TeleNews #103 – Celentano attacca i vertici Rai: “Azienda vittima di partiti e intrighi” – Dario Fo: “Io tifo per Celentano” – Cause Rai per 300 milioni – La Rai, la Fiat e il risarcimento milionario – La 7, trema il castello di Stella… – Sanremo 2012, anche con il successo si perdono soldi – Ma quanti Amici a Sanremo! – Maria De Filippi prepara un “Sanremino” all’Arena di Verona – Critica: Salvo Sottile, Stanlio e Ollio – Amici 11: tre sì per l’esame di Valeria – Telefilm: Smash 24 febbraio 2012
Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Interviste, TeleNews, TV ITA, Video e trailer.trackback
Lo spazio “TeleNews – Notizie dal mondo della televisione” propone una rassegna stampa - segnalando le fonti di provenienza - di notizie ed argomenti vari legati al mondo dello spettacolo e della televisione italiana e straniera, e che non hanno trovato posto in altri appuntamenti abituali del blog.
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- Celentano attacca i vertici Rai: “Azienda vittima di partiti e intrighi”
“L’errore è nel meccanismo di conduzione della Rai. Finché i partiti continueranno a litigarsela, sarà preda di sotterfugi, intrighi e sospetti”. Ed “è difficile non pensare che lo stesso dg non sia sottoposto a pressione dei partiti, non solo della destra ma anche della sinistra”. Celentano torna in tv a pochi giorni da Sanremo. Sceglie Servizio Pubblico, un’intervista registrata. Titolo della puntata, “Celentano c’è?”, fra gli ospiti Lucia Annunziata, Carlo Freccero, Maurizio Belpietro, Antonio Di Pietro, l’ex consigliere Rai Nino Rizzo Nervo. Se la prende anche con Repubblica: “Alcuni giornalisti ci hanno dato dentro mica male per bloccare la mia partecipazione, dicendo che sono un cretino, e neanche di talento”. E su Grillo: “Il suo cinque per cento di consensi ci fa sperare”. Intanto la questione tiene ancora banco in cda Rai. I consiglieri Van Straten, De Laurentiis e Bianchi Clerici criticano l’operato del direttore di RaiUno Mauro Mazza. Mentre il dg Lorenza Lei annuncia la convocazione del Comitato etico per valutare eventuali violazioni al codice da parte dell’artista all’Ariston.
Il cantante parla per la prima volta dopo il caos-festival, le polemiche per il primo intervento nella serata di debutto, l’attacco alla stampa cattolica e poi l’ira della Chiesa e l’imbarazzo dei vertici Rai. Poi il ritorno sabato, serata finale, applausi e contestazioni e la reazione di Claudia Mori, sua moglie e portavoce, che al consigliere Rai Antonio Verro dice “grazie per la buffonata che avete organizzato”.
Formigli, Celentano e la necessità della critica. Santoro apre la serata citando la “sentenza mostruosamente enorme” che ha condannato il giornalista Corrado Formigli e la Rai a pagare 5 milioni di euro per un servizio sulla Fiat andato in onda ad Annozero. Sentenza “che potrebbe stracciare la vita di un giornalista e tenere lontani molti colleghi dal toccare centri di potere, industrie importanti, marchi prestigiosi”. Santoro si rivolge a Marchionne, “la Fiat è finita sull’orlo del fallimento perché gli operai lavoravano male o per il flop di modelli destinati al successo e presentati dalla stampa come vincenti? Questo dimostra che la critica è necessaria, altrimenti invecchiano il Paese e le aziende, la Rai senza critica morirebbe subito, ecco perché ha bisogno – continua il giornalista – di un pensiero diverso, di Celentano, di quelli con un talento, di lasciarli esprimere e correre il rischio, perché il prezzo del rischio è quello che si paga per la libertà, è il prezzo del servizio pubblico”.
“La Rai vittima dei partiti e preda di intrighi”. Il Molleggiato non desiste. Stavolta prende di mira viale Mazzini e replica alle accuse dei vertici. Quanto alle critiche feroci ricevute “credo che l’errore stia proprio nel meccanismo di conduzione della Rai, finché i partiti continueranno a litigarsela sarà sempre preda di sotterfugi, intrighi e sospetti a danno del Paese”. Quanto a Sanremo, sa che per lui ormai è off limits, “ma non è un problema, il successo è bello e gratificante ma non ha niente a che vedere con la felicità che si prova in una partita a bocce con quattro amici”. E comunque, dice, “credo che la Rai dovrebbe fare un monumento a Morandi e Mazzi per come hanno condotto il festival, due successi consecutivi”.
“Alle prossime elezioni, qualche sorpresa”. “Qualcosa mi dice che il cambiamento è nell’aria e che il vento di questo cambiamento sta diventando una tempesta – sostiene il cantante – alle prossime elezioni potrebbero esserci delle sorprese, la gente sta cominciando a capire che non si va da nessuna parte se non prendiamo con forza e determinazione la via dell’onestà”.
Cda Rai, critiche a Mazza. Una settimana di passione, quella del Molleggiato a Sanremo. Fortissimamente voluto dall’ex direttore artistico del festival Giammarco Mazzi (ha lasciato a fine festival dopo sette anni alla guida), avallato dal direttore di RaiUno, Mazza. Le cui ripercussioni si fanno ancora sentire a viale Mazzini. Di questo si è parlato nel consiglio d’amministrazione Rai, in giornata. Con tre consiglieri, Giorgio van Straten, Rodolfo De Laurentiis e Giovanna Bianchi Clerici – e le perplessità del presidente Garimberti – a chiedere la testa di Mazza, sostenuto solo da Guglielmo Rositani che a sua difesa ha invocato i buoni risultati d’ascolto del festival (laddove la Lei, nella lettera-monito diffusa prima della seconda esibizione del Molleggiato, aveva scritto a chiare lettere che l’audience non può essere unico criterio di valutazione).
E Lei annuncia la convocazione del Comitato etico. Su richiesta dei consiglieri, la questione dovrebbe tornare sul tavolo la prossima settimana e lì Lei potrebbe esprimere più chiaramente la propria posizione su Mazza. Il pressing per la sua sostituzione, da parte di più d’un consigliere, è evidente ma è difficile che un vertice in scadenza possa pensare a questa soluzione. La Lei avrebbe criticato la gestione Mazzi, spiegando che la presenza di Celentano all’Ariston sarebbe stata subìta dalla direzione generale, che avrebbe appreso della sua partecipazione a cose fatte. E avrebbe annunciato la convocazione del Comitato etico per valutare eventuali violazioni del codice da parte dell’artista; nessun dettaglio su tempi e possibili sanzioni.
