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Il mondo dei doppiatori 2.0 #30 – Anteprime esclusive: le voci italiane del film La memoria del cuore e della serie Franklin & Bash – Zona critica: Il pescatore di sogni – Voci dal Forum – In…soliti ignoti 26: Gino Cervi 17 luglio 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Doppiaggio, Film, Il mondo dei doppiatori 2.0, Quiz e giochi.
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Questo spazio nasce come appendice del mio portale Il mondo dei doppiatori, che ho fondato nel settembre 2001 e che continuo ad aggiornare da allora, disponibile unicamente all’indirizzo www.antoniogenna.net/doppiaggio, e che nel frattempo è diventato il punto di riferimento del doppiaggio italiano, il più copiato (spesso citato altrove senza alcun ringraziamento), ed è anche utilizzato dagli addetti ai lavori per decidere le voci che doppieranno i film in uscita al cinema e i telefilm ed i cartoni programmati in TV.
Lo spazio comprende anticipazioni esclusive ed i contributi degli appassionati come voi. Per inviare i vostri messaggi e pensieri in merito ad una o più delle sezioni di questo spazio scrivete alla mail [email protected]!

ANTEPRIME ESCLUSIVE
AL CINEMA…

Questa volta vi propongo in anteprima le voci italiane del film drammatico “La memoria del cuore” (titolo originale “The Vow”), diretto da Michael Sucsy ed in uscita in Italia mercoledì 25 luglio 2012 su distribuzione Warner Bros. Pictures Italia.
L’edizione italiana è stata curata da Technicolor spa con la direzione del doppiaggio di Ludovica Modugno.
Di seguito, chi doppia gli attori protagonisti:

  • Channing Tatum (Leo Collins) è doppiato da Alessandro Budroni, che ha già doppiato l’attore nel recente “Knockout – Resa dei conti”.
  • Rachel McAdams (Paige Collins) è doppiata da Federica De Bortoli, voce italiana dell’attrice in numerosi film, da “Mean Girls” e “Red Eye” a “Sherlock Holmes” e “Il buongiorno del mattino”.
  • Scott Speedman (Jeremy) ha la voce di Marco Vivio, doppiatore italiano di attori come Tobey Maguire e Chris Evans.
  • Tatiana Maslany (Lily) è doppiata da Gemma Donati, pochi mesi fa voce dell’attrice Bella Heathcote nel film “Dark Shadows” di Tim Burton.
  • Wendy Crewson (dottoressa Fishman) è doppiata dalla brillante Francesca Draghetti, voce dell’attrice nella trilogia “Santa Clause”, “Che fine ha fatto Santa Clause?” e “Santa Clause è nei guai”.

…E IN TV
Ed ecco le voci italiane del legal drama “Franklin & Bash”, una produzione FanFare Productions, Four Sycamore Productions, Left Coast Productions e Sony Pictures Television in onda negli Stati Uniti sul canale cavo TNT dal giugno 2011 ed in arrivo in Italia su Cielo da sabato prossimo 21 luglio alle ore 21.15.
L’edizione italiana è stata curata da Technicolor spa con la direzione del doppiaggio di Francesca Guadagno e Teo Bellia .
Di seguito, chi doppia gli attori protagonisti:

  • Breckin Meyer (Jared Franklin) è doppiato da Stefano Crescentini, voce italiana dell’attore nei film “Garfield: Il film”, “Garfield 2″ e “La rivolta delle ex”.
  • Mark-Paul Gosselaar (Peter Bash) è doppiato da Giorgio Borghetti, voce italiana di Chris O’Donnell nella serie poliziesca “NCIS: Los Angeles”.
  • Malcolm McDowell (Stanton Infeld) è doppiato da Dario Penne, già voce di Edward James Olmos nello space-drama “Battlestar Galactica”.
  • Dana Davis (Carmen Philips) è doppiata da Letizia Scifoni, che ha dato la sua voce all’attrice nel film “Nata per vincere” e nella sit-com “10 cose che odio di te”.

ZONA CRITICA
a cura di Gabriele (ABC85)

