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TV – “Report” su Rai 3 – Autunno 2011 – (7) “La divina provvidenza” 11 dicembre 2011

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Report - RaiTre, TV ITA.
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Prosegue questa sera alle ore 21.35 su Rai 3 l’edizione autunnale di “Report”, il programma di inchieste ed approfondimenti condotto da Milena Gabanelli.
Ecco il sommario della puntata di stasera, tratto dal sito web del programma: l’inchiesta “La divina provvidenza” è stata curata da Alberto Nerazzini.

La mattina del 18 luglio, Mario Cal, il manager della sanità privata più potente d’Italia, entra nel suo ufficio e si spara. Cal non è un manager qualunque, é il fidatissimo braccio destro di Don Luigi Verzé, il fondatore del San Raffaele, l’ impero della sanità convenzionata, sepolto da un miliardo e mezzo di debiti. Il suicidio di Mario Cal, però, sembra solo uno dei misteri. Cosa c’é dietro il disastro finanziario che rischia di mandare in frantumi l’ospedale privato più importante del Paese? Perché migliaia di dipendenti rischiano di perdere il lavoro? Le cause della morte e della voragine finanziaria vanno cercate nei paesi di mezzo mondo. Coperto dalla nebulosa legislazione che circonda le fondazioni e il loro controllo, il gruppo di don Verzé, che governa un reticolo impressionante di società, ha investito milioni di euro in attività insospettabili come strutture alberghiere e piantagioni di mango e uva in Brasile.
L’inchiesta di Alberto Nerazzini che per Report è andato fino a Salvator de Bahia, dove si trova il quartier generale del prete manager, prova a ricostruire una vicenda intricata che ogni giorno che passa riserva nuovi capitoli e apre scenari sorprendenti, a cominciare dai rapporti tra Don Verzè e i vertici dei servizi segreti. All’interno della storia spuntano imprenditori discussi che con movimentazioni di denaro, hanno consentito a tutto il sistema di reggere. E’ il caso della famiglia Zammarchi titolare della Diodoro e della Metodo, le due società che al San Raffaele fatturavano costi anche 5 volte superiori a quelli standard. Ma con quale scopo? Per drenare denaro e creare fondi neri? Per pagare i politici? La magistratura che sta tentando di sbrogliare fili di questa complicata matassa, indaga e arresta Daccò, l’uomo ombra della sanità lombarda, vicino al governatore Formigoni. Ma è solo l’inizio di un’indagine che deve inseguire fiumi di denaro finiti nei conti di società off shore.
Per arrivare a scoprire la verità di uno dei crac più misteriosi della storia del nostro Paese bisogna però scoprire chi è veramente Don Luigi Verzé, e cosa si nasconde dietro la sua impenetrabile comunità religiosa: l’associazione dei Sigilli. Ma soprattutto si deve scoprire qual è stata, per decenni, la sua rete di amicizie e protezioni.

Subito dopo, per l’angolo “Com’è andata a finire”, un aggiornamento sull’inchiesta “L’intesa” di Giovanna Boursier.

Torniamo a occuparci di Alitalia. Nel 2008 la compagnia di bandiera era stata dichiarata insolvente, ed era stata divisa in due: la bad company affidata al commissario Augusto Fantozzi e la good company finita nelle mani della Cai, cioè di Banca Intesa, Colaninno, Ligresti, Tronchetti Provera, Marcegaglia, Toto con AirOne e Air France con il 25%. Cai che chiude in perdita i primi due anni aveva promesso di chiudere in pareggio nel 2011. C’è riuscita? E per la Bad company che doveva rimborsare i creditori come stanno andando le cose? soprattutto come si comporterà il nuovo ministro dello sviluppo economico,infrastrutture e trasporti, Corrado Passera che è ancora azionista di Intesa che ha il 10% di Alitalia ?

Infine, per lo spazio “C’è chi dice NO”, il servizio “Francesca Ragusa” di Giuliano Marrucci.

Quando apri la finestra della tua camera da letto e vedi che il tuo vicino ha costruito una veranda abusiva o ha tirato su un muro violando le regole, hai due possibilità, o fai finta di nulla e ti giri dall’altra parte con la speranza magari di poter fare un abuso pure tu, oppure ti fai il sangue amaro e poi la cosa finisce lì perché devi essere disposto ad affrontare un vero calvario rimettendoci anche dei soldi per le spese legali. Stavolta invece c’è chi ha addirittura abbandonato Parigi per difendere l’identità del vecchio borgo di Serramazzoni.