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Cinema futuro (1.247): “Il colore del vento” 9 aprile 2011

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Cinema futuro, Musica, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Il colore del vento”

Uscita in Italia: giovedì 14 aprile 2011
Distribuzione: Teodora Film / Spazio Cinema

Titolo originale: “Il colore del vento”
Genere: documentario
Regia: Bruno Bigoni
Sceneggiatura: Bruno Bigoni, in collaborazione con Silvia Da Paré, Marco Villa, Lara Fremder (soggetto di Bruno Bigoni)
Musiche: Mauro Pagani
Durata: 75 minuti
Sito web ufficiale (Italia): nessuno

La trama in breve…
Il colore del vento
racconta il viaggio di una nave mercantile nel Mar Mediterraneo. Marinai che vivono  sull’acqua la maggior parte della loro vita, che si perdono nel mare per scoprire donne, uomini e città, per cogliere e raccontare le diverse realtà del Mediterraneo, incrociando popoli e culture, intrecciando passato e presente. Ogni scalo è una città, ogni città una storia.
Funziona come prologo a questo viaggio, la città di Barcellona. Anni fa, in una città affacciata sul mare, il sogno di libertà divenne per qualche mese realtà, portando la speranza di un mondo migliore. Conxa Pérez, 95 anni, ultima sopravvissuta delle “mujeres libres”, racconta quei giorni indimenticabili.
La prima tappa della navigazione è Tangeri, dove il mare è speranza di futuro anche per i giovani abitanti,  che dalla fine del regime internazionale vedono nella vicina Spagna la possibilità di migliorare  la loro vita e realizzare i propri sogni. Il viaggio prosegue verso Bari, dove incontriamo Violeta, un’immigrata albanese che racconta il suo difficile cammino d’integrazione, paradigma degli scogli burocratici e mentali  che gli immigrati ancora oggi incontrano dopo essere approdati sulle nostre coste. La navigazione prosegue alla volta di Sousse, città tunisina, dove la cantante Mouna Amari e il musicista Mauro Pagani, con la commistione delle loro sonorità musicali, mirano a rinsaldare il ponte fra oriente e occidente, sempre più pericolante dopo l’11 settembre, per dimostrare che il Mediterraneo è il Mare Nostrum, un mare che dovrebbe unire invece che separare.  Da questo sodalizio nasce una versione inedita della canzone Sidun, sull’omonima città libanese martoriata dalla guerra, che rivive nelle immagini di repertorio e nella memoria dei marinai. Lampedusa, altra tappa del viaggio, ne è la riprova. Sulle spiagge della piccola isola, tristemente nota per gli sbarchi clandestini, toccano terra gli immigrati africani e la loro massiccia presenza è per molti abitanti spesso ingombrante. Gli immigrati africani, come un tempo gli albanesi, guardano al mare con timore e speranza, consapevoli del fatto che esso può inghiottirli o restituirli a nuova vita. Il viaggio riprende, passando da Istanbul, per risalire l’Adriatico.
Il mare, custode silenzioso delle guerre di ogni tempo, rinnova la memoria di Ivana, abitante di Dubrovnik, penultima tappa del viaggio, che nelle pagine del suo diario, scritto da bambina durante la guerra civile del 1991 descrive l’arrivo delle navi da guerra e i bombardamenti sulla città. Nei suoi ricordi e in quelli dei suoi concittadini il mare è insieme fonte di pericolo e di salvezza.
La nave infine ritorna a casa gettando l’ancora nel porto di Genova. Questa città, come le altre del viaggio, ha una storia legata al mare da raccontare. Dal mare, infatti, arrivano le donne nigeriane che, costrette a prostituirsi, vedono svanire il loro desiderio di libertà e di riscatto sociale nel dedalo dei “caruggi” genovesi.

