobanca che analizzando i conti del primo semestre e l’andamento della raccolta pubblicitaria nei mesi estivi si aspettano per il Biscione una “fredda, fredda estate”.
    Ieri il gruppo ha annunciato un calo degli utili del 73% circa a 43 milioni, sostanzialmente atteso dal mercato, ma ha anche sorpreso in positivo nella riduzione dei costi con effetti positivi sulla marginalità operativa. E’ stato questo l’unico fattore in controtendenza rispetto a dati e prospettive negative: il Cfo Marco Giordani ha ribadito il piano di 250 milioni di risparmi nel triennio rimandando a novembre per un eventuale aggiornamento, ha aumentato la guidance del tax rate 2012 al 60% e ha escluso operazioni straordinarie come una partnership nella Pay Tv  (che continua a rinviare il pareggio operativo) o la riduzione della quota in EiTowers (dopo lo scorporo, lo scorso anno, della gestione delle torre televisive e la fusione di Dmt): un’operazione che avrebbe dovuto aumentare i flussi di cassa del gruppo, ma che per il momento non ha ancora dato i frutti sperati.
    Sul fronte pubblicitario le indicazioni peggiori: dopo il -10,2% del primo trimestre e il -13,4% del ii trimestre, la raccolta di luglio e agosto è andata anche peggio (intorno al -20%) e non c’è visibilità su settembre. Su queste basi, Mediobanca ha dimezzato le stime di utile annuo e prevede che quest’anno non ci sarà distribuzione di dividendi. Banca Akros sottolinea l’utile operativo migliore delle attese aggiungendo però che questo elemento è “appena sufficiente a compensare le prospettive più deboli del previsto sul resto dell’anno”: per questo motivo l’istituto conserva la previsione di 6 centesimi per azione come cedola sul 2012. Nella conference call con gli analisti, Giordani ha affermato che l’obiettivo prioritario del gruppo resta la riduzione dell’indebitamento e non il pagamento dei dividendi.
    (fonte: “La Repubblica”, 1° agosto 2012)
  • “Quinta colonna”, troppe volgarità sulla crisi
    Un programma di approfondimento senza pauperismo sarebbe senz’altro una bella idea: parlare di quelli che il posto di lavoro l’hanno conservato, che un po’ di beni al sole ce li hanno o che magari dopo il buio del 2009-2010 hanno chiuso nuovi contratti. Purtroppo Mediaset è l’ombra sempre più stropicciata di Berlusconi e l’epoca berlusconiana ha dato alla ricchezza una declinazione particolarmente volgare, schiacciata tra un presente di irrealtà spettacolare e un passato gonfio di risentimenti.
    Mi giravo in testa questi pensieri martedì sera, mentre Salvo Sottile chiedeva con insistenza a Jerry Calà di gridare «libiiidine!». Passato da Quarto grado a Quinta colonna (in attesa di Sesto senso e Settimo sigillo), Sottile ritrova qui la voglia di divertirsi: da del tu a Matteo Marzotto, sghignazza vedendo Remo Croci insidiato da una ballerina sudamericana, espone senza freni la propria normalità («l’unica catena che conosco è quella per legare il motorino», a proposito degli attrezzi sadomaso).
    La puntata, dedicata alla crisi e alle vacanze, non era priva di buoni spunti: sulla spiaggia di Pinarella di Cervia, la coppia che ammetteva di aver rinunciato a cambiare la lavatrice per venire al mare, illustrazione vivente di quello che Donato Carrisi chiamava il «passaggio dai beni di consumo ai beni di consolazione»; il servizio sui russi in Versilia e a Riccione («Vengono anche perché hanno affari a San Marino»); le notazioni sui ladri che rubano agli evasori così non denunciano e sui paparazzi che si consorziano perché seguire i vip costa troppo.
    Disgraziatamente il programma aveva ambizioni politiche e moralistiche, e qui è emersa la volgarità di cui sopra. Volgare stringere a panino una povera deputata del Pd, terrorizzata che la si potesse sospettare di «demonizzare la ricchezza»; volgare impiccare D’Alema alla propria antipatia solo perché all’ennesima esasperante giornalista ha risposto «in vacanza ci vada lei, mi sembra stanca»; volgare dare serietà alla dottrina sociale della Santanché («Il problema non è far piangere i ricchi ma far sorridere i poveri») e alla visione meschina di Briatore a proposito del made in Italy («Un prodotto fatto in Italia è un prodotto di lusso»); ma soprattutto volgare usare la crisi come pretesto per mostrare luoghi da rotocalco e trasgressioni sedicenti glamour.
