jump to navigation

Cinema futuro (1.491): “Il principe del deserto” 20 dicembre 2011

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Cinema futuro, Storia, Video e trailer.
trackback


Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end “Il principe del deserto”

Uscita in Italia: venerdì 23 dicembre 2011
Distribuzione: Eagle Pictures

Titolo originale: “Black Gold” (“Or noir”)
Genere: drammatico
Regia: Jean-Jacques Annaud
Sceneggiatura: Jean-Jacques Annaud e Menno Meyjes (basato sul romanzo “Paese dalle ombre corte” (1957) di Hans Ruesch)
Musiche: James Horner
Durata: 129 minuti
Uscita in Francia: 23 novembre 2011
Sito web ufficiale (Francia): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Tahar Rahim, Mark Strong, Antonio Banderas, Freida Pinto, Riz Ahmed, Lotfi Dziri, Eriq Ebouaney, Mostafa Gaafar, Akin Gazi, Corey Johnson, Liya Kebede

La trama in breve…
Inizio del ventesimo secolo – Arabia.
Sotto il sole spietato del deserto, due sultani si incontrano faccia a faccia. Tutto attorno, sul campo di battaglia, i corpi dei loro combattenti. Il vincitore Nesib, emiro di  Hobeika (Antonio Banderas), detta le condizioni di pace al suo rivale  Amar, sultano di Salmaah (Mark Strong). Nessuno potrà mai più reclamare i diritti della cosiddetta terra di nessuno, denominata “La Striscia Gialla”. Secondo il costume tribale Nesib “tiene in ostaggio”, adottandoli, i due figli maschi di Amar, Saleeh (Akin Gazi) e Auda (Tahar Rahim) a garanzia del trattato. Diversi anni dopo: Saleeh è un guerriero ansioso di fuggire dalla gabbia dorata e tornare nella terra del padre, mentre ad Auda interessano solo i libri e la ricerca della conoscenza. Un giorno il padre adottivo, Nesib, riceve la visita di un petroliere texano (Corey Johnson), che lo informa: il suo territorio è benedetto dal petrolio.
Nesib sogna già un regno con strade, scuole ed ospedali, tutto pagato dall’oro nero che è sotto l’arida sabbia. Ma c’è un problema: il petrolio si trova nella zona di “La Striscia Gialla”.
Mentre Saleeh viene ucciso durante un tentativo di fuga per tornare dal padre, tutto il peso del trattato ricade sul giovane Auda. Nesib orchestra il matrimonio di sua figlia, la principessa Leyla (Freida Pinto) con Auda, per opportunismo politico, ma per i due giovani il matrimonio è simbolo di un nuovo inizio. Il loro è un amore nato quando erano bambini e ora vogliono cambiare il mondo. Ma quando incontra il suo vero padre, scopre un nuovo senso della vita basato su devozione, pietà ed umiltà. Il padre gli affida un incarico che sembra impossibile: attraversare Il Deserto di Allah, il deserto proibito. Nel corso dell’avventura, costellata di battaglie spettacolari, oltre a liberare la bella e giovane schiava Aicha (Liya Kebede), Auda si trasforma da timido ragazzo di biblioteca in leader carismatico.
Lo scenario ora è pronto per lo scontro epico che porterà al controllo della “Striscia Gialla” , dei due regni e del futuro.

Il Cast ed i Personaggi

Il Principe del Deserto è popolato da personaggi indimenticabili che rivelano aspetti del mondo arabo raramente affrontati dal cinema. Al centro della vicenda il Principe Auda, timido studioso che tra mille peripezie si trasforma in re. Tarak Ben Ammar e Jean-Jacques Annaud sapevano di avere bisogno di qualcuno che interpretasse questo personaggio in modo convincente, per percorrere l’itinerario da innocente accademico a duro condottiero in battaglia. L’attore scelto avrebbe anche avuto bisogno di sensibilità e carisma per trasmettere calore alla storia d’amore con la Principessa Leyla. Ben Ammar e Annaud  si sono trovati d’accordo sulla scelta di affidare il ruolo di protagonista ad un attore arabo e di lanciare una nuova star internazionale, per la prima volta 50 anni dopo l’interpretazione di Omar Sharif in Lawrence d’Arabia. Produttore e regista pensavano a un solo nome: Tahar Rahim. L’attore franco-algerino che aveva appena finito di girare Il profeta, di Jacques Audiard.