“IL PESCATORE DI SOGNI”
Abbandonata qualsiasi seria ambizione drammaturgica più o meno dai tempi di Buon compleanno, Mr. Grape, Lasse Hallstrom si è ormai adagiato con comodità sul suo ruolo di cantore dei buoni sentimenti e del lieto fine a tutti i costi. Non fa infatti eccezione la sua ultima fatica Il pescatore di sogni, tratto dal romanzo Pesca al salmone nello Yemen di Paul Torday. Il bizzarro assunto di base, ovvero la volontà da parte di uno sceicco miliardario di realizzare quanto contenuto nel titolo del libro e il coinvolgimento nel progetto del protagonista (un Ewan McGregor più giuggiolone che mai), poteva essere l’occasione per una commedia surreale, folle o almeno graffiante. Oppure, se proprio si voleva rimanere nei limiti di un intrattenimento piacevole e innocuo, almeno ci si poteva impegnare a creare un’opera alla Frank Capra che, con ottimismo problematico, parla comunque in termini realistici sia della società che dell’ingegno umano contro le avversità più o meno naturali. Niente di tutto ciò, purtroppo: con un ministro simile a Crudelia De Mon ma infinitamente meno cattivo (una Kristin Scott Thomas sorprendentemente monocorde) la satira politica all’acqua di rose usa i guanti di velluto e non va mai a bersaglio (i politici millantano hobby mai praticati? E chi regge simili vette?); i personaggi sono macchiette tremende, a partire dal ricco mediorientale che snocciola perle di saggezza ai disincantati e grigi europei (sorvoliamo poi sulla presenza di terroristi da operetta che neanche la Banda Bassotti); la scontatissima e mielosa storia d’amore tra due protagonisti male assortiti fagocita gran parte del film mettendo sistematicamente in secondo piano gli spunti più interessanti, come lo sfruttamento mediatico del soldato “redivivo” e l’impatto (potenzialmente molto comico ma lasciato in embrione) della “lobby” dei pescatori. All’attivo solo alcuni dialoghi arguti di sapore genuinamente british.

Quanto al doppiaggio, questo è uno di quei casi, rari ma non rarissimi, in cui il risultato complessivo non esaltante nulla ha a che fare con la distribuzione delle voci. Infatti, su quel versante non ci sono poi particolari problemi: per fortuna Bulckaen è confermato su uno degli attori che più gli appartengono: Domitilla D’Amico sulla Blunt è comunque abbastanza ben scelta, anche se chi scrive trova perfetta sull’attrice Francesca Manicone; Roberto Gammino non esagera come accento arabo sul suo sceicco; la Paladini è una piacevole sorpresa, a volte soave a volte stridula, su un’attrice forse abituata a voci più “matronali”; e infine, anche i fan de Il trono di spade non dovrebbero avere troppo da ridire sull’abbinamento Simone Mori/Conleth Hill, visto che, almeno, il suo personaggio di ottuso e appesantito burocrate non potrebbe essere più lontano da un eunuco. No, stavolta il problema probabilmente è che si tratta di un doppiaggio realizzato con poca passione e convinzione, probabilmente una delle direzioni meno convincenti del solitamente ispirato Alto: senza che comunque saltino all’orecchio problemi particolari di adattamento, i dialoghi sono un po’mortificati dalla poca verve generale.

 

FILM
DOPPIAGGIO

VOCI DAL FORUM
Ecco alcuni pareri sparsi raccolti da Gabriele all’interno del Forum del Mondo dei doppiatori, il ben popolato Forum ufficiale del mio portale.

Questo è un intervento di blackmaskwf sui criteri di assegnazione delle voci:

Nessuno mette in dubbio il talento dei doppiatori. Semplicemente è impossibile generalizzare quando si tratta di questo: per me è impossibile dire è giusto sempre cambiare voce per ogni personaggio, così come è impossibile dire è giusto mantenere sempre quella voce; così come è lecito che un direttore possa non ritenere adatto un particolare abbinamento.

Un direttore bravo e attento (e sottolineo: Un direttore bravo e attento – non tutti lo sono) secondo me si informa sui doppiaggi precedenti di un attore, e poi va ad esclusione, oppure cerca un’altra voce.

Cosa mi dà maggiormente fastidio è quando è evidente che non si sappia dove si vuole andare a parare con la scelta delle voci; quando udbilmente dietro il cambio di voce non c’è alcun ragionamento.

Ma il discorso è assai soggettivo, e si potrebbe parlare all’infinito. Aggiungo anche un particolare circolo vizioso: Un direttore fa un una scelta (che puo’ essere considerata) oggettivamente buona, ma niente confermata da un altro attore che fa una scelta oggettivamente cattiva; magari questa scelta cattiva si consolida; il direttore successivo dovrebbe confermare questa scelta oggettivamente cattiva (ma anche se non cattiva, migliorabile)?

Io, ad esempio, Massimiliano Manfredi non lo sceglierei mai su Ryan Gosling. Stiamo parlando di una scelta che non suscita nessun scandalo. Non si tratta di Francesco Pannofino sull’attore. Però a me non dice nulla, dà / combacia poco al / con l’attore, perchè ( se fossi un direttore) dovrei richiamarlo, nonostante lo abbia doppiato più volte degli altri?

Un caso in cui non ho visto nessun motivo di cambiare doppiatore. Boardwalk Empire. Luca Dal Fabbro avrebbe potuto fare altrettanto bene (se non meglio) sul personaggio di Steve Buscemi.

Il problema è un altro secondo me: Che i direttori davvero bravi e attanti non sono molti, e che spesso le distribuzioni delle voci ( e il conseguente cambio) vengono fatti con poco criterio, e senza particolare ragionamento ( così come mi stonano sulle palle le scorciatoie eccessive: ma Maldesi non ha mai preso scorciatoie, anzi… si puo’ dire che si complicava la vita).

