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Edicola – “Focus Storia” n°70, agosto 2012: “I segreti dei grandi seduttori” 2 agosto 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie FocusStoria, Storia.
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Ecco la copertina ed alcuni contenuti del numero 70 – Agosto 2012 del mensile di divulgazione storica “Focus Storia”, edito da Gruner+Jahr/Mondadori ed in vendita in edicola al prezzo di 4,90 €.

I seduttori del passato

Da Casanova a Valentino, gli uomini più irresistibili della Storia. E poi: l’età di Augusto; isole diventate strategiche nel passato; come gli antichi leggevano le stelle; la tecnologia che salva i libri antichi e molto altro ancora! In più: un test per capire che seduttore saresti stato!

In abbinamento facoltativo, a 9,90 € aggiuntivi, il volume “Fascino – Seduttrici e seduttori del Novecento” di Marco Innocenti ed Enrica Roddolo.

La storia del Novecento raccontata attraverso i più grandi seduttori del cinema, dello spettacolo, della vita pubblica. Dalla Bella Otero a Diana Spencer, dal torero Dominguin a Rodolfo Valentino, da Marilyn Monroe a marcello Mastroianni, quaranta ritratti di uomini e donne irresistibili.

A seguire, il sommario del numero.

L’età dei Narcisi
Egocentrico e poco disposto a relazioni stabili. È l’uomo di oggi, adattatosi a un’epoca in cui la seduzione agisce anche nella politica e nella pubblicità.
Il narcisismo, si dice, è il male del nostro tempo. Come nel mito classico (Narciso è un fanciullo che si innamora della propria immagine riflessa fino a morirne) oggi molti uomini sembrano ossessionati dalla propria immagine, incapaci di creare legami stabili perché concentrati sul proprio successo personale. Un fenomeno alimentato dai mercati (v. riquadro a pagina XX) e in parte preannunciato da grandi seduttori del passato, come Don Giovanni o Casanova, figure più interessate a collezionare prede che all’amore autentico. Ne abbiamo parlato con il filosofo Umberto Curi.

Le maschere del seduttore
L’origine e i significati nascosti di un mito moderno: Don Giovanni, nato nel ’600 e arrivato fino a noi.
“Corteggiatore impenitente di donne, audace e fortunato, talvolta millantatore”. È la definizione di dongiovanni secondo il vocabolario Devoto-Oli. Ma prima di ridursi a un dongiovanni qualunque, da scrivere in minuscolo, Don Giovanni fu molto di più: uno dei pochi miti nati in età moderna (un altro è Dracula). Un personaggio partorito dalla fantasia popolare in Spagna nel Seicento e reso immortale dal teatro, dalla musica e dalla letteratura. Vietato dunque confonderlo con i tanti “dongiovanni” storici con i quali ha finito per confondersi pur non avendo nulla a che spartire con loro: Giacomo Casanova o il meno noto ma altrettanto assatanato Don Giovanni d’Austria, condottiero e amatore indefesso vissuto nel Cinquecento. Il vero Don Giovanni non appartiene alla Storia, ma al mito. Vediamo perché.

Le avventure di Casanova
Il suo nome è sinonimo di sciupafemmine. Ma la vita del più noto libertino del ’700 fu anche molto altro.
Avventuriero, seduttore, playboy ante litteram. È questa l’immagine che tutti hanno di Giacomo Casanova, sedicente cavaliere di Sein- galt (1725-1798). Pensando a lui l’immaginazione corre alla rappresentazione che ne fece Fellini nel 1976, nel suo Casanova, o a più recenti (ma meno famose) versioni cinematografiche. Eppure, per gli storici, il libertino veneziano non fu un cinico ingannatore di femmine. Anzi, c’è chi sostiene che non fu per niente un “dongiovanni” perché i suoi sentimenti verso le donne furono sinceri, tanto che da vecchio si disse pronto a sposare quelle che aveva chiesto in moglie da giovane. Ma a quel punto chi non era già convolata a nozze non lo voleva più.

Il fascino del dandy
L’esteta amato da uomini e donne che sedusse (scandalizzandoli) i salotti vittoriani nell’Inghilterra dell’Ottocento.
Un uomo di grande intelligenza e con la battuta sempre pronta. Un dandy tutto votato al culto del bello. Un seduttore malinconico che diceva: “Il grande dramma della mia vita? È che ho messo il mio genio nella mia esistenza; tutto quello che ho messo nelle mie opere è il mio talento”. Per Oscar Wilde l’arte non stava tanto nei libri, quanto nella vita stessa. E se il talento lo rese immortale grazie al romanzo Il ritratto di Dorian Gray (non a caso la storia di un “patto col diavolo” di un esteta che fa invecchiare un ritratto al posto suo), il suo genio ne trasformò l’esistenza in un’opera d’arte. Un’esistenza di eccessi, che lo consacrò come l’uomo più ambito nei salotti di Londra nella seconda metà dell’800, prima di portarlo alla rovina.

