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Esclusivo – “Il mese più caldo della TV USA” secondo Giorgio Buscaglia 27 aprile 2011

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Esclusive, Soap opera, TV USA.
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Invece della periodica intervista (ecco l’ultima), questa volta ho contattato Giorgio Buscaglia, responsabile della programmazione Cinema e Fiction di Rai 2, per avere una panoramica da “addetto dai lavori” di quello che è appena iniziato e che si può definire il “mese più caldo della TV statunitense”, con le decisioni sui rinnovi e sulle cancellazioni delle serie ancora in bilico, e l’ordine dei nuovi telefilm per la prossima stagione televisiva 2011/12. Ecco il lungo parere che ho raccolto, ringrazio molto Buscaglia per la collaborazione.

Leggete quest’articolo ascoltando preferibilmente il brano “Makes Me Feel” degli Afterlife.

Se il mio nome fosse “Alan Farmer” e il mio mestiere quello di attore, penso che questo mese non dormirei la notte. Perché? Perché sta’ terminando la “pilot season”, quel periodo dell’ anno in cui i network hanno finito di girare le puntate pilota di quei progetti ritenuti idonei ad avere un posto nel palinsesto 2011-12. E gli attori ingaggiati per più di 100 ‘pilot’ tra volti noti e sconosciuti sono un vero esercito. E Alan è una “fresh face”, una matricola, un ventinovenne di bell’aspetto, biondo, faccia regolare che è appena uscito da una soap come “All My Children (La Valle dei Pini)”, da poco cancellata, per approdare in un ruolo marginale in “Pan Am”, uno di piloti più costosi (e rischiosi) della prossima stagione che vede tra gli interpreti Christina Ricci.
Pensate a quanti Alan sono in trepida attesa per sapere cosa ne sarà della loro vita professionale nell’ immediato futuro o penso ad attori più affermati che malgrado il loro “pilota” sia diventato serie hanno penato per trovare un posto al sole nel palinsesto di un network. Cito due casi lampanti come quello di Alex O’ Loughlin, che dopo i flop “Moonlight” e “Three Rivers” ha imbroccato con “Hawaii Five-0″, o di Christian Slater, anche lui passato dal pessimo “My Own Worst Enemy” a “The Forgotten”, per approdare ad un sit-com dal futuro incerto come “Breaking In”.
Con la riduzione delle soap ormai in declino (nel 2012 ne rimarranno solo quattro), la TV americana perde quel vivaio di attori che proprio grazie alle soap sono passati al prime-time o addirittura al cinema (Meg Ryan o Julianne Moore, per indicarne due): dunque non rimane che, una volta procuratosi un agente, cercare di entrare velocemente nei cast della “pilot season” (tra gennaio e marzo di ogni anno) e farsi notare dai “chief executive” degli studios.
Il viaggio verso la gloria è pieno di ortiche e trabocchetti ma ci sono anche delle oasi di acqua dolce e palme. In un incontro organizzato da Disney, Kate Walsh di “Private Practice” mi disse quanto si ritenesse fortunata ad essere la protagonista di un spin-off di un serial corale come “Grey’s Anatomy” (potevano scegliere qualcun altro), e come lo show sia sopravvissuto allo sciopero degli sceneggiatori.

Ma torniamo a noi. Nel caso il pilota venisse scelto, facciamo il caso del sopracitato “Pan Am”, non è detto che il povero Alan Farmer del caso possa dormire sonni tranquilli. Dopo la visione ai “test audience” (pubblico comune selezionato), ai responsabili dei network e alle osservazioni delle tv di tutto il mondo durante gli “L.A. Screenings”, molti Alan Farmer vengono ricastati e sostituiti con altri attori (dovreste vedere la differenza tra la puntata zero di “Brothers & Sisters” e poi quella effettivamente andata in onda).
C’è però una seconda possibilità per Alan: cercare di inseguire un progetto delle TV cavo. Pur preferendo l’estate per lanciare un nuovo serial, ormai le TV cavo statunitensi producono tutto l’anno e sono una continua fucina di idee, e nel tentativo di strappare pubblico ai network più tradizionali recentemente hanno inferto alcuni colpi mortali. La più scatenata sembra USA Network (di proprietà Universal), che solo nell’ estate 2011 avrà otto serie originali in palinsesto e ha riaperto l’unità di produzione dei TV Movie dopo il successo del prequel di “Burn Notice”. Ma quella che si è data più da fare negli ultimi anni è stata ABC Family (di proprietà Disney), che grazie all’ inglese Paul Lee ha più volte superato negli ascolti The CW. I due network condividono il medesimo target di riferimento, quello dei teenagers, ed è proprio da mister Lee, che ora ha preso in mano le redini di ABC, che abbiamo le nuove indicazioni della prossima stagione televisiva Usa. Ma le vedremo più avanti.

