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Cinema futuro (1.030): “Letters to Juliet” 21 agosto 2010

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Letters to Juliet”

Uscita in Italia: mercoledì 25 agosto 2010
Distribuzione: Eagle Pictures

Titolo originale: “Letters to Juliet”
Genere: commedia / drammatico / romantico
Regia: Gary Winick
Sceneggiatura: Jose Rivera e Tim Sullivan
Musiche: Andrea Guerra
Uscita negli Stati Uniti: 14 maggio 2010
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Amanda Seyfried, Chris Egan, Gael García Bernal, Vanessa Redgrave, Franco Nero, Oliver Platt, Lidia Biondi, Daniel Baldock, Milena Vukotic, Luisa Ranieri, Marina Massironi

La trama in breve…
La semplice percezione dell’amore romantico può spingere una persona a provare la sua vitalità, la sua risonanza e infine il coraggio che ci vuole per non giocare solo sul sicuro, per cambiare la propria vita.
Questa è l’idea che alimenta la produzione della commedia romantica della Summit Entertainment “Letters to Juliet,” con Amanda Seyfried (“Mamma Mia”), Vanessa Redgrave (6 volte nominata all’Oscar e vincitrice con “Julia”), Christopher Egan (“Eragon”), Gael García Bernal (“I diari della motocicletta”) e Franco Nero (“Die Hard 2”).
Il film è diretto da Gary Winick (“La tela ci Carlotta”, “ 30 anni in 1 secondo”) e prodotto da Mark Canton, Ellen Barkin e Caroline Kaplan.  La sceneggiatura è stata scritta da Jose Rivera (una nomination all’Oscar per  “I diari della motocicletta”) e Tim Sullivan.  Ron Schmidt è il produttore esecutivo.
La Seyfried interpreta Sophie Hall, aspirante scrittrice per rotocalchi, che assieme al suo ragazzo Victor (Bernal),  vola da New York in Italia per  godersi un po’ di tanto desiderato romanticismo.  Mentre Victor non c’è a causa di alcuni affari,  Sophia si ritrova a Verona nel famoso cortile di Giulietta Capuleti, dalla tragedia di Giulietta e Romeo, dove le visitatrici di tutto il mondo lasciano a Giulietta lettere di amori perduti o amori desiderati. La Seyfried trova una lettera scritta 50 prima a Giulietta da Claire Smith (Redgrave), alla ricerca di un giovane italiano che le faceva la corte quando era una teenager.
Sophie decide di rispondere al messaggio lasciato da Claire, rimasto inspiegabilmente inevaso, e rimane molto sorpresa quando la sua lettera ispira questa, adesso nonna, a partire con lei per Verona in cerca del suo antico amore perduto (Nero).  Accompagnate da Charlie (Egan), il nipote  di Claire, il trio cerca per tutta la Toscana e prende atto che il coraggio che serve a tutti e tre è quello di avere a che fare con l’amore, e non è cosa semplice.
Sophie è inizialmente molto entusiasta di imbarcarsi in questa avventura che vede come un’occasione d’oro per la sua carriera. E’ una giornalista concreta che vuole fare un salto di qualità e ha la netta sensazione che questa storia potrebbe costituire una svolta.  Ma, facendosi coinvolgere da Claire in questa ricerca di una seconda occasione, si rende conto che la vera ragione che la porta ad inseguire questa storia è perché sta scappando dalle vicende della sua vita.

La Produzione

Due famiglie,  entrambe dello stesso livello di prestigio nella stupenda  Verona, dove è ambientata la nostra scena.
—William Shakespeare, Romeo e Giulietta,  Il Prologo

Se la storia di Giulietta e Romeo  sia vera o se i due innamorati siano realmente vissuti a Verona, è irrilevante.  Ormai Verona  è conosciuta come il luogo dove Shakespeare ha ambientato la sua opera. Mezzo milione di turisti arrivano ogni anno in questa città dell’Italia settentrionale  (90 minuti ovest da Venezia), soprattutto per visitare il cortile dove bigliettini riguardanti amori perduti o trovati sono attaccati  al muro di pietra. Le persone si mettono in posa sul balcone accanto alla statua di bronzo di Giulietta (il suo seno destro è lucidissimo, c’è la tradizione di toccarlo perché si dice che porti fortuna).

La produzione è iniziata il 25 Giungo, 2009 a Verona, che dopo Roma, Firenze e Venezia, è la città d’Italia più visitata.