    Così abbiamo visto, nell’ordine: la Costa Smeralda, la Marini a un torneo di tennis, Formentera e Carlo Sama lì ricicciato dalla maxi-tangente Enimont, le vetrine di Place Vendôme e una collana da 250 mila euro, Cristina Parodi in versione hippy a una festa flower-power. A ora tarda un servizio su Cinquanta sfumature di grigio e sul gusto delle donne per la sottomissione («L’estate di crisi è anche l’estate del bondage?»), l’intervista a una escort di lusso e a una sessuologa per commentare gli impiegati milanesi che vanno in un bordello di Lugano («Domattina devo tornare perché devo portare il bambino dal prete»). Aridàtece Lucignolo!
    (fonte: “La Stampa”, 2 agosto 2012 – articolo di Walter Siti)
  • Linea Blu a costo zero: “Siamo trasparenti come il nostro mare”
    La «signora in blu» compie diciannove anni di conduzione ininterrotta. Una lunga navigazione tra le «secche» della Rai. «È il programma ad essere stato finora difeso. Perché? Perché Linea Blu è un programma perbene, onesto, non sponsorizzato né forzato nelle scelte. È un programma semplice, non urlato. E questo il pubblico lo sente».
    Donatella Bianchi è una spezzina trapiantata a Roma. Comincia a 15 anni con Domenica In di Corrado, con cui poi partecipa a Gran Canal su Raidue. Poi approda a Sereno variabile come inviata speciale, scopre il giornalismo, si trova bene e passa ai Tgr. Fino al 1994, quando con Puccio Corona e Lino Matti lancia Linea Blu su Raiuno. «In realtà, ho fatto anche la radio e mi ci sono trovata benissimo, nonostante fosse stata una scelta forzata. Era il 1991, aspettavo la mia prima figlia e allora in Rai una donna col pancione non poteva andare in video. Mi avevano “suggerito” di spostarmi a Radiouno».
    È stata una breve parentesi. Diciannovesima stagione, quest’anno. «Certezze non ce ne sono mai, soprattutto in questi momenti di crisi, ma credo che l’insieme dei “mattoncini” che costituiscono il
    Dna di Linea Blu , me compresa, funzioni. Ora, non vorrei “tirarmela”, ma diciamo che non percepisco più quell’insicurezza che gravava sul programma due o tre anni fa. Era sotto minaccia costante di cancellazione. Toccando ferro, dico che ci siamo stabilizzati. Penso che l’azienda si riconosca in Linea Blu ».
    L’equipaggio della «signora in blu» è salpato a maggio, un mese prima della messa in onda dei primi di giugno. Per ogni puntata ci vanno tre settimane: la prima di sopralluoghi, la seconda di riprese, la terza di montaggio. «Quando va bene abbiamo in casa una, due puntate in più rispetto al calendario della messa in onda, ma è dura. Anche perché noi giriamo tutto in esterni e quando si è in mare non sempre troviamo le condizioni meteo ideali. Capita che non puoi uscire in barca… E allora, che fai? Oltretutto noi non abbiamo certo un budget stellare».
    Linea Blu , dice la sua conduttrice, è un programma a «costo zero». «A parte le spese di soggiorno del personale, sì. Utilizziamo i mezzi delle Forze armate. Il format è Rai, la troupe è composta da soli interni dell’azienda. Io non ho nemmeno il trucco, faccio da me. Ma va bene così». Se fosse tempo di vacche grasse? «Ci sarebbe spazio per le sfumature. Si potrebbe partire con la preparazione della nuova stagione due mesi prima, ci potrebbe essere il gettone giornaliero per i consulenti, un giorno ulteriore di servizio esterno per il redattore, qualche troupe in più».
    Linea blu si ferma per un po’ ad agosto, «perché è una pazzia muoversi, è più costoso farlo e poi perché tutti in questo periodo raccontano il mare delle vacanze», e prosegue sino a dicembre. Quindi, va in letargo fino all’estate successiva. «È un peccato perché anche nei mesi invernali si potrebbe parlare di mare. In modo più complesso, quando nessuno se ne occupa».
    Va a dormire il programma, ma non Donatella Bianchi. «Preparo la stagione seguente, viaggio, scrivo libri ( Le 100 perle del mare italiano , l’ultimo, con Rizzoli), vado a pesca, mi dedico alla mia famiglia. Per una donna che ha due figlie è quasi inconcepibile coniugare questo ruolo con quello di conduttrice. Per ora ci sono riuscita, un domani si vedrà». Già, il futuro. « Linea Blu è parte di me. È un bagaglio di conoscenze, di contatti unico, che continuo a pensare di poter mettere a disposizione del programma».
    (fonte: “La Stampa”, 1° agosto 2012 – articolo di Fabio Pozzo)

