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Edicola – “Io Donna”, anteprima di sabato 21 luglio 2012: interviste a Hugh Jackman e Anne Hathaway 19 luglio 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Film, Interviste, Io Donna.
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Il settimanale femminile del Corriere della Sera “Io Donna” (RCS Editori), in edicola da sabato 21 luglio 2012 con il quotidiano al prezzo complessivo di 1,50 € (qui sotto la copertina in anteprima esclusiva), propone due interviste: la prima a Hugh Jackman, che vedremo al cinema a gennaio con il film “Les Misérables”, e la seconda ad Anne Hathaway, anche lei attrice del film “Les Misérables” e graffiante Catwoman nel film “Il cavaliere oscuro – Il ritorno”, nei cinema italiani dal 29  agosto.

A seguire, le due interviste in anteprima assoluta.

Sono un filosofo ma mia moglie mi vuole vestito da broker

Dall’uomo “più sexy del mondo” non ci saremmo aspettati discorsi sul senso
della vita. Ma non sono uno stratagemma per evitare domande imbarazzanti. Anzi.
Hugh Jackman racconta anche del suo matrimonio con una donna di 13 anni
più grande. E dell’elisir di lungo amore. Fantasie sessuali incluse

di Maria Laura Giovagnini

«Uno mi chiede: “ci vuoi il limone o il lime?”. Io: fantastico! “Sì. Limone o lime?”. Perfetto! “Limone o lime???”. È lo stesso…». Hugh Jackman ci sta spiegando perché non diventerà mai regista («Troppo indeciso»). Ma sta dicendo anche molto di sé. Del suo approccio accomodante alla vita. Inaspettato, da uno abituato a ruoli d’azione (Wolverine in X Men, Real Steel) e al titolo di “Uomo più sexy del mondo” (copyright People, 2008). Adesso, in verità, si è preso una pausa dando la voce al Coniglio Pasquale nel cartoon-kolossal dell’autunno, Le 5 leggende (Babbo Natale si allea con altri miti dei bambini), dopo aver finito di girare un musical che farà storia: Les Misérables, dal romanzo di Victor Hugo. Sarà Jean Valjean, mentre Russell Crowe farà Javert, Anne Hathaway Fantine (vedi intervista a pagina 49, ndr), Amanda Seyfried Cosette. Alla regia Tom Hooper, premio Oscar per Il discorso del re.

Meglio il Coniglio o Valjean? Meglio la commedia o il dramma?
C’è qualcosa da amare sia nella commedia sia nel dramma. Sarebbe bello riuscire a vederla così anche nella vita: esiste sempre una dolcezza che va oltre la situazione del momento.

Viriamo sul filosofico.
In effetti… Da vent’anni frequento la School of Practical Philosophy, a New York ( Jackman si divide tra gli Stati Uniti e la sua Australia, ndr): vado a lezione una volta la settimana.

E come ne è stato influenzato?
L’insegnamento ruota attorno al conoscere meglio se stessi. E allo “svegliarsi”. Prima compivo tanti gesti automaticamente. Che so: guidavo e, quando arrivavo, non ricordavo il percorso. L’obiettivo è essere davvero presenti. Per questo medito due volte al giorno.

Per caso è utile pure per gestire il matrimonio? Lei è sposato da 16 anni, una rarità a Hollywood.
Io e mia moglie (l’attrice Deborra- Lee Furness, ndr) frequentiamo assieme la classe. Ogni settimana ci dà uno spunto per discutere – a livello profondo – di qualsiasi cosa: dall’essere genitori al lavoro, agli amici. In natura tutto si muove e un impegno così ci aiuta a crescere insieme, invece che ognuno per la propria strada.

È questo il segreto dell’unione felice?
Gran parte – in realtà – sta nel prendere a bordo la persona giusta. Se si sbaglia, a volte è irreparabile. Di solito sono insicuro, però incontrando mia moglie sono stato benedetto da una certezza che andava oltre me stesso. Mai provata quella sensazione? Lo sai e basta. Non hai valutato i pro e i contro, lo senti. Ecco. A Deb non è accaduto lo stesso: dopo un po’ ha tentato di rompere. Le dissi: «Sono più giovane di te, sono all’inizio della carriera… Sei spaventata, vinci questa paura».