Nella scaletta degli avvenimenti che portano alla grande settimana degli ‘upfront’ a New York dove vengono svelati ai pubblicitari (e a tutti i noi) i palinsesti dei principali network (quest’anno il 16 maggio NBC e FOX; il 17 ABC; il 18 CBS e il 19 The CW) dobbiamo fare un salto indietro di un anno e vedere tramite un tabella (è un colpo d’occhio) quello che ha funzionato e quello che non ha funzionato nella stagione televisiva 2010/11.

Se eliminiamo le serie che continuano, notiamo sotto il simbolo NEW l’enorme quantità di progetti abortiti. Analizziamo quelli da un’ora: a parte “Lone Star”, “Outlaw”, “The Whole Truth” e “My Generation”, implose alla seconda/terza puntata, è impressionante la quantità di serie sfarinatesi per strada. Dal megaflop di J.J. Abrams “Undercovers” all’action “Chase”, dagli sci-fi “The Event” e “The Cape”, ambedue NBC, fino a “No Ordinary Family” e al mai partito “Love Bites”. Insomma, un terremoto che vede gioire ancora una volta la CBS, che dopo aver portato a casa lo scorso anno i successi “The Good Wife” e “NCIS: Los Angeles”, quest’anno può contare su due serie robuste come “Hawaii Five-0″ e “Blue Bloods”. Ma non tutto è perduto per NBC, che potrebbe rinnovare “Harry’s Law”, ed ABC, che ha saputo aspettare a far debuttare “Body of Proof”. Allora, a proposito di Paul Lee… no, non è ancora il momento!

Lo scorso anno ho seguito via intranet gli “upfront” ABC. Uno show che viene replicato una settimana dopo a Los Angeles negli studios della Disney (la differenza è che gli attori a L.A. sono tantissimi e ci puoi parlare durante un cocktail), mentre a New York giustamente si parla il pubblicitariese. In quell’occasione, l’ora defenestrato presidente di ABC Steve McPherson (che attualmente produce vino nella Napa Valley) invita un riluttante Matthew Fox di “Lost” sul palco a parlare di uno show che cambierà le sorti della ABC: “Off the Map”. Così non è stato. McPherson è scatenato, sembra alterato, decanta in prima persona un palinsesto vincente, ma in cuor suo non è convinto, i pubblicitari sbadigliano, e ha subodorato che la Disney gli sta per dare il benservito. Eppure il futuro enologo l’asso nella manica ce l’aveva, ma non ha avuto il tempo di dargli una giusta collocazione. L’asso era proprio “Body of Proof”, che Paul Lee si è saputo giocare mesi dopo.
Saltiamo al luglio 2010: arriva la “british invasion”. Arriva alla ABC Paul Lee. Dopo aver portato al successo ABC Family in questi ultimi anni grazie a serie come “The Secret Life of the American Teenager” e “Pretty Little Liars”, questo signore londinese, cinquantenne, già dallo scorso ottobre si è messo in azione per portare ai pubblicitari un palinsesto rivoluzionario e che sia molto competitivo. Bisogna allora esaminare ancora uno schema (limitato solo ai progetti da un’ora) per capire in un sol colpo d’occhio quello che sta combinando Paul Lee alla ABC, ma anche i suoi omonimi negli altri grandi network.

