TV – La fiction “Sarò sempre tuo padre” oggi e domani su Rai 1 29 novembre 2011
Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Comunicati, TV ITA.trackback

Questa sera e domani alle ore 21.10 Rai 1 propone il film TV drammatico in due parti “Sarò sempre tuo padre”, una produzione Rai Fiction e Solaris diretta da Lodovico Gasparini, interpretata da Giuseppe Fiorello (anche tra gli autori della sceneggiatura, insieme con Francesco Asioli, Anna Maria Carli, Salvatore Basile e Lodovico Gasparini), Ana Caterina Morariu e Rodolfo Laganà. La fiction, basata su un episodio di cronaca realmente accaduto, è descritta in dettaglio nelle seguenti note, tra cui vi propongo un’introduzione del regista.
Tratto da un fatto di cronaca realmente accaduto “Sarò sempre tuo padre”, il film che vede protagonista Giuseppe Fiorello, affronta quello che senza dubbio può essere definito uno dei temi “caldi” dei nostri tempi. E’ la prima volta che il problema della separazione viene raccontato in una fiction attraverso gli occhi di un padre che proprio a causa della fine del suo matrimonio perde tutto: casa, lavoro, moglie e soprattutto l’affetto del figlio.
E’ la storia di una caduta rovinosa ma anche quella di una rinascita. Racconta il travagliato percorso di un uomo che, travolto da un terremoto emozionale ed economico, trova comunque, dopo aver “toccato il fondo”, la strada per uscire dal buio, per riappropriarsi della propria dignità e riconquistare l’affetto del figlio. A dare volto ed anima ad Antonio, personaggio complesso e sfaccettato, Giuseppe Fiorello che torna su Rai1 dopo strepitosi successi come “La leggenda del bandito e del campione”, “Lo scandalo della Banca Romana” “Il sorteggio” e “La vita rubata” e dopo il fortunato ciclo “Storie di un italiano” che, proprio la scorsa estate, ha riportato sul piccolo schermo le grandi fiction interpretate dall’attore siciliano.
“Sarò sempre tuo padre” è una produzione Rai Fiction-Solaris, per la regia di Lodovico Gasparini. Accanto a Giuseppe Fiorello, Ana Caterina Morariu e Rodolfo Laganà. La sceneggiatura è firmata da Francesco Asioli, Anna Maria Carli e Salvatore Basile con la collaborazione di Giuseppe Fiorello e Lodovico Gasparini. In onda in prima serata su Rai1 martedì 29 e mercoledì 30 novembre.
Le separazioni e i divorzi sono eventi traumatici nella vita delle famiglie, non solo dal punto di vista dei sentimenti e degli affetti, ma anche per quanto riguarda l’aspetto economico.
La separazione abitativa e la definizione della quota di reddito da passare al coniuge pongono spesso problemi di difficile soluzione.
Si assiste così al diffondersi di un fenomeno nuovo. Sono migliaia in Italia i casi di padri separati in gravi difficoltà economiche a causa degli alimenti da pagare alle famiglie. Ma il problema più grave rimane la lontananza dai figli: il tempo scarsissimo che molti padri separati hanno a disposizione per frequentare i propri figli, per vederli crescere, per sentirsi ancora i loro papà.
Ed è proprio questo che “Sarò sempre tuo padre” intende raccontare.
Note di regia
di Ludovico GaspariniPenso che il dolore per la fine di un matrimonio sia paragonabile in molti casi a quello che si prova per la morte di una persona cara.
Se poi si ha, come Antonio Rubino, la sensazione di non essere stato capito, di avere subito in qualche modo un’ingiustizia, e si è tormentati dal dubbio che forse le cose si sarebbero potute “aggiustare”, è spesso difficile superare la prova, risalire la china, tornare a sorridere agli amici e vivere serenamente.
A causa della separazione voluta da sua moglie, Antonio Rubino è costretto a staccarsi da lei e dal figlio e ad andarsene da casa.
Tutto inizia ad andargli storto e poco dopo perde anche il lavoro. E’ questo crollo, questa graduale perdita di sé, questa discesa verso il basso che abbiamo voluto raccontare. Non ci siamo interessati alle cause o alle colpe di una separazione, quasi sempre imputabili sia a lui che a lei, ma alle sue conseguenze, spesso più pesanti per lui che per lei. Infatti in Italia piu’ di un milione di padri separati vive sotto la soglia della povertà.
Il progetto è nato da un fatto di cronaca realmente accaduto ed è stato fortemente voluto sia dal produttore Guglielmo Arié che da Rai Fiction. Leggendo la sceneggiatura di Francesco Asioli, Anna Maria Carli e Salvatore Basile ho subito capito il potenziale della storia e la possibilità di coinvolgere le famiglie in un dibattito più graffiante del solito: non è forse diventato un po’ troppo facile chiedere la separazione? Si tiene abbastanza conto della sofferenza dei bambini quando ci si separa? L’importanza della paternità non è stata un po’ troppo svilita negli ultimi tempi? E che dire delle leggi che regolano la separazione? Siamo sicuri che affidando nel 90% dei casi il bambino alla madre le leggi rispecchino sempre l’interesse del bambino? Insomma non ci vorrebbe un po’ più di attenzione da parte dei legislatori, dei giudici, degli avvocati per un tema così importante?