Si può capirla. Ha 13 anni più di lei.
Chiunque ci conosca ritiene che sia io il più maturo dei due. Deb è forever young, ha molta più energia di me…

Si stenta a crederlo: lei è Wolverine!
Si fidi. È l’ultima ad andare a letto e la prima ad alzarsi. Al mattino sono in coma e lei già schiocca le dita: «Bene? Pronti?». Non bisogna ragionare in termini di “giovane” o “maturo”: il trucco è non pensare ai numeri. Non stavo di sicuro cercando una donna più grande di me. Anzi, non stavo cercando proprio nessuno: ero felicemente single, uscivo da una relazione e mi sentivo tutto “yeaaaahhh”. Però non ho avuto dubbi: avrebbe potuto essere alta 90 centimetri o 3 metri, non sarebbe cambiato.

Guarda caso non era la donna-fenomeno, era un’attrice affermata.
Aveva girato 20-25 film, era “scafata”: conosceva il gioco della fama, il mondo degli attori… Ha dettato due regole chiave: non ci saremmo mai separati per oltre due settimane. E non avremmo lavorato in contemporanea. Quando all’improvviso ho avuto successo, ha discretamente messo in secondo piano la carriera per concentrarsi sui bambini (Oscar, 12 anni, e Ava, 7, entrambi adottati, ndr). Se vogliamo, in questo senso sì: è la persona matura della relazione.

Interessato alla psicoanalisi?
Sì. Non l’ho mai fatta, ma conosco alcuni psicoanalisti. Sono molto amico di Anthony Robbins… Lo conosce?

Il guru del self help? L’autore di bestseller su come realizzare il vero sé?
Proprio lui. Straordinario. Saggio.

E non crede che un analista definirebbe il vostro un “rapporto edipico”?
(Ride) No, non lo è. Anche mio padre me lo chiese: «Non sarà una cosa “materna”?». «Se conoscessi Deb, capiresti che è piuttosto una cosa “paterna”: lei è più ragazzina di me. Mi rimprovera perché sono troppo serio!».

Quindi non è stata una “sostituta” di sua madre, che l’ha lasciata quando aveva otto anni…
No. No. No.

Sua moglie ha detto che in camera da letto la fa vestire come gli agenti di borsa: le paiono sexy.
Ah ah ah! Quando siamo usciti la prima volta – non c’eravamo ancora messi insieme – le ho chiesto: «Chi sposerai?». E lei: «Una specie di broker che in realtà vorrebbe fare l’architetto…». A volte, se andiamo a cena fuori, indosso abiti formali, lei lo trova eccitante, è una sua fantasia.

E le sue, di fantasie?
Metterei Deb a disagio se ne parlassi. Dico solo che sono importanti per mantenere vivo il rapporto.

Perché ha chiamato la sua organizzazione non profit Laughing Man, l’uomo che ride? C’è poco da ridere, in questo momento storico.
La risata è espressione di libertà. Non importa di che sesso sei, a che razza appartieni: siamo tutti connessi attraverso la risata. Voglio credere che la felicità sia uno stato naturale e, se per qualcuno non è possibile, dobbiamo creare le condizioni affinché lo diventi.

Sembra una persona spirituale, ma con un corpo possente. A volte se ne sente prigioniero, come capita a certe belle donne?
No: quando fai l’attore, il tuo corpo e la tua voce sono soltanto strumenti.

Visto che si è laureato in giornalismo, cosa chiederebbe a Hugh Jackman per concludere?
Perché ha scelto la recitazione?

Via, qualcosa di più originale.
Cosa la tiene sveglio la notte?

Già meglio. Cosa la tiene sveglio?
Poche cose, sono uno che dorme della grossa (ride). A volte sono preoccupato per i miei figli. Li amo così tanto… Il maschio è l’artista, creativo (ha chiamato il cane Dalì!). Mia figlia è come mia moglie: dovunque andiamo, si fa amici in un minuto. Sono bambini sereni: sanno di essere stati adottati, li abbiamo messi al corrente di tutto perché non provino mai imbarazzo.

Da lei a Chris Hemsworth, è il momento dei divi australiani. Cos’è che fate meglio?
Siamo più economici.

Ed ora l’intervista ad Anne Hathaway.