CRITICA TV

La filosofia circolare del Caressa olimpico
Così parlò Fabio Caressa:«La vita è circolare». Non avrebbe potuto dire meglio né Anassimandro, né Vico, né lo stesso Nietzsche. La sconfitta di Federica Pellegrini sollecita riflessioni filosofiche e Caressa non si tira indietro: tutti crediamo che lo sport abbia bisogno di un tempo progettuale (che cos’è l’allenamento se non una forma del tempo lineare?) e invece il clamoroso buco nell’acqua dei nuotatori azzurri ci riporta con i piedi per terra.
Anche la comunicazione è circolare, umorale, ripetitiva. Alla prima sconfitta di Federica è subito partito il tam tam di twitter, per poi espandersi in tutte le altre forme espressive: Pellegrini ha perso perché si è rifiutata di portare il tricolore alla cerimonia d’apertura; Pellegrini ha perso perché invece di allenarsi fa troppa pubblicità; Pellegrini ha perso perché prima delle gare fa sesso con Filippo Magnini. E così via. Poi è bastata la qualificazione nei 200 stile perché il tam tam cambiasse registro: «Fede è la più straordinaria atleta donna nella storia dello sport italiano». Infine la sconfitta più bruciante: «Non dimentichiamo quello che ha fatto». Non dimentichiamolo fino al prossimo incidente di percorso dove comincerà di nuovo la solfa di Pellegrini che si è negata al ruolo di portabandiera, ecc. Corsi e ricorsi.
La comunicazione è circolare, umorale, ripetitiva. Il giorno dopo la sua scoperta, Gutenberg già si lamentava che, con l’invenzione della stampa, qualche idiota ne avrebbe approfittato. Sono i rischi della libertà d’espressione.
Per fortuna, tra tante chiacchiere, supposizioni, lamentazioni, il filosofo Caressa, quasi a voler compensare la sua totale inadeguatezza al racconto del nuoto, ci ricorda che la concezione ciclica della vita e del tempo nega ogni utilità all’agire dell’uomo per produrre miglioramenti, siamo tutti prigionieri dell’eterno ritorno dell’uguale: la vita è circolare. Tanto valeva gettare in vasca Caressa e affidare il commento a Pellegrini.
(fonte: “Corriere della Sera”, 2 agosto 2012 – articolo di Aldo Grasso)

Piero Angela l’eversivo
Allora ragazzi, siete seduti perbene ai vostri banchi? Avete portato tutti i libri che servono? E siete pronti, adesso, ad affrontare qualche ora di lezione senza alzarvi di continuo per andare in bagno a chattare con i vostri amichetti?
Bene: se è tutto a posto, allora allora può partire lo spettacolo di “Superquark”, la trasmissione del giovedì sera su Raiuno dove Piero Angela vi prenderà per mano, e vi accompagnerà come il più affettuoso dei prof lungo un programma che si rifà senza vergogna all’orario scolastico, dove le materie si susseguono tra argomenti più interessanti e altri un po’ meno, ma comunque sempre illustrati con la chiarezza che necessitano.
Un paio di puntate fa si passava, per rendere l’idea, dalla medicina alla storia, dalle scienze naturali alla biologia, non trascurando il mondo animale e tantomeno quello dell’antropologia sociale.
Un repertorio che il british Angela, con l’esperienza che si ritrova, ha affrontato ben consapevole di come il gusto dell’approfondimento in tv debba confrontarsi con la superficialità implicita nel mezzo, evitando dunque di estrarre dal suo cilindro di divulgatore concetti e formule troppo ambiziosi.
Al contrario, la sua ricetta acchiappa-share viaggia nella direzione opposta, conferendo un valore sotterraneamente eversivo alla più lineare delle semplicità, grazie alla quale può permettersi un finto dialogo alla pari con chiunque lo stia seguendo da casa.
Quanto basta, in altre parole, perché al teleripetente sul divano arrivino in sequenza informazioni riguardo al rischio trasgressione che attraversa gli anni dell’adolescenza -pare frutto di un’incompleta maturazione del cervello-, dettagli comprensibili sulle ultime nuove in zona cellule staminali -che in caso d’incidente possono rigenerare la cornea umana-, per poi spingersi in scioltezza fino al capitolo dell’emicrania e relative cure.
Una passerella di argomenti paragonabile, in generale, a quei simpatici periodici che negli anni scorsi hanno fatto la loro fortuna editoriale indossando l’abito della divulgazione light.
Anche se qui -senza che Angela lo dichiari mai, e proprio per questo in chiave semieversiva- Angela osa di tanto in tanto inserire discorsi meno succubi dello strano ma vero, e più sintonici con la realtà grama della nostra penisola.
A un certo punto, ad esempio, il conduttor cortese ha lanciato sotto al cartello “scienza e società” un servizio dedicato all’importanza della ricerca, per la quale anche i frequentatori di asilo nido sanno che i nostri governi stanno facendo poco o niente (di positivo), tant’è che siamo agli ultimi posti in Europa come numero di lavoratori attivi nel ramo.
Dopodiché, mister Angela, non era ancora sazio di riflessioni contemporanee.
E allora, in surplace, in tempi in cui si esalta giorno e notte il sapere scientifico, ha sparato tra i miei applausi un pistolotto sul fatto che la competizione economica e sociale avrà presto come terreno chiave di sfida l’intelligenza creativa, capace -si spera- di supportare con il suo contributo umanistico uno sviluppo tecnologico sempre più avido di contenuti.
Un discorso pronunciato -una volta tanto- con equilibrio e precisione, come si confà a un insegnante delle scuole medie capace di invogliare a seguire il resto della lezione -tra parentesi: ma quanto è importante e maltrattato, il lavoro dei docenti delle medie inferiori?-.
Unico dato censurabile, la presenza in classe -cioè nella trasmissione- di Alberto Angela, figlio del preside e autore di un servizio sul teatro Bolshoi di Mosca.
Ormai Alberto s’è fatto grande, dottor Angela: è ora, forse, che archivi quest’indole da coinquilino.
(fonte: “Gli Antennati”, 31 luglio 2012 – articolo di Riccardo Bocca)

