Libri – “Prodotto interno mafia” 3 gennaio 2012
Scritto da Antonio Genna nelle categorie Libri, News.trackback
In Italia la criminalità fattura ben 140 miliardi di euro all’anno, ed il sommerso vale il 15 per cento del Pil. La mafia è un fenomeno che ha condizionato lo sviluppo del capitalismo italiano: per questo motivo occorreva un libro utile per comprendere nel dettaglio i meccanismi, le connivenze, i danni e le convenienze di un Paese in cui si è sviluppata una forma di capitalismo unica al mondo. Si tratta di “Prodotto interno mafia” (Einaudi – “Stile Libero Extra”, XXII + 170 pagine, prezzo di copertina 16 € – Acquista “Prodotto interno mafia” su Amazon.it), curato dalla giornalista avellinese Serena Danna, figlia di avvocati e redattrice del settimanale “La Domenica” del Sole 24 Ore).
Ragioni storiche, culturali ed economiche hanno contribuito a fare dell’Italia il Paese delle mafie: il mancato sviluppo di una cultura imprenditoriale, la «famiglia» come base di tutte le relazioni sociali, la fragile democrazia, il silenzio della Chiesa.
Le radici dell’illegalità sono profonde, ma le nuove tecnologie e la crisi economica stanno rivoluzionando gli schemi tradizionali della criminalità organizzata. Per l’Italia la sfida è molto grande: la mafia continuerà a dominare il processo di globalizzazione o, al contrario, è proprio nei cambiamenti del mondo contemporaneo che si nasconde l’antidoto per sconfiggerla? Per chiarirlo, il volume raccoglie cinque interviste tramite le quali si prova che “la criminalità organizzata è diventata il sistema Italia”.
Nell’ordine, sono intervistati:
- Pietro Grasso, dal 2005 a capo della Procura Nazionale Antimafia, che tra l’altro afferma che “oggi si è ormai consolidato un connubio tra mafia, potere economico-finanziario e potere politico. Attraverso imprenditori e professionisti la mafia colloquia con le istituzioni”.
- Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Repubblica al Tribunale di Reggio Calabria, tra i maggiori esperti al mondo sul fenomeno ‘ndrangheta, che dice “Siamo l’unico Paese occidentale che ha quattro mafie. Anche se l’Italia ha la legislazione antimafia piú avanzata al mondo, non potrà mai essere proporzionata alla potenza delle organizzazioni criminali”.
- Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia dal 2006, che ha promosso la stesura di un codice etico che prevede l’espulsione da Confindustria Sicilia di coloro che pagano il pizzo. Tra l’altro, Lo Bello afferma che “la responsabilità del dominio della mafia è anche della borghesia meridionale, che ha sempre concepito l’imprenditoria come un’attività di rapina”.
- Domenico Mogavero, dal 2007 vescovo di Mazara del Vallo, e anche presidente del Consiglio per gli Affari giuridici della CEI, secondo cui “È difficile sentire odore di mafia, ci sono troppi insospettabili, troppi colletti bianchi coinvolti. Il mio rimprovero alla Chiesa è di essere arrivata tardi nella comprensione del fenomeno mafioso”.
- Moisés Naìm, economista venezuelano nato a Tripoli (Libia), che dal 1992 al 1994 è stato direttore esecutivo e primo consigliere del presidente della Banca mondiale, e dal 1996 al 2010 ha diretto la rivista “Foreign Policy”. Naìm ammette che “Oggi il crimine è globale. La perdita di efficacia delle democrazie è un problema enorme che si intensificherà nei prossimi anni attraverso insicurezza e corruzione”.
Un libro interessante, da leggere tutto d’un fiato per capirne di più.







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