(fonte: Repubblica.it, 8 febbraio 2011)
- Dario Fo: “Io tifo per Celentano”
‘E con questo credo che Celentano sia fuori per sempre, dalla Rai e non solo, data questa Italia. La tribu’ degli ipocriti puo’ ritenere legittimamente di aver eliminato Adriano, una medaglia secondo loro, da appendere al petto in questi mesi di fine stagione, la volevano prima di uscire di scena e l’hanno avuta’. Lo afferma Dario Fo, premio Nobel, che, in un’intervista all’Unità scende in campo per difendere Adriano Celentano.
‘Non c’era tra i presenti alla gran serata televisiva nessuno che avesse in se’ la grazia di un animo buono, nessuno come Adriano. Non c’era aggressivita’ in lui, non c’era ruffianeria, non c’era calcolo – aggiunge – Ha avvicinato temi mostruosi da versanti molto difficili. Conta come diceva e cio’ che aveva in cuore era sofferenza vera e testimonianza di pace’.
Secondo Dario Fo, Celentano ‘e’ stato giustiziato, in piazza come si voleva, li’ nel teatro, davanti a milioni di testimoni sbigottiti. Hanno agito le truppe d’attacco, quelli che lo hanno fischiato, insultato perche’ cosi’ prescriveva il copione degli ipocriti. Fosse stato piu’ scaltro, avrebbe aggredito quei temi in modo piu’ lineare”.
“Non ha detto una parola sui meccanismi bancari che rendono il Vaticano una potenza inattaccabile, sullo Ior, sul modo in cui la Chiesa ha taciuto per decenni si quel che faceva un a parte del clero ai bambini – continua Dario Fo – E’ stato molto generoso a non parlare di questo’.
‘La tribu’ degli ipocriti -prosegue il premio Nobel- lo ha venduto anche quando non era sul palco. Lo detestano per la sua capacita’ di non essere ricattabile, quindi libero, non lo vogliono sul palco di Sanremo, lo odiano per quel che ha detto del regime berlusconiano ma quando non c’e’ fanno in modo che la sua assenza appaia un incidente transitorio. Continuavano a ripetere che forse arrivava, forse sarebbe arrivato, tanto per tener su l’audience”.
Anche Morandi, secondo Fo, ‘lo hanno crocefisso assieme ad Adriano. Hanno picchiato duro, hanno bombardato il muro di affetti che ha sempre protetto sia Morandi che Celentano. Quei fischi, quelle contestazioni sono magnificamente accordate sulle parole con cui la direttrice generale della Rai ha intimato ad Adriano di badare a quello che avrebbe detto e fatto, come fosse un delinquente. Ma pensa un po’ da che pulpito…’.
(fonte: Adnkronos, 20 febbraio 2012) - Cause Rai per 300 milioni
Circa 46 milioni di euro, accantonati per il contenzioso civile della Rai nell’ultimo anno:ecco la provvista dedicata all’eventuale risarcimento delle molte e spesso gigantesche cause che incombono sulla testa del cavallo morente di viale Mazzini (soldi pubblici).
Diciamo subito che la cifra messa da parte dalla tv di Stato è molto inferiore al petitum , cioè a quanto viene richiesto da aziende o privati che si sentono diffamati dalla Rai. Lì si arriva a cifre spaventose, che sfiorano (stima nostra) i 300milioni di euro. Oltre ai 5 milioni in ballo con la Fiat (che ne chiedeva 20) per un servizio di Annozero decisi dal tribunale di Torino ma già impugnati dai legali Rai, il grosso delle cause riguarda Report di Milena Gabanelli.
Il suo programma di inchieste ha il record di citazioni in tribunale (ma la Gabanelli è un drago anche in difesa, ne ha persa una sola in 15 anni, per 30mila euro), seguita dall’ex programma di Santoro (che per il giudice non c’entra nel caso Fiat, perché «non è esperto di autovetture» e non c’è «nesso psichico » col servizio di Formigli!), e quindi da cifre fisiologiche di contenzioso per Presa diretta di Iacona, Chi l’ha visto ,Tg1 e il Tg3 , e una causa (annunciata) persino per La prova del cuoco , per una frase della Clerici su un ristorante di Mondello («lì si mangia da schifo»).
Spiccioli in confronto alla montagna di euro chiesti alla Rai per Report. È stata la stessa Gabanelli a fornire un elenco completo delle cause che la riguardano, per un totale spaventoso di 246 milioni di euro richiesti dai presunti diffamati.
Da Report , e quindi dalla Rai, chiedono più di 40 milioni di euro (per cinque diverse puntate) gli Angelucci, ramo sanità privata. Pretende 10 milioni di euro dalla Rai il «furbetto del quartierino» Stefano Ricucci,così come l’industriale delle carni Luigi Cremonini, fondatore della Cremonini Spa, che ne chiede 12 di milioni, come risarcimento per un servizio sempre della Gabanelli.
L’operatore telefonico Tre stima in 137 milioni di euro il risarcimento adeguato per una inchiesta di Report , mentre Wind si accontenta di 10 milioni, quanto chiedono sia Cesare Geronzi che il vicepresidente dell’ Ansa Mario Ciancio Sanfilippo, il doppio di quanti, invece, ne voleva Ligresti (5 milioni), che però si è visto dare torto dal tribunale di Milano, condannato pure al rimborso delle spese sia della Gabanelli (10mila euro) che dell’autrice del servizio Giovanna Corsetti (7mila).
E poi un’altra decina di cause, per 246 milioni totali che si accollerebbe interamente la Rai. Anche se l’ultimo contratto della Gabanelli ha una novità non da poco, un clausola di manleva solo parziale, per cui se il tribunale riconosce il dolo o la colpa grave con sentenza passata in giudicato, l’azienda può rivalersi sull’autore della diffamazione.
Una limitazione della libertà dei giornalisti o una tutela giusta per un’azienda pubblica?È un nodo su cui il Cda dell’epoca Masi e poi con la Lei ha dibattuto molto, trovando un compromesso con la «clausola parziale».
Ed ora la direzione generale – dopo la mazzata Fiat-Annozero – è decisa a portare in Cda la proposta di estendere a tutti i giornalisti Rai la formula trovata per la Gabanelli (mutuata dal contratto nazionale dei dirigenti). Ma su che basi? Per via della natura particolare della Rai, che in recenti sentenze è stata riconosciuta come soggetto di diritto pubblico (non a caso è stato designato un magistrato della Corte dei conti apposta per il Cda Rai), e quindi – come ha osservato Feltri sul Giornale e come ci confermano in termini giuridici fonti di viale Mazzini- «un danno economico alla Rai potrebbe costituire la fattispecie di un danno erariale», perché i soldi della Rai sono soldi pubblici.