Latin lover
Dalla Puglia all’America: Rudy Valentino, l’italiano che negli Anni ’20 sedusse Hollywood.
Se è vero, come disse con una punta di cinismo il poeta francese Baudelaire nell’800, che “la gloria è il risultato dell’adattamento di uno spirito alla stupidità nazionale”, Rodolfo Guglielmi, in arte Rudy Valentino (1895-1926), seppe farsi interprete del fervore scatenato e disinibito che animò i ruggenti Anni ’20. L’età del jazz, del charleston, dei grammofoni e dell’emancipazione femminile. Ma soprattutto del cinema e di Hollywood, fabbrica di sogni.

Rubirosa il campione dei playboy
Porfirio Rubirosa, detto Rubi, il dominicano da rotocalco che negli Anni ’50 conquistò le donne più belle e più ricche.
A un giornalista americano che gli chiedeva quale fosse il segreto del suo successo con le donne rispose seccato: “Giovanotto non faccia domande stupide”. Perché il segreto di Porfirio Rubirosa era lui, Porfirio Rubirosa: alto, struttura fisica alla James Bond, volto dai lineamenti decisi, labbra carnose, capelli ricci ma docili al pettine, elegante, uno sguardo intenso e sornione alla Humphrey Bogart e una profonda voce baritonale. E poi c’era la “cosa” di cui cantava una guaracha (ballata popolare) in voga negli Anni ’50 in tutta l’America Latina: “Rubirosa tiene una cosa, que no sé lo qué serà / ahi non sé qué serà lo qué tiene Rubirosa”. Era una cosa di cui tutti mormoravano e nessuno osava parlare apertamente. Di che si trattasse lo rivelò poi lo spudorato scrittore Truman Capote nella novella Answered Prayers: “Una mazza color caffelatte lunga 28 centimetri e grande come il polso di un uomo”.

Sciupafemmine
I ritratti di otto playboy che animarono la vita del jet-set fra gli Anni ’60 e ’70, facendo in qualche caso fortuna.
Prima di diventare l’ammirato patron della Fiat, Gianni Agnelli fu uno dei più grandi seduttori del Dopoguerra. Oltre alla moglie Marella Caracciolo, sposata nel 1953, ebbe donne leggendarie: da Pamela Digby, ex nuora di Winston Churchill, nota come “la cortigiana d’Europa”, a Jacqueline Kennedy, con cui flirtò mentre lei era ancora la first lady degli Stati Uniti, fino all’attrice Anita Ekberg (quella del film La dolce vita di Fellini) che ne ha parlato come dell’unico, grande amore della sua vita.

S.O.S. Libri
Così viene curato il nostro patrimonio di libri antichi e manoscritti.
Codici miniati, pergamene, manoscritti e preziose cinquecentine (i libri a stampa del ’500). Sono oltre 130 milioni i volumi conservati nelle sole biblioteche di Stato italiane. Ma quasi 50 milioni sono in condizioni precarie: mangiati dai parassiti, sfigurati dalle muffe, sbiaditi dall’umidità, rosicchiati dai topi. A soccorrerli ci pensano i ricercatori dell’Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario (Icrcpal) di Roma. Dal 1938 questo “ospedale per libri” unico al mondo ha messo a punto tecnologie da Csi (indagini genetiche comprese). È qui che i casi più disperati vengono curati e rimessi in sesto.

La nascita di un impero
L’ascesa, le conquiste e le riforme del primo imperatore di Roma: Ottaviano Augusto.
Nelle sue memorie scritte poco prima di morire nel 14 d.C., le Res gestae divi Augusti, Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto si attribuisce un’infinità di benemerenze. Ma nessuno oggi oserebbe accusarlo di vanagloria: non si può negare che l’Impero romano l’abbia creato lui. Giulio Cesare (100 ca.-44 a.C.) l’aveva delineato con le sue conquiste, ma senza dargli una forma di governo né confini stabili. In seguito Traiano (53-117 d.C.) l’avrebbe portato alla massima espansione, ma solo per costringere il suo immediato successore Adriano a cederne qualche pezzo. E i grandi Diocleziano, Costantino e Teodosio nel III-IV secolo ne avrebbero rinnovato gli splendori. Ma solo lui, Augusto, ebbe il merito di averlo costruito in tutte le sue componenti, dal governo alla struttura amministrativa, dalla religione all’esercito.

