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TV – “La Certosa di Parma” su Rai 1 4 marzo 2012

Autore: Antonio Genna
Categorie: Cinema e TV, Comunicati, Libri.
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Questa sera e domani in prima serata Rai 1 propone “La Certosa di Parma”, un’appassionante versione del romanzo storico di Stendhal. Si tratta di una grande e attesissima produzione internazionale diretta da Cinzia TH Torrini, con Marie Josée Croze, Rodrigo Guirao Diaz, Hippolyte Girardot, Alessandra Mastronardi e François Berleand.
Ecco una presentazione curata dall’ufficio stampa Rai.

Una delle più attese produzioni internazionali di fiction del 2012. “La Certosa di Parma” è un’appassionante versione del romanzo di Stendhal, un capolavoro ambientato nell’Italia della Restaurazione, che ha già conosciuto in passato trasposizioni sia cinematografiche, con un film di Christian-Jaque nel 1947, che televisive, con uno sceneggiato di Mauro Bolognini nel 1982. Oggi è l’occhio esperto della regista italiana Cinzia Th Torrini a proporre in una miniserie le atmosfere, gli intrighi e le grandi passioni di una storia, quella de “La Certosa di Parma”, che pare proprio non avere età.

La fiction e’ una coproduzione Italo-Francese che coinvolge le emittenti pubbliche RAI e France Télévisions, case di produzione dei due paesi (l’italiana Tangram Film e le francesi JNP France Films e Aprime), una équipe di scrittura e un cast internazionali.

La miniserie  è stata girata lo scorso anno in Italia, nei luoghi del romanzo, tra Castelli e Palazzi storici, in 52 giorni, gli stessi impiegati da Stendhal per scrivere il suo romanzo.

Il cast internazionale comprende protagonisti italiani e francesi (come Alessandra Mastronardi, Mattia Sbragia, Hippolyte Girardot e François Berleand) insieme alla canadese Marie-Josée Croze (Palma come migliore attrice a Cannes per il film Le Invasioni Barbariche) e all’argentino Rodrigo Guirao Diaz (già protagonista della serie Disney Il Mondo di Patty, e poi delle fiction italiane Terra Ribelle e Violetta).

Rai1 è la prima televisione a mandare in onda la miniserie, in prima serata domenica 4 e lunedì 5 marzo, che sarà l’evento della prossima stagione autunnale di France 3.

Un’anteprima della “Certosa di Parma” avrà luogo presso l’ambasciata d’Italia a Parigi alla presenza del Ministro della Cultura francese, Fréderic Mitterrand.

A seguire, le note della regista Cinzia TH Torrini.

Perché fare questo film? Un esercizio di stile? Uno dei tanti remake? Con la lettura del libro ho capito quanto fosse moderna e attuale questa storia e quanto avrei potuto identificarmi e darle una nuova interpretazione. A me piacciono le storie dove  si può sviscerare attraverso l’amore e la passione le psicologie dei personaggi, mi ritengo fortunata per essere stata chiamata a realizzare la Certosa di Parma.

Nel romanzo Stendhal con ironia ci racconta una storia italiana piena di intrighi e passioni dove l’amore arriva sempre nel momento sbagliato e alla persona sbagliata. Con meccanismi estremamente attuali. E’ una storia anche sulla crudeltà del tempo che passa di come si ama diversamente a 20, a 30 o a 50 anni.

Abbiamo cercato i protagonisti sia in Francia che in Italia, il film è recitato dagli attori nella propria lingua originale per poter ottenere il massimo dalla loro interpretazione e per ricreare quelle emozioni date dagli attori sul set.

Il lavoro di postproduzione è stato molto difficile ma il risultato davvero esaltante.

Premettendo che stavo toccando una pietra miliare della letteratura francese e iniziavo un lavoro con attori francesi il cui metodo recitativo si affida, per loro stessa ammissione, all’intensità del dialogo sottraendo molto alla gestualità allo sguardo, ho lavorato cercando di ribaltare questo metodo per portare il loro sguardo  verso la macchina da presa.

Ho girato scene d’amore non convenzionali chiedendo agli attori di interpretare la sensualità senza le azione esplicite che spesso la cinematografia ci propone. Così facendo sono riuscita ad ottenere il risultato più sensuale della mia carriera. In questo il film “Il Cigno Nero” è stato di forte ispirazione.