Sono particolarmente contento del cast. Dopo “La guerra è finita” (2001) e “La leggenda del bandito e del campione” (2010), “Sarò sempre tuo padre” è la terza miniserie che giro con Beppe Fiorello protagonista. Come sempre abbiamo rivisto insieme la sceneggiatura, lavorando soprattutto sui dialoghi e le situazioni del suo personaggio. Sul set poi tutto è filato liscio.
Ho puntato su Ana Caterina Morariu per la parte della moglie Diana dopo averla incontrata negli uffici della Solaris. Aveva qualcosa in più delle altre candidate che mi sembrava essenziale per il ruolo: la capacità di nascondere il dolore dietro una maschera forte e serena.
Nel ruolo del figlio Andrea, dopo una lunga serie di incontri e provini, ho scelto il piccolo Dario Fiorica per quel suo sguardo profondo, un po’ perso nel nulla, infantile ma adulto al tempo stesso.
Per finire penso che il terzetto di padri separati che fanno da spalla al nostro protagonista, cioè Rodolfo Laganà, Pietro De Silva e Angelo Orlando siano riusciti ad inserirsi nella tragica realtà dei senza tetto con lievità e ironia dando alla miniserie un misto di dramma e di commedia, essenziali per come volevo raccontare la storia.
La miniserie è stata girata interamente a Roma, con la scenografia di Giantito Burchiellaro, la fotografia di Blasco Giurato in 35 mm, e i costumi di Valter Azzini. Ogni giorno di lavorazione è stato intensissimo. La casa dei Papà è stata costruita a Ostia negli ambienti di un vecchio ospizio abbandonato mentre l’appartamento di Antonio e Diana Rubino è stato ricreato all’interno di una casa nel quartiere di San Giovanni. Tutti gli altri ambienti sia interni che esterni sono stati trovati in vari quartieri di Roma.
A seguire, la trama delle due parti della fiction.
Prima puntata
Antonio, quarantenne venditore d’auto è sposato con Diana e ha un figlio di sei anni che adora, Andrea: la sua vita è felice. Ma apprestandosi a festeggiare il suo anniversario di matrimonio scopre una verità sconvolgente: Diana non lo ama più. Antonio cerca di riconquistarla, fa di tutto per non perdere il suo mondo, ma invano. In breve tempo, Antonio e Diana si separano. Diana comincia a riguadagnare i suoi spazi cercando di recuperare l’autostima che sentiva perduta per colpa del matrimonio. Antonio inizia il difficile viaggio del separato: deve cercarsi un luogo dove dormire, risparmiare per pagare gli alimenti a moglie e figlio, trovare una dimensione nuova dopo essersi sentito a lungo tranquillo e realizzato nel focolare domestico. Ma, mentre la donna, seppur accompagnata dai sensi di colpa per la decisione presa, riesce lentamente a risalire la china Antonio precipita lentamente ma inesorabilmente, in un vortice oscuro: la sua vita gli appare come un fallimento, la mancanza di Andrea, che può vedere solo ogni due fine settimana, l’amore per Diana che non riesce a dimenticare, i mille dubbi sulle sue capacità di marito e di padre, lo gettano nella disperazione. E’ nervoso, distratto sul lavoro, aggressivo con tutti. In breve tempo viene licenziato dalla concessionaria e non può più permettersi di pagare gli alimenti a Diana. Ciò innesca una sorta di “guerra dei diritti” a colpi di carta bollata, ingiunzioni del tribunale, interventi degli avvocati. Antonio comincia a perdere colpi anche agli occhi del figlio: appuntamenti mancati, l’impossibilità di stargli vicino come vorrebbe, senza dover chiedere sempre permesso alla ex moglie, senza poterlo accogliere in una vera casa. Mentre Diana vive le inadempienze di Antonio come segnali di scarso attaccamento al figlio e di inaffidabilità dell’ex marito. Antonio si riduce infine ad elemosinare i pasti alla mensa della Caritas senza un posto dove dormire.Seconda puntata
Antonio si barcamena in una serie di problemi che non avrebbe mai voluto affrontare, niente lavoro, niente soldi, niente casa: a questi si somma lo sconforto per l’amore perduto di Diana e la difficoltà di svolgere il suo affettuoso compito di padre che gli viene puntualmente ostacolato dalle carte bollate del cinico avvocato dell’ex moglie. Antonio tocca il fondo quando, invitato al compleanno di Andrea, rinuncia ad andarvi perché non ha potuto comprargli il regalo che il bambino sognava. Antonio si addentra in un mondo sotterraneo ma tristemente reale: la vita dei padri separati che vivono di normale stipendio, spesso ridotti in rovina per via degli alimenti da corrispondere alle loro famiglie che non possono più neanche frequentare. E sarà insieme ad un piccolo gruppo di nuovi amici che condividono lo stesso destino, che Antonio riuscirà lentamente a risalire la china, a trovare un nuovo lavoro e a riconquistare l’ammirazione di suo figlio. Mentre Diana comincia a capire di essere stata troppo dura con lui e forse strumentalizzata dal suo avvocato, Antonio arriverà a compiere un gesto clamoroso che attirerà l’attenzione dell’opinione pubblica sul destino dei padri separati. Una protesta pubblica, incatenarsi ad un monumento nei pressi del Teatro di Marcello a Roma, che esprime un solo, sincero e lacerante urlo: toglieteci tutto, ma non i nostri figli. Perché i figli hanno bisogno dell’amore dei genitori, ma anche i genitori hanno bisogno di amare i figli. E sarà in quel frangente che Diana capirà che anche se non ama più il suo uomo, deve dargli la possibilità di assistere alla crescita di suo figlio, senza limiti ma con la libertà serena dell’amore che lega per sempre genitori e figli, senza distinzioni.