Gli spot idilliaci delle sorelle Parodi
Lo confesso. Se al mattino mi capita di guardare La7 lo faccio solo per rivedere gli spot delle sorelle Parodi. Quello di Benedetta è piuttosto convenzionale: fornelli, cibarie, fermento culinario. Uno spot da moglie ideale, al di là di ogni ceto e di ogni occupazione.
Quello di Cristina è fantastico, una réclame che sfiora l’antropologia. Siamo a Bergamo Alta, Cristina passeggia con l’incedere di una regina fra le strade di quell’antica città. Con noncuranza, ci avverte che sta vivendo un periodo di grandi cambiamenti professionali (a quelli ci atteniamo). Esterno casa, giardino: seduta su una panca di teak, Cristina ci riavverte che sua figlia, dovendo fare una tema sulla mamma (le alte scuole di Bergamo!), le ha chiesto con tono smarrito: «Ma adesso che lavoro fai?». Cristina ci ri-riavverte che il suo lavoro consiste nell’incontrare persone, nel raccontare le storie e le emozioni della gente (cioè, in tutti questi anni a Canale 5 ha raccontato le storie e le emozioni della gente?). Infine, nel darci appuntamento per l’autunno, Cristina ci ri-ri-riavverte (informa soprattutto la figlia) che continuerà a fare il suo lavoro.
Peccato che lo spot (lo segnalo solo per dovere di cronaca) sia stato interrotto da un intervento del prof. Giulio Sapelli. Eravamo a «Omnibus» condotto da Andrea Pancani si stava discutendo del più e del meno con alcuni politici (Enzo Bianco, Beatrice Lorenzin, Fabio Evangelisti) e alcuni giornalisti (La7, ore 7.50). Sapelli ha cominciato a insultare il governo Monti («governo di incompetenti e crudeli»), a insolentire Bianco, a prendersela persino con il conduttore («Non dica sciocchezze»). Quel tono sprezzante e sarcastico cercava, chissà!, di rovinarci l’idillio con lo spot della Parodi Uno, di épater le bourgeois che è in noi e nei signori di Bergamo Alta. Mah! Una preghiera per La7: negli spot meno tonno e più Cristina, cioè più momenti di gloria.
(fonte: “Corriere della Sera”, 1° agosto 2012 - articolo di Aldo Grasso)

L’INTERVISTA

Giovanni Toti: il Tg4 cambia look e non solo
«Direttore, le monetine». Nell’ufficio di Giovanni Toti, di fronte ai monitor che trasmettono i principali canali di news italiani, si gira il promo del Tg4 che andrà in onda, rinnovato, da settembre. Ma il regista interrompe le riprese: forse a causa di una nervosa timidezza, il direttore gioca con le monete che ha in tasca, facendo un rumore metallico che disturba i microfoni. La scena è da rifare.
L’atmosfera però è rilassata, il direttore scherza con lo staff che gira lo spot e con la giornalista che veste i panni di protagonista, Francesca Romanelli. Fuori dal suo studio, un lunghissimo e luminoso open space, rinnovato, ripulito e imbiancato di fresco: è la nuova redazione congiunta del Tg4 e di Studio Aperto.
«Stanno velocemente integrandosi» ci racconta il direttore «La vera novità è che un’unica grande redazione produce due brand che sono anche in qualche modo agli antipodi per target di pubblico e di rete. Ma incrociando sensibilità e facendo sinergia, una cosa fondamentale per far funzionare qualsiasi struttura in un momento di crisi, riusciamo ad aumentare i volumi di prodotto senza aumenti d’organico».

Dal prossimo autunno ci saranno altre novità?
«Quella principale è l’edizione delle 14 del Tg4, che si aggiunge a quelle del mattino e della sera. Da settembre parte anche un importante restyling dello studio, della sigla e anche della grafica, che si uniforma a quella della rete».

Dal suo arrivo, le due conduttrici sono state il cambiamento più immediato rispetto al passato…
«La Gasparini e la Corbi hanno avuto un ottimo successo. Sono due facce di lunga navigazione televisiva, però fresche e nel pieno della maturazione professionale, quindi erano perfette per rilanciare un telegiornale come il Tg4. Non erano giovani promesse del giornalismo né decane della professione come Fede: la giusta via di mezzo».