Questo invece è un apprezzamento da parte di alexjacko del binomio Samuel Jackson/Luca Ward abbinato a delle considerazioni su alcune spiegazioni di Mario Maldesi a proposito del proprio operato professionale:

Allora io vado controcorrente dicendo che Ward su Jackson lo vorrei sempre..non solo nei film di Pulp Fiction! Perché?
1) trovo stia dannatamente bene sull’attore in questione
2) sono un fermo sostenitore dell’identificazione voce-volto e credo dovrebbe essere sempre mantenuta (ma si sa che in Italia è praticamente impossibile soprattutto oggi)
3) le seconde scelte (in prevalenza Buglioni e Rossi) non mi hanno mai fatto impazzire e credo sinceramente che Ward sarebbe stato bene ugualmente nei ruoli sostenuti da Rossi e Buglioni (Sì anche Nick Fury)
Questo perché il doppiatore è un attore e quindi capace di ADATTARSI sempre al personaggio interpretato (se ha le capacità di essere un camaleonte e Ward se si impegna ce la fa più degli altri due).

(…) Mario Maldesi, (…) ho potuto appurare che lui non è mai stato consone a dare sempre la stessa voce all’attore. Dice che non si doppia l’attore ma il personaggio. Infatti nei primi due film di Hoffman scelse prima La Monica e poi Amendola per questione di voce giusta sul personaggio oppure quando sostituì Chevalier con Popolizio su Cruise in Eyes Wide Shut, il motivo ancora lo ignoro (…)
Ecco io non sono d’accordo con lui..un attore deve avere una voce per ogni tipo di personaggio che fa! Ma cribbio nessuno si permetterebbe mai di cambiare voce ad ogni film ai nostri attori..perché farlo con quelli stranieri? Un doppiatore ha una preponderanza di 3-4 film ed è giusto per quell’attore? E scegli sempre lui cazzo!


Segreti e bizzarrie del mondo del doppiaggio in formato quiz

“In…soliti ignoti” è il primo quiz settimanale, realizzato per il portale “Il mondo dei doppiatori”, dedicato agli appassionati di doppiaggio: nel corso delle settimane estive il gioco diventa più difficile ed assume periodicità quindicinale.
Le domande e risposte sono curate da Angelo Quagliotti, Lorenzo Bassi e Franco Longobardi.

Rispondete alla domanda #26!

Può l’apprezzamento per un doppiaggio ottimamente eseguito provocare la rinuncia al protagonista designato di un film in preparazione, per attribuire quel ruolo proprio al doppiatore? Sì, se questi è il superlativo Gino Cervi. Sapreste individuare la pellicola ispiratrice, l’attore trombato ed il film successivamente realizzato con Cervi imprevisto protagonista?

Inviate le vostre risposte a questa mail, o aspettate lunedì 30 luglio 2012 per trovare la soluzione nel sito, all’interno della pagina del gioco (linkata sul logo qui sopra).

Indizi:
- L’opera dal folgorante doppiaggio è una biografia in costume con chiare metafore parallele ad un personaggio politico contemporaneo alla pellicola.
- L’attore respinto è il fratello del sensibile interprete di uno dei più struggenti episodi dell’intera poetica felliniana, in un ruolo assai caro al grande regista riminese.
- Il film che incoronò Cervi protagonista dell’ultima ora, favorì l’esordio di un ragazzino futuro attore-doppiatore di prestigio tuttora in attività.

LE DOMANDE DEL PRECEDENTE QUIZ

…e per chi avesse provato a rispondere al precedente gioco, ecco la soluzione del quiz #25.

Nell’opera inaugurale del neorealismo “Roma città aperta” (1945), fa il suo esordio assoluto al leggio un quindicenne, diventato in seguito uno dei più grandi doppiatori italiani. Di chi si tratta? A chi diede voce?
Il breve ma promettente debutto gli valse un’altra scrittura in un ruolo caratterialmente affine di “giovane antipatico”. Sapreste individuare questa partecipazione in un classico del filone gotico-vittoriano?

Il giovane esordiente di “Roma città aperta” è Ferruccio Amendola, che entrò nel mondo del cinema doppiando Romoletto, lo sfrontato leader con le stampelle dei ragazzini del quartiere… e non, come da molti sostenuto, Marcello, il figliolo di Pina – Anna Magnani, interpretato da Vito Annichiarico. Nel 1948 Amendola si confermò in un ruolo più complesso di “antagonista” doppiando Anthony Newley, lo spietato ladruncolo Dodger nel capolavoro di David Lean “Le avventure di Oliver Twist”, tratto dall’omonimo romanzo di Charles Dickens e ambientato come noto nella convulsa Inghilterra del tempo della Regina Vittoria.

Hanno risposto correttamente, anche se in modo parziale, Daniele Do. e Gianluca M.


Lo spazio è un’appendice del portale web Il mondo dei doppiatori – www.antoniogenna.net/doppiaggio: per mandare i vostri contributi, le vostre critiche, i vostri doppiaggi amatoriali scrivete alla mail [email protected].