Infine, un approfondimento sulle tematiche trattate nella fiction.
In Italia quattro matrimoni su dieci si concludono con una separazione: un dato in continuo aumento. La strada scelta è in prevalenza quella del comune accordo: le consensuali rappresentano circa il 70% di tutte le separazioni. E’ evidente che quando la coppia scoppia, la cosa più importante è la tutela dei figli, soprattutto se minori. «Chi si separa dovrebbe per prima cosa tenere conto del bene della prole – dice Laura Laera, presidente dell’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia (Aimmf)-.Bisognerebbe lavorare per sviluppare una cultura della conciliazione contro quella del conflitto, e le istituzioni dovrebbero farsene carico, anche attraverso strutture di tipo sociale».
Ma se i divorzi aumentano ogni anno in maniera esponenziale, c’è un’altra categoria che ne risulta estremamente penalizzata nella maggior parte dei casi, e sono spesso i papà.
Quello dei padri separati è un fenomeno sociale in costante aumento e crescente rischio di impoverimento. I figli restano per lo più nell’abitazione familiare con la madre che continua ad usufruire della casa, mentre il padre deve a volte continuare a pagare il mutuo, versare l’assegno di mantenimento e sopportare l’onere dell’affitto per un suo nuovo alloggio.
Così fra i tanti senzatetto che dormono per strada o nei ricoveri delle grandi città, ci sono anche i coniugi separati, quelli costretti a pagare alimenti alla propria famiglia per il mantenimento dei figli e che di conseguenza non arrivano alla fine del mese. Su 2 milioni di papà separati in Italia oltre 800mila vivono sotto la soglia della povertà. Si calcola che a Roma siano 5mila e a Milano 1200 quelli che vivono in stato di indigenza.
Un capofamiglia che guadagna 1.500 euro al mese, stretto tra le spese di mantenimento dei figli e quelle legali, si ritrova spesso a dover vivere con meno di 400 euro. Quando, dunque, non può contare sui genitori che lo riprendono in casa, finisce per fare la fila davanti alle comunità di religiosi per un pasto caldo o un luogo dove dormire.
L’allarme viene lanciato a più riprese. Tra i primi l’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell’Ami, l’Associazione matrimonialisti italiani. “Il 25% degli ospiti delle mense dei poveri sono separati e divorziati. Molti di questi dormono in auto e i più fortunati (circa 500mila) sono tornati ad essere ospiti delle loro famiglie d’origine. È un fenomeno che riguarda per lo più operai, impiegati ed insegnanti. Le separazioni e i divorzi, dati gli obblighi economici e le spese che determinano, trasformano questi lavoratori in veri e propri clochard”.
E proprio per offrire supporto umano e materiale sono nate associazioni di sostegno per i padri separati che offrono assistenza psicologica e patrocinio legale gratuito nonché supporto concreto anche per l’individuazione di appartamenti o posti letto per i padri.
Un fenomeno che la Caritas aveva denunciato da tempo, perché le proprie strutture l’avevano rivelato come una delle nuove emergenze nella povertà, dettato dalla crisi, ma anche dalla impossibilità di ricostruirsi una vita decente.
Una associazione di Genitori separati fornisce i seguenti dati che fanno riflettere:
- 950.000 genitori separati possono vedere i figli un pomeriggio a settimana
- 150.000 hanno perso ogni contatto, i figli sono “orfani” di un genitore vivo
- oltre 500.000 sentenze di falso affidamento condiviso
- circa 25.000 minori tolti ai genitori e collocati in casa famiglia
- 100 omicidi/suicidi ogni anno causati dalla conflittualità esasperata
- l’80% di denunce di abuso o maltrattamento, secondo le Procure, sono false, costruite al solo scopo di liberarsi dell’ex coniuge ed escluderlo dalla vita dei figli
*Fonti: GESEF – genitori separati dai figli, Qui Risparmio, Il Sole 24 Ore







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