Resta da risolvere un problema non da poco:quale giornalista della Rai farebbe più un’inchiesta seria, se corresse il rischio di dover pagare di tasca sua l’eventuale causa civile? Si può davvero equiparare un’impresa editoriale, per quanto pubblica, ad un Comune o all’Anas? Al Cda Rai – attuale o venturo – l’ardua soluzione.
Ma una risposta serve, perché le cause in Rai proprio non mancano, anche da dentro l’azienda. Il conduttore dell’«Italia sul Due» Milo Infante fa causa alla Rai per mobbing, perché si sente oscurato dalla Bianchetti. Il Comune di Portogruaro fa causa perché non arriva bene il digitale terrestre, e poi centinaia di cause di lavoro. Azzoppato dalla cause questo povero cavallo di viale Mazzini.
(fonte: “Il Giornale”, 23 febbraio 2012 – articolo di Paolo Bracalini) - “Formigli risarcisca 7 milioni alla Fiat”, la Rai impugna la sentenza
La Rai impugnerà la sentenza del tribunale di Torino che condanna l’azienda, insieme al giornalista Corrado
Formigli, a risarcire con cinque milioni di euro Fiat Group Automobiles per un servizio sull’Alfa Mito trasmesso da Annozero. Lo ha fatto sapere la stessa Rai in un comunicato. “In merito alla sentenza del Tribunale di Torino sulla vicenda Fiat/Rai/Annozero, ogni commento sarà articolato nell’atto di impugnazione in corso di predisposizione”.
Il tribunale civile di Torino ha condannato ieri la Rai e Formigli a risarcire con sette milioni di euro Fiat Group Automobiles. La sentenza si riferisce a un servizio andato in onda su Annozero il 2 dicembre 2010 in cui era stata criticata una vettura prodotta dalla casa torinese, la Alfa Mito, in un modo che il giudice Maura Sabbione ha definito “non veritiero e denigratorio”. Il magistrato non ha invece attribuito alcuna responsabilità a Michele Santoro, conduttore della trasmissione.
Il danno patrimoniale è stato calcolato in un milione 750mila euro, quello non patrimoniale in cinque milioni e 250mila euro. Due milioni potranno essere riconosciuti alla Fiat attraverso la pubblicazione a spese dei condannati della sentenza, entro 15 giorni, sui quotidiani La Stampa, La Repubblica e Il Corriere della Sera, e, entro 45 giorni, sul periodico Quattroruote. Il giudice, infine, ha disposto la rimozione immediata del filmato dal sito di Annozero.
Le reazioni. Sulla vicenda è intervenuta anche la Federazione nazionale della stampa italiana che commenta con “sconcerto” la sentenza. “E’ meglio – si chiede il sindacato dei giornalisti – che l’informazione non parli in modo critico di un’auto, soprattutto quando a produrla è una grande casa che è anche un grande inserzionista pubblicitario? E’ questo l’interrogativo che suscita la sentenza. Sconcertante, tra l’altro, è il carico finanziario spropositato messo sulle spalle di un singolo giornalista”.
“Abbiamo un grande rispetto per le sentenze della magistratura, ma questo non significa rinunciare al diritto di critica, specie quando si tratta di tutelare il diritto di cronaca e il giornalismo d’inchiesta”, dice Beppe Giulietti, portavoce di Art 21.
Per Giorgio Airaudo, segretario nazionale della Fiom, si tratta di “un brutto segnale per la libertà di informazione di cui bisognerà chiedere spiegazioni”. Esprimendo la propria solidarietà a Formigli, il sindacalista osserva: “Al di là delle ragioni tecniche trovo assolutamente sproporzionata la sentenza. Davvero fa venire il sospetto che ci sia la volontà di intimidire il sistema dell’informazione. L’idea che venga riconosciuto un danno morale per i danni alle merci e non per i danni alle persone fa paura”.
(fonte: Repubblica.it, 21 febbraio 2012) - La Rai, la Fiat e il risarcimento milionario
Caro direttore, bene, adesso sappiamo che se il prodotto Fiat non vende bene è anche colpa di Annozero , di Corrado Formigli e della Rai, condannati dal tribunale di Torino a pagare un risarcimento danni esemplare: 5 milioni di euro oltre rivalutazione monetaria dal dicembre 2010 ed interessi. L’ oggetto del contendere è la valutazione di velocità di tre modelli di automobili, uno dei quali Fiat, che viene dalla stessa pubblicizzato con la frase «born to race ». Ci siamo occupati anche noi dell’ industria automobilistica torinese, le testimonianze più importanti non sono state raccolte a Torino, perché Torino «è» la Fiat. Non entro nel merito della sentenza, se il giudice ha condannato, avrà le sue ragioni. Se la Rai e Formigli faranno appello, in quella sede potranno senz’ altro chiedere la rivisitazione integrale della questione. Mi limito a considerare due aspetti. Il primo: la perizia affidata dal tribunale ad un collegio di esperti composto dal professor Francesco Profumo, dal professor Federico Cheli e dal professor Salvatore Vicari. Profumo, oggi ministro, al momento del conferimento dell’ incarico era rettore del Politecnico di Torino. La difesa di Formigli ha obiettato che il Politecnico di Torino viene finanziato dalla Fiat (nel 2011 Fiat e Politecnico hanno rinnovato fino al 2014 l’ accordo di collaborazione che ha permesso, alla fine degli anni Novanta, di istituire il corso di laurea in ingegneria dell’ autoveicolo). Dal curriculum del professor Cheli emerge che: «Da anni è responsabile di una serie di contratti di ricerca tra il Politecnico di Milano e, tra le altre, le società Pirelli Pneumatici, Bridgestone, Centro Ricerche Fiat, Ferrari Auto, Fiat Auto». Salvatore Vicari, docente alla Bocconi, è stato nel consiglio d’ amministrazione della Valdani-Vicari & Associati. Dentro la Valdani-Vicari troviamo l’ ex direttore generale di Teksid France (gruppo siderurgico fondato da Fiat). Dalla Valdani Vicari invece proviene l’ attuale tax senior specialist di Fiat Services. È possibile domandarsi se nella loro valutazione ci sia imparzialità? Secondo aspetto: la quantificazione del danno. Per il tribunale il servizio di Formigli ha compromesso la reputazione progettuale e commerciale dell’ automobile in questione. Tradotto in euro: 1.750.000 danni patrimoniali, 3.250.000 per l’ offesa arrecata a una società composta da un assai rilevante numero di persone. Pochi giorni fa, sempre a Torino, nella sentenza Eternit il tribunale condanna due dirigenti a 16 anni di reclusione per disastro doloso e omissioni di misure infortunistiche, e ai responsabili civili impone il risarcimento di 30 mila euro ad ogni famiglia che ha avuto un morto in casa per amianto. Il tribunale civile di Milano, nel 2011, ha aggiornato le tabelle che fissano i danni per perdita parentale. La morte di un figlio, di un genitore, della moglie o di un marito viene liquidata con tetto massimo di 308.700 euro. Per la perdita di un fratello o di un nipote il tetto massimo è di 134.040. Ben altra cifra dovranno pagare la Rai e Formigli per aver accusato una vettura di essere meno veloce di un’ altra. Un’ informazione considerata incompleta. Va ricordato inoltre che Formigli aveva invitato, invano, i vertici al confronto. La sentenza del tribunale di Torino costituisce un monito molto duro verso il diritto di critica (che in questo caso non è stato preso in considerazione), e che lascerà il segno, poiché difficilmente un editore si assumerà il rischio di sostenere simili cifre. Non risulta invece che sia mai stata emessa condanna esemplare nei confronti di coloro che ti portano in tribunale senza motivo. Per loro il rischio massimo, oltre la doverosa condanna alle spese, è solo una piccola multa, mille euro, per aver disturbato il giudice.
