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Alias… un commento sull’episodio finale della serie 29 settembre 2006

Scritto da Antonio Genna nelle categorie Alias, Articoli, Cinema e TV, Serie cult.
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ALIASAlcuni membri del Forum di Alias Italia, collegato al mio sito Alias Italia, sono rimasti colpiti da come diversi fan della serie hanno parlato male del finale senza tentare troppo di capirlo. Per questo motivo Marta/Ananke, membro del Forum, ha riunito tutte le tesi emerse sul finale, per cercare di dare una spiegazione al mistero del futurologo italiano Milo Rambaldi, punto centrale del telefilm.
Leggete qui di seguito il lungo commento… se avete qualcosa da dire, nella libertà di espressione e nel rispetto del pensiero altrui, fatelo nei commenti di questo post.

Il finale di Alias ci ha regalato dei momenti più complessi e profondi mai visti in tv.

Anzitutto per capirlo bisogna essere un cultore della serie e qui occorre ringraziare gli autori di Alias che hanno preferito essere ancora una volta fedeli ai propri fans piuttosto che piegarsi alle esigenze di mercato e di rete. Secondo, non ci si deve aspettare una pura dimostrazione scientifica dove ogni mistero posto in questi anni venga risolto in maniera semplice e razionale: sono i singoli telespettatori che devono entrare in gioco per mettere insieme il puzzle, ora che tutti i pezzi ci sono stati posti davanti. L’operazione non è facile e ricorda molto la prova dell’indicatore del Progetto Natale. È una sfida da affrontare.
L’episodio finale è incentrato sul mistero di Rambaldi e su una domanda cara a JJ Abrams, che ritroviamo in altre suo opere, Lost tra tutte: “Esiste il libero arbitrio o tutto è già dettato dal Destino?”. Se in Lost la risposta è connessa al mistero dell’Isola, che sembra aver attirato a sé un gruppo di naufraghi che solo a prima vista pare non abbiano niente in comune, in Alias la domanda è portata avanti tramite l’enigma di Rambaldi. Lo dice Irina a Sydney nel finale della seconda stagione in “Il Dire”, lo ripete spesso Sloane quando chiede di avere fede, lo ha detto Donato a Sydney a Positano nella prima stagione in “L’Orologio”, lo ha ripetuto il misterioso seguace di Rambaldi con la Rosa tatuata sul braccio in “Senza rancore”, ma ce lo dicono anche le profezie che in Alias sono numerose. Se c’è una profezia, essa è destinata ad avverarsi, altrimenti non sarebbe tale per definizione.

Esiste o no il libero arbitrio?

Sydney (Jennifer Garner)La risposta alla domanda si rivela nelle scelte compiute dai personaggi, Sloane e Irina su tutti, visto che sono loro che vogliono realizzare il fine ultimo di Rambaldi.

Sloane e Irina sono personaggi che possono essere letti in parallelo.

Per tutta la serie vivono una tensione che li fa oscillare tra due poli: da una parte vorrebbero realizzare l’obiettivo ultimo di Rambaldi, dall’altro invece vorrebbero amare pienamente le loro figlie. Le due opzioni sono alternative ed esigono una scelta.

Sloane compie questa scelta in “30 secondi”: per evitare che la pagina 47 si distrugga, lotta con Nadia e involontariamente ne causa la morte. La scelta è fatta e non c’è più possibilità di tornare indietro. Ma questa è stata dura e difficile, tant’è che lo perseguita il senso di colpa per aver sacrificato la figlia: è il fantasma di Nadia, che non è altro che una proiezione della sua coscienza (“Sono qui perché tu mi vuoi qui” in “Vedo i morti”), quella parte che lo spingeva verso la figlia piuttosto che verso Rambaldi.

Irina ha ripetuto spesso nella serie la frase “La verità richiede tempo” a Sydney. La verità è svelata solo nell’episodio finale, dove è lei a dover compiere la scelta tra la figlia e Rambaldi. Irina ha fatto quello che nessun personaggio di Alias ha mai cercato di fare: rimandare la scelta, perché non le piaceva. Amava sia Syd che Rambaldi e da madre, nonostante fosse un’agente, non poteva scegliere. Si prendeva tempo, dicendo “La verità richiede tempo”, ma la verità non richiedeva tempo per Sydney, la verità richiedeva tempo per lei. Ma nessuno può sfuggire al destino in Alias e sul tetto di un palazzo di Hong Kong ha dovuto affrontare il destino che le imponeva di scegliere. Irina coerentemente decide per Rambaldi. Ciò non vuol dire che non ami o non abbia mai amato Sydney, perché confessa il suo amore per lei ancora una volta durante il combattimento.