“Tahar era perfetto per il ruolo del Principe Auda”, spiega Jean-Jacques Annaud. “E’ uno degli attori di maggior talento della sua generazione ed è anche uno dei giovani più simpatici e generosi che abbia mai conosciuto sul set. Viene dall’Algeria, quindi fa parte della cultura araba, per cui non gli ho dovuto spiegare come pregare o come comportarsi davanti ad un anziano”.

“Sapevamo che il nostro eroe doveva essere un giovane arabo. Affidare ad un attore americano il ruolo di un arabo non era neppure pensabile”, aggiunge Tarak Ben Ammar.

“Il personaggio di  Auda è quello di un principe intrappolato fra due padri ed i loro opposti punti di vista sul mondo. Lui crea attorno a sé una specie di bolla e vive nel suo mondo di libri”, racconta Tahar Rahim. “Quando divampa nuovamente la guerra, la sua bolla esplode e lui perde l’innocenza. Tornando dal vero padre ritrova anche le sue origini e diventa più forte, scoprendosi leader”.

Per il resto del cast, i realizzatori hanno cercato un gruppo di attori eterogenei ed internazionali per sottolineare la forte mescolanza di culture esistenti nella penisola Arabica agli inizi del ventesimo secolo. Fondamentale per Jean-Jacques Annaud è stato trovare gli attori che hanno interpretato con straordinario talento i personaggi dei due re. I due sovrani non avrebbero potuto essere più diversi. Nesib è l’affascinante e ambiguo re, ammaliato dalle ricchezze e dal potere che il petrolio porterà a lui e al suo regno. Sull’altro fronte c’è Amar: il devoto, sovrano conservatore che crede fermamente che il petrolio porterà la rovina ai beduini e agli arabi in genere.

Per il personaggio di Nesib,  la prima scelta è sempre stata Antonio Banderas. L’attore, che viene dall’Andalusia,regione dalla forte influenza araba, ha già interpretato un personaggio arabo sullo schermo in Il tredicesimo guerriero. Il Principe del Deserto gli ha offerto una nuova opportunità per tornare alle sue radici ancestrali.

“Ho sempre avuto nella mia storia e nel mio background andaluso una certa affinità con il mondo musulmano e con quello arabo”, racconta Banderas. “Dagli attacchi alle torri gemelle di New York, nel 2001, c’è stata una divisione bipolare del mondo, e certi aspetti della cultura araba sono stati mal rappresentati. Per me è importante che  il film sia di intrattenimento romantico, epico, ma che costituisca anche l’opportunità di riflettere e mostrare con più profondità questa cultura che considero un po’ anche mia. E’ quasi nel mio subconscio. Quando visito i paesi arabi c’è qualcosa che riconosco, che mi appartiene”.

A questo punto Annaud e Ben Ammar  avevano bisogno di un attore capace di supportare il ruolo di Amar. La ‘folgorazione’ arrivò una sera, mentre guardavano Nessuna verità, di Ridley Scott.

“Vedemmo un attore fantastico che imitava perfettamente l’accento ed il comportamento del capo della sicurezza giordano e ci siamo chiesti chi fosse”, racconta Annaud. “Beh, l’attore era Mark Strong, un inglese con gli occhi azzurri come molti arabi. Bisogna ricordare quanta parte hanno avuto i Crociati sui tratti somatici del popolo arabo, soprattutto a corte, negli harem degli Emiri, dove spesso si trovavano mogli e figli con occhi azzurri”.

Per Strong l’opportunità di interpretare un personaggio così complesso e pieno di sfaccettature come Amar era un’occasione da non perdere.

