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Intervista esclusiva a Roberto Morville, creative director di Walt Disney Italia 28 ottobre 2008

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Animazione, Cinema e TV, Esclusive, Interviste.
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Ho avuto modo di intervistare personalmente Roberto Morville, direttore artistico della Walt Disney italiana, responsabile degli adattamenti di film d’animazione, film live-action, videogames e prodotti per computer.
Morville, che ringrazio molto per la gentilezza e disponibilità, spiega più in dettaglio in cosa consiste il suo lavoro di “creative director”, dice la sua sulla questione dell’utilizzo dei “talent” nel doppiaggio di film d’animazione raccontando modi e tempistiche dell’edizione italiana di un film Disney, e fa una panoramica sui film Disney in uscita fino a fine anno al cinema e in DVD e su alcuni nuovi classici dell’animazione che ci attendono nel prossimo biennio.

Come è entrato nell’universo Disney – Buena Vista?
Sono arrivato un po’ per caso: fin da ragazzo ero appassionato di cinema e fotografia, anche grazie ad uno zio cineoperatore. Ho poi vissuto otto anni in Canada, dove ho frequentato la scuola di cinema della Concordia University e mi mantenevo lavorando come barman e cameriere.
Tornato in Italia, ho faticato a trovare un impiego adeguato alle mie competenze, reinventandomi come traduttore: prima mi sono occupato di sceneggiature, poi mi sono dedicato ai pressbook per la ormai defunta Orion Pictures (i cui titoli erano distribuiti in Italia all’epoca da CDI), ai quali si sono anche aggiunte traduzioni per i dialoghi e adattamenti di film e telenovelas sudamericane. Mi sono occupato di questo fino ai primi anni 1990, proprio in quegli anni, mentre era in corso un periodo un po’ buio per il mondo del doppiaggio a causa della diminuzione di prodotti doppiati, fui aiutato molto dall’attore, doppiatore e direttore del doppiaggio Sergio Fiorentini.
Nel 1993 ho effettuato un colloquio per la Walt Disney Italia (all’epoca ancora chiamata Buena Vista), per cui già avevo fatto diverse traduzioni; inizialmente non volevo accettare il nuovo lavoro dato che abitavo fuori Roma e riuscivo a lavorare comodamente da casa via fax, ma in seguito ho cambiato idea. Sono molto riconoscente alla Disney, che mi ha dato l’opportunità di crescere professionalmente e di lavorare con attori di grande livello e artisti internazionali (cito tra gli altri Phil Collins e Sting): infatti da ragazzo amavo suonare ed ho anche avuto un’esperienza con il gruppo musicale “L’Officina Meccanica”.

Può spiegare in cosa consiste il suo lavoro di “Creative Director”?
Il creative director coordina e supervisiona le attività di localizzazione di tutti i prodotti distribuiti in Italia sotto il marchio Disney: si occupa del processo che va dalla traduzione alla messa in sala di qualsiasi prodotto, alla cura di sincronizzazione e mix, oltre ad altri aspetti più tecnici. A me spetta la scelta di traduttore e adattatore più adatto, del direttore del doppiaggio, e con lui mi spetta valutare il casting delle voci italiane da utilizzare.
La Disney Character Voices International è una divisione interna Disney che si occupa delle voci nell’intento di uniformarle il più possibile a livello internazionale sia nella forma che nei contenuti. In Italia in passato abbiamo avuto la fortuna di avere il grande maestro Roberto De Leonardis e il figlio Roy, che hanno sempre agito come “guardiani” del rispetto dell’aderenza all’opera originale: un tempo i classici Disney uscivano nelle sale ogni cinque-sei anni, ed erano ricchi di musiche e canzoni che raccontano la storia, per cui andavano tradotte ed adattate bene nel rispetto del significato, della metrica e del sincronismo labiale.
La Disney ha sempre investito nella qualità, dando grande importanza alla localizzazione; per questo ha creato una divisione molto strutturata, che arriva a curare fino a 35-40 versioni diverse di ogni classico, anche in lingue e dialetti diversi (ad es. francese e francese canadese, spagnolo e catalano), in tempi sempre più ristretti dato che le uscite sono sempre più ravvicinate a livello internazionale.