Irina sapeva che Syd era la Prescelta e che, dal momento che sua figlia maggiore era destinata a distruggere le opere di Rambaldi (si veda la profezia della prima stagione), presto o tardi si sarebbero scontrate. Per evitarlo ha sempre offerto a Sydney la possibilità di uscire da quel mondo di spie. Nella seconda stagione ha incoraggiato Sydney a lasciare la Cia dopo la laurea; nella quarta a Sovogda le ha detto che aveva compiuto la Profezia, in modo da farle credere che tutto fosse finito; ha incoraggiato il matrimonio con Vaughn e ha salvato sua figlia Isabelle. Avrebbe potuto semplicemente ucciderla (“Eri così piccola quando sei nata. Sarebbe stato semplice” le confessa nel primo episodio della seconda stagione), ma sceglie invece di lasciarle una via d’uscita proprio perché era l’unica persona che abbia mai amato veramente. Il paradosso più grande: Irina sapeva bene che l’unica persona che poteva distruggerla era colei che amava di più. Ad Hong Kong è arrivato il momento della “lotta finale” profetizzato da Rambaldi e annunciato dal suo seguace in “Senza rancore” . Irina tenta di uccidere Sydney perché non può più rimandare la scelta. La morte di Irina mostra tutta la complessità del personaggio. Sydney le dice “Dammi la mano”, rivelandosi per quello che è. Nonostante tutto, vuole salvare la madre e darle un’altra possibilità. Vengono subito in mente le parole pronunciate poco prima da Sloane sul Monte Subasio, quando racconta come lei da bambina sognava di salvare tutti i suoi peluche da un naufragio. Sydney è l’unica che crede nel libero arbitrio e infatti il seguace di Rambaldi con la “Rosa” tatuata sul braccio la definisce “affascinante” perché lei ancora spera di poter cambiare le sorti del mondo. Non così Irina e Sloane che credono che tutto ciò che ha scritto Rambaldi sia destinato ineluttabilmente a realizzarsi.

Quando Syd dice alla madre “Dammi la mano” c’è ancora una possibilità di riscatto, ma Irina sceglie consapevolmente e coerentemente Rambaldi. Allunga la mano verso l’Orizzonte e sceglie l’autodistruzione. Ma prima di morire chiede scusa a Sydney. Non è una contraddizione. Ha sempre amato Sydney, si scusa in punto di morte per aver scelto Rambaldi: la sua scelta non deve stupire, lo aveva già confessato apertamente in “Istinto materno” di essere una donna debole e fallita. Tra l’essere madre e l’essere agente, ha scelto di fallire come madre.

Ritornando a Sloane. Realizza l’obiettivo della sua vita, quelle per cui aveva sacrificato la figlia Nadia: raggiunge l’immortalità. Ma non si può non notare che diventa immortale proprio nella tomba di Rambaldi. Quest’ultimo aveva scelto la via della morte. Il vero obiettivo di Rambaldi non era la realizzazione dell’Orizzonte-Immortalità, ma la sua distruzione. Mentre Irina distrugge l’Orizzonte e ottiene il privilegio della morte, Sloane invece realizza ciò che Rambaldi aveva più detestato e il Destino lo condanna all’immortalità in maniera crudele, incatenandolo per “tutto il tempo del mondo”. Nel momento della sua sconfitta, si rende conto di aver compiuto la scelta sbagliata: viene abbandonato dalla figlia. Sloane si autocondanna alla solitudine, perché lui stesso aveva preferito Rambaldi a Nadia. Sloane urla.Tutto si chiude. Alias è finito. Il prologo è un nuovo inizio. Si presentano le nuove generazioni. È un altro Alias.