“Ricordo di aver letto la sceneggiatura a Cannes in un giorno di sole, sul balcone dell’albergo e di essere stato totalmente rapito dal suo romanticismo. Era tanto che non leggevo una sceneggiatura epica come quella”, ricorda Mark. “Amar è un uomo fiero, onesto, integro, pieno d’amore per i figli e molto sospettoso del suo nemico. Forse la sua unica pecca è quella di frenare la strada ai giovani e alla modernità che avanza”.

Con i tre protagonisti maschili assicurati, i realizzatori si sono occupati del resto del cast, scegliendo interpreti di grande talento provenienti da tutto il mondo. Per il personaggio della Principessa Leyla la stella nascente Freida Pinto. Come suo padre, sullo schermo, Antonio Banderas, per la seconda volta avrebbe interpretato una donna araba. Era infatti già stata la giovane protagonista palestinese di Miral di Julian Schnabel.

“Una delle cose che mi ha attratto di Leyla, anche se il film è maggiormente concentrato sugli uomini, è come lei combatta in difesa della modernità”, commenta Freida Pinto. “A quei tempi le donne di quel mondo non avevano molta libertà. Lei è il simbolo di ogni donna che vuole essere libera ed ascoltata. Come accade con l’India, penso che il mondo arabo non sia stato esplorato abbastanza, né sufficientemente rappresentato in termini cinematografici. Mi considero privilegiata per interpretare un’altra donna araba”.

Altre due figure fondamentali sono i fratelli di Auda, Saleeh ed Ali. Saleeh è ansioso di fuggire dalla sua casa adottiva di Hobeika e tornare a Salmaah dove è nato, dal suo padre naturale, Amar. Per questo ruolo, Annaud e la direttrice del casting Lucy Bevan, hanno scoperto un giovane e talentuoso  attore anglo-turco: Akin Gazi. Ali invece, fratellastro di Auda vive con un atteggiamento circospetto e beffardo nei confronti della vita. Nell’attore anglo-pakistano Riz Ahmed,  i realizzatori hanno trovato un perfetto mix di cinismo ed arguzia.

A completare il cast principale la top model e attrice, Liya Kebede, che interpreta la parte di Aicha, la schiava liberata dal Principe Auda. Un ruolo cruciale perché interpreta l’ultima tentazione alla quale Auda deve resistere.

Per Jean-Jacques Annaud, la scelta di un cast così internazionale è stata imperativa per poter rimanere fedele alla storia.

“Dovevo accertarmi che il cast avrebbe  rappresentato l’enorme diversità di etnie della Penisola Arabica, con influenze provenienti da India e Pakistan nell’est, da Sudan, Somalia  e Zanzibar a sud, e dal Maghreb, Spagna e Turchia a nord”.