Da questa tabella è evidente che la stagione 2011/12 sarà all’insegna della nostalgia e del soprannaturale. Sono più di 12 i piloti girati a tema fantastico, e altri sono “reboot” di vecchie serie o serie ambientate nei rimpianti anni 1960.
E’ proprio ABC a tentare la strada del rinnovamento seguendo una via già percorsa con successo dalle tv via cavo. Sì, ma il cavo fa il cavo, anche con una spruzzata di sesso, qui invece siamo in piena TV free, e progetti rischiosi come “Poe”, “Pan Am” o “Good Christian Bitches” che fino a pochi anni fa sarebbero stati impensabili oggi sono la norma. “Ma quello è inglese” dicono gli altri network, “ha gusti europei”.
Gli analisti dicono invece che questa potrebbe essere una delle migliori stagioni del network controllato dalla Disney e potrebbero avere ragione: se guardiamo bene tra le righe noteremo che mister Lee ha messo su anche show molto classici tra cui “Missing”, un sicuro midseason, per il momento limitato a dieci episodi (e qui faccio la “Nellie Andreeva alla deadline.com”), per tre motivi: il costo, l’ambientazione in Europa, la disponibilità di un’attrice cinematografica come Ashley Judd.
Intanto in casa NBC non se la passano molto bene. Dopo l’arrivo di Comcast, il nuovo management ha preferito fare shopping con progetti non Universal: è la prima volta che si vedono progetti portati da Fox Television e titoli come “Playboy” (che hanno già spaventato l’associazione dei genitori americana) e “REM” potrebbero farcela ad entrare in uno ‘schedule’ così disastrato come quello di NBC. Non dimentichiamo che “Wonder Woman” è molto atteso e Don Johnson in “Mann’s World” potrebbe portare lo show a sicuro successo.
In casa FOX tutti attendono in autunno l’esordio per la prima volta in America di “X-Factor”, questo porterebbe a una minor presenza di seriali. Ma come la mettiamo con “Alcatraz” (di J.J. Abrams) già pronto e strapagato alla Warner, con “Terra Nova” che i tecnici degli effetti speciali hanno rimandato a causa del piumaggio dei dinosauri non così ben definito… e vogliamo parlare di “Exit Stategy”, super-action con Ethan Hawke, e di “Touch” con Kiefer Sutherland? Vedremo.
Da parte sua CBS dorme sonni tranquilli. Se la presidentessa Nina Tassler non si pronuncia sul futuro di uno dei tre “CSI”, è vero che il palinsesto del network numero uno ha pochissimi buchi da riempire, anche se con lo scricchiolio di “The Defenders” e di “CHAOS” qualcosa bisogna pur fare. La soluzione potrebbe essere un maggior numero di sit-com e l’ordine di progetti solidi da un’ora (e qui faccio una scommessa) come “The Ringer”, “Person of Interest” e “Untitled Susannah Grant Project”. Ma anche qui tra una ventina di giorni sapremo.
Il piccolo CW ha vissuto un anno straordinario, vanno via sia la sua presidentessa Dawn Ostroff che “Smallville”, una congiuntura che potrebbe essere l’inizio di una nuova era. Ad oggi “The Vampire Diaries” è solidissimo ed è appena stato rinnovato per un terzo anno, così come “Supernatural” per un settimo, mentre “Nikita” e l’intramontabile “One Tree Hill” hanno buone possibilità di tornare a settembre, e a fargli compagnia potrebbero arrivare “Secret Circle” e “Awakenings”. CBS e Warner, che sono partner nel mantenimento del network, non hanno mai gettato la spugna, e quest’anno l’incremento di pubblico nel target di riferimento ha portato la Ostroff a commissionare più piloti. Sei progetti non sono pochi per un piccolo network che vanta un pubblico così fedele.

I “bookmaker” e le malelingue sono già in azione e sono pronti a scommettere sui serial che avranno un futuro sicuro nei prossimi anni o saranno un sonoro flop nei prossimi mesi. Leggete bene tra i titoli, tra questi potrebbe esserci il “Lost” del futuro o il nuovo “Grey’s Anatomy”… ma nel frattempo vado, Alan Farmer deve sostenere un nuovo provino!