TV – “Il generale Della Rovere”, oggi e domani su Rai 1 9 ottobre 2011
Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Comunicati, TV ITA.trackback

Questa sera alle 21.30 e domani alle 21.10 Rai 1 propone in prima visione la fiction “Il generale Della Rovere”, co-prodotta da Rai Fiction e Rizzoli e diretta da Carlo Carlei. La miniserie in due parti è ispirata al racconto del 1959 scritto da Indro Montanelli, ed è interpretata da Pierfrancesco Favino e Raffaella Rea.
A seguire, un comunicato di presentazione, le note di regia e la trama delle due parti.
Una storia che racconta la metamorfosi psicologica di un uomo di malaffare che, nel 1945, recupera la propria dignità sacrificando se stesso per una “giusta causa”. La vicenda di un uomo che dopo una vita di truffe e raggiri si ritrova a capire l’importanza della solidarietà e dell’amor di patria diventando un “eroe per caso”.
“Il Generale Della Rovere”, una coproduzione Rai Fiction – Rizzoli Audiovisivi, per la regia di Carlo Carlei. Con Pierfrancesco Favino nei panni di Giovanni Bertone, Hristo Shopov (colonnello Müller), Raffaella Rea (Olga) , Andrea Tidona (Bacchelli), Matt Patresi (Mario Valeri alias Fabrizio), Michele Nani (Ceraso) e Alexandra Dinu (Valeria). Una miniserie ispirata al racconto di Indro Montanelli pubblicato nel 1959, un racconto con evidenti elementi autobiografici riferiti al periodo in cui il grande giornalista fu detenuto nel braccio dei prigionieri politici nel carcere di San Vittore. Nello stesso anno della pubblicazione da quel racconto fu tratto l’omonimo film di Roberto Rossellini con protagonista Vittorio De Sica. Il film vinse il Leone d’Oro a Venezia ex aequo con “La Grande Guerra” di Mario Monicelli.
E fu Rizzoli a pubblicare il racconto di Montanelli, a produrre il film di Rossellini e ora, sempre Rizzoli, firma la produzione della miniserie per Rai1 che, rispetto alla pellicola di Rossellini, è più fedele al racconto originario. Su Rai1 domenica 9 e lunedì 10 ottobre, in prima serata.
1944. l’Italia è occupata dai nazisti. In una Genova devastata dalla guerra Giovanni Bertone, uomo bieco e giocatore incallito, conduce una “vita misera” tra una truffa e l’altra. Il suo obiettivo è fare soldi, senza scrupoli. Così millantando conoscenze illustri e amicizie altolocate imbastisce una truffa ai danni dei familiari dei prigionieri di guerra italiani detenuti dalle SS. Bertone riesce a estorcere denaro ai parenti dei carcerati promettendo in cambio la loro liberazione, cosa , ovviamente, che nessuno, tanto meno Bertone, avrebbe potuto garantire. Il suo vile gioco però viene scoperto dal comandante delle SS Müller. La condanna per quel reato è pesante: lavori forzati o fucilazione. Nel frattempo gli uomini di Müller riescono a catturare un generale badogliano, Fortebraccio Della Rovere, un uomo chiave, destinato ad assumere il comando della Resistenza Antinazista nel Nord Italia. Nonostante l’ordine di tenerlo in vita, qualche cosa, nell’operazione, va storta. Per sbaglio il generale Della Rovere viene ucciso e con la sua morte sfumano, per i vertici delle SS, tutte le possibilità di ottenere rivelazioni importanti sul nemico e sui movimenti della Resistenza sul territorio della Repubblica di Salò.
Informazioni che di certo avrebbero fatto la differenza.Il colonnello Müller, però, ha pronto un piano di riserva.
