Edicola – “Nocturno” n° 113, gennaio 2012: “Katie e i mostri – Dossier Incubi & Visioni 2011″ 14 gennaio 2012
Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Film, Nocturno.trackback
E’ in vendita in edicola, al prezzo di 6,90 €, il numero 113 – Gennaio 2012 del mensile di cinema e televisione “Nocturno”, edito da Cinema Bis Communication.
A seguire, la copertina ed una presentazione dei contenuti del numero.

Editoriale
Questione di tempo di Michele Giordano
www.nocturno.it di Mauro GervasiniNocturniani
Mr. CANNIBAL di Rugger Deodato
Sfarinature di Corrado Farina
IN NERO di Francesco BarilliIn sala
Shame
M: I 4 – Protocollo fantasma
La talpa
La congiura della pietra nera
Hesher è stato qui
Hugo CabretVisioni
Non avere paura del buio
The Raid
Intruders
Underworld: Il risveglioPercorsi
Dove eravamo rimasti? – parte 2
La strage degli innocenti
96 Intervista carriera
John LandisCult
Behind the Green DoorStarlette
Brigitte PetronioHome video
Di seguito, una presentazione del dossier di questo numero.

Guardando a ritroso, questo è stato un anno di ristrettezze un po’ ovunque, complice forse la crisi mondiale e lo stemperamento delle tensioni legate alla paura dello straniero. Le ferite dell’11/9 stanno cominciando a rimarginarsi e la consapevolezza della morte di Osama Bin Laden e Gheddafi (le cui immagini sanguinanti facevano molto “mondo-movie”) ha ricreato l’illusione perduta che la Nostra sia l’unica delle società possibili. Ma il pericolo è altrove, all’interno, nella nostra economia che precipita e ci trascina con sè.
E così il cinema della New Hollywood è scivolato inesorabilmente verso quelle rive opposte dalle quali si è sempre tenuto lontano: il mainstream fine a se stesso (Hugo di Martin Scorsese) e il cinema indie (quasi) autoprodotto (Twixt di Francis Ford Coppola). Non sarà un caso che il cinema dei Grandi Maestri, che all’ultima Mostra di Venezia lasciava intendere qualcosa di “importante” sulla carta, si sia risolto in una spicciolata di piccoli film. Piccoli nella storia, nelle ambizioni, nei costi. Sto parlando di Carnage di Roman Polanski e di A Dangerous Method di David Cronenberg. Film più di scrittura che d’immagine, costruiti con l’intento di abbracciare il più vasto pubblico possibile nei limiti concessi dal budget ristretto. Non che Carnage e A Dangerous Method, fossero poi dei brutti film, intendiamoci, ma sicuramente non sono i film che prenderemmo in considerazione per spiegare il genio filmico di Cronenberg e Polanski.
Discorso diverso per Twixt di Coppola che racconta in maniera personale e ironica la perdita di un figlio e la passione per una certa produzione di B-Movie che non esiste più (non dimentichiamoci che Coppola ha cominciato con Corman). Twixt è una storia di vampiri, ma è anche un film pregno di umorismo grottesco e di una velata malinconia. Non è perfetto, non è commerciale, ma è qualcosa che ti rimane dentro e che sicuramente, nel raccontare la parabola evolutiva del cinema di Coppola, diventa (nel bene e nel male) qualcosa che non si può eludere.
Farà forse bene Steven Spielberg, che continua a perseguire la sua strada del cinema per le grandi platee, alternando pretenziose storie “sociali” (War Horse) al cinema per ragazzi. Peccato però che Le Avventure di TinTin sia passato inosservato come una scoreggia nella tormenta. Anche qui, non che il film fosse fatto poi così male – anzi il 3D è una favola e il ritmo è di quelli che ti rimbambisce dalla prima all’ultima sequenza (un po’ come in Prova a prendermi, per capirsi) -, ma, forse, all’inzio del secondo decennio del nuovo millennio, il bambino che è dentro Spielberg non ha più le stesse esigenze e nostalgie di quello nascosto dentro di noi.
L’esponenziale deriva dei “bravi ragazzi” della New Hollywood è concisa con il quasi totale oscuramento dei “cattivi ragazzi” del New Horror. O sono quasi tutti morti o non riescono più a montare un film e quando ci riescono: che Dio ce ne scampi! Basti pensare al The Hole di Joe Dante, al Survival of the Dead di George Romero o all’algido The Ward di John Carpenter.
Dei Master of Horror del bel tempo che fu, quest’anno è toccato solo a John Landis tentare di reinventarsi una carriera che non esiste più, ma, purtroppo, Ladri di cadaveri, per quanto grazioso e impreziosito da attori di razza come Simon Pegg e Andy Serkis, alla fine si è rivelato per quello che non poteva che essere: un film vecchio… (Manlio Gomarasca)







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