“La cosa meravigliosa di questa tradizione (quella del cortile) e dell’amore in generale, è che ci vogliono credere tutti”, dice il regista Gary Winick.  Dagli anni Trenta in poi “Giulietta” ha ricevuto migliaia di lettere da tutto il mondo: talvolta sono semplicemente indirizzate a “Giulietta – Verona”, eppure arrivano tutte a destinazione  (il club di Giulietta), dove sono al  lavoro molti volontari.  Tutte le lettere ricevono risposta, a volte con l’aiuto di traduttori esterni.

L’idea del film ha preso forma quando i produttori Caroline Kaplan ed Ellen Barkin furono attratte da un album di  Elvis Costello, “The Juliet Letters”, attraverso il quale si resero conto del fenomeno di questo famoso cortile Veronese. Qualche tempo dopo scoprirono il libro, “Letters to Juliet: Celebrating Shakespeare’s Greatest Heroine, the Magical City of Verona and The Power of Love”,  (“Lettere a Giulietta”) scritto dalle sorelle  Lise e Ceil Friedman.

“Più ci documentavamo su questo fenomeno e più ci sembrava un’idea bella,  romantica. Così alla fine andammo alla Summit pensando già a Gary come regista, e ci volle molto poco a mettere insieme il tutto ”, racconta Kaplan.

“La cosa che trovo più interessante, complicata ed universale, è ciò che concerne i rapporti fra le persone e le loro emozioni”, commenta Winick.

“Per alcuni è come se la loro vita fosse una scacchiera. Sono su un quadrato e si spostano in quello accanto a causa delle circostanze. Ma immaginate cosa significherebbe cambiare la propria vita solo in base al coraggio, e  fare un importante salto senza essere spinto”, aggiunge Winick.

“La sensibilità di Gary è molto indicata per questo genere di “date movie”, dice il produttore Mark Canton. “E’ una caratteristica umana molto radicata: è difficile scappare da quello che ti dice il cuore, ma è altrettanto difficile correre verso quello che ti dice il cuore”.

Il film è significativo soprattutto perché è una testimonianza che il cinema è un linguaggio universale:  le cinque star di questo film provengono da cinque paesi diversi: Seyfried (Stati Uniti), Redgrave (Inghilterra), Egan (Australia), Bernal (Messico) e Nero (Italia).

Con il successo sensazionale al box office di “Mamma Mia” e la serie “Big Love”, Amanda Seyfried  si è consacrata una vera attrice, però non aveva ancora avuto un ruolo da protagonista, sopratutto uno dove lei è presente  praticamente in tutte le scene. “La Seyfried porta tutto il fardello del film sulle proprie spalle”, commenta Winick.  “Ha un’incredibile  luminosità, sullo schermo. Si trova a compiere un doppio viaggio: quello per trovare sua madre, cioè Vanessa, e quello per trovare il vero amore, che non é Victor.

“E’ profonda, divertente e dietro quegli occhi incredibili succedono molte cose”, dice Winick.

“Quando ho letto la sceneggiatura e mi  sono resa conto che ero in tutte le scene, ho pensato che sarebbe stato tanto lavoro; ma io sono una persona che si nutre dell’interazione con il cast e la troupe. Mi piace socializzare, perciò è stata una benedizione ma anche una condanna, perché alla fine del film ero veramente stanca”, dice la Seyfried.

“Non ci è voluto un grande intuito per capire che Vanessa Redgrave sarebbe stata perfetta per il suo ruolo”, osserva Winick. “E’ stata fantastica in tutto ciò che ha fatto. La nostra casting director (Ellen Lewis) dice sempre:  ‘Ci vuole  quel certo attore che alzi il livello del film”, ed è quello che é successo grazie a Vanessa.”

“Se ti trovi a lavorare sul set con Vanessa Redgrave, devi dare il meglio”, dice Mark Canton, “perché lei arriva presto, se ne va tardi e conosce sempre le sue battute… e le tue”.

Per la Seyfried, qualsiasi timore nel recitare così tante scene accanto a una leggenda del cinema è scomparso fin dall’inizio. “Niente è un problema per lei (Vanessa).  E’ talmente intelligente e presente  e  incapace di falsità, che sei immediatamente rilassata in sua presenze.”

Il bravo Gael Garcia Bernal interpreta Victor, il ragazzo ipercinetico della Seyfried.  “E’ un ruolo che non avevo mai  affrontato prima. Victor è molto particolare, adora il cibo più di ogni altra cosa al mondo e vuole dividere questa cosa con la sua ragazza,  Sophie,” spiega Garcia Bernal.

“Il problema di Sophie e Victor è che non condividono questa passione,” dice la Seyfried. “Si vogliono bene e si amano, ma non comunicano.  Victor è innamorato della propria cucina e del suo sogno. Riescono a comunicare solo  perché Sophie si rende conto che una relazione è fatta di molte più cose”.

