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TV PAY – Le contraddizioni di Lady Channel 26 giugno 2012

Scritto da Alessandro Giannotto nelle categorie Cinema e TV, Doppiaggio, Palinsesti TV, Soap opera.
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C’è un’emittente nella sterminata galassia di Sky che in poco tempo ha saputo ritagliarsi un nutrito pubblico di affezionati, ma da qualche settimana il forte legame instaurato sembra essersi in parte spezzato. Stiamo parlando di Lady Channel, il canale tematico dedicato al mondo delle telenovelas diretto da Patrizia Burgay, moglie del più noto Leandro, da trent’anni artefice dei sogni lacrimevoli di molti italiani.

Attivata il 1° ottobre 2007 ed entrata nella “famiglia” di Murdoch a fine luglio 2009, all’interno del suo profilo Facebook ha denunciato un sensibile calo degli ascolti attribuendolo alle modalità di rilevamento dell’Auditel. Il motivo potrebbe essere corretto, visto che ad aprile Sitcom, la società che gestisce la satellitare Alice, è giunta persino a interpellare direttamente gli spettatori per avere lumi sulla loro repentina fuga dal canale nello stretto giro di pochi giorni. Ma adesso, giunti al termine della stagione televisiva, proviamo a indagare le ragioni più in profondità.

L’annata 2010/11, grazie anche a un’ottima performance di abbonamenti sottoscritti dalla piattaforma Sky, ha registrato ascolti record per merito del buon mix di telenovelas proposte tra le quali “Topazio”, che per questioni contrattuali non circolava più nell’etere dal 1996, “Dolce Valentina”, la prima per adulti doppiata dopo una parentesi di sette anni, e “Padre Coraje” che, seppur proposta sottotitolata, godeva di una  grande nomea. Allora cosa è successo? Come accade per tutti i prodotti, dopo un ciclo di entusiasmo ne segue sempre uno di stanchezza, complice poi qualche errore di palinsesto.

Partiamo proprio da questo, in particolare la colonizzazione di ampi slot, persino il prime time, a favore di “Lady en espanol”, un contenitore di serie inedite non doppiate. Dietro alla lodevole motivazione di offrirle nella lingua madre, vi è l’impossibilità di realizzarne il doppiaggio. Infatti, un conto è sostenere il costo dell’edizione italiana di un telefilm di venti episodi, decisamente più oneroso quello di uno sceneggiato di 150 e oltre. L’euforia per il gradimento riscosso dai primi titoli, ha indotto la dirigenza a proporre il contenitore anche alle 21,00, onestamente una fascia sempre debole per l’emittente ma lo share di “Cuidado con el angel” non è mai decollato. L’equivoco, per chi scrive, è stato duplice: da un lato ritenere che il pubblico fosse disposto, dopo una giornata di lavoro, a impegnarsi a seguire un programma in lingua per mesi, dall’altro averlo spostato a tarda serata nell’imminenza degli ultimi capitoli. “Cuidado” è stato però in buona compagnia, anche perché altre novelas hanno subito (e subiscono tuttora) continui spostamenti, disorientando tutti, MySky compresi. Una pay, prima dell’audience, deve rispondere agli abbonati e non può essere gestita come fece Michele Franceschelli con Retequattro che, con estenuanti interruzioni e cambi d’orario, disperse il prezioso patrimonio di fedeltà che era riuscito a creare.

Un’altra criticità è la scelta dei titoli in onda: proporre il remake di “Topazio”, “Esmeralda”, poco dopo il suo termine, si è rivelato deleterio, nonché altri visibili contemporaneamente, e senza costi, su emittenti locali. Come riporta il sito di Sky Pubblicità, il target di riferimento di Lady Channel presenta, dal punto di vista socio-economico, una profilatura medio-bassa. Quindi il primo a disdire l’abbonamento causa crisi economica.