La Certosa è la storia di una passione e per trasmettere questa passione sono stata aiutata anche dalle musiche di Savio Riccardi ( Elisa di Rivombrosa).

E’ stata una operazione produttiva durata anni, una vera prima coproduzione al 50% tra Francia e Italia. Ho avuto produttori importanti sia italiani che francesi che mi hanno permesso di realizzare un lavoro di alta qualità produttiva.

La realizzazione di questo film è stata fortemente voluta anche dal direttore Fabrizio Del Noce, abbiamo avuto il privilegio di poter girare negli stessi luoghi che ha conosciuto e descritto Stendhal, nei castelli e nei palazzi di Parma, Bologna, Reggio e Piacenza.

Abbiamo cercato con la scenografia di ricreare quelle magiche ambientazioni, grande il lavoro dei costumi che sono in gran parte realizzati su misura con un’attenta ricerca dei colori e tessuti. Quelli di archivio vengono dalle migliori sartorie d’epoca, Peruzzi e Tirelli per l’Italia, ma anche da Spagna, Vienna e Londra.  E’ stata consultata una grande documentazione per le acconciature dei capelli, non solo per le donne ma anche per gli uomini. Una nota particolare è che Stendhal l’ha scritto in 52 giorni, noi lo abbiamo girato in 52 giorni.

Essendo una coproduzione anche la troupe era mista tra italiani e francesi. Ancora una volta, avendo già lavorato con troupe di diversi paesi, il linguaggio cinematografico è stato universale.

Abbiamo girato con due macchine Alexa, un nuovo sistema elettronico. Con il direttore della fotografia francese c’è stata una grandissima intesa nel cercare di dare in ogni inquadratura la magia pittorica di un quadro, usando però un linguaggio moderno che si vede nell’uso della luce e del colore.

Nel bellissimo castello di Torrechiara, abbiamo ambientato le prigioni e la residenza di Clelia figlia del Generale Conti direttore del carcere. Ho trovato come mi ero immaginata la torre alta dove viene imprigionato Fabrizio e la terrazza da cui Clelia cerca di vederlo.

Abbiamo girato nella vera reggia quella di Colorno che, con il suo bel parco con le fontane, sembra  una piccola Versailles.

Gli interni li abbiamo ambientati nella Rocca di Soragna rimasta intatta come nel passato con tutti i suoi bellissimi affreschi e abitata ancora dal proprietario il principe Diofebo Melli Lupi. Una stanza mi ha particolarmente colpito. Il salone delle donne forti.

Ancora è intatta l’antica camera del principe con gli arazzi e le boiseries dorate.

Cercavamo un castello più a se stante nella natura che potesse essere credibile sul lago di Como. Abbiamo scelto il castello di Rivalta, vicino a Piacenza per la sua unicità nell’architettura e la bellezza delle camere da letto con tappezzerie tutte diverse in cui hanno dormito e continuano a dormirci nobili e regnanti. Nel borgo abbiamo girato l’abate Blanes. Piacevolissimo la sera restare a pranzo nel borgo con una atmosfera romantica e cibo ottimo, penso di aver mangiato i più buoni tortelli alle erbette della mia vita!

A Fontanellato abbiamo ambientato la dimora del Vescovo Landriani.

Al Palazzo Ducale di Parma la residenza del Conte Mosca.

A Villa Isolani gli scavi archeologici, la villa dove Fabrizio va con Marietta prima che uccida Giletti.

L’esterno di Palazzo Albergati lo abbiamo scelto per il palazzo Sanseverina. All’interno abbiamo girato nelle antiche cucine, nei saloni e nella bellissima scala a chiocciola.

Le dimore storiche dove noi abbiamo girato hanno dato al film un’ atmosfera carica di storia e di passione come se il passato si facesse sentire con tutto il suo fascino. Ho sentito una responsabilità nei confronti di Stendhal come se anche lui fosse presente in quei luoghi.

Ora la trama delle due parti della fiction.