(fonte: “Corriere della Sera”, 22 febbraio 2012 – lettera di Milena Gabanelli) - La 7, trema il castello di Stella…
Seppure la stagione sia partita a vele spiegate, a La7 continuano a preoccuparsi per la clamorosa inversione di
rotta dell’emittente, i cui dati di ascolto suonano come una funebre campana. A cominciare dal tiggì di Enrico Mentana che ormai non va quasi mai oltre il 9% di share (sempre però con oltre due milioni e mezzo di telespettatori, che ne attestano il gradimento). Ma i dati più allarmanti riguardano altri protagonisti.
A Geppi Cucciari neanche gli applausi di Sanremo le hanno giovato: il suo show preserale non riesce a decollare. Lunedì G’ Day era atteso al varco per vedere se la brava comica sarda avesse capitalizzato il consenso acquisito sul palco del teatro Ariston. Niente da fare: share al 2,99%. Comunque La7 è intenzionata a promuoverla: il suo programma (appaltato alla Itc, la società del suo agente Beppe Caschetto) si allungherà quanto prima partendo alle 19 per fare concorrenza diretta al Tg3. Gad Lerner ha ingranato decisamente la retromarcia.
Lunedì sera è sceso ancora, arrivando al 3,33 % di share. Lontani gli ascolti al 6%, quando L’Infedele si caratterizzò per una lunga serie di puntate dedicate a Silvio Berlusconi e al Bunga Bunga. Aridatece il Cav, è la battuta più frequente ripetuta da Lerner e dagli autori. Comunque, sempre meglio di Serena Dandini, il cui posto la domenica come traino del tiggì è stato preso dal telefilm Crossing Jordan. Il programma di Serena è stato declassato a una pillola, The show must go short, questo il titolo spiritoso, in onda per 10 minuti dalle 18.50.
Neanche la brevità però le ha consentito di arrivare all’1% di share: si è fermata allo 0,78%. Meglio comunque del risultato di sabato quando lo share è stato dello 0,61%. Non decolla nemmeno il programma culinario condotto da Gianfranco Vissani e da Michela Rocco di Torrepadula, moglie di Enrico Mentana. All’invito Ti ci porto io continua a rispondere meno del 2% del pubblico: domenica lo share è stato dell’1,58&. Mamma mia che domenica!, deve pensare ogni lunedì Camila Raznovich esclamando il titolo del suo programma.
Spostato dalle 17 alle 14, domenica è partito di seguito al tiggì per non essere penalizzato da un eventuale blocco pubblicitario. Niente da fare: ascolto inchiodato all’1,11%, e questo nonostante ospiti prestigiosi tra cui spiccavano la Tata Lucia e Gianni Riotta. Come se non bastasse piove sul bagnato anche su Omnibus, in calo rispetto ai dati di ascolti delle ultime stagioni (siamo intorno al 3%), sorpassato ormai anche dal fratellino più povero, quel Coffee Break condotto da Tiziana Panella che ha raggiunto uno share del 4%.
Sotto la soglia del 3% anche i Menù di Benedetta Parodi. Meglio di tutti va ancora il vecchio Ispettore Barnaby che almeno il 3% sindacale lo riporta a casa. Insomma il terreno sotto il castello costruito da Gianni Stella è in preda a scosse telluriche, alimentate anche dalle voci che descrivono scenari da rompete le righe.(fonte: “Italia Oggi”, 22 febbraio 2012 – articolo di Marco Castoro)
FESTIVAL DI SANREMO 2012
Sanremo, anche con il successo si perdono soldi
Ci sono due bilanci che circolano in Rai nei giorni di veleno fluente che salutano la 62esima edizioni del Festival di Sanremo. Ottimi ascolti: 57,5 per cento di share, 13,3 milioni di telespettatori, numeri che non si vedono da sette anni. Pessimi investimenti: 18 milioni in uscita, 14,450 milioni in entrata, e dunque perdite oltre i 3,5 milioni di euro.
Aspettando i bilanci veri e propri, quelli definitivi e non preventivi, accontentiamoci di un piccolo calcolo che viene esaminato in viale Mazzini con tanta preoccupazione, e una domanda legittima: perché non tornano i conti?
La concessionaria di pubblicità (Sipra) ha venduto spazi per 15 milioni di euro, e s’è visto: le promozioni erano nascoste ovunque, si annunciavano addirittura i nomi degli stilisti e persino l’introduzione mostrava marchi di vario genere. La Rai ha contrastato Adriano Celentano sin dalla prima bozza del contestatissimo contratto, ma non ha sfruttato al massimo il richiamo pubblicitario dell’ex ragazzo di via Gluck. La Sipra ha venduto il prodotto Sanremo senza sfruttare la figura di Celentano, anzi: per colpa del primo monologo, più lungo del previsto, dice di aver perso 700 mila euro.
E dunque i 15 milioni diventano 14.3. Viale Mazzini si lamenta spesso anche col comune di Sanremo per la convenzione milionaria, rinnovata qualche mesi fa per i prossimi tre anni: 7 milioni di euro a edizione, quasi la metà del budget. Quest’anno la Rai ha risparmiato persino sui biglietti omaggio per l’Ariston, incassando 150mila euro al botteghino. Gianni Morandi ha guadagnato meno dei suoi predecessori, comunque una cifra considerevole (600mila euro), esattamente quanto Celentano che devolverà il suo ingaggio in beneficenza.
