jump to navigation

Edicola – “Io Donna” racconta sei attori italiani emergenti del 2012 12 gennaio 2012

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Film, Io Donna.
trackback

Il settimanale del Corriere della Sera “Io Donna” (RCS Editori), in edicola sabato prossimo con il quotidiano al prezzo complessivo di 1,50 € (qui sotto la copertina in anteprima esclusiva), ha ideato un’iniziativa che è stata presentata in anteprima al Pitti Uomo di Firenze (10 – 13 gennaio 2012).
I sei attori emergenti italiani del servizio di copertina non si sono limitati a raccontare le loro passioni nell’intervista (di cui sotto presento uno stralcio esclusivo), ma hanno anche interpretato la loro passione più intima nei video d’autore realizzati per “Io Donna” da Alberto Guglielmi e Bernardo Barilli. Per vederli, insieme con i video del backstage del servizio “Moda uomo” di pagina 82, l’appuntamento in anteprima è a Firenze, a Pitti Uomo, a partire da martedì scorso, dove quattro schermi messi a disposizione da Hannspree proietteranno i “film”… e poi, naturalmente, sul sito web Iodonna.it.

Cosa fanno gli attori in questi video?
Andrea Bosca canta da un microfono anni Cinquanta ma il suo swing si trasforma in un rap. Vinicio Marchioni (foto sopra) si toglie il trucco da attore guardando dritto nella macchina da presa. Lino Guanciale osserva incantato le pagine che si staccano dal libro che sta leggendo e prendono il volo. Primo Reggiani armeggia in modo sospetto sul motore della sua vespa e poi sfreccia via. Marco Rossetti si spoglia pregustando l’attimo in cui incontrerà l’acqua della piscina dove giocherà la partita di pallanuoto della vita. Edoardo Natoli gioca con una cornice vuota pensando al prossimo quadro che dipingerà.
Queste brevi interpretazioni sono i racconti visivi delle grandi passioni che hanno svelato di avere nell’intervista, ecco un estratto in anteprima.

VINICIO MARCHIONI
Premiato al cinema per Venti sigarette, molto apprezzato in tv nel ruolo del Freddo in Romanzo criminale, Vinicio Marchioni ha cominciato a teatro e lì è rimasto il suo cuore.
«Ho iniziato alle superiori. Frequentavo l’istituto tecnico industriale, che con il teatro non c’entra niente. Ma avevo due insegnanti appassionatissimi. All’università mi iscrissi a Lettere e a un certo punto, per curiosità intellettuale, mi venne voglia di mettere in pratica quello che studiavo in teoria ai corsi di storia del teatro. Mi iscrissi a una piccola scuola da frequentare per un paio di mesi. Che diventarono tre, sei, poi un anno, tre anni… L’università sta ancora lì, mi mancano quattro esami che non darò più, con buona pace di mia madre.
Gli insegnanti hanno passato i primi mesi di scuola di teatro a distruggermi: non ce la farai mai, non sai parlare, hai un brutto rapporto con il tuo corpo. Per una decina d’anni ho fatto mille mestieri: il cameriere, il gonfiatore di palloncini alle feste di compleanno, le pulizie con mia madre. Avevo anche pensato di mollare tutto e trasferirmi in Calabria a lavorare con un amico che stava aprendo un pastificio. Ma ho resistito».

PRIMO REGGIANI
Per Primo Reggiani, visto in R.i.s. Delitti imperfetti 2 e 3 e tra poco in Una grande famiglia in tv, in Qualche nuvola (opera prima di Saverio Di Biagio) al cinema, la moto è la libertà.
«Tu mi dirai: che libertà provi nel traffico di Roma? Nessuna. Ma quando trovi la strada libera e acceleri un po’ hai la sensazione di essere sull’Himalaya a fare il viaggio della vita. In realtà mi limito a qualche gita fuori città nel week end; quando sono nervoso è un modo per sfogarmi (con prudenza: di incidenti ne ho avuti parecchi e ho imparato la lezione). Mi piace visitare posti che non conosco, sono curioso. Ma torno spesso nel Salento, dove ho una casa, o sulla Costiera amalfitana, che per i motociclisti è un posto bellissimo.».