I PORTI E LE STORIE DEL VIAGGIO

Barcellona

Barcellona si trova al margine del Mar Mediterraneo. In questa città vivono Conxa Pérez (Barcellona, 17 ottobre 1915) e Ariadna Fitos y Frutos. La prima è stata un’esponente di spicco dell’ Agrupacion de Mujeres Libres (indicate dalla sigla MM.LL) un’organizzazione anarco-femminista formatasi nell’agosto 1937 a Valencia i cui principi erano riassunti dallo slogan “capacitaciòn y captaciòn”: apprendimento e insegnamento. Il movimento si batteva per un lavoro salariato, senza il quale non sarebbe stata possibile parità di diritti in alcun campo socio-politico (amore libero, sessualità, salario ecc.). Le MM.LL sono nate, hanno operato e combattuto durante la rivoluzione spagnola (luglio 1936 – aprile 1939) che vide in campo due fronti contrapposti, da una parte i reazionari nazionalisti di Francisco Franco e dall’altra il variegato fronte repubblicano: marxisti, anarchici, trotzkisti e repubblicani in genere. Ariadna è un’attivista della Confederación Nacional del Trabajo (CNT) di cui fece parte Buenaventura Durruti Dumange (León, 14 luglio 1896) figura di spicco dell’anarchismo spagnolo morto il 20 novembre 1936 durante l’assedio di Madrid. Il suo funerale fu celebrato a Barcellona il 23 novembre e vi parteciparono circa un milione di persone. Ancora oggi per Ariadna e per molti spagnoli, Durruti rappresenta il simbolo stesso della lotta antifranchista.

Tangeri

Tangeri, “la Porta d’ Africa”, è il luogo dove s’incontrano le acque di due mari (Adriatico e Mediterraneo) e allo stesso modo si mescolano le culture marocchina, europea e africana.

Una città magica, che per anni città attrasse numerosi artisti come Truman Capote, Oscar Wilde, André Gide, Tennessee Williams, Gore Vidal, Henri Matisse, Cecil Beaton, Paul Bowles e la moglie Jane Auer, oltre ad esponenti della beat generation come Allen Ginsberg, William Burroughs, Jack Kerouac.

Negli anni Cinquanta gli stranieri erano circa la metà della popolazione cittadina. Con l’indipendenza del Marocco nel 1956 cambia l’assetto geopolitico di Tangeri che torna sotto il totale controllo del governo marocchino. Da quel momento comincia la sua decadenza e le interviste raccolte dal regista ai ragazzi tingitani che sognano l’occidente ne sono una valida testimonianza. Tangeri un tempo città del sogno, oggi sogna l’altrove.

Bari

A causa della sua posizione, Bari ha accolto un notevole flusso di immigrazione dall’est. La città visse il primo grande esodo del popolo albanese l’8 agosto 1991 quando nel suo porto approdò la nave Vlora, carica di oltre ventimila immigrati. La nave era partita dal porto di Valona, città dell’Albania, secondo porto del paese dopo Durazzo, più di 70 miglia nautiche (180Km) da Punta Palascìa, sulla costa del Salento. Fra i tanti disperati che arrivarono sulle coste baresi in quei giorni, c’era anche Violeta con un figlio in grembo e l’altro sulle gambe. Violeta voleva raggiungere il suo ex-marito per ricongiungere la famiglia e darle un futuro migliore. Superati i numerosi ostacoli iniziali, oggi Violeta è mediatrice culturale nelle scuole, badante di notte e presta la propria consulenza agli immigrati nel disbrigo delle pratiche burocratiche presso una sede locale della CGIL.

Sousse

Scusse, città della Tunisia, si affaccia sul Golfo di Hammamet nel Mar Mediterraneo. Nel 1988 la sua medina è stata inserita tra i Patrimoni dell’umanità dall’UNESCO. Qui vive e lavora Mouna Amari, direttrice del Conservatorio regionale di musica, diplomata nel 1989 presso il Conservatorio di Tunisi. Mouna è musicista, cantante e compositrice. E’ diplomata alla Scuola Civica di Liuteria di Milano con specializzazione in strumenti ad arco. E’ responsabile del laboratorio di liuteria e restauro del Centre des Musiques Arabes et Méditerranéennes, Palais Ennejma Ezzahra, Sidi Bou Said, di Tunisi. Da più di dieci anni collabora come solista con diverse orchestre e partecipa a progetti musicali in Tunisia e all’estero, suonando l’oud ed interpretando oltre a classici della musica araba, anche brani da lei composti. Dal 1986 conduce attività didattica presso gli Istituti Musicali di Mahdia, in Tunisia, dove ha diretto la Corale dei giovani e dove ha insegnato educazione musicale. E’ stata solista di oud, dell’Orchestra da Camera di Tunisi, dell’Orchestre de la federation des Junesses Musicales di Tunisi, dell’Orchestre des Jeunes de la ville de Monastir e dell’Orchestre du Patrimonie de la ville de Sfax. Ha fondato l’Orchestre des instruments à cordes de la ville de Mahdia, in Tunisia. Ha partecipato alla tournée italiana dello spettacolo “Donna Africa” e “Donna Africa II”, con Florida Uwera del Ruwanda, Houria Aichi, dell’Algeria, Sarah Carrere del Senegal, ed altre donne musiciste africane, realizzando tra l’altro il CD Donna Africa. Ha collaborato con i musicisti italiani, Federico Sanesi, Mauro Pagani, Pino Daniele, Massimo Ranieri ed ultimamente con Peppe Consolmagno e Giuseppe Grifeo.