Cercare l’attore per interpretare Charlie— che recitasse la parte del nipote della Redgrave e che fosse credibile nei panni di quello che fa nascere in Sophie i dubbi sul suo rapporto— è stato il compito più difficile durante il casting.

“Trovare Chris è stata opera di un intervento divino, ed è avvenuto molto tardi”, racconta Caroline Kaplan. “Il casting è probabilmente la parte più difficile nel fare un film, ma quando tra due persone funziona, tutto diventa chiaro e magico.”

“Quando due attori sono nella stessa stanza e recitando insieme, si percepisce immediatamente questa sensazione magica”, spiega Winick. “A New York e a Londra abbiamo fatto moltissimi provini ed è stato un lavoro duro, fino a quando non è arrivato Chris Egan.”

Per trovare l’attore per la parte di Lorenzo, l’amore di Claire perduto nel passato, invece, i realizzatori non hanno dovuto cercare a lungo. “Oltre al fatto di essere sposato con Vanessa, Franco Nero è un attore meraviglioso. Catturare quel momento in cui i due si ritrovano dopo 50 anni… beh, sarebbe stato molto difficile creare la stessa intensità con qualcuno che non fosse Franco Nero. E poi c’è il fatto che lui è Italiano come Lorenzo, e che stiamo girando in Italia… insomma, tutto ha funzionato alla perfezione”, racconta Winick.

I due attori si sono conosciuti da giovani, nel 1966, durante le riprese di “Camelot”, dopo essere stati scelti dal regista Joshua Logan.

“Secondo me Vanessa è la migliore attrice che abbiamo mai visto. Io sono suo marito ma queste non sono parole mie, sono le parole di Tennessee Williams e di Arthur Miller, ed io sono d’accordo con loro”, commenta Nero. “Abbiamo lavorato insieme almeno 10 volte in oltre 43 anni ed il suo talento è un dono che meraviglia sempre i registi”.

Per Winick, l’alchimia giusta tra la Redgrave e Franco è stata molto importante, ma girare in Italia con un attore italiano della sua presenza scenica, ha fatto sì che il film funzionasse alla perfezione.

In quanto agli attori non protagonisti, Winick ha scelto quasi tutti artisti italiani. Il casting per tutte le “segretarie di Giulietta” è stato fatto in Italia.

“Mi ricordo il libro “Fellini Faces” (Il regista italiano Federico Fellini) un catalogo di ritratti di grandi attori caratteristi italiani, ed il mio intento era quello di avere quel genere di attori per alzare il livello delle segretarie di Giulietta. Infatti, passiamo dalla straordinaria e bella Luisa Ranieri (Isabella) alla bravissima Luisa DeSantis (Angelina).

“Comunque, ho voluto queste signore e ho fatto una prova. Sono rimasto impressionato dall’energia che riuscivano a sprigionare quanto erano insieme, e continuavo a pensare:  ‘Vorrei che la macchina da presa fosse accesa”, ricorda  Winick riferendosi al periodo di pre-produzione.

Completato il casting all’inizio di giugno, mi sono concentrato sulla logistica delle riprese e, in particolar modo, a cercare di fare qualcosa che sembrasse impossibile… come far chiudere per due giorni alla città di Verona la sua attrattiva turistica principale, la casa di Giulietta, permettendoci di girare nel cortile. Ci sono voluti circa tre mesi di negoziati con il Comune, e per far loro intendere che sarebbe stato un beneficio turistico a lunga scadenza in cambio di due giorni di sacrifici (i turisti, infatti, non sarebbero potuti entrare nel cortile).

Lo scenografo Stuart Wurtzel ha cambiato la location (l’ingresso al cortile era un muro bianco coperto di graffiti) aggiungendo mura e colonne di pietra finte, dando un aspetto meno turistico e più consono a come sarebbe stato ai tempi di Giulietta.

“I colori dell’Italia sono i colori della terra ed è bellissima in ogni luogo. La mia intenzione era quella di tornare indietro nella storia, di non intromettermi e di non alterarla”, ci spiega  Wurtzel.

La prima cosa nella mente di Winick era di non creare un’Italia da cartolina dove “lo sfondo diventa il piano ravvicinato”.

“Insieme al direttore della fotografia Marco Pontecorvo abbiamo deciso che il valore del film doveva essere  il realismo dell’emozione, e che la bellezza del contorno sarebbe servita solo  come supporto alla storia e non viceversa”,  spiega Winick.