LINO GUANCIALE
«L’amore per la lettura mi accompagna fin da bambino. Mi diverte qualunque tipo di libro, dai classici ai saggi, ai giovani narratori italiani. Il primo? L’isola del tesoro: cominciato a 5 anni, finito a 8. Leggevo, rileggevo, non capivo… Il più importante? Difficile scegliere… Forse La lingua salvata di Elias Canetti. In  un libro è una persona che racconta qualcosa: io mi ci metto di fronte come a qualcuno che mi parla». Lino Guanciale (Il gioiellino, Vallanzasca, presto in Il volto di un’altra di Pappi Corsicato e in Nero fiddled, il nuovo film di Woody Allen) usa la lettura anche per il suo lavoro di docente, che porta avanti assieme a quello di attore: «Ho insegnato all’università di Venezia e di Roma, tengo laboratori nelle scuole. La formazione del pubblico, che poi è anche formazione sul linguaggio, per me è più importante degli spettacoli: solo così costruisci un rapporto con gli spettatori».

EDOARDO NATOLI
Sono i 29 personaggi su cui sta lavorando Edoardo Natoli, nel curriculum la fiction tv Raccontami e Noi credevamo al cinema, dove lo rivedremo presto in Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana.
«Sono i “Senza cuore”, appunto, figure con cui ho esorcizzato i miei fantasmi: i nemici del passato, un po’ incubi un po’ persone vere che sono riuscito a buttarmi dietro le spalle grazie all’arte. Come una mia zia cattivissima, o una maestra che all’asilo mi costringeva a mangiare la minestra, o una cliente insopportabile del negozio di mia madre. Ho inventato una storia che li lega: ognuno di loro ha vissuto in un appartamento stregato che ha influito sulle loro vite rendendoli brutte persone. Tutti si sono suicidati in modo grottesco (insceno la loro morte in altri quadri), sono in lutto per se stessi perché nessuno li piange e nessuno li abbraccia – neanche loro hanno braccia, infatti». Per adesso Natoli tiene i suoi lavori appesi in casa, ma presto diventeranno un libro e una mostra. La tecnica è insolita: «Sparo pezzi di carta e di tessuto con la sparapunti del tappezziere, di quelle che si usano per fissare la stoffa».

ANDREA BOSCA
«Sono pazzo di Frank Sinatra. E mi piace Michael Bublé. Ma oltre allo swing adoro il rap: sembrano l’opposto, ma entrambi puntano sulla parola. Forse ho una doppia personalità: c’è qualcosa di antico dentro di me, che mi fa sognare quando ascolto lo swing; poi mi vedi tutto “scassato” sulla metro a guardare la gente: i personaggi che interpreto li trovo girando sul bus con la cuffia sulle orecchie a scoprire la città». Così si ispira Andrea Bosca (era in Noi credevamo, sarà negli Sfiorati di Matteo Rovere). «Di loro non mi chiedo solo come si vestirebbero o parlerebbero, ma anche che musica ascolterebbero (e poi la ascolto). Nel mondo metropolitano trovo nutrimento, mi piacciono le feste e mi diverto a fare il deejay per gli amici, ma ho anche ricordi bellissimi completamente diversi: per esempio quelli della mia prima tournée in giro per le nebbie italiane con Sinatra nelle orecchie.  La musica è fondamentale anche nella mia vita privata: quando comincio a frequentare qualcuno, prima o poi gli chiedo se mi fa un cd. È il mio modo per conoscerlo, come un viaggio dentro all’altro. Con una compilation mi puoi anche conquistare». E se non ti piace? «Può essere un problema…».

MARCO ROSSETTI
«Giocavo in serie B. La pallanuoto è uno sportaccio, ti devi impegnare tantissimo senza nessuna sicurezza economica in cambio». Marco Rossetti ci ha provato per dieci anni. Poi ha scelto la tv (R.i.s. Delitti imperfetti 2 e 3) e cinema (lo vedremo tra poco in L’estate sta finendo di Stefano Tummolini), ma la passione è rimasta. «Ho iniziato a 11 anni per “motivi familiari”: giocavano prima mio padre, poi i miei due fratelli più grandi). Mi allenavo due ore tutti i giorni. Ora mi capita meno di giocare, piuttosto nuoto. L’acqua è il mio habitat: ti isoli, non senti più niente e quando esci sei mentalmente libero. Con la pallanuoto ti scarichi ancora di più: è faticoso perché non ti fermi mai, otto minuti di fuoco a ogni tempo, e mentre sei lì ti chiedi chi te lo fa fare, ma dopo sei felice.»

L’articolo completo è presente su “Io Donna” in edicola da sabato 14 dicembre; su iodonna.it  i video con gli attori in azione e quello del backstage di copertina.