Imbastisce una trappola per i partigiani inviando un falso generale Della Rovere nel carcere di San Vittore. La scelta cade su Bertone. Personaggio facilmente ricattabile a causa dei suoi traffici con le SS e particolarmente adatto al ruolo di spia per il suo animo privo di scrupoli e la sua abitudine a mentire, a raggirare. Müller è certo che potrebbe con facilità farsi passare per il generale Della Rovere e riuscire a estorcere informazioni ai detenuti di guerra.Per la prima volta, nella sua vita, Bertone veste i panni di un uomo d’onore. Un peso che, nell’orrore della vita in carcere, comincia a risvegliare in lui un senso di rivalsa.
Ed ecco che la finzione si trasforma in realtà. Bertone riscopre valori dimenticati e si ritrova un uomo diverso, coraggioso come non lo era mai stato. Ed è così che l’antieroe si scopre tanto valoroso da sacrificare se stesso per non tradire i partigiani e, con loro, la salvezza dell’Italia.NOTE DI REGIA
di Carlo CarleiSono certo che la storia de “Il Generale Della Rovere” sia a grandi linee nota a buona parte del pubblico, grazie al bellissimo film di Roberto Rossellini del 1959 con Vittorio De Sica, che vinse il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia.
Il mio obiettivo non è mai stato quello di realizzare il remake di un film che è diventato un classico della storia del cinema, e con il quale sarebbe assurdo confrontarsi, quanto piuttosto di elaborare e sviluppare ulteriormente, attraverso un linguaggio per immagini più moderno (e forse più simile al cinema Americano che non a quello neo-realista…) una vicenda umana potentissima che prende spunto in primis dal toccante libro autobiografico di Indro Montanelli.
Partendo da un materiale originale di forte impatto emotivo, ho voluto evidenziare la parabola di un antieroe, di un uomo debole che, obbligato a misurarsi con eventi più grandi di lui, arriva a compiere il gesto più inatteso e dirompente, trovando cosi nel silenzio sofferto della sua scelta una sua personale redenzione.
L’umanità, gli ideali, la coscienza civile e il coraggio dei personaggi che incontra via via lungo il suo cammino obbligano Giovanni Bertone a misurarsi con la sua piccolezza e alla fine lo contaminano a tal punto da spingerlo, con un colpo di genio, a riappropriarsi di una moralità e di un senso del dovere che non aveva mai avuto, consentendogli per la prima volta di diventare attore e protagonista della sua esistenza fino ad allora non particolarmente edificante.
Eroe suo malgrado, dunque. Controverso e istrionico, deprecabile ma simpatico ammaliatore, Giovanni Bertone alias il generale Della Rovere è nella mia visione soprattutto un uomo dipendente dai suoi demoni e pronto a tutto per salvaguardare il suo interesse personale. La sua schiavitù dal gioco e il suo incosciente gusto per il rischio, il suo essere un truffatore incallito, recidivo e impenitente, rendono Bertone molto vicino a tanti personaggi che popolano le cronache contemporanee.
Scegliendo di enfatizzare ancora di più il tema del “doppio”, ho voluto evidenziare la complessità di un personaggio sfaccettato e accattivante, di un antieroe che sfida se stesso, costantemente in bilico tra autolesionismo e autocoscienza, affermazione egoica e abnegazione, tornaconto personale e senso di responsabilità, nel desiderio perpetuo di vivere appieno la sua vita, spesso al di sopra delle sue possibilità eppure comunque di lasciare un segno alla fine, nonostante tutto.
Come il protagonista del capolavoro Kagemusha, L’ Ombra del Guerriero di Akira Kurosawa, Giovanni Bertone è infatti il perfetto doppio, il finto Generale che trova nella sua falsa identità quell’umanità e quel senso di responsabilità che non ha mai avuto e che alla fine lo trasforma in un eroe che si sacrifica per salvare preziose vite altrui.
Attore nato e sbruffone, Bertone si identifica nel suo nuovo carismatico ruolo totalmente, immolando se stesso per un ideale che ha finalmente fatto suo, e rivelandosi un personaggio tragico, dimenticato dal corso della Storia, eppure così attuale nella sua debolezza di peccatore incallito che va incontro a una trasformazione straordinaria e impensabile.