Le tre vallette di Sanremo insieme superano i soldi spesi per il bellissimo spettacolo di Patty Smith e Brian May nel giovedì dei duetti. Ma la 62esima edizione di Sanremo è ormai finita con le dimissione del direttore artistico Gianmarco Mazzi, dal 1 marzo il comando sarà in mano a Giancarlo Leone, il vicedirettore generale con delega ai programmi d’intrattenimento. Anche se il direttore generale Lei convoca la Commissione per il comitato etico contro Adriano Celentano, per capire se i suoi interventi hanno violato il contratto che aveva firmato.
Prima di mobilitare la struttura disciplinare di viale Mazzini, Lorenza Lei ha chiesto e ricevuto una lettera da Mauro Mazza (direttore di Rai1) e da Rosario Fiorespino (responsabile contratti). Stavolta è successo quel che desiderava il Consiglio di amministrazione (e Mazza riteneva possibile), ma quando l’ex consigliere Rizzo Nervo chiedeva un procedimento sul dg per le sue assunzioni natalizie, l’azienda ha pensato bene di ignorare la pratica. Persino il presidente Paolo Garimberti si oppose a una semplice discussione in Cda. Su Adriano Celentano, invece, tutti d’accordo.
(fonte: “Il Fatto Quotidiano”, 21 febbraio 2012 – articolo di Carlo Tecce)
Un festival povero che ha diviso l’Italia
Quattrocentomila spettatori in meno. A conti fatti, questo è il bilancio della 62° edizione del Festival di Sanremo, a confronto col «Morandi 1». Nelle sue (infinite) cinque serate, fra prima e seconda parte, l’evento ha totalizzato 11.122.000 spettatori. Risultato sicuramente molto importante (con la finale boom). Ma a quale costo? Segnaliamo almeno tre aspetti. Il Festival è stato evidentemente «cannibalizzato» da Adriano Celentano. Le serate che hanno catalizzato più pubblico sono state la prima (14.378.000 spettatori) e l’ultima (14.456.000).
Qui s’evidenzia la distanza fra ascolto e gradimento: vedere «cosa accade a Sanremo», «cosa dirà Celentano» è diventato rapidamente un «dovere sociale» (testimoniato anche dall’attenzione degli «opinion leader» su Twitter). Il gioco funziona, attrae spettatori, ma resta un dubbio: era Sanremo o il Celentano show? Secondo aspetto: il «Morandi 1» aveva saputo essere molto inter-generazionale.
Certo, lo zoccolo duro era rappresentato dagli ultra65enni, ma anche i giovani si erano lasciati conquistare (47,4% di share fra i 15-24enni). Il «Morandi 2» – con le sue lungaggini, con la sua scrittura povera, con gli ospiti messi in scaletta a casaccio – ha perso soprattutto i giovani (-5% sul target 15-24enni). Terzo aspetto: si dice che il Festival di Sanremo «unisce l’Italia». Ma a guardare i dati non pare. L’Italia sembra anzi spaccata. La dimensione di evento da non perdere resta viva solamente nelle regioni del Sud, con le vette del 60% di share in Puglia e Basilicata (effetto Papaleo?). Ma risalendo verso Nord gli share si dimezzano. Così la Lombardia si ferma al 37% di share, e il Trentino Alto Adige addirittura al 28,7%. Non è forse, anche questa, un’occasione persa per il servizio pubblico?
(fonte: “Corriere della Sera”, 20 febbraio 2012 – articolo di Aldo Grasso, in collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione Geca Italia su dati Auditel)
Ma quanti “Amici”!
«Mi dissero che mi avrebbero scelto comunque», ricorda il vincitore della sezione giovani Alessandro Casillo, «e non solo perché ero stato bravo durante l’audizione». Morandi e Mazzi lo avrebbero portato al festival in ogni caso, «mi hanno visto al talent show Io Canto». Poi Casillo si è pure classificato primo, al concorso per giovani emergenti bandito sulla rete da Rai e Facebook, ma questo non vuol dire: anche l’altra favorita Erica Mou, per fare un esempio, è approdata all’Ariston per scelta tecnica, essendosi distinta ai Wind Music Awards di Verona.
Tutto regolare, checché ne dica l’ingenuo Iacchetti, malgrado i Wind Music Awards di Verona siano organizzati dal veronese Mazzi. Se il Festival vede in gara 1500 giovani e ne sceglie sei a insindacabile giudizio del gruppo d’ascolto, capitanato dal presentatore e dal direttore artistico, non è necessariamente sospetto. Il regolamento parlava chiaro. Le segnalazioni su Facebook sarebbero state indicative.
«Morandi e Mazzi mi hanno dato un sacco di consigli», riconosce tuttavia il quindicenne prodigio. La voce dell’innocenza, intonata per giunta. Il primo consiglio è stato quello di trovarsi una casa discografica? Ed ecco materializzarsi Gabriele Parisi, ex manager e compagno di Laura Pausini, nonché titolare della Gpm. Con chi decide di collaborare la Gpm per produrre il primo cd di Casillo? Con la Rti, Reti Televisive Italiane di Mediaset.
Ora, la Rti possiede il cinquanta per cento della Fascino srl, la società di Maria De Filippi. Dove andrà a lavorare Gianmarco Mazzi, defenestrato dal festival? Alla Fascino srl, con l’incarico di consulente per i rapporti con le case discografiche. A cominciare dalla Gpm.
«Non smentisco e non confermo», si limita a dichiarare Maria De Filippi al Secolo XIX: «Però è proprio una bella idea». Bellissima.
Al Festival ci sono già Emma e Pier Davide Carone, entrambi made in Amici. E Pier Davide Carone ha scritto la canzone di Valerio Scanu, anch’egli prodotto di Amici, trionfatore di due anni fa. Un gigantesco conflitto di interessi, come ha attaccato per primo Dagospia e stanno protestando ai piani alti della Rai, dove peraltro hanno appena deciso di voltare pagina?
Lui, Alessandro Casillo, potrebbe essere l’ultimo vincitore costruito dal sistema dei talent show, una sorta di corsia preferenziale per il successo e un fantastico moltiplicatore di business. Come ha scritto il Secolo XIX, non è un caso che il sindaco di Verona Flavio Tosi sia uno dei sette prescelti per la beneficenza di Celentano: Tosi è amico di Mazzi, consulente per gli avvenimenti non lirici dell’Arena, e la consulenza è pagata dal Comune. Perciò: dove si svolgerà la finale di Amici edizione 2012? All’Arena di Verona.