Però siete tutti e tre «under 50». La vostra età ha contribuito a dare la forma al nuovo Tg?
«C’è un salto generazionale e anche un indubbio tentativo della rete di essere più giovane. Ed è un tentativo che sta riuscendo: dai primi studi di marketing che abbiamo fatto, il Tg4 della sera ha già modificato sensibilmente il suo profilo di pubblico, sono aumentati gli uomini, è aumentato il livello qualitativo del pubblico, la sua scolarizzazione, si è uniformato a livello geografico. Il primo risultato l’abbiamo ottenuto».

Rimarranno da sole ad alternarsi anche in autunno?
«Vorrei un terzo volto per il telegiornale delle 19. A ottobre, quando saremo a pieno regime, probabilmente ruoteranno tre facce. E mi piacerebbe avere un uomo».

Ha già qualche idea?
«Sicuramente qualcuno dentro Mediaset».

Magari una co-conduzione all’americana?
«No, la conduzione doppia non mi è mai piaciuta».

Che caratteristiche dovrebbe avere?
«Come le due ragazze: un quarantacinquenne, professionalmente maturo ma ancora in grado di dare parecchio. Ne abbiamo tanti in azienda, alcuni sono sottovalorizzati. Non sarà difficile trovarlo. Semmai sarà difficile strapparlo agli altri direttori (Ride). Non facciamo nomi, sennò preparano le barricate».

E lei invece vuole rimanere sempre dietro le quinte?
«Sì, guardi, condurre è un lavoro stressante…».

Anche dirigere due telegiornali.
«Appunto, non puoi fare tutte le parti in commedia, dirigere due tg è davvero impegnativo. Tutti i giorni pensi 40 o 50 servizi, parli con i politici, passi ore al telefono con Roma. La figura del direttore-conduttore secondo me è francamente impossibile e velleitaria. Uno fa bene una cosa, o l’altra cosa. Io preferisco far bene questa, perché mi dà più soddisfazione. E poi il mio profilo televisivo non è da front man. Andare in onda non mi interessa».

Che differenza c’è tra la direzione dei due Tg?
«Sono due cose diverse. Il Tg4 delle 19 è un telegiornale di analisi della realtà, ti dà la soddisfazione di cercare di prendere i fatti che si sono srotolati durante la giornata, cercare di dare un’interpretazione, approfondirli, spiegare da che parte va la politica e l’economia a un pubblico già informato che pretende che le notizie siano ben articolate. Studio Aperto è un telegiornale molto diverso, anche se dipende dalla singola edizione».

Ma quale la diverte di più?
«Il vero divertimento è la sfida editoriale che parte da un progetto industriale: continuare a fare una tv di qualità ai costi che la crisi attuale ci permette di sostenere, ma senza omologare l’informazione. Noi stiamo riuscendo da qualche mese a fare bene sia un Tg4 con un taglio più tradizionale, sia un notiziario tabloid com’è Studio Aperto. E lo facciamo con le stesse persone: questo dà l’idea della qualità professionale delle persone che lavorano a Mediaset».

Sono anche due modi di raccontare la stessa notizia.
«L’idea di aver mescolato le due redazioni ha portato una grande ricchezza: da una parte c’è l’esperienza consolidata dei colleghi con un’età professionale superiore, dall’altra c’è la freschezza dei ragazzi di Studio Aperto, tutti trentenni e con una capacità di lavoro e di fatica decisamente alta. A tavolino può sembrare un mostro, ma ha creato una sinergia creativa inaspettata, una sorta di Big Bang: l’entusiasmo è primordiale».

Se domani le dicessero che può tenerne uno solo? È come chiedere se si vuol più bene a mamma o a papà?
«Quando mi hanno nominato direttore del Tg4, io sapevo di dover diventare direttore del Tg4. Poi è nata l’idea di fondere le due redazioni, perché l’azienda cerca di creare organismi produttivi per produrre più informazioni nelle compatibilità economiche che ci chiedono. Se dovesse restarmene uno solo è evidente che resterei al Tg4 perché era la scelta iniziale dell’editore. Ma voglio bene a tutti e due i bambini».

Nel caso, chi vedrebbe bene come successore a Studio Aperto?
«Ci sono tantissime professionalità interne, il giochino dei nomi non si può fare perché verrei subito subissato dalle telefonate…».

Quanto si sente ancora in redazione l’impronta e l’eredità di Emilio Fede?
«Credo che l’impronta di Emilio Fede si senta in tutto il giornalismo italiano, non solo nel Tg4. Era l’uomo di Vermicino, della prima grande diretta, poi del Tg4 e dell’annuncio della Guerra del Golfo, di Bellini e Cocciolone. È anche l’uomo che quando Berlusconi è sceso in campo ha avuto il coraggio di dire «io sto con lui» facendo un’informazione sicuramente schierata ma leale nei confronti dello spettatore».

E adesso cos’è cambiato?
«Oggi noi abbiamo bisogno di fare un passo avanti. L’editore vuole dal Tg4 un’informazione che sia aderente alle esigenze di un paese che è in seria difficoltà e che non ha bisogno di contrapposizioni nette tra le persone: smussare i toni vuol dire salvare tutta la casa. Il momento economico è talmente difficile che non possiamo più permetterci i lussi da Guelfi contro Ghibellini».