Cosa crede sia importante nel doppiaggio di un classico Disney?
Nel doppiaggio italiano tradizionale si è sempre preferito un casting voce-volto (ovvero, su un certo tipo di volto sta bene un certo tipo di voce): noi invece, pur preservando le caratteristiche dei personaggi, ci avviciniamo alla pasta vocale della voce originale per mantenere una naturale aderenza, poi eventualmente eseguiamo cambiamenti dove necessario, cercando di tutelare sempre lo “spirito Disney”.
Alla scuola di cinema frequentata in Canada mi hanno insegnato che “il film lo firma il regista, ma è di tutti”: da parte mia, ho cercato di trasferire questo concetto nel doppiaggio, ritenendo che tutti sono importanti nella lavorazione, dal direttore di doppiaggio ai fonici, perfino chi porta i caffè in sala, e se la collaborazione è felice il risultato sarà sicuramente buono.

In che modo viene realizzata l’edizione italiana di un film Disney? Quanto tempo prima dell’uscita delle sale viene doppiato un film?
Dipende dal tipo di film: per i film d’animazione Disney-Pixar, che hanno un processo di sviluppo lento, iniziamo con molto anticipo e per farci un’idea dei personaggi, anche in prospettiva dell’utilizzo di un talent, ci avvantaggiamo con il materiale preliminare disponibile, indicato come “Preliminare 1″, che comprende dialoghi provvisori, con personaggi che poi spesso vengono sostituiti o ridotti, e visivo statico (quasi uno storyboard).
In altri casi, dato che l’uscita di un film avviene sempre più contemporanea con gli Stati Uniti per motivi legati al lancio pubblicitario e al flagello della pirateria, il tempo a disposizione è minore: si cerca di doppiare la maggior pare del film con un preliminare piuttosto attendibile (“Preliminare 2″), attendendo i materiali finali (spesso disponibili all’ultimo minuto, nel caso di film con molti effetti CGI), e a volte si completa il doppiaggio rullo per rullo, anche in modo non consequenziale, lavorando giorno e notte anche nei giorni festivi per finire il lavoro.

Prima ha citato i “talent”, ovvero le personalità del mondo dello spettacolo, del cinema, dello sport, spesso chiamati al leggio ad effettuare un lavoro che non è il loro: a questo proposito, molti appassionati si chiedono perché ormai i talent vengano sempre più utilizzati nel doppiaggio dei film d’animazione (Disney e dei concorrenti), non sempre con risultati positivi. E’ soltanto una mossa per aumentare la visibilità delle pellicole?
A volte la scelta del talent è strumentale: Robin Williams in “Aladdin” è l’anima del film, e nell’edizione italiana serviva un doppiatore altrettanto eclettico, per questo è stato scelto Gigi Proietti che ha riportato il film su un piano più locale. In molti casi ci sono spinte molteplici che provengono dai produttori statunitensi, che vogliono un nome importante per il doppiaggio italiano laddove c’è un nome importante nel cast di voci originali.
Da parte mia, ho sempre cercato di chiamare le persone giuste, che dessero qualcosa al personaggio: pochi attori italiani inoltre hanno dimestichezza col doppiaggio, mentre alcuni non si mettono interamente a disposizione per un malinteso senso di superiorità. Il mio primo film d’animazione come direttore artistico è stato il divertente “Le follie dell’imperatore”, che dopo l’uscita dell’analogo “La strada per Eldorado” della DreamWorks era stato completamente stravolto e ritardato di due anni: dopo aver visto “E allora mambo!”, ho subito pensato di chiamare Luca Bizzarri (ritenendolo perfetto per il ruolo di Kuzco) e Paolo Kessisoglu, all’epoca molto meno conosciuti di adesso, per doppiare due dei protagonisti del film. Ed il risultato finale è stato notevole.
Il talent a mio parere deve essere un valore aggiunto vero, come ad esempio è accaduto nello splendido “Alla ricerca di Nemo”, dove Carla Signoris è stata una bravissima Dory, Luca Zingaretti l’apprensivo papà Marlin e Stefano Masciarelli è stato perfetto nel ruolo della tartaruga Scorza. E potrei fare moltissimi altri esempi.
Trovo anche divertenti le associazioni a piccoli personaggi, come avvenuto recentemente con lo chef Gualtiero Marchesi in “Ratatouille” o con l’astronauta Roberto Vittori in “WALL-E”.

