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Edicola – “Vanity Fair” #29/2012, 25 luglio 2012: “Kristen Stewart – Oggi Biancaneve, ieri Cenerentola” 18 luglio 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Interviste, Vanity Fair.
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Vi presento la copertina ed un’anticipazione relativa al numero 29 (del 25 luglio 2012) del settimanale “Vanity Fair”, edito da Condè Nast e in vendita nelle edicole da oggi al costo di 2 €.

Kristen Stewart: «Mi dicevano: “Non ti depili? Che schifo”»
L’attrice, sulla cover di Vanity Fair, ricorda l’adolescenza da emarginata e ribadisce il suo essere “ribelle”

di Ingrid Sischy

Oggi di pazzi ce ne sono pochi. Ma non è il caso di fare i nostalgici: di ribelli ce n’erano pochi anche prima. E poi, fortunatamente, ogni generazione ha i suoi. Una è sicuramente Kristen Stewart, l’attrice ventiduenne che decine di milioni di fan conoscono con il nome di Bella Swan, irrequieta eroina della saga di Twilight. E che quest’anno consoliderà il suo nome – non che ne abbia esattamente bisogno: con quasi 35 milioni di dollari guadagnati tra il maggio 2011 e il maggio 2012, è secondo Forbes l’attrice più pagata del mondo – grazie a tre film: Biancaneve e il cacciatore, uscito proprio in questi giorni in Italia dopo ottimi incassi in tutto il mondo, poi la versione cinematografica di Sulla strada, infine a novembre il gran finale di Twilight, Breaking Dawn 2.

Tra le superstar della sua generazione è sicuramente la più esplicita nella sua critica al sistema. Kristen è così abituata alla sua reputazione di musona che ci ride sopra: «Mio padre mi dice, “potevi sorridere un po’ di più”».

«Mi criticano perché nelle foto non sono perfetta», dice, «ma questo non mi mette a disagio. Al contrario, mi riempie di orgoglio. Perché se fossi perfetta, la gente che mi sta vicino penserebbe: che falsa, che attrice! Io invece voglio che pensino: è una tipa a posto, onesta, pensa a divertirsi. Per essere chiara fino in fondo, non mi interessano i mangiamerda che trasformano la verità in sterco».

Kristen era una piccola emarginata, e non solo ai provini. A 14 anni lasciò la scuola e continuò gli studi a casa. «Odiavo la scuola», ricorda con un brivido. «Se guarda le mie foto, vede che ero praticamente un ragazzo. Non mi importava essere diversa, ma mi importava delle cattiverie. Ricordo ancora il giorno che, nello spogliatoio della palestra, una compagna mi guardò con orrore: “Ma è disgustoso, non ti depili le gambe”».

A seguire, un altro paio di anticipazioni esclusive.

IL BACKSTAGE DEL CALENDARIO PIRELLI IN ESCLUSIVA PER VANITY FAIR:
NIENTE NUDO E UNA DONNA INCINTA,
LA SCELTA SORPRENDENTE DI STEVE McCURRY

Niente ragazze nude, nemmeno un bikini. Le immagini di backstage del calendario Pirelli 2013, in esclusiva assoluta per il numero di Vanity Fair in edicola dal 18 luglio, raccontano la sterzata sorprendente del calendario Pirelli 2013, a partire dalla scelta di un fotografo non fashion, Steve McCurry, che ha collezionato premi per i reportage in aree di conflitto come Iran, Iraq, Golfo Persico, Beirut, Cambogia. Le immagini vedono protagoniste 11 donne impegnate nel sostegno a Fondazioni, Ong e progetti umanitari: il calendario 2013 sarà il “calendario dell’anima”, che ha saputo spogliarsi delle tradizionali declinazioni erotiche per mostrare l’altruistico spirito femminile. Rio de Janeiro è la location d’eccezione delle fotografie: dai quartieri storici come Santa Teresa alle favelas dove vivono quasi un milione e mezzo di persone, la natura selvaggia che ostinatamente invade l’habitat di una città simbolo – ospiterà i Mondiali di calcio nel 2014 e due anni dopo l’Olimpiade – del Brasile, Paese emergente. Tra le modelle anche la brasiliana Adriana Lima, in attesa del secondo figlio (suo marito, è il cestista serbo Marko Jarić), che posa per la seconda volta per Pirelli: «Non mi dimentico delle mie origini umili, come della mia timidezza agli inizi, quando non sapevo come comportarmi e una ribalta internazionale mi sembrava un sogno difficile da gestire. Non mi sento un granché come celebrity, perché non voglio rinunciare alla mia identità. Ma oggi sono in grado di affrontare una sfilata a New York, o una sfida come questo calendario».