C’è anche questo elemento nella prossima evoluzione del Tg4?
«C’è già stato. La prima cosa che ho fatto è stato far intervenire tutti i leader politici di ogni schieramento e aprire a tutti gli editorialisti. I vertici mi hanno chiesto di fare un telegiornale autorevole. L’unico modo che conosco è fare un telegiornale completo, e l’unico modo per farlo è far sentire tutte le voci di ogni partita. Questa è l’evoluzione: non solo modernizzarlo dal punto di vista grafico e creativo. Questo paese è stato congelato vent’anni, come quelli della direzione di Fede, nello scontro tra berlusconiani e antiberlusconiani. Ognuno di loro aveva le sue ragioni e ognuno aveva i suoi torti, ma oggi mi sembra che il clima sia decisamente svelenito. Sicuramente il Tg4 non sarà un ultrà da una parte né dall’altra. Resterà moderato».

Lei ha dichiarato che sua moglie Siria Magri è molto critica nei confronti del suo lavoro. Come si coniugano le vostre vita personali e professionali?
«Non so quanto le due si sleghino: tre quarti della nostra vita si svolge dentro Mediaset e la quasi totalità parlando di lavoro, ma il suo giudizio ora è positivo. Mi ha seguito sempre ed è il mio primo consigliere, oltre che una delle persone più brave a fare televisione in assoluto. Detto questo, è di rara pignoleria, mentre io sono un pochino più facilone. Magari io ho l’idea buona, mentre lei ha anche la costanza e la pervicacia nel perseguirla in ogni dettaglio. Però capita che a fine giornata io le chieda“hai visto com’è venuto bene oggi?” e lei risponda: “Sì, però poteva essere fatta meglio”. Quel suo “però” ogni tanto mi manda in bestia…».
(fonte: “TV Sorrisi e Canzoni” n°32, 4 agosto 2012 – intervista di Francesco Chignola)

SPECIALE LONDRA 2012

VARIE DA LONDRA

  • Il posto più sicuro dove orientarsi per i pronostici? Ovviamente da quelli che fanno sul serio, rischiando soldi. Nel senso che le quote di ieri dei bookmakers sulla vittoria di Federica Pellegrini nei 400 erano al di sotto della desolazione, giustamente.
  • In attesa di vincere, tipo la Francia, medaglie in sport universali e che non comportano l’uso di armi (la Bbc ha ironizzato molto su questo) i tifosi italiani si sono scatenati sui social network contro il bersaglio più esposto: ovvero proprio la Pellegrini, bersagliata ieri fino a tarda notte soprattutto su Twitter con ironie che ognuno può immaginare. Se vale sempre come stimolo per arrabbiarsi, caricarsi e vincere, alla ragazza converrebbe dare un’occhiata.
  • Nel pomeriggio semivuoto di gare con gli azzurri, diretta chilometrica su Raidue del kayak. Che con tutto il rispetto per gli atleti e magari anche per le imbarcazioni, nonché per il volenteroso Franco Bragagna, beh, insomma. E lì la molteplice offerta Sky tra Dream Team Usa e, soprattutto, il Sollevamento Pesi a ritmo serrato, spiccava a livelli stellari.
  • Il Mosaico di Sky con i dodici schermi offre una strepitosa possibilità di scelta: ma dopo un paio di giorni affiora anche un’altra funzione fondamentale. Avere tutto sott’occhio serve a scoprire che in quel momento non c’è niente di imperdibile e si può andare a fare un giretto fuori.
  • C’è chi usa anche il tablet per seguire le gare via Sky. La visione è ottima, l’inconveniente è il ritardo notevole delle immagini. Lì dipende da cosa c’è in ballo: vedere la Pellegrini in ritardo non è bellissimo, seguire con un paio di minuti di scarto le evoluzioni di un cavallo nel Dressage è relativamente accettabile.
  • «Qui sono le nove del mattino e pensate, è già quasi tutto esaurito». (Il telecronista Sky del Beach Volley femminile non si spiega i motivi di un simile successo)
  • Affinché non si pensi a una maniacalità tipicamente italiana, va precisato che i principali siti sportivi spagnoli hanno tutti una grande foto della loro campionessa di Voley Playa (uno sport muy bellissimo), ripresa di spalle mentre chiama uno schema. Il tutto con altissima resa fotografico-agonistica.
  • Lia Capizzi: «Magnini ci è sembrato un po’ incacchiato, se lo possiamo dire» Rosolino: «Innervosito» (Max Rosolino invita Lia Capizzi a mantenere un po’ di decoro. Sky)

(fonte: “La Repubblica”, 30 luglio 2012 – articolo di Antonio Dipollina)