«Mi piacerebbe tanto conoscere il signor Morandi», sospira la mamma del premiato signora Patrizia. Napoletana di Castel Volturno, infermiera, sposata al pompeiano cuoco Antonio ormai milanesizzato – il piatto che gli riesce meglio è il risotto ai funghi – mamma Patrizia giura che sorveglierà il figliolo perché non si lasci abbindolare dai Gatti e dalle Volpi che si aggirano nei Campi dei Miracoli musicali. «Prima di tutto deve studiare».
Tanta sobrietà e modestia, altri parenti avrebbero già assalito il conduttore pretendendo posti in platea e cd omaggio, dimostra come la famiglia Casillo sia riuscita a sottrarsi all’abbraccio della camorra, che allunga i suoi tentacoli anche nel mondo dello spettacolo. «Se vedo qualcuno che non mi piace ronzare attorno al mio ragazzo», assicura mamma Patrizia, «gli faccio subito troncare il rapporto». Dovrà comunque restare molto attenta.
Anche su Erica Mou si sono addensati ombre e sospetti, essendo la ragazza una purosangue della scuderia di Caterina Caselli, amicissima dello stesso Mazzi. Ma pare francamente troppo. Più probabile che il costruttore di star sanremesi abbia qualche noia per la sua Run Multimedia, società che produce videoclip commissionati da molti cantanti che hanno frequentato e frequentano le ultime edizioni del festival: Irene Grandi, Gigi D’Alessio, Francesco Renga…
L’Espresso ha rivelato che la Run Multimedia ha incassato oltre 4,3 milioni di euro, negli ultimi tre anni, e dunque la mesta condizione di vita di Mazzi («col festival guadagno duecentomila euro, metà se ne vanno in tasse») va ripensata.
Dimenticavamo: clienti del direttore artistico dell’edizione 2012 sono anche i suoi principali collaboratori, Adriano Celentano e Gianni Morandi. Tout se tient, dicono i francesi, e figuratevi a Sanremo con la Francia che è proprio lì.
(fonte: “Il Secolo XIX”, 20 febbraio 2012 – articolo di Paolo Crecchi)
Maria De Filippi prepara un “Sanremino” all’Arena di Verona
Hanno vinto i poteri forti, dicono quelli che hanno perso. La vittoria di Emma al 62° Festival di Sanremo era annunciata, dopo il secondo posto dell´anno scorso con i Modà; i ragazzi dei talent show sono imbattibili.
Il presenzialismo in tv paga, ma il concorrente è ben più temibile quando arriva da Amici. Brogli al televoto? «Non proprio, è difficile barare», dice un discografico che non vuol essere nominato, «ma si può stoppare il televoto al momento propizio, gli addetti hanno chiaro l´andamento dei risultati, bloccare il contatore cinque minuti prima o dopo può fare la differenza». Ammette però che quando le tre super-finaliste (Emma, Arisa, Noemi) sono state rimandate in gara, la community di Amici si è schierata a falange per Emma.
Il talent di Maria De Filippi ha una storia dentro Sanremo: negli ultimi quattro anni ha vinto tre edizioni. E lei se la riprende. «Farò un Sanremo piccolino dentro Amici», dice la conduttrice, «rimetterò in gara tutti i concorrenti che hanno transitato per il Festival nelle serali che inizieranno a fine marzo». La finale non sarà proprio una cosetta, si disputerà con due serate all´Arena di Verona, direttore artistico Gianmarco Mazzi, che con Sanremo ha chiuso e riparte proprio dal “Sanremino” di Maria.
«Guardi che mica ho scritturato Mazzi», precisa la De Filippi, «sono sei anni che mi sta dietro per portare la finale di Amici all´Arena, ora ritengo che abbiamo un cast che ci consenta di rischiare l´evento. E quando penso all´Arena, ho davanti agli occhi il concerto di Ligabue più che Sanremo».
Mazzi ha ormai un bel know how, potrebbe essere una risorsa per lei.
«Se arriva con un’idea stratosferica benvenuto. Per ora c’è solo l’Arena».
Non è che ha intenzione di scippare Sanremo alla Rai?
«Mediaset ormai non mi costringe neanche più alla controprogrammazione. E poi il mio sarà proprio “ino”, nove artisti che si scontrano sulle canzoni, nessuna sfida cruenta. Saranno i big della trasmissione; i giovani sono gli sfidanti dell’edizione in corso».
Proprio come Sanremo.
«La gestione del Festival è un apparato elefantiaco, difficilissimo da gestire, qualsiasi decisione si scontra con la burocrazia Rai. Noi, come sempre, ci muoveremo con più agilità. I big saranno votati su iTunes e con le vecchie cartoline postali, come a Canzonissima, i due estremi della televisione generalista, la tradizione e la Rete».
Anche la Rai quest’anno ha tentato un SanremoSocial. Non è stato esattamente un successone.
«Non puoi imbrigliare il web a tuo piacimento, devi lasciarlo libero. Quello è il potere della community di Amici di cui lei parla. Alessandra Amoroso ha 870mila fan su Facebook, ma io non sto mai a ufficializzare questi dati. E’ un pubblico che segue le sue regole, naviga libero, guarda e twitta, non ci puoi scendere a patti».
Però garantisce una fidelizzazione che in termini di televoto paga.
«Indubbiamente, fermo restando che non puoi regolarlo, e se non regali emozioni ti ignora».
Riporterà in gara Marco Carta e Valerio Scanu, Karima e Antonino, Emma e la Amoroso, Carone e Annalisa, insieme a Virginio, l’ultimo vincitore di Amici. Sembra che le ragazze abbiano decisamente una marcia in più.
«E’ vero, le donne hanno meno pudore, si mettono in gioco più facilmente. Emma piange a dirotto sul palco, Carone ha una sensibilità trattenuta, quando piange non lo vedi».
Lei per chi dei due tifava?
«Meno male che non si sono sfidati, sarebbe stato un casino vero. Ci siamo sentiti per tutta la settimana, quando riattaccavo con uno, chiamava l’altra. Pierdavide è il mio panda, ha una scrittura poetica e delicata che deve essere protetta da tv, discografici e impresari, meno male che Dalla l´ha capito. Emma è istintiva, una che si dispera quando ha le sue pene d’amore e che ha annullato ogni impegno quando suo cugino è morto. Vengono dalla stessa edizione di Amici, non sono veri rivali».
Alcuni vincitori di Sanremo sono già finiti nell´ombra, come Scanu e Carta.
«Non esiste la formula magica per diventare una pop star. Carta si è rimesso a studiare col maestro Vessicchio. Sembra presuntuoso, è solo indifeso, non ha una famiglia alle spalle come Emma, è cresciuto per strada. Deve riacchiappare il treno del successo, e io devo aiutarlo, mi sentirei uno straccio se non lo facessi; di me si fida, sa che non gli tolgo niente».