In una Genova martoriata dalla guerra e dall’invasione tedesca, Bertone e un mucchio di reietti come lui, prede della nostalgia per i bei tempi andati e della possibilità di vincite facili, cercano di racimolare quanto più denaro possibile, esorcizzando nel contempo la paura per le deportazioni e le fucilazioni sommarie.
Come sempre sono i soldi a farla da padrone – per corrompere e/o acquisire potere prima che la guerra sia finita.
Soldi che passano di mano in mano, ossessione-compulsione di Bertone che provocheranno la sua caduta agli inferi, in una prigione – San Vittore – dove soprusi e annientamento sono all’ordine del giorno, e dove la lotta per la sopravvivenza diventa la vera priorità. In questo luogo ostile, dove vige solo la non-legge del sanguinario Tenente Franz, per Bertone le sfide si moltiplicano, diventano titaniche.
Perennemente in pericolo, il nostro protagonista vive nel rischio costante di essere scoperto ed eliminato, scisso tra la fedeltà al suo patto col colonnello Müller e la tentazione di tradire i suoi nuovi compagni di prigionia.
Seguiamo il suo percorso umano con partecipazione emotiva in una progressione drammatica in cui le scelte del protagonista e degli altri personaggi non sono mai scontate.
La scelta morale è infatti il leitmotiv che guida i comportamenti di tutti, non solo di Bertone, in un percorso sempre al limite tra caduta e redenzione, costellato di ostacoli e tentazioni, in un crescendo sinfonico che ci porterà ad un finale epico e commovente.
Nella mia visione, Il Generale Della Rovere è anche un film di forti identità (vedi personaggi come il colonnello Müller, Bacchelli, Olga) e di intensi rapporti umani, ma soprattutto un film di azione, tensione e suspense.
Se dovessi definire il tono che contraddistingue questo lavoro dal suo illustre predecessore, direi che “epico” sia quello giusto.
Un’epicità formale ma anche sostanziale, che ho voluto iniettare nel dna di un’ opera così complessa e ambiziosa come Il Generale Della Rovere per trasformarla in una storia paradigmatica e senza tempo, che ancora oggi riesce a farci riflettere ed emozionare e che, qualora non sapessimo più quale sia la via del dovere, ci invita a scegliere sempre la più difficile.
Di seguito, la trama delle due parti.
Prima puntata
Genova, 1944. Giovanni Bertone, incallito giocatore d’azzardo, vive di piccole e grandi truffe: in cambio di soldi promette ai parenti dei prigionieri politici catturati dalle SS la liberazione dei loro cari. Sfidando il coprifuoco per andare a riprendersi il suo cavallo Fosco, Bertone si imbatte in un colonnello della Wehrmacht, Müller: un incontro che avrà conseguenze per entrambi.
Insieme al suo cavallo Fosco, Bertone trova la piccola Ada, figlia dell’ amico Sandrino, rimasta sola dopo l’arresto del padre da parte dei tedeschi. La simpatica scaltrezza della bambina convince Bertone a portarla con sé, con la promessa che l’aiuterà a liberare il padre.
A corto di soldi, Bertone chiede in prestito dei gioielli alla fidanzata Valeria, che però si rifiuta di aiutarlo. Tenta così una truffa in una casa chiusa, dove ritrova Olga, una prostituta con cui aveva avuto una storia sentimentale qualche anno prima; l’affetto che lo lega ancora ad Olga lo fa desistere dal portare a compimento la truffa, ma Olga, ancora innamorata di lui, gli regala tutti i suoi risparmi.
Bertone, incapace di resistere al vizio del gioco, li perde tutti. E’ così costretto a far partecipare Fosco ad una corsa clandestina di cavalli organizzata da Blasco, un malvivente. Grazie all’aiuto di Ada, Bertone riesce a vincere la gara.
Nello stesso momento, sul litorale ligure, sbarca in segreto il generale Della Rovere, uno dei capi della Resistenza nell’Italia settentrionale. I Tedeschi, a conoscenza del suo arrivo, hanno l’ordine di catturarlo vivo ma, nel tentativo di bloccarne la fuga, il generale viene ucciso. Il colonnello Müller decide di non rivelare a nessuno la notizia della morte di Della Rovere.