Altre location attorno a Verona sono la spettacolare Villa Arvedi (per la scena dove Claire incontra uno dei tanti “Lorenzo”) e il piccolo paese di Soave (famoso per il suo vino bianco)  che ha un aspetto più da sud d’Italia, e dove abbiamo girato una scena di Sophie che cammina per le strade di Verona davanti all’Arena, meravigliosa nonostante i suoi 2.000 anni,  sede della musica lirica all’aperto più famosa del mondo.

La produzione ha anche girato sul bellissimo Lago di Garda (uno dei tre maggiori laghi del nord Italia) e poi è scesa verso sud, a Siena. Da lì in poi, le riprese sono state fatte tutte in Toscana, 10 giorni anche nei vigneti della Cantina Argiano (a Montalcino, a un’ora a sud di Siena), dove viene prodotto il famoso Brunello.

Per due giorni si è girato nel centro storico di Siena, dagli stretti vicoli fino alla famosa  Piazza del Campo dove la produzione ha “rubato” un’inquadratura di Sophie e Charlie attraversando la piazza con migliaia di turisti che, talmente presi dal contesto storico che li circondava, non si sono resi conto della macchina da presa.

L’Albergo Borgo Scopeto,  per secoli una tenuta di famiglia, è stata la location per interni ed esterni dell’albergo da dove Sophie, Claire e Charlie partivano per le loro escursioni in Toscana. Situata fra  vigneti e oliveti, a circa 20 minuti da Siena, l’albergo ha fissato la fine delle riprese della parte Italiana del film, il 13 agosto 2009. Il giorno successivo gli attori e i membri principali della troupe hanno preso un volo per New York,  per quattro giorni di riprese al Bryant Park e a Times Square, dove sono stati girati i  due esterni più importanti, e al ristorante Victor, un palazzo vuoto di Soho.

“Ci sono alcuni film dove la location diventa  personaggio”, ci fa notare Winick.  “Se sei cresciuto a New York con i film di Woody Allen, è una cosa che senti molto.  “Ed è la sensazione che ho di questo film e dell’Italia. Si  riesce a ricreare qualsiasi cosa da qualsiasi parte, ma quando sei in Italia c’è qualcosa che ti entra dentro ed esce durante le recitazioni. I colori della terra, gli edifici. Non esiste al mondo un altro posto come questo”.

Per Christopher Egan, non è stato difficile calarsi nel suo ruolo. “Amanda ed io abbiamo girato una scena in un caffè all’aperto a Siena  e mangiato un gelato. Poi abbiamo passato il resto della giornata girando scene di noi due a passeggio per la città. Anche se hanno fatto tantissime inquadrature ed eravamo circondati da una troupe molto grande, era difficile non sentirsi romantici. Quello che ci circondava e la lingua che sentivamo parlare catturavano  tutti i sensi”.

“E’ un paese davvero straordinario”,  dice la Redgrave. “L’Italia che conoscevo da bambina è più o meno sparita e i turisti vanno tutti nelle stesse zone, ma credo che questo film mostrerà loro qualcosa di più di ciò che conoscevano dell’Italia”.


Il cast

Amanda Seyfried (Sophie) ha in poco tempo catturato l’attenzione del grande pubblico e si é affermata come attrice di talento con interpretazioni importanti, al cinema ed alla televisione.

La Seyfried sarà anche interprete dell’adattamento del lavoro di Nicolas Sparks (“The Notebook”), il  bestseller “Dear John”, con Channing Tatum che è uscito in febbraio di questo anno,  nel quale ha la parte di una giovane donna che incontra e si innamora di un soldato (Tatum) mentre lui è in licenza..

Lasse Hallstrom (“La regole della casa del sidro”, “Chocolat”) ha diretto la sceneggiatura adattata di Jamie Linden.

In passato abbiamo già visto la Seyfried nel lavoro della Universal Pictures, il campione d’incassi “Mamma Mia!”.  Il film è tratto da un musical di successo di Broadway nel quale una prossima sposa tenta di trovare il vero padre, accompagnata dalle note degli ABBA, mitico gruppo di cantanti degli anni Settanta. In questo film la Seyfried sfoggia il suo talento come cantante e ballerina nella parte di Sophie, la figlia di Donna (Meryl Streep). Il film, diretto da  Phyllida Lloyd è uscito nel luglio del 2008 e ha incassato oltre  $500,000,000 in tutto il mondo.

Seyfried ha interpretato il film della Fox, “Jennifer’s Body”, scritto da Diablo Cody (“Juno”) e diretto da Karyn Kusaman nel quale ha interpretato  Needy, la migliore amica di Jennifer”, (Megan Fox), una ragazza ponpon  posseduta, che poi diventa un’ assassina.