GIOVANNA SALZA, LA MOGLIE DI CORRADO PASSERA, A VANITY FAIR:
“IL NOSTRO PRIMO INCONTRO? ALLE POSTE”

«Si inaugurava, agli Uffizi di Firenze, il primo ufficio postale all’interno di un museo. Vidi arrivare quest’uomo altissimo seguito dai suoi collaboratori. Io, che avevo 26 anni e lavoravo da venti giorni all’ufficio stampa delle Poste, gli andai incontro: “Sono Giovanna Salza, la conferenza stampa è stata organizzata qui”. Il mio capo mi tirò per la giacca: “Ma che fai, parli all’amministratore delegato?”». La seconda moglie del Ministro Corrado Passera, e madre dei suoi figli più piccoli Luce e Giovanni (Luigi e Sofia sono nati dal primo matrimonio), racconta così il loro primo incontro, e lo fa in un’intervista esclusiva sul numero di Vanity Fair in edicola da domani 18 luglio. Dopo anni, continua Giovanna Salza, «siamo tornati a Firenze apposta per rivedere quell’ufficio postale».
Quando vi siete accorti che tra voi era nato qualcosa? «Molti anni dopo, quando ci siamo ritrovati ai tempi dell’operazione Alitalia: io lavoravo in Air One, lui era entrato nella cordata con Banca Intesa. Fu un incontro inaspettato e sorprendente. Corrado, credo, non pensava che gli sarebbe mai potuta succedere una cosa del genere nella vita: andava contro il suo modo di essere e di pensare. E lo stesso valeva per me». Che cosa l’ha attirata di lui? «È affascinante, coraggioso, maldestro ma al tempo stesso attento anche alle piccole cose. Sa ascoltare. E poi mi ha colpito il suo attaccamento ai figli: poteva essere nella riunione più importante, ma per loro c’era sempre». Passera che padre è? «Dolce ma fermo. E presente (…) È lui a mettere a letto Luce (primogenita della coppia, nata nel 2010, 4 mesi fa è nato Giovanni, ndr) quando è a Roma: le racconta la favola, le fa dire la preghiera». Perché vi siete sposati sul lago di Como? «È il suo lago, la sua storia. Corrado è romantico. Pensi che la sera, finita la festa, grazie a un amico che ha lavorato a Cinecittà, in una notte senza luna mi ha fatto trovare una luna piena in cielo. Una di quelle gonfiabili, che si usano nei film». Perché suo marito ha accettato l’incarico di Ministro? «Per spirito di servizio: la sua, a molti, è parsa una scelta folle. Ma quello spirito Corrado ce l’ha sempre avuto dentro, già quando era alle Poste. In un momento così difficile, non ha voluto tirarsi indietro per aiutare il Paese». Quindi è vero che Passera ha intenzione di candidarsi? «In questo momento è concentrato sul suo compito. L’Italia è ancora in piena emergenza e, per usare un’espressione di Corrado che è patito di vela, credo voglia aiutare a tenere la barra salda per superare la tempesta». Oltre alla barca, che svaghi ha? «Il cinema. Quando è veramente stanco, si butta sui film d’azione: “Ti prego, andiamo a vedere un Mission: Impossible». È anche appassionato di buona cucina? «Sì, però è attento a quello che mangia e va due volte la settimana in palestra. Pensi che fino a pochi anni fa era praticamente astemio: la prima sbornia se l’è presa dopo i cinquanta». È cambiato anche il suo modo di vestire? «Fosse per lui, uscirebbe sempre in giacca e cravatta. E io: “Dai, Corrado, puoi anche metterti un golf”. I jeans che aveva nell’armadio erano quelli di quando andava all’università. Ne abbiamo comprati di nuovi».