  • “Molto meglio Federica oggi: le ha fatto bene una notte di sonno, una notte di tranquillità, forse anche una notte di pensieri”. (Fabio Caressa si ferma in tempo prima di ipotizzare qualcosa di irreparabile, Sky)
  • L’inopinata stoccata finale di una cinese ha escluso dalle zone altissime della spada femminile la ventenne Rossella Fiamingo, catanese, grande promessa e grande presenza, diciamo, peraltro fidanzata col nuotatore Luca Dotto. E insomma, in caso di auto-oscuramento progressivo sulla ribalta di Federica Pellegrini la coppia di cui sopra, già ampiamente visibile ovunque con foto glamour, potrebbe essere già pronta a subentrare.
  • Con la complicità netta di protagoniste e protagonisti è peraltro ripresa alla grande la sfida a scoprire quanti dei nostri atleti o atlete ardono dal desiderio di partecipare a un reality tv o a qualunque altra cosa televisiva qualsiasi appena possibile. Non se
    ne uscirà mai.
  • Rai costretta ad altre lunghe ore pomeridiane di canoa e kayak su acque turbolente e schiumose: con moltissima fantasia dopo la prima ora di telecronaca si possono chiudere gli occhi e fingere di essere in una Jacuzzi, con la voce di Bragagna a cullarti.
  • “E dire che non è il suo attrezzo migliore” (La coppia di commentatori di ginnastica su Sky si lascia un po’ andare nei confronti di un atleta tedesco)
  • Da brivido le riprese subacquee della pallanuoto femminile, con avvinghiamenti feroci e costumi che vengono spostati ovunque. Per esempio in Italia-Australia che la Rai ha trasmesso ieri sera in differita ma a tarda ora, fuori dalla fascia protetta.
  • Giornate di stanca olimpica come quella di ieri necessitano di alternative. Solo per chi non è più un virgulto, obbligatorio recuperare su internet la puntata di Blob andata in onda domenica 22 luglio. Un condensato dei Giochi di Monaco ’72 (Mennea, Lasse Viren, Spitz, Usa-Urss di basket con il commento di Aldo Giordani etc etc), intervallato a esibizioni live di gente d’epoca, da Neil Young in su. Venti minuti che risarciscono del canone degli ultimi cinque anni.
  • «Sono un grande fan del beach volley. È uno sport fantastico». Sono le parole del Principe Alberto II di Monaco, oggi in tribuna a Londra per assistere alla sfida Brasile-Germania del torneo femminile di beach volley. (Agenzia Ansa. No comment)

(fonte: “La Repubblica”, 31 luglio 2012 – articolo di Antonio Dipollina)

  • Solita valanga di messaggi velenosi post-gara per Federica P. Uno che cerca di far argine è il prode Daniele Capezzone, proprio lui: “Contro di lei gioisce l’Italia più piccola, quella dell’invidia e del risentimento, eccitata solo per gli insuccessi altrui”. Ma chissà se Capezzone stava pensando davvero alla Pellegrini.
  • Invece l’illustre firma dell’illustrissimo quotidiano sportivo twitta a tarda sera i suoi reconditi pensieri, citando noti ex fidanzati: “Almeno un nuotatore in forma c’era, ed è Luca Marin che è andato in finale”. Che avrà voluto dire?
  • A Fede non era servito nel pomeriggio nemmeno l’incitamento di Belen Rodriguez, di questo tenore: “Hai avuto un dono da Dio, non mollare”. Lei di doni divini se ne intende, ma il nuoto olimpico è un’altra faccenda.
  • “Ma cosa fa la Pellegrini quando si allena?” (Twitter)
  • Virata pazzesca di Tommaso Mecarozzi della Rai nel finale dei 200 Farfalla con Phelps che sta andando a toccare e Mecarozzi che urla più volte “Sta entrando nella leggenda, sta entrando nella leggenda!”. Finché Le Clos piazza la mano davanti a tutti all’ultimo secondo e Mecarozzi riesce a non scomporsi più di tanto continuando a urlare così di Phelps: “Stava entrando nella leggenda!”
  • Tutti impegnati a lodare o criticare Fabio Caressa. Invece Sky che ha il sistema Alert per avvertire quando c’è qualcosa di importante sugli altri canali dovrebbe usarlo anche per annunciare che in piscina stanno dando la linea a Cristina Chiuso.
  • Radiouno, dedita ai Giochi (nessuno scherzo, i Giochi alla radio hanno fascino, sveltezza, capillarità: e se sei in autostrada, aiuta assai). Filippo Corsini legge una mail di un ascoltatore: “Perché non parlate mai del Badminton?”. Ecco, perché?
  • Bollettino quotidiano sul Beach Volley f. (vietato sbuffare). Le due azzurre Cicolari e Menegatti sono davvero brave, ma lo si capiva a prima vista. Peccato per una delle due inglesi avversarie, che era davvero bravissima. I tabloid inglesi si sono scatenati per la calzamaglia indossata da due atlete l’altra sera in gara, con clima freddino. Va contro lo spirito olimpico. L’Associated Press ha così titolato: “I tabloid inglesi non si occupavano così tanto di coprire qualcosa dai tempi dell’Affare Profumo”.