Nel frattempo Bertone, denunciato da una vittima delle sue truffe, viene arrestato e finisce davanti a Müller. Il colonnello, impressionato dalla capacità di Bertone di mentire spudoratamente, gli propone un accordo. Bertone dovrà impersonare il generale Della Rovere e, una volta in carcere, ottenere informazioni sulle attività della Resistenza e riferirle a Müller. In cambio avrà la libertà.
Dopo aver salutato Ada e Olga, Bertone viene condotto nel carcere di San Vittore a Milano, pronto a vestire i panni del generale Della Rovere.Seconda puntata
A San Vittore, Bertone comincia a spacciarsi per Della Rovere e subito comprende i rischi della sua posizione: affidato alla stretta sorveglianza del Colonnello Franz, da un lato cerca di conquistarsi la fiducia dei detenuti ‘politici’, dall’altro lato sa che può incorrere in qualche errore o in qualcuno che abbia conosciuto il vero generale. In entrambi i casi lo aspetta la morte: se non collaborerà con Müller le SS lo fucileranno; se verrà scoperta dagli altri detenuti la verità sulla sua identità e il suo ruolo di spia gli spetterà la pena che i detenuti politici assegnavano alle spie: la morte. Bertone entra in contatto con il detenuto Bacchelli e, salvandolo da un’ispezione di Franz, luogotenente di Müller, si conquista la sua fiducia e quella di altri detenuti politici, che stanno organizzando una fuga per ricongiungersi ad altri affiliati alla resistenza.
Per non destare sospetti, Bertone è costretto a tacere quest’informazione a Müller e a prendere parte all’evasione. Tenta di scappare ma non ci riesce e proprio quando il gruppo dei fuggiaschi si riunisce con gli uomini del comandante Fabrizio, l’uomo che doveva incontrarsi con il vero Della Rovere, arrivano le SS e riportano tutti a San Vittore. Il delatore che li ha traditi viene ucciso.Fra i nuovi prigionieri si nasconde dunque Fabrizio, ma i tedeschi e Bertone non sanno chi sia. Convocato da Müller, Bertone cerca di prendere tempo ben sapendo che la sua posizione si sta
aggravando. Intanto, Franz fa torturare Bacchelli che resiste e non parla. Rinchiuso in isolamento con Bertone, l’uomo per timore di cedere alle successive torture si toglie la vita. Bertone, scioccato dal suo sacrificio, implora Müller di lasciarlo andare – non se la sente più di continuare a mentire – ma Müller, per rendere priva di ogni ombra la sua persona, lo rispedisce in carcere dopo averlo fatto malmenare.
La solidarietà degli altri detenuti, genera una profonda mutazione in Bertone, che decide di non collaborare più con Müller. Al fine di costringerlo a dire chi sia Fabrizio, Bertone viene fatto rientrare da Müller tra i possibili condannati alla fucilazione, che vengono prelevati dal braccio dei politici per una rappresaglia, seguita ad un nuovo attentato partigiano ai danni di alcuni soldati tedeschi.
Nella terribile notte che precede l’esecuzione, Bertone identifica finalmente Fabrizio: tra i due uomini, una stretta di mano come un ideale passaggio di consegne. Bertone chiamato tra gli effettivi condannati, si avvia al muro ma Müller lo blocca e gli chiede per l’ultima volta di rivelargli chi sia Fabrizio, promettendogli in cambio la libertà e un salvacondotto anche per Olga e la piccola Ada, che lo hanno raggiunto in carcere e gli danno un ultimo, straziante saluto. Ma Bertone è ormai diventato un patriota, com’era stato il vero Della Rovere. Non cede e prima di spirare grida “Viva l’Italia”, avendo trovato nella solidarietà per gli altri detenuti e in una morte eroica l’estremo riscatto della sua vita.







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