Prima parte

Lago di Como, castello di Grianta. Nella primavera del 1815 il giovane ed idealista Fabrizio Del Dongo scappa di casa per unirsi alle truppe che Napoleone ha riunito dopo essere fuggito dall’Isola d’Elba.

L’unica a condividere la passione del giovane per gli ideali napoleonici, e ad agevolarne la fuga, è sua zia Gina, affascinante sorella minore del marchese Del Dongo (padre di Fabrizio), e vedova del conte Pietranera, morto in duello proprio per difendere l’imperatore corso.

Quando il marchese scopre la bravata di Fabrizio, temendo di essere accusato di tradimento dagli austriaci, accetta il suggerimento dell’altro figlio Ascanio, e lo denuncia alla polizia.

L’avventura di Fabrizio dura poco poiché Napoleone viene subito sconfitto a Waterloo. Per il giovane, che viene ferito nella confusione della battaglia, è la fine di tutti i sogni di gloria e libertà.

Tornato a Grianta, ferito e braccato, Fabrizio viene soccorso dalla zia, che lo medica e lo nasconde nelle sue stanze. Nel rivederlo, la donna capisce di provare per il ragazzo un amore viscerale che va ben al di là del legame familiare. Fabrizio, saputo della denuncia contro di lui e consapevole di rischiare la forca, è preso dallo sconforto. Gina, donna piena di risorse decisa a salvare il nipote ad ogni costo, chiede aiuto ad un suo affezionato corteggiatore: il conte Mosca, ministro del piccolo Principato di Parma.

L’astuto conte, profondamente innamorato della donna, mette a punto un piano complesso per tenere al sicuro Fabrizio e allo stesso tempo avere accanto a sé Gina.

Il giovane si rifugerà in un seminario di Napoli, dove intraprenderà la carriera ecclesiastica. Gina si trasferirà a Parma dove, ufficialmente, sarà la consorte del duca Sanseverina (tanto ricco quanto in là con gli anni e, soprattutto, appena nominato da mosca ambasciatore in Inghilterra, quindi lontano da Parma) e, ufficiosamente, l’amante del conte Mosca. Zia e nipote, infine, secondo i piani del ministro, di lì a pochi anni si potranno ritrovare a Parma: lei duchessa, lui vicario del vescovo.

E così, mentre Fabrizio – che prima di partire per Parma ha conosciuto l’incantevole Clelia, figlia del generale Conti (responsabile della fortezza di parma, temibile carcere) – frequenta il seminario di Napoli, Gina – amata con tenera devozione dal conte Mosca – diventa la dama più in vista della corte di Parma, dove regna un principe dispotico (presto preso dalla passione per la duchessa) e serpeggiano pericolosi rivali, come la marchesa Raversi e il ministro Rassi.

Dopo tre anni di studi, prima di prendere gli ordini sacri, Fabrizio torna a Parma. Il suo arrivo fa saltare i delicati equilibri dei sentimenti: Gina viene travolta dalla passione per il nipote, che a sua volta è inconsapevolmente attratto dalla zia, mentre Mosca geloso del rapporto che intravede tra i due e aizzato magistralmente dal principe (che vuole vendicarsi per il rifiuto della duchessa), arriva a desiderare la morte del rivale, tranne poi capire che in quel modo perderebbe per sempre la donna che ama. Durante una festa Fabrizio incontra nuovamente Clelia , che il padre ha portato in società per combinarne il matrimonio con il ricchissimo marchese Crescenzi. E’ proprio la giovane, in risposta alle avances di Fabrizio, che apre gli occhi al ragazzo sulla delicata situazione sentimentale di cui è protagonista. L’intera Parma parla infatti del suo amore proibito con la zia.

Fabrizio, sconvolto da questa rivelazione che in realtà intuiva pur negandola a se stesso, abbandona la casa di Gina e si rifugia in campagna, grazie all’aiuto di Mosca. Gina, disperata per il suo improvviso abbandono,  lo raggiunge dichiarandogli il suo amore, ma Fabrizio, seppur a fatica, la rifiuta, bloccato dal rapporto di sangue che li unisce.

In realtà dietro la sua nascita si nasconde un segreto che però Gina non riesce a svelargli.

