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Edicola – “Vanity Fair” #27/2012, 11 luglio 2012: “Eroi lo stesso – Mario Balotelli” 4 luglio 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Calcio, Vanity Fair.
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Vi presento la copertina ed un’anticipazione relativa al numero 27 (dell’11 luglio 2012) del settimanale “Vanity Fair”, edito da Condè Nast e in vendita nelle edicole da oggi al costo di 2 €.

Mario è nato adesso
«Segnare una rete non aggiusta quel che si è rotto. Eppure serve». C’era una volta un bambino solo che preferiva il cioccolato bianco. C’era una volta un campione che quel bambino voleva risarcire, però il mondo non capiva la sua rabbia, e giudicava, e feriva. Oggi c’è un ragazzo che nei gol, e nelle lacrime, è sbocciato

di Silvia Avallone

Varsavia, 36° minuto. Lo stadio è illuminato a giorno. Mario Balotelli prende slancio, punta la rete. Questa volta non rallenta, nemmeno l’ombra di un’esitazione nelle sue gambe. Vuole uscire allo scoperto, lui, il talento sfuggito di mano all’Italia. Il nero, il siciliano, il padano, il diverso. La porta non è più solo una porta. Quanta ribellione c’è voluta per divincolarsi dalla gabbia, quanta fame.

Mario contrae i muscoli e segna. Lo stadio crolla. La luce è violenta come quella di un’astronave e gli piove addosso, lo battezza. È lui il più forte di tutti.

Quando trattieni nel sangue un’ingiustizia che brucia e ti corrode, quando ardi dal desiderio di dimostrare al mondo che si sbaglia, quando vuoi redimerti e alla fine, anche solo per cinque minuti, ce la fai, ecco: quella posa statuaria da Achille furibondo ti viene spontanea dal cuore. Mario si leva la maglietta e si mette in posa. Guardatemi. Faccio il verso all’Incredibile Hulk, ma sono serio. Sono qui. Sono nato adesso.

Vorrei scrivere un romanzo così, con al centro un eroe vero e proprio. Un’eccezione alle regole stantie di un Paese che gli eroi non li cerca e non li coltiva. Un campione osannato, invidiato, discriminato.

Un ragazzo che s’infuria se si sente messo da parte. Un gigante con l’impulso indomabile dell’adolescente che ti manda a quel paese, ma poi cerca la tua approvazione. E per ottenerla a volte spacca una porta, a volte ti abbraccia.

Dopo la doppietta di Varsavia, l’Italia è sbiancata per lo stupore. Non eravamo preparati, non ce l’aspettavamo, ma ne avevamo disperatamente bisogno. E lui, il ribelle patentato che nel giro di un quarto d’ora è diventato il condottiero nazional popolare, è sbocciato nel suo gol.

Dopo, in conferenza stampa, arrivano le domande dei giornalisti, ma Super Mario risponde a mala pena. Fa per alzarsi: me ne posso andare? La sua testa è altrove. Non è dentro la fama, non è dentro la storia. Balotelli brucia come un fuoco.