Lasciando un po’ da parte l’argomento doppiaggio, cosa ne pensa della nuova politica Disney che prevede una diminuzione del numero di film prodotti e distribuiti nel corso dell’anno, e nella specializzazione in film per famiglie, con il ridimensionamento di uscite di altri marchi consolidati come Miramax e Touchstone?
Da un paio d’anni c’è stato un consolidamento intorno al marchio Disney, molto forte, riconoscibile e amato dal pubblico, forse un po’ meno nella fascia d’età 18-30 anni, perché erroneamente collegato eclusivamente al mondo dell’infanzia.
Disney ha acquisito Miramax dai fratelli Weinstein come “braccio del film d’essai”, allo scopo di realizzare film d’autore con budget tendenzialmente minori per soddisfare altri segmenti di mercato; poi la Miramax, con film come “Chicago”, “Kill Bill” e “Sin City”, è in realtà cresciuta diventando quasi una major nella major. Successivamente la Disney ha interrotto la collaborazione con i Weinstein, che non riuscivano a rientrare più nei budget fissati, e ha affidato la Miramax ad un executive dell’ufficio londinese: la società lavora adesso su progetti di acquisizione (come l’inglese “The Queen” negli USA) e su film d’autore, producendo 4-5 film l’anno a budget ridotto e non più una ventina come in precedenza.
Rimane ancora in vita il marchio Touchstone (con il quale nei prossimi mesi verranno distribuiti la commedia “The Proposal” con Sandra Bullock ed il thriller fantascientifico “The Surrogates” con Bruce Willis), ma il grosso della produzione è stato accorpato sotto il marchio Disney, con l’intento di creare sempre più un “divertimento per famiglie”, specializzandosi soprattutto in grosse produzioni (quelle che gli statunitensi chiamano “tentpoles”).

Cosa ne pensa dell’ultimo capolavoro Disney-Pixar, “Wall-E”, che ha conquistato critica e pubblico?. Pensa che possa avere serie possibilità agli Oscar oltre la categoria miglior film animato?
Il film ha davvero ricevuto le migliori critiche, grazie soprattutto alla qualità della storia: trovo meraviglioso che alla Pixar abbiano scelto di produrre un film in cui credono, non sottostando alle leggi del box office.
Riguardo agli Oscar del prossimo anno, non vedo perché si debba fare una differenziazione, come se si volesse considerare l’animazione una sorta di “specie protetta”: “Wall-E” meriterebbe anche una candidatura come miglior film.

Il prossimo film Disney in uscita è “High School Musical 3″, che compie la transizione sul grande schermo dopo i primi due capitoli passati in televisione. Quale crede che sia l’entità del fenomeno “High School Musical” in Italia? Pensa che anche qui il film potrà essere un successo?
Secondo me il film sarà un grande successo, perché è già un fenomeno culturale, anche se limitato dal target ben identificato. E’ vero che il musical non ha mai scatenato le folle nelle sale cinematografiche, tranne casi come “Chicago” o il recentissimo “Mamma mia!” con Meryl Streep, ma “High School Musical 3″ piacerà anche ai più grandi e risulterà godibile per tutti.