Prima di iniziare “Letters to Juliet” ha girato “Chloe”, un thriller di Atom Egoyan con Julianne Moore e Liam Neeson. La Seyfried impersona una escort  assunta da un medico di successo (Moore) per mettere alla prova la fedeltà di suo marito (Neeson). La seduzione crea complicazioni che mettono in pericolo la famiglia.

Una nomination per il Golden Globe è stato, invece, il riconoscimento alla Seyfried  per il suo lavoro con la HBO, “Big Love”,  dove interpreta il ruolo di Sarah Henrickson, la figlia più grande, una teenager, di Bill (Bill Paxton) e Barb Hendrickson (Jeanne Tripplehorn) che cresce con fatica in una famiglia poligama.

Nata in Pennsylvania, la Seyfried ha iniziato la sua carriera come modella all’età di 11 anni.  Poi ha incominciato a recitare e ha ottenuto il suo primo contratto come attrice  per la parte di Lucy Montgomery in “As the World Turns” nel 2000. Nel 2002,  con “La valle dei pini” ha firmato un contratto come interprete del personaggio di Joni Stafford.

Per la televisione, la Seyfried ha interpretato la vittima di uno stupro, un lavoro strappa lacrime, in “Law and Order: SVU”,   la fidanzata di un giovane malato in “House”, e una giovane che accidentalmente uccide un signore molto più grande di lei che frequentava, in “Justice”, affiancata da  Victor Garber, seguito da un personaggio nel pilota “Veronica Mars”.

Il ruolo che l’ha resa famosa è stato in “Mean Girls,”  il successo della Lorne Michaels/Tina Fey/Paramount della primavera del 2004, nel quale Amanda è stata coprotagonista con Lindsay Lohan e Rachel McAdams.  Quell’anno vinsero il premio “Migliore sulla Scena” per la MTV Movie Award.

Nel 2005 ha lavorato in “Nine Lives” che ha partecipato al Sundance Film Festival ottenendo un grande consenso. Scritto e diretto da Rodrigo Garcia, gli altri interpreti erano Sissy Spacek, Glenn Close, Holly Hunter, Robin Wright Penn e Dakota Fanning.

Nel 2006, ha lavorato in “Alpha Dog”, diretto da Nick Cassavetes, con Justin Timberlake, Sharon Stone, Emile Hirsch e Bruce Willis. Sempre nel 2006 ha lavorato in “American Gun” con Donald Sutherland, Forest Whitaker, e Marcia Gay Harden.

Attualmente Amanda abita tra Los Angeles e New York.

Vanessa Redgrave (Claire) ha vinto l’Oscar ed il Golden Globe, insieme al premio della Los Angeles Film Critics Association ed il Kansas City Film Critics Circle per la sua interpretazione di “Julia” (diretto da Fred Zinnemann e adattato da Alvin Sargent, dall’omonimo romanzo di Lillian Hellman.

La Redgrave ha ricevuto cinque nomination agli Oscar e undici nomination al Golden Globe, ed è stata onorata con un secondo Golden Globe per la sua interpretazione nel telefilm “If These Walls Could Talk 2” (per il segmento scritto e diretto da Jane Anderson).  Questa interpretazione le ha anche portato un Emmy Award.  In precedenza aveva già vinto un Emmy Award per la sua interpretazione della sopravvissuta all’Olocausto Fania Fénelon, in “Playing for Time” (diretto da Daniel Mann e adattato dall’autobiografia della Fénelon), ed è stata nominata tre volte per un Emmy.

Nativa di Londra, per otto anni ha studiato alla scuola di ballo  Ballet Rambert School e più tardi si è diplomata alla Central School of Speech e Drama. Ha debuttato in scena in Inghilterra con suo padre, Michael Redgrave, in “A Touch of the Sun”, nel Gennaio del 1958. Nel Luglio del 1961 ha iniziato a lavorare con la  Royal Shakespeare Company. Da allora ha avuto ruoli da protagonista in lavori teatrali come  “Il giardino dei ciliegi”, “Lady Windermere’s Fan”, “Daniel Deronda”, “The Three Penny Opera”, “Design for Living”,  “The Lady from the Sea” e molti altri, in tutta l’Inghilterra e negli Stati Uniti. Ha prodotto e co-diretto la versione teatrale del lavoro recentemente scoperto di Tennessee Williams “Not About Nightingales”, al National Theatre; è stata co-protagonista, insieme a Eileen Atkins, nel lavoro teatrale “Vita and Virginia.”