Salgari: un pirata in pantofole
L’inventore di Sandokan nacque a Verona 150 anni fa. Ebbe una vita difficile e non lasciò mai l’Italia. Ma viaggiò con la sua fervida fantasia.
Il pirata malese più temuto di tutti i tempi, incubo delle navi britanniche, nacque a Verona, in via Cappello 43, angolo vicolo San Sebastiano, circa a metà strada fra l’Adige e piazza Erbe. Come sfondo dei suoi arrembaggi aveva il Mar della Sonda; come base delle sue scorrerie usava Mompracem, isola immaginaria al largo del Borneo; ma suo padre l’aveva partorito più vicino, nel cuore della città veneta, tra i polverosi scaffali della Biblioteca civica. E gli aveva dato un nome improbabile, che nessun malese aveva mai portato: Sandokan.

Ultim’ora…di 3.800 anni fa
I primi “lanci d’agenzia” della Storia sono stati scritti a Mari, in Siria, su migliaia di tavolette d’argilla: erano dispacci per il re.
C’è chi scriveva al re per informarlo di guerre imminenti, chi di matrimoni che potevano interessarlo, chi di alleanze strategiche. «Le lettere indirizzate al re di Mari (in Siria, ndr) sono come i lanci di agenzia che arrivano al giorno d’oggi sui computer» dice ­Jean-Marie Durand, docente al Collège de France di Parigi, uno dei massimi esperti di storia del Vicino Oriente antico. Solo che questi documenti risalgono a quasi 4 mila anni fa, più o meno l’epoca in cui nella vicina Babilonia fu scritto il Codice di Hammurabi: «È il momento in cui compaiono i primi documenti scritti, che conservano la memoria degli eventi» enfatizza Durand, che ha curato la traduzione e la pubblicazione delle oltre 20 mila tavolette in scrittura cuneiforme rinvenute nella città. Il suo studio ha rivelato una realtà ­straordinaria: i re di Mari avevano una rete di “inviati” che li informavano di qualsiasi evento potesse interessare la corte. Anticipando, in qualche modo, un’esigenza ancora molto attuale nel mondo dell’informazione, cioè quella di “lanciare” le notizie nel modo più rapido ed efficace possibile.

Isole strategiche
Dal Mediterraneo al Pacifico, piccole terre emerse, sperdute in mezzo al mare, nei secoli sono state spesso contese dagli eserciti per la loro posizione.
Gli esperti di storia militare le chiamano operazioni anfibie. Fin dall’antichità coinvolgono forze coordinate di esercito e marina (e nell’età contemporanea anche dell’aviazione) con l’obiettivo di conquistare a qualunque costo un’isola, a volte piccolissima. Può sembrare strano che un insignificante lembo di terra emersa o un arcipelago sperduto nell’oceano possano assumere un’importanza strategica tale da determinare le sorti di una guerra. Eppure è così: il mare è come un deserto dove le uniche fonti di approvvigionamento e basi operative sono le isole. Queste, inoltre, sono fin dai tempi più remoti “torri di avvistamento” che consentono di controllare le vie di navigazione e le rotte commerciali più redditizie. Per questo alcune isole del Mediterraneo, come Malta, Cipro, Creta, Rodi e Corfù – per non parlare delle più grandi Sicilia, Corsica e Sardegna – sono state contese per secoli finendo per trovarsi coinvolte in ogni conflitto combattuto nel mare nostrum.

Codice celeste
Fin dall’antichità l’uomo ha cercato un rapporto privilegiato con il cielo. Elaborando regole e interpretazioni che sono rimaste nell’astrologia moderna.
In un tempo molto lontano, quando ancora gli uomini dormivano all’aria aperta, ogni notte si presentava loro uno spettacolo meraviglioso. Il cielo si riempiva di luci, più o meno brillanti, che si spostavano lentamente e con regolarità. Alcune erano raggruppate in modo tale da suggerire figure familiari, animali per esempio. “Qualcuno ci sta comunicando qualcosa, sta a noi capire cosa vuole dirci” devono aver pensato i nostri antenati. È proprio sul tentativo di decifrare la volta celeste, il primo “testo sacro” della storia umana, accessibile fin dall’alba dei tempi in ogni luogo della Terra dopo il tramonto del Sole, che si fonda l’astrologia.