Sono Catwoman. Ma non faccio “miao”

La sua è la donna-gatto dell’era Michelle Obama: grintosa e moderna.
Per la parte Anne Hathaway ha perso chili e messo muscoli.
Ma presto lascerà la tutina per l’abito da sposa

di Alessandra Venezia

Non fa moine e neppure “miao”. Grintosa, sensuale ma tenera, si difende con stiletti di metallo e una mente agilissima: è una Catwoman moderna quella di Anne Hathaway, in sintonia con l’era Michelle Obama. Impegnata, divertente e dalla battuta pronta. Insomma la nuova “Donna Gatto” creata da Christopher Nolan per Il cavaliere oscuro – Il ritorno, l’ultimo capitolo della sua trilogia su Batman, calza a pennello su Anne Hathaway. «Voglio imparare e affrontare nuove sfide». Lo ripete spesso, con convinzione. Dopo l’eroina dei fumetti la sua sfida sarà Fantine, la prostituta che muore di tubercolosi nei Miserabili, il musical diretto da Tom Hooper (Il discorso del re) con Hugh Jackman e Russell Crowe. Oggi, con quella zazzerina corta, il viso affilato e la figura sottile, sembra ancora più fragile. Ma mai farsi ingannare dalle apparenze: Hathaway è una vera guerriera. In mini abito di pizzo nero semplice e geometrico, sandali con il tacco alto, la pelle bianca bianca, il sorriso e gli occhi- eh, sì – da Audrey Hepburn, è spiritosa, brillante e si difende con arguzia dalle domande sul suo futuro matrimonio. Con un gran sorriso non si lascia sfuggire informazioni su come e quando salirà all’altare con il suo adorato Adam Shulman (ex attore, ora creatore di gioielli: ha disegnato anche il diamante rettangolare che lei porta all’anulare) cui è legata da tre anni.

È la sua prima volta con Christopher Nolan. Com’è andata con questo straordinario regista?
Mi piacerebbe spiegare come lavora Chris, perché è eccezionale: ma non è così semplice. Ho cercato di assecondarlo ogni giorno, lavorando più intensamente di quanto abbia mai fatto e quando ci riuscivo provavo una felicità enorme.

Tra lei e il Batman di Christian Bale corre una bella energia. Potrebbe mai innamorarsi di qualcuno che va in giro vestito in quel modo?
(ride) Io sono innamorata di un “qualcuno” che continuerei ad amare anche se si infilasse il costume di Batman ogni giorno.

Nel film corre, salta, fa triple capriole fasciata in una tuta di latex; guida una moto pazzesca e recita accanto ad attori mitici, da Christian Bale a Michael Caine e Gary Oldman. La sua paura più grande?
Deludere. Questo è un ruolo che tutti vogliono. È stato difficile per me accettare l’idea di lavorare con Nolan, forse il regista più grande, oggi: la sfida maggiore è stata mantenere calma e concentrazione.

Anno speciale, il 2012: dopo Catwoman lei sarà Fantine nel musical I Miserabili, compirà 30 anni e presto si sposerà. Sta per iniziare una nuova fase della sua vita?
Non so: ciò che voglio è crescere e migliorare. Compiere trent’ anni è bello e non sono mai stata così felice.

A che punto sono i preparativi per il suo matrimonio?
Sono fidanzata da un anno…

Sì, ma quando pensa di sposarsi?
L’anno prossimo. Non quest’anno, stia tranquilla.

Come immagina il giorno del suo matrimonio?
Non ci avevo mai pensato, neppure da ragazzina, per cui sono impreparata (ride). Non so bene cosa voglio.

Riesce a immaginarsi tra dieci anni?
Ci provo: spero di essere madre e di aver trovato il giusto equilibrio tra una carriera soddisfacente e una felice vita familiare. Banale, vero?

Vederla con i capelli cortissimi è una bella sorpresa. Come si sente?
Adesso benissimo, ma tagliarli per interpretare Fantine è stata la cosa più spaventosa che mi sia capitata. Non me l’aspettavo, certo non avrei mai creduto di perdere la mia identità. Ora però mi sento più forte, non ho bisogno di nascondermi dietro i miei capelli.

Dove sono finite le sue belle chiome?
In una scatola, ma presto le regalerò a Locks of Love (un’organizzazione che regala parrucche ai ragazzi che perdono i capelli in seguito a malattie o cure, ndr).

È diventata sottile come un giunco, come ha fatto?
Ho perso undici chili in poche settimane perché dovevo trasformarmi per il personaggio. Ho cambiato stile di vita due volte, prima ho rafforzato i muscoli per Catwoman e poi ho perso peso per Fantine. Ho cominciato ad andare in palestra e a mangiare più sano: ora seguo una dieta vegan. Il risultato è che mi sento in gran forma.

Tutto merito di Fantine e dei Miserabili, quindi. A proposito: si è mai sentita derelitta come Fantine?
Con una vita come la mia sarebbe ingrato parlare di che cosa mi rende “miserabile”. Ma dato che lei me lo chiede (ride) allora le rispondo: i paparazzi. La prego, non pubblicate più le loro foto. Per favore… Per favore…