Nel 2003 la Redgrave ha vinto un Tony Award per la sua interpretazione nel lavoro diretto da Robert Falls, un Broadway revival di Eugene O’Neill,  “Long Day’s Journey Into Night”. Sempre a Broadway, nel 2007 , ha recitato in “The Year of Magical Thinking”, scritto da Joan Didion e diretto da David Hare, ottenendo un’altra nomination al Tony Award.

In precedenza, per il regista Hare,  aveva interpretato il film “Wetherby”, per il quale è stata onorata dalla National Society of Film Critics con il premio per   Migliore Attrice. Altri suoi film sono “Un uomo per tutte le stagioni” di  Fred Zinneman;  “Blowup” di Michelangelo Antonioni; “Isadora” di Karel Reisz (per il quale il Festival Internazionale di Cannes l’ha premiata come Migliore Attrice ed è stata anche premiata dalla National Society of Film Critics);  “Assassinio sull’Orient Express” di Sidney Lumet;  “Agatha” di Michael Apted “The Bostonians” di Merchant Ivory (per il quale è stata scelta come Migliore Attrice dalla National Society of Film Critics); “Prick Up Your Ears” di Stephen Frears (per il quale é stata scelta come Migliore Attrice Non Protagonista dalla New York Film Critics Circle); “The Ballad of the Sad Café” di Simon Callow; “Mrs. Dalloway” di  Marleen Gorris (tratto dal romanzo di Virginia Woolf da Eileen Atkins); “The Fever”, di suo figlio Carlo Nero e “Venus” di Roger Michell.

Nel 2007 la Redgrave ha interpretato sullo schermo la parte della Briony più anziana e nel 2007 nel film “Evening” dove è stata coprotagonista con sua figlia Natasha Richardson.

“Evening” è stato il secondo film nel quale la Redgrave ha lavorato con la figlia Natasha Richardson, dopo “The White Countess” di Merchant Ivory. La Redgrave è anche stata coprotagonista al fianco della figlia Joely Richardson, in alcuni episodi della serie di successo televisiva  “Nip/Tuck.”

Attore fin da bambino nel suo paese di nascita, il Messico, Gael García Bernal (Victor) ha debuttato sul grande schermo in “Amores Perros”, di Alejandro González Iñárritu, ricevendo una nomination all’Oscar. Con la sua strepitosa interpretazione del film, apprezzata il tutto il mondo, ha vinto il Silver Ariel Award (l’equivalente in Messico all’Oscar) e il premio Silver Hugo al Festival Internazionale del Cinema a Chicago, in tutti e due casi come Migliore Attore.

Il ruolo successivo, per Bernal, è stato il film di successo mondiale di Alfonso Cuáron, nominato all’Oscar, “Y Tu Mamá También”, accanto al suo amico storico, Diego Luna. Per la loro interpretazione, ai due amici è stato attribuito ex aequo il Premio Marcello Mastroianni, al Festival Internazionale del Cinema di Venezia.

In seguito è stato protagonista del film drammatico e romantico “El Crimen del padre Amaro” (“Il crimine di Padre Amaro”), che ha ricevuto una nomination all’Oscar.  Questa interpretazione gli ha comunque fruttato il premio Silver Goddess come Migliore Attore dai Giornalisti del Cinema Messicano, ed una nomination dalla Chicago Film Critics Association per l’Attore Più Promettente.

Il 2004 è stato l’anno della svolta. Ha recitato in “I diari della motocicletta” della Focus Features diretto dal brasiliano, vincitore di molti premi, Walter Salles.  Ha ricevuto recensioni fantastiche per la sua interpretazione del giovane Che Guevara sia al Sundance Festival che al Festival del Cinema di Cannes. Il film gli ha fatto guadagnare una nomination come Migliore Interprete  in un Ruolo Principale dalla British Academy of Film and Television Arts, ed è stato onorato dalla Motion Picture Club come Attore Maschile di Domani. Poi, nel mese di Novembre, il pubblico lo ha visto nel successo di critica “La mala educacíon” [Cattiva educazione] diretto dal famoso regista spagnolo Pedro Aldomovar. In questo film ha accettato la sfida di recitare tre complessi personaggi contemporaneamente.

Più tardi, sempre in quell’anno, Bernal ha fatto il suo debutto teatrale a Londra come attore principale nel lavoro di Garcia Lorca “Blood Wedding”. Tornato poi sul grande schermo nel film indipendente, il dramma di James Marsh “The King”, ha recitato insieme a William Hurt, nei panni di un giovane che torna a casa dopo essere stato congedato dalla marina.

