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Edicola – “Storica National Geographic” n°41, luglio 2012: “La scoperta della Troia omerica” 26 giugno 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Storia, Storica NatGeo.
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storicangE’ in vendita in edicola, al prezzo di 3,90 €, il numero 41 – Luglio 2012 del mensile “Storica National Geographic”, edito da RBA Italia e certificato dal marchio “National Geographic”, autorevole in campo divulgativo storico e geografico e già presente in Italia con l’omonimo mensile.
A seguire, la copertina del numero, un’anteprima dei contenuti e l’editoriale del direttore Giorgio Rivieccio.

La scoperta dell’Antica Troia
Nel 1871 Heinrich Schliemann riportò alla luce dopo tre millenni i resti della città dell’Iliade. Fu solo l’inizio di un’avventura archeologica che ancora oggi continua a riservare moltissime sorprese agli studiosi

Ittiti, l’impero dimenticato
La storia degli Ittiti si lega alle civiltà del Vicino Oriente nel II millennio a.C. Comparsi quasi dal nulla in Anatolia, ebbero scambi culturali e conflitti con i popoli mesopotamici e con gli Egizi, creando un potente impero che durò quattro secoli prima di scomparire misteriosamente

Mario contro Silla: è guerra civile
Le tensioni politiche fra l’aristocrazia e i populares esplosero a Roma con la comparsa dei protagonisti dei due schieramenti. Antica di quattro secoli, la Repubblica iniziò allora a disgregarsi fino ad arrivare alla sua caduta

L’inventore dell’America
Nei primi anni del XVI secolo, il navigatore fiorentino Amerigo Vespucci fu il primo a sbarcare sul continente del Nuovo Mondo e a rendersi conto che non si trattava delle Indie. La sua fama fu tale che la nuova terra venne chiamata con il suo nome: America

Ascesa e declino dei Samurai
La parabola degli antichi guerrieri giapponesi si estende per circa dieci secoli di storia, illuminandola di episodi di grande eroismo ma anche di sacrificio cruento. E a oltre un secolo dal loro tramonto, il Giappone non ne ha dimenticato l’eredità

A seguire, l’editoriale del direttore Giorgio Rivieccio.

Nuovi mondi e fiumi di parole

Forse è un caso, ma più probabilmente non lo è, se alla fine del ’400 si verificarono due eventi che avrebbero cambiato il mondo: l’invenzione della stampa a caratteri mobili, da parte di Johann Gutenberg nel 1455, e la scoperta dell’America, grazie al viaggio di Cristoforo Colombo nel 1492. In pochi decenni l’orizzonte della civiltà europea si allargò in modo straordinario: nel primo caso attraverso la circolazione del sapere, resa possibile dai libri a stampa dal costo abbordabile per tutti e tirati in migliaia di copie; nel secondo dalla dimostrazione dell’esistenza di un nuovo continente inatteso, che cambiò radicalmente la visione di una Terra ristretta alla triade dei continenti Europa-Asia- Africa, nota fin dalla remota antichità. I due eventi finirono per convergere: se due secoli prima Il Milione di Marco Polo aveva impiegato decenni e decenni per diventare noto (ne furono trascritti 150 esemplari in tutto prima dell’invenzione della stampa), le informazioni sui viaggi verso il Nuovo Mondo riuscirono a pervadere in pochi mesi il Vecchio Continente. E fu anche per questo se l’America si chiama così. Come leggerete nel servizio su Amerigo Vespucci in questo numero, fu il cartografo tedesco Martin Waldseemüller a battezzarla con questo nome, nella famosa mappa del 1507 in cui compariva per la prima volta la sagoma delle coste del Nuovo Mondo, in onore del navigatore italiano, il primo a rendersi conto che le terre di oltreoceano non erano una propaggine delle Indie ma un continente a sé. Queste informazioni raggiunsero Waldseemüller proprio grazie alla stampa dei resoconti di viaggio di Vespucci e il nome America si diffuse istantaneamente grazie alle 1000 copie della prima tiratura della mappa. Poi successe una cosa strana: nelle mappe successive redatte con maggiore precisione da Waldseemüller il nome America non comparve più, forse per un pentimento del cartografo, a cui qualcuno doveva aver rimproverato la scelta di Vespucci e non di Colombo per dare nome al Nuovo Mondo. Ma la sua mappa del 1507 era ormai nelle biblioteche di mezza Europa e il nome America iniziò a comparire sulle mappe di altri cartografi per non essere più abbandonato, giusto o sbagliato che fosse. Fu la prima dimostrazione della potenza inarrestabile della stampa e della sua pervasività istantanea, un fiume in piena che è inutile cercare di arrestare e impossibile far retrocedere.