(fonte: “La Repubblica”, 1° agosto 2012 – articolo di Antonio Dipollina)

  • Entrano le atlete della 4×200 del nuoto, le italiane si distinguono perché appena vedono la telecamera si producono in una festosa ola da breakdance. Il telecronista Rai Mecarozzi tenta di commentare divertito, accanto a lui c’è l’ex Luca Sacchi al quale sfugge invece un “piuttosto agghiacciante”. Mecarozzi tenta di metterci una pezza: “Beh, ma se è un modo per caricarsi e alleggerire la tensione per una grande prestazione…”. Aveva ragione Luca Sacchi (peraltro il più bravo di tutti)
  • “E ora aspettiamo l’arrivo dell’Italia”. (Uno sconsolato Tommaso Mecarozzi dopo aver annunciato le prime posizioni nella 4×200)
  • Sfuriata d’orgoglio, legittima, della Rai per i grandi ascolti (oltre 7 milioni) per la finale di Federica Pellegrini martedì sera. Rivendicata l’essenzialità della tv per tutti nelle occasioni importanti. Il punto è che, per dire, al momento sui Giochi di Rio 2016 la Rai non detiene un bel nulla in fatto di diritti. E’ il momento di lanciare appelli, per quanto sia triste doverlo fare.
  • Invece di lasciarsi andare a banalità – false – del genere “Perché nessuno nota l’importanza della Rai”, alti dirigenti o ex dovrebbero dirci dov’erano quando si trattava di far battaglia per girare gli investimenti Rai su cose da servizio pubblico come le Olimpiadi e non sulle solite altre note cose.
  • E’ sempre un grande piacere ritrovare Cammarelle in azione. Ieri, un replay di una fase contro l’ecuadoriano dovrebbe entrare negli annali tv. Si vede l’avversario con faccia cattivissima che si para davanti, digrigna i denti da far paura e alza il destro largo per il gancio. E in quell’esatto momento prende un terrificante papagno sul naso dal nostro eroe. L’avessero girata per un film non sarebbe venuta così bene.
  • Il fatto che Magnini si sia accorto con leggero ritardo dell’esistenza su Twitter di una legione di perdigiorno insultatori di mestiere la dice lunga sulla tonicità e prontezza complessiva del ragazzo negli ultimi tempi. Ma dev’essere colpa della preparazione.
  • “Non dimentichiamo che a Cammarelle è arrivato il secondo figlio” (Mario Mattioli, Rai. In effetti rischiava di sfuggirci). “La ciclista Zabelinskaya è figlia d’arte, suo padre era il celebre Sukhoruchenkov” (Uno dei molti difficili momenti in cui si scopre che sono in gara figli di atleti che si ricordano benissimo in azione)

(fonte: “La Repubblica”, 2 agosto 2012 – articolo di Antonio Dipollina)

TELEFILM

“Shameless” emoziona e diverte (ancora)
“È iniziata su Mya la seconda stagione di «Shameless», la serie prodotta da John Welles, pluripremiato autore che ha firmato telefilm come «E.R.» e le ultime stagioni di «West Wing» (Mediaset Premium, venerdì, ore 21.15). Il telefilm è il remake di una bellissima serie inglese, espressione di quella «nouvelle vague» della fiction televisiva d’oltremanica che negli ultimi anni ha sfornato prodotti interessanti come «Misfits», il nuovo «Sherlock Holmes», e «Luther». Welles ha sfruttato una base di partenza ottima e ne ha fatto uno dei telefilm più interessanti della produzione recente del canale via cavo Showtime (per intenderci, quello di «Weeds» e «Dexter»). La storia è quella di una famiglia particolare, dove le regole funzionano alla rovescia: il padre, Frank Gallagher (un William E. Macy nella sua migliore interpretazione di sempre), è un alcolizzato totalmente irresponsabile ma altamente e orgogliosamente prolifico. I suoi sei figli sono così costretti a prendersi cura uno dell’altro, guidati da Fiona, la sorella maggiore sempre divisa tra desiderio legittimo di godersi la sua giovane età e la responsabilità di gestire l’ intera baracca. Il tutto sullo sfondo della poverissima periferia di Chicago, dove i Gallagher fanno parte di quella categoria sociologica tutta nordamericana del «white trash», spazzatura bianca, costretta a tirare avanti tra lavoretti, coupon ed espedienti. In «Shameless» gli ingredienti tradizionali del family drama ci sono tutti, dall’amore fraterno all’attaccamento alle proprie radici, ma sono mescolati a una buona dose di cinismo, linguaggio «estremo» e comicità politicamente scorretta. La prima stagione aveva sorpreso per l’ alta qualità della scrittura capace di approfondire le psicologie dei personaggi attraverso trame sempre avvincenti e credibili, questa seconda sembra per ora avvitarsi un po’ su se stessa, ma rimane un’ottima fonte di divertimento ed emozione”.
(fonte: “Corriere della Sera”, 22 luglio 2012 – articolo di Aldo Grasso)


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