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Edicola – “Storica National Geographic” n°42, agosto 2012: “Re Artù, dal mito alla storia” 21 luglio 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Storia, Storica NatGeo.
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storicangE’ in vendita in edicola, al prezzo di 3,90 €, il numero 42 – Agosto 2012 del mensile “Storica National Geographic”, edito da RBA Italia e certificato dal marchio “National Geographic”, autorevole in campo divulgativo storico e geografico e già presente in Italia con l’omonimo mensile.
A seguire, la copertina del numero, un’anteprima dei contenuti e l’editoriale del direttore Giorgio Rivieccio.

Re Artù, dal mito alla storia
Personaggio in bilico tra il mito e la realtà, Artù divenne lo strumento di propaganda politica dell’Inghilterra dei Normanni e dei Plantageneti, come l’eroe nazionale di riferimento e il legittimatore della nuova monarchia che si proponeva quale erede degli antichi guerrieri britannici

La cospirazione dell’Harem reale contro Ramses III
Fu l’ultimo grande faraone e in età avanzata divenne vittima di un complotto ordito da una delle sue mogli. Grazie ad alcuni documenti eccezionali, oggi possiamo ricostruire i fatti e il processo che ne seguì

I pirati dell’età del bronzo
Intorno al 1200 a.C. molti territori del bacino orientale del Mediterraneo subirono invasioni distruttrici: fortezze, città e addirittura imperi caddero sotto i colpi dei misteriosi pirati-guerrieri provenienti dal mare

Diocleziano monarca di Roma
Riformò la burocrazia, l’economia e l’esercito, ma soprattutto cambiò il volto dell’Impero, trasformandolo in una Signoria assoluta e dividendolo in quattro territori, preludio alla scissione tra Oriente e Occidente

Il processo contro Luigi XVI
Il 21 gennaio del 1793 la ghigliottina metteva fine alla vita dell’ultimo re di Francia “unto da Dio”, dopo un processo che tradì il proprio carattere politico, in cui l’imputato non era più né un re né un cittadino ma un simbolo da abbattere per legittimare il nuovo corso della storia

A seguire, l’editoriale del direttore Giorgio Rivieccio.

I buchi neri della storia

La storia si tramanda per imperi, cioè attraverso le testimonianze di coloro che intendevano lasciarle. Perché erano e si sentivano potenti, volevano diventare immortali, avvicinarsi agli dei e a questo scopo producevano scritti, immagini, statue, templi e così via. Tutto ciò esclude a priori quei popoli ai quali non interessava in modo particolare diventare immortali; che facevano la loro vita, commerciavano, combattevano guerre, conquistavano altre genti o ne erano a loro volta conquistati; in altri termini non si ponevano affatto il problema della posterità. Per questo, in diversi momenti della storia, esistono dei buchi neri. Lacune più o meno ampie che lasciano dei vuoti in quel fluire composito, variegato e turbolento che è il cammino della civiltà umana. Una di queste lacune si colloca tra il 1200 e il 1000 a.C. nel Mediterraneo centro-orientale. Quando la civiltà micenea era in dissoluzione, ancora per motivi in parte inesplicabili, e l’attuale Vicino Oriente era una specie di terra di nessuno che di volta in volta era inondata via terra dalle tracimazioni di imperi potenti e consolidati come gli Ittiti e gli Egizi e via mare dagli sbarchi di numerosi altri popoli in cerca di conquiste, forse di più modeste piraterie, forse di bellicosi commerci. Sono questi ultimi gli agglomerati di genti che oggi sono chiamati Popoli del Mare e la cui storia sta riemergendo ora, sia pure solo nei suoi contorni, attraverso scavi, ricerche e testimonianze tangibili, che si devono però agli altri, cioè a coloro che con essi si scontrarono. Una lunghissima serie di nomi quasi impronunciabili – così come li hanno tramandati gli altri, appunto – riferiti a genti eterogenee dalla provenienza nebulosa, dai costumi estranei e dagli intendimenti vaghi, eccetto quelli di conquista subitanea di ciò che veniva a portata di mano. In questo numero cerchiamo di fare luce sulle vicende dei Popoli del Mare, ma conmolte ipotesi e qualche certezza. D’altra parte, pensate cosa gli archeologi dell’anno 3000 potrebbero sapere della storia delmondo dei nostri ultimi cento anni se avessero a disposizione solo frammenti di giornali  stampati, per dire, negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone. Ma è proprio questo il bello della storia, riscrivere il passato quasi di giorno in giorno, a mano a mano che si ritrovano un pezzo di iscrizione, un frammento di statua, un oggetto di vita quotidiana lasciato inavvertitamente ai posteri.