Sidone

Sidone, in Libano, si affaccia direttamente sul mare. La città è stata più volte oggetto di scontri e bombardamenti nel corso delle diverse guerre israelo-palestinesi, che hanno coinvolto il Libano dal 1948 (anno della proclamazione della nascita dello stato di Israele) al 2006 e durante la guerra civile durata dal 1975 al 1990. Quest’ultimo conflitto vide contrapposte le milizie composte da cristiani maroniti, delle quali la principale faceva riferimento al partito falangista di Bachir Gemayel, e dall’altra una coalizione di palestinesi alleati a libanesi musulmani sunniti, sciiti e drusi, raccolti tutti nel Partito Socialista Progressista. La guerra civile libanese influì anche sul conflitto palestinese, infatti Israele sostenne militarmente con armi e addestramenti speciali la comunità cristiana dei maroniti e l’Esercito del Sud-Libano (cristiano-maronita) di Sa’d Haddad contro l’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina). Uno degli episodi più efferati di questa guerra fu il massacro di Sabra e Shatila, campi profughi palestinesi della periferia di Beirut, avvenuto il 16 settembre 1982 a seguito dell’omicidio di Bachir Gemayel appena eletto presidente del Libano. In cerca di vendetta per il suo assassinio e coordinandosi con le forze israeliane dislocate a Beirut ovest, le milizie cristiano-falangiste di Elie Hobeika  entrarono a Sabra e Shatila e vi rimasero per due giorni uccidendo un numero imprecisato di persone. Le cifre oscillano fra 1000 e 3000 vittime, quasi tutte donne e bambini.

Lampedusa

L’isola di Lampedusa, come Pantelleria, è più vicina alle coste tunisine che a quelle italiane. Lampedusa è la porta dell’Europa per i migranti africani. Per la sua posizione, infatti, è meta di due delle quattro principali rotte dei migranti africani nel Mediterraneo centrale: la prima che parte dalle coste occidentali libiche, tra Tripoli e Zuwarah, la seconda che la collega al litorale tunisino, tra Sousse e Monastir. A partire dagli anni novanta le coste lampedusane hanno conosciuto gli sbarchi prima di tunisini e poi di cittadini del Nord Africa e di tutta l’Africa sub-sahariana che si imbarcavano dapprima dai porti della Tunisia poi, dopo gli accordi del 1998 tra Italia e Tunisia, da quelli della Libia. Sull’isola i migranti sono accolti nel centro di permanenza temporanea (CPT) per poi essere trasferiti nei centri di prima accoglienza sparsi sul territorio italiano. A Lampedusa nel 2008 ci sono stati 397 sbarchi per un totale di 30.657 persone (dati tratti dal sito del settimanale Panorama). Gli abitanti di Lampedusa  hanno opinioni  discordanti sulla presenza degli immigrati: alcuni lamentando il sovraffollamento dichiarano apertamente di non volerli, altri, invece, continuano a lottare per un’integrazione sostenibile.

Dubrovnik

Dubrovnik è una città della Croazia meridionale situata lungo la costa della Dalmazia all’estremità terminale dell’omonimo Istmo. La città, che ha lungamente mantenuto la sua indipendenza, vanta un centro storico di particolare bellezza che figura nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO e che le è valso il soprannome di “Perla dell’Adriatico”. Durante la guerra serbo-croata per l’indipendenza della Croazia (1991-1995), Dubrovnik fu posta sotto assedio e bombardata da terra e da mare per quasi due anni. La città assediata rivive nelle pagine del diario di Ivana Bratos una bambina, oggi trentenne, che racconta l’anomala quotidianità di un’infanzia vissuta in costante pericolo. La sua storia è uno dei tanti tasselli che compongono l’atroce mosaico di un paese in guerra e per questo Ivana vuole aggiungere al suo vecchio diario nuove tessere, raccogliendo i ricordi degli adulti di allora, per non dimenticare ma anche per riuscire a perdonare.