Quello che più colpisce della resa di Sloane e Irina è sconfitti dai loro alter ego, rispettivamente Jack e Sydney, che hanno compiuto la scelta opposta alla loro. Sloane ha scelto Rambaldi in luogo della figlia, Jack invece a preferito morire e salvare Sydney pur avendo la possibilità di salvarsi con l’Orizzonte. Parallelamente Sydney appare come l’anti-Irina. Irina ha scelto di fallire come madre e vivere da agente. Sydney ha scelto di essere prima madre e poi agente. Irina si stupisce quando Sydney le chiede di arrendersi perché ormai tutto era compiuto, ma la figlia le dice che lei non era venuta a combatterla da sola. Irina è sempre stata sola, si è sempre illusa che nessuno potesse aiutarla: è fuggita lasciando Sydney bambina 30 anni prima e forse avrebbe potuto chiedere aiuto a Jack e salvare la sua famiglia. Sydney non è sola, ma ha accanto Vaughn. Sydney è ciò che Irina avrebbe potuto, ma ha scelto di non essere. Sydney stesso rappresenta la sua sconfitta come persona, prima ancora di essere causa della sconfitta su quel grattacielo a Hong Kong.

La profezia di Rambaldi appare ora chiara, dopo 105 episodi di grande televisione:
Questa donna segni invisibili possiederà,
segni che il marchio sono

(È l’eredità genetica che ha avuto dalla madre, è la sua chiave di identificazione, come emerge dalla prima stagione)
di colei che porterà a compimento le opere mie
(Per “compimento”, si intende “portare a termine”. L’obiettivo di Rambaldi non era l’Orizzonte- Immortalità, ma la sua distruzione: non a caso lui stesso ha scelto la morte;)
con furia cingendole
una rabbia che arderà
(Sydney è infuriata perché questa non era la vita che voleva, ma che altri hanno scelto per lei: è stata per troppo tempo una pedina)
se non domata
(Nessuno è riuscito a fermare Sydney, nemmeno sua madre)
a volgar costo
(È il tributo che Sydney ha pagato in questi anni: la vita difficile che condotto, la morte di Danny, la perdita degli amici, il sacrificio del padre e della sorella, infine la morte della madre)
questa donna farà della maggior potenza
scempio totale.
(“La maggior potenza “ è l’Orizzonte-Immortalità: è grazie all’intervento di Sydney che viene distrutto. Sydney non si è arresa di fronte a niente, neanche di fronte alla propria madre).

Ritornando alla domanda iniziale: esiste o no il libero arbitrio?

Alla luce di quanto detto sembrerebbe di no. La profezia si è realizzata pienamente.

“Le stelle cadranno dal cielo” e questi erano i satelliti distrutti da Irina e Sloane.

“La fine della Natura” si è avverata. Alla base della natura c’è il ciclo della vita. Si nasce e si muore. Sloane è riuscito a sovvertirlo, raggiungendo l’immortalità. Inoltre, come aveva profetizzato Rambaldi, la Prescelta è riuscita a distruggere “la maggior potenza”, l’Orizzonte stesso.

I personaggi hanno compiuto sì delle scelte, ma tutte già profetizzate e scritte da Rambaldi.

Il libero arbitrio non esiste. Ma dall’altra parte non significa che il Destino sia negativo o crudele. Coloro che avevano tentano di sconvolgere l’ordine naturale sono stati sconfitti: Irina è morta, Sloane  è condannato “all’eternità”. Forse non esiste una possibilità di scelta, ma i cattivi hanno perso e i buoni hanno vinto. E se tutto è dettato dal Fato, questo è un destino positivo e di giustizia.
In un mondo come il nostro, dove sembra che pochi dettino delle scelte per tutti, J.J. Abrams lancia un messaggio di speranza: forse, alla fine, una giustizia c’è.

Noi abbiamo proposto una delle molteplici chiavi di lettura del finale di Alias; si può condividere oppure no, ma certamente non si può rimanere passivi di fronte ad essa. Il solo fatto che qualcuno possa ritenerla inesatta o incompleta, dimostra paradossalmente la grandezza del finale: è stato costruito per poterne parlare, discutere e costruire teorie, come tutta la serie in fondo. E non è forse questa la ragione per cui molti di noi si sono innamorati di Alias?