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#WIDG – Giorgio Buscaglia (Rai 2) e l’Auditel 29 febbraio 2012

Autore: Antonio Genna
Categorie: Ascolti, Cinema e TV, Desperate Housewives, Esclusive, Interviste, Lost, Serie cult, WIDG.
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Nell’ambito di WIDG, ecco un contenuto originale di Antonio Genna Blog: ho infatti pensato di interpellare nuovamente Giorgio Buscaglia, responsabile della programmazione Cinema e Fiction di Rai 2, che avevo intervistato a metà dicembre 2011 e che con la consuetà cordialità e disponibilità ha accettato di rispondere a qualche domanda.

Questa volta parliamo esclusivamente di Auditel, in occasione dell’iniziativa inter-blog WIDG – La TV che vorrei: ritiene che l’Auditel sia ancora uno strumento affidabile per la valutazione dei programmi in onda? Cosa si potrebbe proporre per migliorarlo?
L’ Auditel nel 2012 è ancora uno strumento valido di rilevazione. Uno strumento che malgrado le critiche ha saputo adeguarsi alle nuove realtà come il satellite, l’avvento del digitale terreste e la miriade di piccole TV, trovo però che debba fare ulteriori sforzi per arrivare a conteggiare anche chi la TV la vede attraverso il web. Penso che il campione vada ampliato, rivoluzionato e ringiovanito.
Ho avuto modo di scoprire casualmente che una famiglia (vicini di casa) era una famiglia Auditel, e pensandoci bene non mi sembrava una famiglia così rappresentativa. Se vogliamo parlare dell’ invecchiamento del pubblico della generalista questo è un processo irreversibile, dunque oggi si guarda più al target che al pubblico in generale cercando d’intercettare quel pubblico “giovane” che è ancora disposto a seguire la tv nel modo tradizionale.
“NCIS” o “Criminal Minds” su Rai 2 hanno una media di età di 51 anni (questo non vuol dire che i 35enni non lo vedano) e su Italia 1 “CSI: NY” ne ha 49 di media. Che differenza! Comunque, se fossi nel management dell’Auditel nei prossimi due anni cambierei radicalmente tutto, anche se un buon passo avanti è stato fatto con il conteggio delle registrazioni in differita di otto giorni. Voluto fortemente da Sky, il nuovo processo di rilevazione ha fatto sì che Rai 2 ne abbia beneficiato in maniera grandiosa. Le nostre serate seriali aumentano in pubblico anche di 50.000 spettatori, con lo 0,10% di share in media. Non male.

E’ ancora valido guardare come fascia di prime-time quella tra le ore 20.30 e le 22.30, quando ormai tutti i programmi di prima serata partono dopo le ore 21.00?
Se fosse per me il prime time per un paese come l’Italia che è abituato a tirare tardi dovrebbe essere regolato in due fasce: la pre-fascia (20.00 – 21.00) e quella più importante (21.00 – 23.00). Rai 2 è una rete che a differenza delle altre, cascasse il mondo, parte alle 21.03 e la domenica (per motivi pubblicitari) alle 20.59. Non abbiamo mai sgarrato anche quando la concorrenza è fortissima, in più trasmettendo molti seriali i nostri step sono dalle 21.03 alle 21.45 e dalle 21.45 alle 22.30 (chiusura di fascia). Ma per far sì che la prima serata abbia più respiro possiamo dire che questa chiude alle 23.15: ecco perchè abbiamo un terzo telefilm.
Quando un episodio fa il 7% a 2.100.000 spettatori e quello seguente alle 21.45 realizza l’8% con 2.300.000 l’Auditel fotografa una situazione ben precisa di prime-time su cui siamo misurati sino alle 22.30; nella stessa misura un programma di produzione come “Voyager” che copre sino alle 23.15 e realizza uno share dell’8,80% con 2.300.000 spettatori ha comunque un valore di prime time.
Trovo insopportabili quei programmi sbandierati come successi che chiudono oltre la mezzanotte e conteggiati magari al 10/11% con 2.100.000 spettatori: meglio 2.100.000 fino alle 21.45 di Criminal Minds: Suspect Behavior contro Striscia, Pacchi e “Crozza Show”.

L’Auditel ha avuto molto peso nella programmazione delle serie televisive di Rai 2? A volte avete continuato a programmare serie televisive con bassi ascolti (vedi “Lost” o “The Good Wife”), altre avete subito sospeso telefilm partiti male (come i recenti inediti di “Desperate Housewives”)……
Saremo strani, ma noi a Rai 2 ragioniamo in un altro modo, e alla fine i dati ci danno ragione: quello che conta è  la media della settimana in prime-time (e a gennaio e febbraio 2012 non siamo messi poi male!).
I sei lunghi anni di “Lost” partito al 15% e finito al 6% sono stati ben regolati. Le prime stagioni sono andate in garanzia con uno share del 9/8% (la seconda e la terza), che grazie alla media settimanale degli altri programmi di rete ci siamo potuti permettere in più intercettando un target pregiato. Mi ricordo le riunioni con i direttori, Marano prima e Liofredi dopo, dove alla parola ‘Lost’ nessuno ha mai messo in discussione l’intenzione di toglierlo dal prime-time. Stessa cosa si dica per “The Good Wife” che ha resistito per 42 settimane in prima serata anche se si è dovuto arrendere alla fortissima concorrenza del sabato sera di quest’ ultimo periodo: Alicia Florrick ha saputo trascinarsi dietro un pubblico dal target invidiabile che ora si è trasferito al martedì sera ed è per questo che la rete ha deciso di proseguire anche con una parte della terza stagione.
“Desperate Housewives” l’ha recuperato Rai 2 dopo il passaggio deciso dall’ azienda su Rai3: purtroppo il 4% su Rai 2 era indifendibile ed è stato cancellato. Complice dell’ insuccesso è anche una trama della stagione 7 molto esile (per non parlare della 8), ma è fuori di dubbio che” Desperate” doveva chiudere negli Stati Uniti già da qualche tempo. Per la continuazione in Rai attendiamo istruzioni.
In televisione a volte vale più una serie come “Charlie’s Angels”, che ho voluto fortemente pur sapendo che si trattava di pochi episodi, che abbiamo comprato nel mese di dicembre 2011 dalla Sony e che si è comportato benissimo nelle otto settimane di attesa per i nuovi episodi di “Hawaii Five-0″ (in arrivo proprio domenica prossima).

Pensa che iniziative di valutazione o commento web possano affiancarsi a strumenti come l’Auditel?
Le iniziative sono una buona occasione per dare una scossa ai dirigenti Auditel a migliorarsi ma è fuori di dubbio che, come la Nielsen negli States, sarà il motore dei prossimi successi e insuccessi dei prossimi anni.