Edicola – “Io Donna” propone le follie d’amore di attori, cantanti e scrittori 21 febbraio 2012
Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Io Donna, Libri, Musica.trackback
Il settimanale femminile del Corriere della Sera “Io Donna” (RCS Editori), in edicola sabato prossimo 25 febbraio con il quotidiano al prezzo complessivo di 1,50 € (qui sotto la copertina in anteprima esclusiva), presenta questa volta le follie d’amore di alcuni attori, cantanti e scrittori.

A seguire, il servizio in anteprima assoluta.
“Per amore abbiamo fatto follie”
Appostarsi (per giorni interi) sotto casa in attesa
di uno sguardo. Saltare nel vuoto di una città tutta nuova.
Prendersi un sacco di botte per fare la figura dell’eroe.
C’è un gesto di coraggio compiuto per passione in ogni
bagaglio di vita. E c’è chi lo ha ricordato per noidi Giulia Calliga
Arisa
Nel brano presentato all’ultima edizione del Festival di Sanremo, La notte – contenuto nell’album Amami - Arisa dice che avere tutto non basta per essere felici. Bisogna amare. «Però io finora non ho davvero incontrato un amore da mettere davanti al mio lavoro. Certo lo vorrei» confessa. Finora nessun gesto folle per il cuore? «Non mi fido molto dei gesti eclatanti, richiedono una lunga lavorazione. E poi, come tutte le fiammate, svaniscono. Però sì, un gesto pazzerello lo posso raccontare: mi sono appostata due giorni a Roma, in Piazza San Lorenzo, per aspettare l’epifania di una persona che abitava lì e che desideravo proprio tanto». E poi? «E poi il mio desiderio aveva cosparso talmente la piazza che l’ho incontrato». Ed è servito il gesto pazzerello? «Sì, ci siamo fidanzati, è stato lui il mio fidanzato storico (Giuseppe Anastasi, anche suo unico autore, ndr)». E la fiammata si è spenta? «Non è stata una fiammata, ma ci siamo fatti del male, ed è finita. Lasciarci è stato l’atto più sincero tra noi. Anche per questo ci vuole coraggio».
Alessandro Preziosi
Il bell’Alessandro di questi tempi indossa il nasone e recita rime per impersonare a teatro Cyrano de Bergerac (cyranointour.it). Ma nella vita di certo non ne avrà avuto bisogno, basta uno sguardo, ipotizziamo… «Non è vero» incalza lui e sfoglia l’album dei ricordi: «A 24 anni, appena laureato in Giurisprudenza, presi il treno per Milano per incontrare una donna che conoscevo a stento. Mi appostai fuori dal suo ufficio e la invitai a pranzo. Ecco, a tavola non toccai cibo, tante erano le farfalle che sentivo nello stomaco». E lei si emozionò? «Non è finita» riprende. «Per dimostrarle che facevo sul serio, andammo in giro in tutte le accademie di teatro e io le dissi che mi sarei trasferito a Milano… E così fu. La storia tra noi non fu lunga, ma alla fine io mi iscrissi davvero all’Accademia dei filodrammatici e oggi faccio l’attore». Quindi la vita premia il coraggio? «Direi di sì, ma il salto nel vuoto non deve colpire altri» aggiunge, forse in riferimento alla sua recente separazione da Vittoria Puccini. «Va fatto solo se il bagaglio è leggero».
Deniz Ozdogan
Sul palcoscenico è stata una Giulietta sorprendente accanto a Riccardo Scamarcio-Romeo: «Perché in amore io credo nei gesti estremi» chiarisce subito Deniz Ozdogan, che dei suoi natali turchi conserva un accento musicale. «Quando volevo lasciare Istanbul per tentare un’altra avventura, ci sarebbe stata Londra nei miei piani, ma a Roma avevo trovato l’amore, quindi sono venuta qui, anche se non c’era tanto lavoro per un’attrice turca. Tant’è che poi volevo andarmene. Avevo puntato su Berlino, città più internazionale… Invece sapete dove vivo?». Dove? «A Udine. Perché, quando stavo per prendere il biglietto, in uno spettacolo del regista Eimuntas Nekrosius ho incontrato Andrea (Andrea Collavino, attore ndr). Non sapevo neppure se si fosse accorto di me, mi bastava sapere che lui era qui, per non partire. Oggi è mio marito». E la parte di Giulietta quando è arrivata? «Quando sei traboccante d’amore, la vita ti rispecchia. Giulietta crede fino all’ultimo al suo sogno, poi è sopraffatta. Io cerco di scrivere nella mia vita un finale diverso sulle ali della stessa passione».