A fine novembre arriverà poi nelle sale un altro film d’animazione in 3-D, “Bolt”, questa volta prodotto soltanto da Disney e protagonista di una travagliata produzione: come mai il film non uscirà in pieno periodo natalizio?
A Natale era prevista da tempo l’uscita di “Madagascar 2″, che è anche molto più riconoscibile – essendo un sequel – di “Bolt”: due film d’animazione contemporaneamente nelle sale si cannibalizzerebbero a vicenda e ove possibile è sempre meglio evitare concomitanze. Inoltre, a gennaio abbiamo un altro – e divertentissimo – film “canino” Disney, il recente successo al box office statunitense “Beverly Hills Chihuahua”.
Confidiamo comunque che “Bolt” rimanga nelle sale fino a Natale, anche se il gran numero di film in uscita a dicembre rende la piazza affollatissima: oggi l’uscita cinematografica è un mix di tanti elementi poco controllabili. E il dramma è che il destino di un film si gioca praticamente nel primo weekend!

E cosa distribuirà in Italia la Disney nel periodo natalizio?
A Natale distribuiremo il film “Il bambino con il pigiama a righe”, scritto e diretto da Mark Herman ed interpretato dal giovane Asa Butterfield con David Thewlis e Vera Farmiga: la bellissima storia di due bambini sullo sfondo di un campo di concentramento.

Passiamo all’home-video: recentemente è uscito direttamente in DVD “La Sirenetta – Quando tutto ebbe inizio”, terzo film della serie, e a fine novembre arriverà un inedito film animato in 3-D, “Tinkerbell”, tradotto in italiano come “Trilli”. Cosa può dirci in merito?
Sono stati diversi negli ultimi anni i seguiti di classici Disney realizzati appositamente per il settore home-video: pur non sempre all’altezza degli originali, molti di questi (come “La Sirenetta – Quando tutto ebbe inizio”) non erano affatto male, ma per non creare un’inflazione del genere John Lasseter, arrivato nel 2006 a capo della Walt Disney Animation oltre che della Pixar, ha ridotto drasticamente la produzione di questi sequel.
Per consentire comunque all’home-video di proporre progetti originali è stata pensata una nuova idea, impostando un personaggio amato come Trilli, ovvero Campanellino, circondato da una serie di altre fatine. Il progetto, che comprende altri tre episodi di prossima uscita, ha avuto uno sviluppo pluriennale: proprio “Trilli” doveva già uscire due anni fa, con la voce protagonista originale dell’attrice Brittany Murphy, ma la storia è stata interamente modificata e migliorata.
Anticipo che nell’edizione italiana del film ci sarà anche una bella canzone sognante di Amalia Grè, un talento musicale meno commerciale con un curriculum di grande risalto internazionale.

Per concludere, quali altri classici dell’animazione dobbiamo attenderci nell’immediato futuro?
Il prossimo film Pixar, in uscita nel 2009, sarà “Up”, molto divertente e ricco di emozioni, incentrato su un pensionato che potrà vivere l’avventura che ha sempre sognato in compagnia di un boy-scout: dalle sequenze che ho visto, per la sconfinata fantasia mi ha ricordato il miglior Miyazaki.
Nel 2009 ci sarà anche il ritorno all’animazione tradizionale con “The Princess and the Frog”, con il ritorno alla regia di Musker e Clements (“Aladdin”), due grandi maestri dell’animazione 2-D: il film è ambientato a New Orleans, città ricca di fascino, e la protagonista sarà la prima principessa di colore nel mondo Disney: il film ha toni pastello e colori che solo l’animazione “vecchio stampo” può dare.
Nel 2010 arriverà “Toy Story 3″, nel quale Andy parte per il College (come passa il tempo!) e la madre decide di regalare i suoi vecchi giocattoli ad un asilo, con esiti al tempo stesso drammatici e divertenti.
Saranno tanti altri i progetti successivi, tra cui segnalo “Rapunzel”, “Newt” e “Cars 2″.