jump to navigation

Edicola – “National Geographic Italia” vol.29 n°1, gennaio 2012: “Gemelli – Così uguali, così diversi” 13 gennaio 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie National Geographic Italia, Natura.
trackback

E’ in vendita in edicola al prezzo di 4,50 € il numero di Gennaio 2012 - Vol. 291 del mensile “National Geographic Italia”, edito da Gruppo Editoriale L’Espresso e certificato dal marchio “National Geographic”, autorevole in campo divulgativo storico e geografico.
A seguire, la copertina e l’elenco dei principali contenuti.

Il numero di GENNAIO 2012:
“Gemelli – Così uguali, così diversi”

Due parole sui gemelli
di Peter Miller. Fotografie di Jodi Cobb e Martin Schoeller
Nella vita delle persone conta più l’ambiente o il DNA? Si cerca di capirlo studiando i gemelli.

Un futuro senza mine
di Mark Jenkins. Fotografie di Lynn Johnson
Tra i paesi più minati al mondo, la Cambogia è all’avanguardia mondiale nell’opera di bonifica.

L’oro di Panama
di A.R. Williams. Fotografie di David Coventry
Torna alla luce il tesoro di un antico cimitero in un campo del paese centroamericano.

La Terra e il sale
di Virginia Morell. Fotografie di George Steinmetz
Nella depressione della Dancalia, in Africa, le tribù di pastori e i mercanti di sale vivono in un paesaggio desolato e surreale.

Per amore della terra
di David Quammen. Fotografie di William Albert Allard
In Montana, tra i discendenti dei pionieri.

Codice postale: Cesena
di Sandro Bassi. Fotografie di Fabio Liverani
La civiltà dei libri trionfa alla Biblioteca malatestiana, patrimonio italiano.

NOW:

Grotta continua
Scoperto in provincia di Udine il pozzo verticale continuo più profondo d’Italia.

Piccola testa, grande lavoro
Per la prima volta possiamo vedere
il viso originale di una tsantsa.

Capre estirpatrici
Troppe erbacce? Affittate un gregge.

Il trucco del panda

Gli scienziati si travestono per studiare da vicino i timidissimi mammiferi.

NEXT:

Ancora più giù
Scavare in profondità nel sottosuolo
per scoprire i segreti del pianeta.

L’Antartide perde i pezzi
Un sottomarino telecomandato esplora una piattaforma di ghiaccio, dal basso.

La bella e i batteri

I microbi aiutano a restaurare gli affreschi.

Il segreto dello squalo
La tecnologia imita la pelle del predatore.

A seguire, un’introduzione del direttore Marco Cattaneo.

Dal direttore
Era notte inoltrata  quando Kok Phann è arrivato all’ospedale di Emergency a Battambang, il capoluogo della Cambogia nord-occidentale. Era saltato su una mina artigianale, confezionata con benzina, fertilizzante e frammenti metallici, mentre giocava vicino casa. Ricordo lo sguardo rassegnato della madre, mentre i sanitari cercavano di rimuovere i brandelli di tessuto dalla gamba carbonizzata fino al ginocchio.

L’ho seguito in sala operatoria e ho documentato con l’occhio indiscreto della macchina fotografica quella disperata lotta tra la vita e la morte, fino a quando un infermiere ha lasciato cadere nel sacco della spazzatura le gambe di un ragazzino di sette anni.

Kok Phann non ce l’ha fatta; alcuni frammenti lo avevano colpito alla testa penetrando troppo in profondità. Come lui, in quel maledetto marzo 1999, migliaia di bambini sono rimasti uccisi o mutilati dalle mine quando le loro famiglie sono tornate nei villaggi dopo la chiusura degli ultimi campi profughi in Thailandia. La guerra in Cambogia era finita, almeno per le cronache. Ma migliaia di altri avrebbero subito la stessa sorte, perché le mine antiuomo se ne fregano dei trattati di pace.

Grazie all’impegno di molte associazioni umanitarie, la Cambogia sta uscendo da quell’incubo, e forse tra qualche anno i milioni di mine disseminati nella regione smetteranno di mietere vittime. Ma sarà bene non dimenticare l’atrocità di uno dei più assurdi strumenti di morte mai concepiti dall’uomo.