In seguito a “The King”, Bernal ha lavorato nel film “Silence of Sleep” di Michel Gondry,  nel quale interpreta Stéphane Miroux, un uomo incantato dai propri sogni ed immaginazione. Continuando con i suoi fitti programmi, Bernal è stato co-protagonista con Brad Pitt e Cate Blanchett in “Babel”. Il film, diretto da Alejandro González Iñárritu, ha ricevuto molti premi della critica, sette nomination all’Oscar, e ha vinto il Golden Globe per Migliore Lungometraggio Drammatico.

Poco dopo, Bernal è stato visto nel lavoro di Hector Babenco “El Pasado.” Il thriller è centrato attorno al carattere di Bernal,  la cui ex moglie molesta sia lui che il suo nuovo amore. Poco dopo, Bernal è stato protagonista della commedia drammatica di Carlos Cúaron, “Rudo y Cursí” e poi di “Blindnesscon Julianne Moore e Mark Ruffalo.

Oltre che nella recitazione, Bernal si è cimentato anche come regista e produttore. Ha fatto il suo debutto come regista in “Déficit”. Tratto dal progetto per la televisione “Ruta 32”, che Bernal ha  anche prodotto, “Déficit” è la storia di due famiglie provenienti da classi sociali diverse che s’incontrano ad una riunione di famiglia in Messico.

In seguito, Bernal è stato visto in “Mammoth”, insieme a Michelle Williams, diretto da Lukas Moodysson. Sempre nel  2009, Bernal ha lavorato in “Limits of Control” con Tilda Swinton,  diretto da Jim Jarmusch

Bernal ha anche fondato la società di produzione Canana con il suo grande amico, l’attore Diego Luna, e il produttore Pablo Cruz.  La Canana è stata creata  per incrementare l’interesse nel cinema Messicano e per mostrare che i film indipendenti messicani riescono a trovare anche un pubblico locale.

E’ stato un 2009 movimentato per Christopher Egan (Charlie) che ha interpretato il ruolo di David Shepherd nel drammatico lavoro della serie NBC, “Kings” con Ian MacShane; il film indipendente “Crush”  e il film “Letters to Juliet”, per il quale ha trascorso due mesi in Italia.

Nel 2006 ha interpretato, nel ruolo di Roran, il film “Eragon”, adattamento del romanzo best seller di Christopher Paolini. Egan ha anche lavorato nei film “Resident Evil: Extinction”, “Alpha Male” e “Virgin Territory”.

Oltre che sul grande schermo, Egan ha mostrato il suo talento per la televisione in numerose apparizioni da ospite, in lavori come “Everwood” e nella miniserie “Empire”.

Egan è stato inizialmente notato per il suo ruolo, durato 3 anni, nel lavoro drammatico australiano televisivo “Home and Away”, nel quale è apparso per la prima volta all’età di 16 anni. Nel 2001, la sua interpretazione di Nick Smith in questa serie gli ha portato una nomination per un Logie (il premio dell’industria televisiva australiana) come Nuovo Talento Più Popolare. Prima di abbracciare questo ruolo, Egan si era dedicato alla carriera teatrale lavorando nell’opera “I Miserabili” e “West Side Story” al teatro  Zenith Theatre di Sydney.

Egan ha dato inizio al suo percorso formativo alle scuole superiori,  frequentando la McDonald College School of Performing Art, a Sydney, e la Sydney Festival Dance School, dove ha imparato a cantare, ballare e recitare.

Nativo di Sydney, attualmente  risiede a Los Angeles.

Franco Nero (Lorenzo) è stato molto incisivo nel cinema internazionale negli ultimi 40 anni come uomo e come attore, sempre rifiutando di essere etichettato per l’età, il  look o per il suo accento italiano.

Nato a Parma, Italia  nel 1941, ha frequentato la scuola di Arte Drammatica e si è presto trasferito a Roma, dove con alcuni amici ha formato un gruppo per fare documentari. Ha realizzato molti lavori dietro la macchina da presa, ed è stato scoperto dal regista John Huston, che lo volle come Abel in “La Bibbia: Nel Principio” (1966), mentre stava lavorando come fotografo. L’anno successivo, il regista Joshua Logan lo scelse per il ruolo di Lancillotto, nella versione cinematografica di “Camelot”, insieme a Vanessa Redgrave, per il quale ricevette una nomination per il Golden Globe. Dalla relazione tra Nero e la Redgrave è nato un figlio, Carlo Nero, attualmente  regista cinematografico e scrittore.

Nero ha lavorato in oltre 175 film, tra cui: “Tristana” di Luis Bunel”, I popolari spaghetti western “Django”, “Il mercenario” e “Companeros” (che lo hanno consacrato star internazionale) protagonista in “Enter The Ninja”, “Forza 10 da Navarone”, “Querelle” e, probabilmente il suo ruolo più famoso come cattivo, Esperanza, in “Die Hard 2”. Ha interpretato personaggi di oltre 25 nazionalità sullo schermo.