Qual è stato secondo lei il momento più alto del Festival?
«Celentano e Morandi nella serata finale. Adriano era disposto al confronto anche di fronte ai fischi, cosa che chi fa il suo mestiere non accetta mai. E’ stato un momento di grande televisione quando si sono seduti sulla scala a cantare. La ricetta, come vede, è sempre molto semplice».
Quanto serve Sanremo a un vincitore di talent show?
«Un tempo, quando i talent erano considerati cheap, si andava al Festival per riabilitarsi. Ma ormai è acqua passata. Oggi in termini di vendite, come ha dimostrato la Amoroso, che all’Ariston è andata solo come ospite, non serve assolutamente a niente».
Alcuni contestano il fatto che lei continua a essere troppo protettiva con i suoi pupilli.
«Dicano quel che vogliono, io ho un magnifico rapporto con loro. Se avessero dei rancori non tornerebbero dove sono nati a fare il Sanremino. Volevano rimettersi le divise bianche e blu. Gli ho detto: “Ma no ragazzi, ora siete delle star”».
(fonte: “La Repubblica”, 20 febbraio 2012 – articolo di Giuseppe Videtti)
CRITICA TV
Solo Salvo Sottile resiste a Sanremo
Di fronte alla «serrata sanremese», di fronte alla sospensione della maggior parte della consueta programmazione
per evitare lo scontro diretto con il Festival (ma ha ancora senso?), ha resistito stoico solo Salvo Sottile, con tanto di frecciatina alla leggerezza delle canzonette in apertura di trasmissione. A «Quarto Grado», è vero, si parlava di cose ben più serie (Rete4, venerdì ore 21.10) L’altra sera il tema principale era l’aumento esponenziale della violenza sulle donne, spesso nel contesto familiare, spesso compiuta da persone fidate. Emblematici allora i casi di Melania Rea, della giovane ginnasta Yara Gambirasio, di Lucia Manca, per i quali non si è ancora stabilito un colpevole accertato. Le cronache giudiziarie dei loro delitti sono state ricostruite attraverso le inchieste degli inviati e la conduzione tutta prossemica di Salvo Sottile, coadiuvato dalla bionda hitchcockiana Sabrina Scampini (la sigla della trasmissione è il tema di Psyco ) e dalla solita compagnia di giro di criminologi, esperti forensi, psicologi e opinioniste che subito declinano il tema come conseguenza della «guerra tra i sessi».
Il problema di «Quarto Grado» sono proprio gli ospiti in studio, dalla Palombelli a Picozzi, a Meluzzi: basterebbe poco per migliorare il programma, magari scegliendo degli esperti meno scontati e meno «usurati» dalle infinite apparizioni tv.
Certo, anche qui non si sfugge poi al solito meccanismo di serializzazione dei delitti, a quella morbosità che viene non tanto dalla violenza che inevitabilmente si lega ai casi di cronaca raccontati quanto più dalla loro infinita reiterazione sul piccolo schermo, dalla povera Melania Rea al naufragio della Concordia. Sul finale di trasmissione si cede anche alla tentazione del plastico, con un acquario che vorrebbe rappresentare il complesso ecosistema dell’Isola del Giglio.
(fonte: “Corriere della Sera”, 19 febbraio 2012 - articolo di Aldo Grasso)
Rapiti dalla comicità di Stanlio e Ollio
Eravamo piccoli e la Rai già ci offriva le comiche di Stanlio e Ollio, anche se allora, non ricordo perché, i due in Italia si chiamavano Cric e Croc e qualcuno aveva persino vestito di parole funerarie la celebre sigla musicale che funzionava da marchio di riconoscibilità. «È morto Cric, è morto Croc, povero Cric, povero Croc», con annesse varianti e storpiature dialettali. Siamo grandi e tutti i giorni Raitre ripropone ancora Stanlio e Ollio, subito dopo «Blob» (considerata un tempo una trasmissione d’avanguardia), addirittura con qualche spettatore in più di «Blob» (la media di share è del 6,15%).
Nel frattempo sappiamo tutto della vita di Stan Laurel e Oliver Hardy, del loro legame professionale (hanno iniziato a lavorare insieme dal 1926 realizzando un numero incredibile di comiche e di lungometraggi, passando dal muto al sonoro), persino della loro fortuna critica (nel libro «Triste, solitario y final», Osvaldo Soriano rievoca alcuni episodi della vita di Laurel & Hardy in maniera quasi commossa). Sappiamo tutto ma continuiamo a essere rapiti dalla loro comicità. Il cui segreto, racchiuso in molti film delle origini, è spiegato molto bene nell’incantevole Hugo Cabret di Martin Scorsese: la magia nasce solo quando il meccanismo (la tecnica, raffigurata dai grandi orologi della stazione) funziona alla perfezione.
Stanlio e Ollio variano all’infinito un unico paradigma: la contrapposizione tra il magro e il grasso, tra l’ingenua stoltezza e l’irascibilità burbera, tra il piagnucolio e la voce grossa. Chi combini più guai tra i due non è detto, ma ogni volta il guaio è alle porte. Ogni intervento, dell’uno o dell’altro, peggiora sempre la situazione, fino alla catastrofe finale.
Oggi la comicità («Zelig», «Colorado» e compagnia cantando) è tutta di parola, basata sulla ripetitività (il classico tormentone) e il doppio senso. Manca la macchina della comicità, cioè l’orologio di Hugo Cabret.
(fonte: “Corriere della Sera”, 17 febbraio 2012 - articolo di Aldo Grasso)
ZONA TALENT E REALITY
“Amici” 11: tre sì per l’esame di Valeria
Rudy Zerbi chiede a Valeria di cantare Chasing Pavements e l’inedito Il Gusto del Caffè. L’insegnante della squadra verde si sbilancia per la prima volta a favore di un’allieva: “Ti ho chiesto di eseguire anche il tuo pezzo perché è importante far capire che oltre a cantare come si deve, sai anche scrivere e interpretare. Ti trovo poliedrica, trasversale, sempre unica e originale. Io la prognosi la sciolgo subito e per me tu sei assolutamente da serale. Ci tengo a dire che a differenza di altri, non sei mai banale”. Luca Zanforlin chiede a Zerbi se sia d’accordo con il giudizio di Grazia Di Michele riguardo all’eccessiva carica che Valeria metterebbe nel cantare. “No – risponde il docente – lei ha una personalità che da colore alle canzoni, significa non essere cantante di canzoni, ma artisti. Qui dentro ce ne sono già di cantanti di canzoni”. “Chi sarebbero?”, chiede l’insegnante gialla. “Penso che Ottavio e Carlo Alberto siano spesso cantanti di canzoni, e non l’ho mai nascosto, con tutto il rispetto e la stima perché sono dei bravi cantanti”, la risposta di Zerbi.