I Realizzatori

Mentre era sul set di Guerre Stellari, Ben Ammar leggeva un romanzo dal nome  “South of the Heart”, scritto dallo svizzero Hans Ruesch. Fu subito colpito dalla descrizione che  Ruesch faceva delle tribù beduine della Penisola Arabica e dal fatto che la scoperta del petrolio avrebbe cambiato per sempre non solo la loro vita ma anche il mondo intero. Ben Ammar capì  subito che il racconto di Ruesch aveva tutti gli ingredienti per diventare un film capace di offrire anche una visione positiva del mondo arabo e dell’Islam. E da allora ha sempre rinnovato l’opzione sui diritti del libro con l’intenzione di portarlo su grande schermo. Ad oltre trent’anni di distanza dalla lettura di quel libro l’incontro con Jean Jacques Annaud è stato fondamentale per la realizzazione del sogno di una vita. I due erano amici da anni, ma non avevano mai trovato il momento giusto per lavorare insieme. Annaud è sempre stato affascinato dal mondo arabo e ha viaggiato molto attraverso queste terre con la sua famiglia. Avrebbe voluto esplorarle con il cinema. Il regista stava sviluppando un film sull’invasione della Libia nel diciannovesimo secolo da parte di un gruppo di Marine statunitensi. Questo era il progetto del quale, inizialmente, Annaud avrebbe voluto parlare, ma la conversazione presto fu spostata sul libro che Ben Ammar aveva tenuto sullo scaffale della sua libreria per tanti anni. “Mi diede quel libro da leggere”, ricorda Annaud, “aveva tutti gli elementi per essere una grande avventura. Aveva anche i giusti elementi di fantasia, un’atmosfera da ‘Mille e una notte’, ambientata in un passato non molto lontano. Ho trovato che il racconto fosse molto universale, la storia di un giovane principe  diviso fra due padri e due modi di vedere il mondo. Ho divorato il romanzo  andando a cavallo con i beduini nel deserto arabo. Esiste forse un posto migliore, per rimanere stregati”? Fin dal principio, sia Annaud che Ben Ammar immaginavano Il Principe del Deserto in chiave epica. Le riprese sono infatti durate ben cinque mesi, fra Tunisia e Qatar con un team internazionale di artigiani e tecnici ad alto livello, molti membri del gruppo provenivano dalla Tunisia stessa, per costruire e ridisegnare il mondo della Penisola Arabica all’inizio del ventesimo secolo. Sarti di grande talento hanno disegnato e realizzato a mano 7000 costumi, 700 selle, 400 armi e 250 spade per le riprese. Per le spettacolari scene d’azione nel deserto sono state usate oltre 20mila comparse, 10mila cammelli,  addirittura 500 dei quali sul set contemporaneamente in alcune inquadrature, e oltre 2mila cavalli. Durante la produzione sono state sparate più di 5mila pallottole a salve.  Le riprese hanno anche coinvolto tre aerei e otto macchine blindate disegnate e costruite apposta per il film, per dare alle sequenze delle battaglie la giusta autenticità e la necessaria  potenza sul grande schermo.
Annaud ha volutamente evitato l’uso degli effetti CGI.

Breve storia della Penisola Arabica agli inizi ‘900

La Penisola Arabica occupa una superficie di oltre 1.000.000 di miglia quadrate (2.590.000 kilometri quadrati). E’ circondata da acque strategiche: ad ovest dal Mar Rosso, a sud dal Mar d’Arabia e ad est dal Golfo Arabo (conosciuto anche come il Golfo Persico). Agli inizi del ventesimo secolo, il paesaggio era quasi interamente costituito da estesi deserti e alcuni porti costieri, la maggior parte di questa terra era inabitabile. L’area della penisola è stata divisa in tre zone principali:

1) Hejaz ad ovest, che si allunga dal Golfo di Aqaba al nord, fino al confine sud con lo Yemen  e che comprende le città sante di Mecca e Medina;

2) Il Najd, che occupa il territorio centrale della penisola.

3) Il Rub al-Khali, altrimenti  conosciuta come “Il quartiere vuoto”, nella zona centro sud della penisola. E’ il deserto più esteso del mondo, con la minor densità di abitanti e con sole 37 specie di animali.

La Penisola Arabica era abitata da tribù arabe, conosciuti come beduini, che hanno occupato questa terra per secoli, principalmente nomadi, anche se un certo numero di comunità, conosciuti come Hadar, si sono insediate in paesini sulla costa. Le unità tribali erano costituite da gruppi di famiglie, arrivando a contare centinaia di migliaia di membri, con ogni unità tribale suddivisa in tribù più piccole. La sopravvivenza di queste tribù ed il loro controllo di piccole parti della Penisola Arabica, era determinata principalmente dalle alleanze tribali che spesso cambiavano nel tempo.

Le tribù dell’Arabia asseriscono di discendere da due avi arabi, Adnan e Qahtan. Si dice che le tribù al nord della penisola discendano da Adnan, uno dei figli di Ismail, e che le tribù del sud discendono da Qahtan, uno dei figli di Noè.

Agli inizi del ventesimo secolo c’era un gran numero di tribù importanti che controllava varie parti della Penisola Arabica; Aniza, Ajman, Shmmar, Harb, Mustayr, Bani Yas, Sibay, Qawasim, Banu Yam, Za’ab e Banu Tamim.