A questo punto, la giostra delle passioni subisce un nuovo contraccolpo: Fabrizio, per dimenticare la tormentata situazione con Gina, si butta tra le braccia di Marietta, una bellissima ragazza che fa parte di una compagnia teatrale di strada. Dopo una notte d’amore con lei è costretto a difendersi dall’attacco di Giletti, attore di strada che cerca di vendicarsi dopo aver scoperto la fugace relazione del ragazzo con quella che lui ritiene la propria compagna di vita e di palcoscenico. Nello scontro Giletti rimane ucciso e Fabrizio, ferito a sua volta, è costretto a fuggire a Bologna per evitare la prigione.

Seconda parte

Il principe, ormai ossessionato dal desiderio di avere Gina, e convinto che avendo in pugno il nipote di lei la donna si piegherà ai suoi voleri, riesce a far tornare Fabrizio a Parma con l’inganno, e a rinchiuderlo nella fortezza, sotto la responsabilità del generale Conti, padre di Clelia.

Qui, nella fortezza – vicini e, allo stesso tempo, forzatamente separati – nasce prepotentemente la passione fra Fabrizio e Clelia, fino al punto che la giovane, quando pensa che l’amato possa rischiare la vita, decide di tradire il padre pur di salvarlo. Clelia cerca dunque l’aiuto di Gina per attuare la fuga di Fabrizio ma il ragazzo non vuole lasciarla e si convince ad andarsene solo quando la fanciulla gli promette di raggiungerlo appena possibile.

E così, in una notte fatale, Fabrizio fugge dalla fortezza grazie a Clelia, Gina e all’aiuto di Ferrante Palla, brigante e rivoluzionario. Una volta al sicuro Gina commissiona a Palla l’omicidio del principe, convinta che finché il tiranno sarà in vita ci sarà pericolo per loro.

Ormai lontani  in una villa di Belgirate, Fabrizio – mentre attende di essere raggiunto da Clelia – ha modo di chiarire i propri sentimenti con Gina. Lui, per lei, nutre affetto, stima e gratitudine, ma non amore.

Ma, a Parma, le cose sono tornate a complicarsi: la fuga di Fabrizio e l’assassinio del principe (sostituito sul trono da suo figlio Ranuccio) hanno messo nei guai Clelia e il conte Mosca: lei, dopo che il padre ha avuto un malore proprio a causa della fuga di Fabrizio, sentendosi responsabile, fa voto alla madonna di non vedere più l’amato se il genitore avrà salva la vita. Poi, per compiacere il padre e convinta di non avere più un futuro con Fabrizio, accetta anche l’impegno di matrimonio con Crescenzi . Mosca è invece caduto in disgrazia a causa delle trame di Rassi (che, oltretutto, ha  le prove che dimostrano che è Gina la mandante dell’assassinio del principe).

Gina e Fabrizio, dunque, sono costretti a tornare a Parma. Lei per tirare fuori dai guai se stessa e il conte Mosca. Lui per rientrare spontaneamente dietro le sbarre della fortezza e, così, cercare di convincere Clelia a non sposare Crescenzi. Ma Fabrizio si espone in questo modo al rischio di essere avvelenato nella sua cella per ordine del generale Conti, che vuole vendicare l’umiliazione subita a causa della sua fuga.

Il nodo creatosi sarà sciolto da due estremi sacrifici, compiuti da Gina e dal conte Mosca (lei si concede al giovane principe, lui rassegna le dimissioni da primo ministro a beneficio di Rassi) e dal coraggio di Clelia, che salva appena in tempo l’amato dall’avvelenamento.

La giostra delle passioni sembra dunque fermarsi. Clelia va in sposa al marchese Crescenzi. Fabrizio diventa un predicatore nelle chiese di Parma. Gina e Mosca se ne vanno per sempre dalla città. Poveri, ma felici.

Un anno dopo, però, la passione fra Clelia e Fabrizio riprende fuoco. Per non contravvenire al voto, la giovane riceve l’amato nel buio dell’aranceto del suo palazzo: così può averlo, senza vederlo. Da quelle notti d’amore nascerà un figlio, morto però in tenera età. E’ la scomparsa di quel frutto innocente del loro colpevole amore porterà Clelia a morire di crepacuore e Fabrizio a chiudersi per sempre nella Certosa di Parma.