Gianrico Carofiglio
A leggerlo, Gianrico Carofiglio, lo si immagina cavaliere di grandi parole più che di “audaci imprese” (provare per credere Il silenzio dell’onda, Rizzoli, che si trasformerà a breve in un progetto cinematografico). Parole, per altro, resistenti alla traduzione in ben 24 lingue. Invece ci stupisce con un racconto in cui tergiversò ben poco: «Avevo 21 anni e passeggiavo con una fidanzata che mi piaceva molto e che amava il coraggio fisico. Non volevo deluderla». Premette. «Vediamo due delinquenti che cercano di derubare una signora e poi, passando di lato a noi, ci urtano. “Scusate” li provoco io, incassando subito le loro alle parole e presto anche un pugno in fronte con tanto di “cazzottiera” (i segni delle dita, ndr) che mi restò timbrata per parecchio tempo». Il finale, però, è a sorpresa: «Loro non sapevano che sono cintura nera di arti marziali, e alla fine ne presero un bel po’. Io mi guadagnai l’ammirazione della mia bella e il giorno dopo in caserma – allora ero militare – anche quello dei miei compagni».
Franco Nero
Sorride Franco Nero quando gli si chiede di ritrovare nei suoi fascinosi settant’anni la volta in cui il suo coraggio seguì il cuore. «Quante cose dovrei raccontare, non basterebbero due giorni» ammette, stando al pari di una fama seduttiva che lo vuole l’attore di bellezza più americana del nostro cinema. Poi va dritto all’origine della sua lunga storia d’amore con Vanessa Redgrave, divenuta sua moglie nel 2006, dopo 40 anni di relazione a stagioni alterne. «Ero un giovane attore non ancora trentenne quando Jack Warner mi fece un’offerta che avrebbe messo a posto il mio futuro: cinque film in America. E io ruppi il contratto dopo Camelot, nel ’67, per seguire certi amici, Vittorio Storaro per dirne uno. E Vanessa, che avevo conosciuto proprio su quel set. All’epoca, solo tornando in Europa, potevo continuare la mia relazione con lei». Mai pensato come sarebbe andata prendendo la strada lasciata? «No, non ci si può pensare troppo, la vita va avanti e ti travolge: e poi è in questa via che sono venuti i figli e i nipoti che mi circondano oggi, e la mia storia con loro».
Pulsatilla
All’inizio fatichiamo a capirci: l’atto più coraggioso fatto per amore. «Per un uomo?» chiede Valeria di Napoli, in arte Pulsatilla, blogger seguitissima e scrittrice brillante. E poi parte a raffica: «Ho scoperto di aspettare un figlio dopo due mesi di una relazione ancora da costruire. Lui aveva perso il lavoro, mio padre era grave all’ospedale, due giorni dopo avevo un volo per un reportage in Australia. Dovevo liberarmi di tutto e partire? Non l’ho fatto. Le prime nausee sono iniziate in aereo. A Melbourne ho cominciato a vomitare l’anima. Ho continuato a Sydney, poi dal finestrino lungo la Great Ocean Road, poi nel deserto in carovana, poi nei villaggi aborigeni, poi in mare aperto tra le isole del Queensland… Ho speso 800 euro di telefono per dire al ragazzo di cui ricordavo a stento il volto “Mi manchi”. Al ritorno pesavo meno di quando ero partita. Ma mio padre stava meglio. Il mio lui aveva un nuovo lavoro. Per quell’atto di fiducia nella vita ora è mio marito e di là c’è una bimba che corre con in mano un canguro di peluche». E conclude: «Va bene?».







Accedi ad AntonioGenna.net
Cartoon News
Cine News
Il mondo dei doppiatori
Simpsoniana
Telefilm News