Un’ulteriore contraddizione è la politica commerciale adottata da Delta Tv Programs, la divisione di Burgay specializzata nella fornitura di novelas a tutte le televisioni interessate. La tendenza inaugurata nel 2007 è di ripresentarle il più possibile aderenti alla propria originalità, ovvero recuperando il titolo (es. “Il privilegio d’amare”), le videosigle e colonne sonore. Peccato però che quelle che non avevano subito importanti adattamenti, li hanno avuti successivamente. Pensiamo a “Ribelle” ribattezzata “Marina”, “Guadalupe” in “Il segreto della nostra vita”, “Pasiones” in “Ti chiedo perdono” o “Caribe” in “Cuori tropicali”.

Un’ultima riflessione: all’interno del gruppo cui fa capo Lady Channel vi è anche una società di doppiaggio, Videodelta, che agli inizi del nuovo millennio si è distinta per la realizzazione di edizioni italiane con una qualità quasi cinematografica, come quelle di “Terra Nostra” e “Garibaldi, eroe dei due mondi”. E’ perciò singolare che “Dolce Valentina” e “Pagine di vita” siano state appaltate, invece, a un’altra impresa, con esiti non sempre soddisfacenti, secondo l’inappellabile popolo del web, soprattutto per i dialoghi e la scelta di alcune voci. E stranisce ulteriormente che abbiano trasmesso “Maria” con il doppiaggio di Retequattro e non di sfruttare quello storico da loro realizzato per Odeon TV nel 1988. A questo punto, non ci sarebbe da stupirsi se si affacciasse sul video anche la versione Mediaset di “Vittoria”, decisamente più di appeal grazie a Rossella Izzo come “anima” di Luisa Kuliok rispetto a quella di proprietà sempre di Videodelta.

Adesso proviamo ad avanzare qualche piccolo suggerimento. In primis, per migliorare ascolti e soprattutto redditività, Lady Channel dovrebbe seguire la fortunata esperienza di Real Time: restare a pagamento sul satellite e proporsi contemporaneamente free sul digitale terrestre. I minori introiti derivanti dal mantenimento dell’esclusiva con Murdoch sarebbero leniti dall’inevitabile aumento del carico pubblicitario: sul più vasto bacino del DTT gli inserzionisti presenzierebbero con maggior entusiasmo. Per quanto riguarda la programmazione, si dovrebbe cercare di non proporre storie simili ravvicinate, come sta per accadere di nuovo con la staffetta tra “La ragazza del circo” e “Kassandra”. E se non è possibile incrementare il numero dei titoli in italiano, sarebbe opportuno non accostarne consecutivamente due o più in spagnolo e di non trasmettere doppiati reality come “Sabrosa Pasion Plus”, così da destinare le ridotte disponibilità a favore di altro. Il grande pubblico, come dimostra MTV, è ormai abituato a vederli anche in originale.

Essere sul digitale ridurrebbe anche il rigido vincolo imposto da Sky di non includere programmi troppo differenti dalla linea editoriale concordata: ad esempio quei “cinque minuti in cucina” potrebbero diventare trenta o più. Si potrebbe inaugurare la fascia “ragazzi”, nello spazio delle 17:00, con una telenovela dedicata e, dato l’elevato numero di quelle adattate negli ultimi tempi, la scelta sarebbe piuttosto varia.
Infine, per allargare il pubblico femminile, in particolare in prima serata, si dovrebbero inserire miniserie (anche in Sudamerica ne producono d’interessanti) e film come ipotizzato in passato.

Per ridurre sensibilmente i costi di palinsesto, nel week-end alcuni teleromanzi potrebbero fermarsi e offrire “un meglio della settimana”, invece di proseguire con la messa in onda di puntate inedite. E sempre in un’ottica di contenimento del budget, ma teso a soddisfare le molteplici richieste, l’auspicato angolo di gossip sulle star latine si potrebbe realizzare con filmati prelevati dai circuiti internazionali, o meglio dal web, e commentati soltanto da voci fuori campo.