Ottavio si sente chiamato in causa: “Mi fa piacere che il signor Zerbi abbia sempre il mio nome in bocca, ma questo è l’esame di Valeria e credo che per elogiare i suoi cantanti non abbia bisogno di infangare il nome di altri”. Luca interviene: “Zerbi ha solo risposto a una domanda precisa. E ha anche citato Carlo”. E Ottavio aggiunge con sarcasmo: “Allora vuol dire che ci vuole bene”. “Questo è vero”, continua Zerbi. Carlo invece è più sereno: “Mi dispiace se Ottavio si è arrabbiato. Io dico che Rodolfo mi sta simpatico”. Il docente sorride: “Anche tu mi stai simpatico”.
Mara Maionchi non ha bisogno di verifiche su Valeria: “Io non ti chiederò di cantare nulla. Tu hai una grande dote che è quella di saper cantare senza urlare, una cosa rara tra i cantanti italiani. Per me tu devi andare al serale”. Luca chiede a Grazia Di Michele di riferire a Valeria un’opinione che il preside della scuola già conosce. “Si scherzava – risponde l’insegnante – ho detto a Luca che quando canti sembri posseduta, nel senso che dai l’idea di perdere la concezione dell’esterno. Ma la mia è una provocazione”. L’allieva commenta: “Mi sembra un po’ eccessivo. E’ normale che quando uno canta tende a estraniarsi, ma questo non vuol dire perdere la concentrazione”. La docente gialla comunica comunque il suo giudizio alla cantante: “Tu per me sei tra quelli che fanno parte del numero che andrà al serale. Volevo solo esprimerti il mio pensiero perché non abbiamo mai avuto modo di parlare”.
Esame di sbarramento di Chiara
Durante il fuori onda Chiara viene incoraggiata dai compagni a dare il meglio. “Ho un ansia incredibile”, commenta la ballerina che si trova ad affrontare il giudizio di Garrison per primo. Il maestro di danza chiede all’allieva di eseguire un passo a due con Stefano e una coreografia improvvisata con due ballerini: “Siete in tre sul palco. Tu devi interagire con loro senza toccarli”. Garrison non ha mai nascosto di trovare la ballerina gialla poco seducente: “Sei molto bella e hai un fisico perfetto per la danza. Magari lo avesse il mio amico Nunzio quel fisico. Hai braccia e gambe lunghe. Ma il mio problema non è questo. Il fatto è che sono sempre del parere che sei un po’ acerba; ti vedo bambina. Hai fatto ginnastica artistica, vero? Io vedo una ginnasta che fa passi di danza. Per questo motivo credo che tu non sia pronta per il serale”. Chiara si aspettava il no dal docente verde: “Ho cercato di concentrarmi su quello che mi diceva, ma non ci sono riuscita”.
Cannito chiede a Chiara di eseguire un passo a due con Amilcar al termine del quale invita la ballerina a sedersi al suo posto dietro alla cattedra: “Vieni a sederti qui. Vorrei che ora, da questa prospettiva, guardassi ballare Anbeta e Stefano la stessa coreografia”. La ballerina siede sulla cattedra e osserva i due professionisti. “Io non voglio fare paragoni con Anbeta perché sarebbe impossibile – commenta Cannito – Tu sei una ballerina brava, e non starò qui a dirti che sei anche bella. Troverai sicuramente lavoro fuori da qui; però se una persona ti dice questo, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Anbeta è riuscita senza particolari espressioni, senza forzare nulla, a dare qualcosa. Eppure, anche senza sforzi, vibrava. Era proprio nell’arrivare fino in fondo con il movimento che dava questa vibrazione. Penso che ci sono altre persone che più di te hanno qualcosa che vibra”.
Il giudizio di Cannito e l’esito dell’esame di Chiara, che si concluderà con il verdetto finale della sua insegnante Celentano, la prossima puntata.
(fonte: LaStampa.it, 23 febbraio 2012 – articolo di Arianna Curcio – NEXTA)
“Grande Fratello” 12 / “L’isola dei famosi” 9
Per maggiori informazioni visitate lo spazio del blog interamente dedicato al mondo dei reality, TV Reality!
TELEFILM
“Smash” quasi perfetto. Manca un po’ di cuore
Basta con i corridoi di una scuola di provincia invasa da ragazzi che cantano, come in «Glee». Stavolta si fa sul serio, almeno nelle intenzioni, e si mette in scena l’inevitabile punto di arrivo di ogni scalata al successo musicale che si rispetti, la destinazione concreta di tutti i sogni e idealismi da liceale.
Stavolta si rappresenta Broadway: il suo mondo, gli splendori e le invidie del dietro le quinte. «Smash», nuova serie di NBC con l’impronta produttiva di Steven Spielberg, arriva in Italia a due settimane dalla messa in onda americana (Mediaset Premium, Mya, domenica, ore 21.15) e ci introduce in medias res nella scrittura e nel backstage di un musical, dedicato alla vita di Marylin Monroe.
Seguiamo così la nascita e lo sviluppo di idee e canzoni dei due autori e compositori, Julia Houston (Debra Messing, indimenticata Grace Adler in Will & Grace) e Tom Leavitt (Christian Borle). Seguiamo i dissidi e le contrattazioni con un regista di successo, Derek Wills (Jack Davenport, già nel piccolo cult inglese «Coupling»). Seguiamo i casting, che vedono confrontarsi una giovane che tenta di sfondare, Karen Cartwright (Katharine McPhee, direttamente da «American Idol»), e un’attrice di mestiere alla ricerca di un’affermazione finora non arrivata, Ivy Lynn (Megan Hilty, una lunga carriera a Broadway, quella vera). Belle speranze e sogni infranti, insomma. Gli attori sono di assoluto primo piano, con un’Anjelica Huston che sembra tornata tra i Tenenbaum. La storia è intrigante, le performance e le canzoni impeccabili (anche se sarebbe ora di chiedere una moratoria su «Beautiful» di Christina Aguilera). Insomma, un mix di ingredienti esplosivo, e pressoché perfetto. Se solo non ne mancasse (per ora) uno, al centro dei grandi successi di Broadway (e dei film più riusciti di Spielberg): un po’ di cuore, l’impressione che sia vero.
(fonte: “Corriere della Sera”, 21 febbraio 2012 - articolo di Aldo Grasso)
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