Nel 1975, ha interpretato per la televisione il leggendario attore del Film Muto in “The Legend of Valentino”. Ha recitato nella miniserie “The Last Days of Pompei” e in “Young Catherine”.

Oliver Platt (Bobby) è un attore di successo sul grande e piccolo schermo ed in teatro. Ha ricevuto il suo primo Tony nomination per  Miglior Interpretazione di un Attore Protagonista a Broadway in “Shining City”,  di Conor McPherson, nominata a sua volta come Migliore Opera. In molti altri lavori è stato segnalato per la sua bravura:  vincitore del premio Golden Globe e due nomination all’ Emmy, una dopo l’altra, per  la sua interpretazione di Russell Tupper in “Huff” della Showtime’  e come Attore Ospite Straordinario in una Serie Drammatica, per la sua interpretazione del Console della Casa Bianca, Oliver Babish, nel dramma politico “The West Wing”.  Nel 2008 ha ricevuto un’altra nomination come Attore Ospite Straordinario in una Serie Drammatica per il suo ruolo ricorrente in “Nip/Tuck”,  nella parte dell’estroso produttore televisivo Freddy Prune.

Al cinema abbiamo visto Platt nei panni dello stratega di David Frost, Bobby Zellnick nel lavoro  “Frost/Nixon”, nella commedia di Harold Ramis  “The Year One”, “Please Give”, e nel film di Nicole Holofcener (uscito alla fine del 2009) e in “2012” di Roland Emmerich, con John Cusack, Thandie Newton e Amanda Peet.

Altri film da lui interpretati sono “Casanova” diretto da Lasse Hallström,  “The Ice Harvest” con John Cusack e Billy Bob Thornton, “Funny Bones”,  “Bulworth”, “Married to the Mob”,  “Working Girl”, “Flatliners”, “Postcards From the Edge”, “Indecent Proposal”, “The Three Musketeers”, “A Time to Kill”, “Doctor Dolittle”, “Simon Birch”, “Lake Placid”, “Don’t Say a Word” e “Pieces of April”.

Platt ha debuttato come produttore con il film indipendente “Big Night”,  co-diretto dagli attori Stanley Tucci e Campbell Scott.  In seguito ha di nuovo lavorato con Tucci in “The Impostors”.

In televisione, Platt ha interpretato il ruolo di George Steinbrenner nella miniserie di successo della ESPN “The Bronx Is Burning”, con John Turturro e Daniel Sunjata, per il quale ha ricevuto una nomination per un SAG.

Platt si è laureato alla Tufts University in arte drammatica e ha iniziato subito a lavorare in un teatro regionale e off-Broadway, in produzioni come “The Tempest” e  “Moon Over Miami” di John Guare, “Ubu” della Lincoln Center e “Elliot Loves” di Jules Feiffer, diretto da Mike Nichel. Ha anche ricevuto recensioni fantastiche per la sua interpretazione di Sir Toby Belch in  “Twelfth Night” di Brian Kulick.

Figlio di un diplomatico di carriera,  Platt è nato a Washington, D.C. e ha trascorso un parte della sua infanzia in Asia e nel Medio Oriente. Attualmente risiede a New York con sua moglie e tre figli.

Luisa Ranieri (Isabella) è molto conosciuta dal pubblico italiano per i suoi ruoli al cinema e in televisione. “Letters to Juliet” sarà il suo debutto per la maggior parte dell’audience americano.

E’ nata a Napoli nel 1973 e ha studiato recitazione a Roma, con Francesca De Sapio e Greta Seacat, e a New York con Susan Batson.

La sua carriera nel cinema è cominciata con l’ultimo film di Michelangelo Antonioni, “Eros”,  poi il film di Leonardo Pieraccioni “Il principe e il pirata”. Di Luciano Odorisio “I guardiani delle nuvole”, di Andrea Manni “Il Fuggiasco”, di Vincenzo Salemme “SMS – Sotto Mentite Spoglie”, di Pupi Avati “Gli amici del bar Margherita”. Mentre girava “Letters to Juliet” ha lavorato anche al film di prossima uscita, “L’Amore Buio”.

Nel 2008 è apparsa in sei episodi della serie televisiva “Amiche Mie”.

Nell’autunno del 2009 ha recitato al teatro in  “L’Oro di Napoli”, diretto da Armando Pugliese, nel ruolo interpretato in precedenza da Sophia Loren.

Il trailer italiano:


Trame ed altre informazioni sono tratte dal materiale stampa relativo al film.
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