Abdul Aziz ibn Saud, il fondatore del Regno dell’Arabia Saudita, era originariamente membro della tribù Aniza, che proveniva dalla zona Najd della penisola. La famiglia Al Thani, che regnava sul Qatar, veniva originariamente dalla tribù dei Banu Tamim dell’Arabia Centrale e arrivò in Qatar nel diciassettesimo secolo. Gli Ajman erano un’importante tribù della zona nord-est della Penisola Arabica e viveva principalmente nella regione del Al-Hasan, in Kuwait ed a Muntafiq  in Iraq. La tribù Harb è conosciuta nella regione dai tempi del profeta Maometto, e la tribù Banu Yas era importante nelle zone di Abu Dhabi e di Dubai. Il fondatore della UAE, lo Sceicco Zayed Al Nahyan, proveniva dalla tribù Bani Yas.

Il panorama politico sulla Penisola Arabica, agli inizi del ventesimo secolo, vedeva le tribù arabe gestirsi autonomamente ma, per la sicurezza, fare affidamento sugli Ottomani che hanno occupato la zona fino al 1922, quando l’Impero Ottomano cadde in seguito all’alleanza stretta dagli Inglesi con le tribù arabe. L’impero Ottomano cessò formalmente di esistere nel 1923, con la firma del Trattato di Losanna.

Attualmente la Penisola Arabica è divisa in sette stati indipendenti: Il Regno di Arabia Saudita, il Qatar, il Bahrain, il Kuwait, gli Emirati Arabi Uniti, l’ Oman e lo Yemen.

Storia del Petroio nella Penisola Arabica

1908 – Primo pozzo di petrolio scavato con successo in Iran.

1922 – Abdul Aziz Ibn Saud controlla la maggior parte del territorio orientale della penisola. Riceve fondi dalla Gran Bretagna per schierarsi con loro contro gli Ottomani.

1923 – Abdul Aziz Ibn Saud concede al maggiore britannico Frank Holmes il permesso di esplorare per cercare il petrolio.

1925 – Lo sceicco Hamada Al-Khalifa del Bahrain concede alla società di Holmes, la Eastern and General, il permesso di esplorare per cercare il petrolio.

1927 – Holmes sospende le ricerche nella Penisola Arabica, non trova niente.

1927 – Gulf Oil (USA) acquista la concessione per cercare il petrolio in Bahrain.

1927 – Kirkuk.  Pozzi di petrolio trovati in Iraq

1928 – Gulf Oil. Acquistata concessione dalla Standard Oil della California (SOCAL)

1932 – Petrolio greggio chiaro scoperto in Bahrain

1932 – Ibn Saud costituisce il Regno di Arabia Saudita, con Riyadh come capitale. Invita società petrolifere USA a cercare petrolio in Arabia Saudita.

1933 – SOCAL ottiene la concessione per ricerche petrolifere nel Regno di Arabia Saudita.

1934 – Lo Sceicco Ahmed Al-Jaber Al-Sabah dà una concessione alla Kuwait Oil Company

1935 – Alla English Persian Corporation viene concesso di fare ricerche petrolifere dallo Sceicco del Qatar, Abdallah Bin Jassem Al-Thani

1938 – Il petrolio viene scoperto a Dammam

1938 – Il petrolio viene scoperto in Kuwait

1938 – Estese ricerche per il petrolio iniziano in Qatar

1940 – Il petrolio viene scoperto nel Dukhan Field, sulla costa ovest della Penisola arabica (Qatar)

1944 – La SOCAL diventa ARAMCO

1945 – Il 14 Febbraio il Presidente Roosevelt incontra Re Abdul Aziz Ibn Saud

1949 – Il Qatar inizia a cercare il petrolio

1951 – La Anglo-Iranian Oil Company viene nazionalizzata.

1960 –L’ OPEC viene fondata a Baghdad.  Membri fondatori – Regno d’Arabia Saudita,  Venezuela, Kuwait, Iraq ed Iran.

Il trailer italiano:


Trame ed altre informazioni sono tratte dal materiale stampa relativo al film.
Per consultare le uscite dell’ultimo week-end italiano visitate lo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema andate allo spazio settimanale “Cinema Festival”
.