Genova

Nel porto della città, uno dei più grandi del Mediterraneo e d’Europa, attraccano e salpano, in un incessante e frenetico carico e scarico di merci e uomini, navi che solcano i mari di tutto il mondo ed è qui che termina il viaggio anche il cargo Onda blu, di ritorno dal Mediterraneo. Nel porto, però, non sbarcano solo equipaggi o passeggeri ma anche clandestine nigeriane avviate alla prostituzione. Dagli anni novanta, infatti, sulle strade di Genova notevole è la presenza di prostitute nigeriane legate a organizzazioni criminali gestite da donne. L’organizzazione presenta tre livelli operativi: il reclutamento che avviene attraverso la figura dello sponsor, la tratta vera e propria gestita dai mediatori e infine lo sfruttamento da parte delle maman. Lo sponsor, spesso un conoscente o un amico di famiglia, recluta le ragazze nelle aree più povere del Paese illudendole di trovare un impiego e un miglior stile di vita in Europa.

Prima della partenza, le donne sottoscrivono un contratto che impegna ragazze e famiglie alla restituzione del denaro anticipato dallo sponsor per il viaggio. Spesso è richiesta una garanzia, in caso contrario la rete criminale utilizza dei riti magici, i giugiù (woodoo), che prevedono un giuramento sacro da parte della giovane. Una volta arrivate in Italia, le ragazze sono consegnate alla maman che le priva dei documenti e degli effetti personali fino all’estinzione del debito di cui non conoscono, però, il preciso ammontare. Le donne consegnano a lei tutti i guadagni fino alla restituzione completa delle somme dovute, dopodiché riacquistano la propria libertà.

NOTE DI REGIA

Oggi Creuza de mä è il canovaccio di un grande viaggio mediterraneo, un viaggio che dobbiamo continuare, magari cambiando protagonisti e luoghi.
(Mauro Pagani a Silvia Bischero – l’Unità, 25.8.04)

L’idea di questo documentario prende spunto dal disco Creuza de mä realizzato da Fabrizio De André e Mauro Pagani: «Un esperimento sincretistico tendente a inventare un linguaggio in cui si riconoscessero e si identificassero tutte le genti del mediterraneo [...] un disco fuori dal tempo dove possono convivere nella stessa atemporalità episodi come A dumenega – che si svolge in realtà nella Genova di fine Ottocento – e Sidun – dove si parla della guerra arabo-israeliana di qualche anno fa» (Fabrizio De André in Ho licenziato Dio Cico Casartelli, Buscadero, Novembre 1966) Il disco narra la favola del viaggio della gente genovese lungo i mari e dentro il cuore dell’irrequietezza primordiale. Le sette tracce che lo compongono cantano e restituiscono suono e parola al senso di questo viaggio, lo stesso che ancora oggi marinai originari di terre lontane, compiono a bordo di centinaia di navi commerciali che tutti i giorni solcano il Mare Mediterraneo. Il colore del vento riprende questo tema e lo fa suo, narrando di uomini che vanno per mare, non per piantare bandiere o croci né per aggiungere capitoli alla storia o nuove scoperte, ma per non lasciare mai spegnersi la febbre dell’inquietudine, o più semplicemente perché non c’è possibilità di riscatto dalla miseria di certe vite, né riposo alla maledizione di quell’insofferenza arcaica, che è “l’andar per mare”.

Il nostro film allarga volutamente i confini del viaggio di De André, individuando nei marinai di uno dei tanti cargo che solcano il mare, i protagonisti di questo film. Il cargo, nel suo percorso abbraccia tutto il Mare Mediterraneo, partendo idealmente da Barcellona, passando da Tangeri, Bari, la Tunisia, il Libano, Lampedusa e Dubrovnik, per approdare infine a Genova.

PUNTO DI VISTA

Il documentario narra lo spazio storico-culturale del grande mare, filmando luoghi, volti, storie, porti, uomini, donne, bambini, mari e nazioni, raccogliendo tracce di culture, di guerre passate e presenti, di scenari futuri, di possibili immaginari. Con questo viaggio si vogliono ricreare visivamente atmosfere, sonorità, lingue e testimonianze che appartengono al bacino mediterraneo, e raccontare nel contempo la realtà dell’oggi e di come la cultura mediterranea sia soggetta a forze degeneratrici  che separano invece di favorire l’incontro e la conoscenza tra popoli e culture diverse. Il viaggio è scandito dalle storie che vivono o sono state vissute sulle coste di questo mare.

Il trailer italiano:


Trame ed altre informazioni sono tratte dal materiale stampa relativo al film.
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